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Non tutti son Tiziano

di Maria Teresa Melodia

tiziano-ferroA 29 anni Tiziano Ferro, popolare cantante romano, ha scelto di vivere in Inghilterra. Alla domanda di Repubblica su come giudica lo scalpore suscitato dalla lettera di Pierluigi Celli che invita il figlio a realizzarsi all’estero, Ferro ha risposto che pensa che l’ Italia non sia messa così male, sottolineando però che “il confronto con l’Inghilterra è schiacciante”, ritenendo gli anglosassoni la civiltà migliore, dove c’è un’aria di maggior possibilità per i giovani e i risultati degli investimenti pubblici sono sotto gli occhi di tutti.
Quante cose positive a carico degli inglesi, “ma se non avessi problemi di fama vivrei in Italia, la mia scelta è dovuta al fatto che ho bisogno di sentirmi libero di fare quello che voglio” ha ribadito poi il cantante.

Tutti d’accordo con Ferro sul fatto che l’Inghilterra offra maggiore opportunità di studio e carriera ai giovani, ma è bene ricordare che l’Inghilterra non è Londra, ma una terra fatta di province, di ghetti, di minoranze schiacciate ai margini della società, e ancora, di bande di ragazzini incappucciati che girano armati di coltelli appena fuori dal perimetro della City. Magari i cosiddetti ‘hoodies’ non bazzicano la zona frequentata da Ferro, ma ci sono. Il punto è che la realtà di Ferro è una realtà da privilegiato che accomuna tutti i giovani che possono permettersi una ’scappata’ all’estero, sicuri che poi al loro ritorno in Italia ci sarà comunque un posto per loro.

Aldilà di Tiziano Ferro, che in questo caso diventa uno spunto per una discussione più ampia, forse c’è da chiedersi se per ragionare sulle opportunità per i giovani in Italia, sia giusto partire sempre dalle eccellenze, cioè da coloro che possono per partito preso, per fortuna e condizioni sociali.

Data: 9 dicembre 2009

Dinosauri vs Talenti

di Maria Teresa Melodia

dinosauroTorneremmo, ma via i dinosauri“. E’ questo l’incipit della missiva inviata al capo dello Stato da 16 professionisti italiani, tra i 28 e i 40 anni, emigrati all’estero per lavoro. Una lettera pubblicata da Repubblica in risposta alla provocazione di papà Celli, all’interno del dibattito scaturito in questi giorni.

Declino, parentele, baroni, passato, diritti acquisiti, privilegi, interessi, illegalità sono alcune delle parole con le quali i talenti in fuga identificano l’Italia di oggi. Tra i motivi denunciati per cui non tornerebbero in patria spicca il nepotismo, ma amettono che farebbero retromarcia a condizione di un cambiamento profondo che ammazzerebbe per prima la convinzione che la via furba è quella giusta per raggiungere i propri obiettivi. Una svolta che vedrebbe protagonisti valori quali onestà e legalità, talento e trasparenza, meritocrazia e moralità, giustizia e uguaglianza sociale.

L’aspetto positivo di tutta la faccenda è che almeno giornali e tv riparlino di giovani e lavoro, in attesa che lo faccia anche il Governo, riaccendendo i riflettori su questa tematica.

Sarebbe bello che questo Natale molti ragazzi – lavoratori trovassero sotto l’albero un contratto e magari risposte positive a domande come: “l’estero oggi è solo una fuga o una delle tante possibilità tra cui scegliere?” “In un paese precario, è ancora possibile recuperare l’orgoglio nazionale o emigrare rimane l’unica soluzione? Rimanere in Italia significa subire o è possibile cambiare? Le opportunità in Italia sono una questione di classe sociale o dipendono dal merito?

Spingere i talenti all’estero non è come portare via capitali, sottraendo ricchezza al paese? Fuggire è davvero l’unica soluzione nella speranza che qualche ‘papi’ lasci la poltrona?
Ne parliamo anche qui

Data: 5 dicembre 2009
Campus
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