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L’onda dei Vecchioni

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Un’onda di Vecchioni si abbatte sul movimento anti133.  Roberto, classe 1943, il cantautore che abbiamo amato per Velasquez e Stranamore, ha fatto lezione agli studenti mobilitati della Statale di Milano.

Dario Fo, 82 anni, il Nobel che abbiamo ammirato per Mistero Buffo,  lo aveva preceduto. Sabina Guzzanti, 45 anni, la graffiante cabarattista anti-regime, ha tenuto oggi la lezione in piazza agli studenti fiorentini.

Tutti personaggi lontani, ahiloro, dall’età degli studi.

L’Onda rappresenta un movimento, condivisibile o meno, che raccoglie istanze dal basso e che rifugge la rappresentanza confezionata a tavolino, così come il forzoso inserimento negli schemi facili “destra-sinistra”.

L’Onda dei Vecchioni invece è schieratissima e legittima chi, sul versante opposto, insiste sul movimento studentesco come fenomeno eterodiretto (da una precisa parte politica).

Proposta: e se Vecchioni, Guzzanti e Fo stessero a casa? Pazienza, se non riusciranno, come Sartre e la De Beauvoir, ad arringare i rivoltosi del Maggio francese. Glielo perdoneremo

Data: 6 novembre 2008

A Milano, la destra s’è desta

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La Gelmini si era appellata alla virilità dei docenti di destra ma a mostrare gli attribuiti sono stati gli studenti.

Stamane, al Politecnico di Milano, nel bel mezzo dell’inaugurazione dell’anno accademico, due studenti di destra hanno inalberato uno striscione con la scritta “Voi baroni preoccupati, noi studenti disoccupati”.

Un’azione coordinata con altri giovani di Azione Universitaria, che hanno distribuito invece, fuori dall’aula magna della Bovisa, un volantino pro-legge 133 in cui si poteva leggere: “Combattiamo per gli sprechi dell’Università… riconquistiamo un futuro”.
“No agli sprechi” è stato anche quello che ha cercato di dire uno dei due studenti con striscione, Fabio Mastrobernardino, prima di essere bloccato dalla polizia.

Oltre ad alcuni fischi e ai “buu” di controcontestazione, per lo studente anche  il rimprovero del rettore Giulio Ballio, che ha contestato al protestatario l’appartenenza al senato accademico del Poli.

Data: 3 novembre 2008

La protesta al tempo di Facebook

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La domanda sorge spontanea, dopo gli scontri di oggi, a Roma e a Milano e in previsione dello sciopero di domani cotro la legge 133/08.

Ha ancora senso usare forme di protesta novecentesche, nell’era del web 2.0?

Siamo davvero convinti che occupare, presidiare, bloccare sia oggi efficace oltre che legittimo?

La sensazione è che la piazza, con i suoi riti ed i suoi miti, non conservi più lo stesso potere di condizionamento della politica e dell’ opinione pubblica. E che, anzi, queste forme alimentino un rimbalzo da maggioranza silenziosa.

Posso sbagliarmi ma chi sta inventando nuove forme di mobilitazione antiGelmini su Facebook e in generale nella rete è molto, molto più avanti.

Data: 29 ottobre 2008

Gelmini, l’inutile intervista

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Stamane la prima pagina del Corrierone ci aveva fatto sobbalzare. Strillava infatti l’intervista al ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini: “Lo sciopero è un rito, niente tagli alle università“, concessa al bravo Marco Cremonesi.

In via Solferino ce l’hanno messa tutta con la titolazione ma putroppo l’intervista non contiente niente di nuovo. I soliti fervorini sull’eredità del brutto mondo cattivo lasciato dalle sinistre – con tanti saluti alla lunga stagione morattiana -, i soliti generici appelli al merito.

Di nuovo c’è, forse, la certificazione ministeriale sugli studenti universitari di destra: “Continuano la loro decennale battaglia contro i baroni”, dice Gelmini che evidentemente, oltre a fare il ministro si incarica anche di custodire l’ortodossia pidiellina, visto che giorni fa, intervenendo alla Fondazione Magna Charta del professor Gaetano Quagliarello, aveva esortato i docenti d’area a “tirar fuori gli attributi”.

Sul punto delle risorse per l’università in Finanziaria, la ministro si limita a dire che “per il 2009,  non si prevedono particolari tagli”.

Evidentemente i 133 milioni indicati nel provvedimento (48 sul Ffo, 65 dirittio allo studio e 20 per gli istituti di cultura)  sono bagatalle.

Un’arroganza sconcertante, quella di questo giovane avvocato bresciano. Sta come un soldatino a difendere la manovra che Giulio Tremonti, vero dominus della vicenda,  ha disegnato con la legge 133/08. Ma lo fa con il peggior armamentario propagandistico.

È ormai chiaro che la fatica del riformismo non la vuol fare.

Peccato, perché di riforme l’università italiana ha urgente bisogno.

Data: 27 ottobre 2008

La sera scendevamo al bar Fiasco

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Che l’affare della 133 si ingrossi lo si capisce bene dal fatto che anche l’Istituto Universitario Europeo di S.Domenico di Fiesole (Firenze) si muove.

Struttura europea d’élite che ospita decine di giovani ricercatori da tutto il Vecchio Continente, lo IUE ha coltivato storicamente una supponente separatezza da Firenze e dalla sua università.

Dei ricercatori che vivono e lavorano su uno dei più bei colli della città del giglio si sa poco. Alla fine degli anni ‘90, fece scalpore una catena di suicidi, che ne coinvolse tre.

Ebbene, dopo una prima assemblea l’altro ieri, all’interno del Bar Fiasco (autogestito), cui hanno partecipato una cinquantina di persone, in queste ore, dottorandi e ricercatori sono nuovamente in assemblea.

Data: 23 ottobre 2008

Basta opposti estremismi

Il generale Bava Beccaris

C’è un’evidente escalation nella protesta anti legge 133, da un lato, e nella difesa dell’azione governativa, dall’altro: quella dei toni. Sempre più duri, sempre più esasperati.

A leggere in maniera sinottica L’Unità e il Giornale parebbe di vivere, da un lato, in una repubblica delle banane con la polizia che pesta ragazzini inermi, dall’altro in un’università in mano a khemer rossi pronti a tutto. Così una carica di alleggerimento dei celerini davanti alla stazione milanese di Piazza Cadorna è diventata, d’un colpo, un nuovo G8 genovese. E la cronaca di pacifiche e brevi occupazioni qua e là, in giro per l’Italia, sono diventate, per contro, violente gazzarre in stile ‘77.

Al contrario, come ha documentato ItaliaOggi alcuni giorni fa, la vita negli atenei scorre regolare. La gran parte degli studenti italiani non sta neppure alla finestra. Un po’ per disimpegno, un po’ perché non è facile capire i contorni della vicenda.

Chi protesta mette tutto nello stesso calderone: la scuola e l’università. Parla di “riforma Gelmini”, quando invece si ha a che fare, per l’università, con i tagli di Tremonti. Urla contro la privatizzazione, quando la legge 133 introduce di possibilità, per gli atenei, di trasformarsi in fondazioni.

Chi contesta la protesta, d’altro canto, pesta nel mortaio le parentopoli accademiche, la proliferazione delle cattedre, i corsi di laurea burletta. E l’università italiana diventa un bordello in mano alle più volgari baronie familiste.

Ecco serviti gli opposti estremismi. Che non servono a gestire il risanamento degli atenei italiani – schiacciati da 8 miliardi di debiti, come ha ricordato Aquis ieri, segno che qualcosa che non funziona c’è -  né a frenare le spinte ultraliberiste di chi sembra voler far fuori una concezione stessa di università.

Oggi, a rincarare la dose ci si è messo il premier Berlusconi, con una intemerata: “Contro le occupazioni, arriverà la polizia” e con un messaggio un po’ spiacevole alla stampa “Portate i nostri saluti ai vostri direttori…”. Non male neppure il leader Prc, Ferrero, che ha evocato gli spettri del 1898, ricordando il generale Bava Beccaris,  quello che bombardò i milanesi che aveva eretto barricate contro il carovita.

Sarebbe forse il caso di abbassare i toni e tornare a ragionare su fatti,  numeri, idee.

La politica, quella dei palazzi romani così come quella delle assemblee milanesi, dovrebbe servire a questo. Dovrebbe essere questo.

Data: 22 ottobre 2008
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