
C’è un’evidente escalation nella protesta anti legge 133, da un lato, e nella difesa dell’azione governativa, dall’altro: quella dei toni. Sempre più duri, sempre più esasperati.
A leggere in maniera sinottica L’Unità e il Giornale parebbe di vivere, da un lato, in una repubblica delle banane con la polizia che pesta ragazzini inermi, dall’altro in un’università in mano a khemer rossi pronti a tutto. Così una carica di alleggerimento dei celerini davanti alla stazione milanese di Piazza Cadorna è diventata, d’un colpo, un nuovo G8 genovese. E la cronaca di pacifiche e brevi occupazioni qua e là, in giro per l’Italia, sono diventate, per contro, violente gazzarre in stile ‘77.
Al contrario, come ha documentato ItaliaOggi alcuni giorni fa, la vita negli atenei scorre regolare. La gran parte degli studenti italiani non sta neppure alla finestra. Un po’ per disimpegno, un po’ perché non è facile capire i contorni della vicenda.
Chi protesta mette tutto nello stesso calderone: la scuola e l’università. Parla di “riforma Gelmini”, quando invece si ha a che fare, per l’università, con i tagli di Tremonti. Urla contro la privatizzazione, quando la legge 133 introduce di possibilità, per gli atenei, di trasformarsi in fondazioni.
Chi contesta la protesta, d’altro canto, pesta nel mortaio le parentopoli accademiche, la proliferazione delle cattedre, i corsi di laurea burletta. E l’università italiana diventa un bordello in mano alle più volgari baronie familiste.
Ecco serviti gli opposti estremismi. Che non servono a gestire il risanamento degli atenei italiani – schiacciati da 8 miliardi di debiti, come ha ricordato Aquis ieri, segno che qualcosa che non funziona c’è - né a frenare le spinte ultraliberiste di chi sembra voler far fuori una concezione stessa di università.
Oggi, a rincarare la dose ci si è messo il premier Berlusconi, con una intemerata: “Contro le occupazioni, arriverà la polizia” e con un messaggio un po’ spiacevole alla stampa “Portate i nostri saluti ai vostri direttori…”. Non male neppure il leader Prc, Ferrero, che ha evocato gli spettri del 1898, ricordando il generale Bava Beccaris, quello che bombardò i milanesi che aveva eretto barricate contro il carovita.
Sarebbe forse il caso di abbassare i toni e tornare a ragionare su fatti, numeri, idee.
La politica, quella dei palazzi romani così come quella delle assemblee milanesi, dovrebbe servire a questo. Dovrebbe essere questo.
Data: 22 ottobre 2008
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