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La colpe dei genitori

di Maria Teresa Melodia

sacconiIl ministro del Welfare Maurizio Sacconi dà “bacchettate” di fine d’anno evidenziando tra le cause della disoccupazione giovanile in Italia il ruolo dei cattivi maestri e dei cattivi genitori. “Cattivi genitori“, perché distratti e “cattivi maestri” perchè hanno condotto i ragazzi a competenze che non sono richieste dal mercato del lavoro, ha spiegato il Ministro, secondo cui è necessario rivalutare il “lavoro manuale, l’istruzione tecnica e professionale evitando che una scelta liceale sia fatta per sola convenzione sociale”.

Parole che si ricollegano ai dati emersi da uno studio della Confartigianato (ne avevamo scritto qui) che ha elaborato i dati del Rapporto 2010 Excelsior-Unioncamere secondo cui sono molti i lavori evitati dai ragazzi: dall’installatore di infissi al panettiere passando per il falegname e il cuoco. Insomma, tutti mestieri per i quali c’è domanda, ma scarsa offerta. Una situazione che si ascrive a una mentalità maturata negli ultimi cinquant’anni per cui “è meglio essere laureato che fare un lavoro manuale”. Convinzione che ha portato molti artigiani a mandare i figli all’università certi che con il pezzo di carta avrebbero riscattato origini “umili” e avuto un futuro migliore. E invece, man mano che il lavoro manuale perdeva di considerazione e gli impieghi “intellettuali” prendevano quota, si è creato un grande squilibrio.

Per questo, come sottolinea Sacconi, occorre recuperare concretezza: oltre a offerte formative universitarie più mirate al mondo delle professioni (che la Riforma Gelmini promette), è importante cambiare mentalità. In pratica, ridare valore, sociale ed economico, ai mestieri artigianali e uscire dall’illusione che la laurea garantisca un impiego bello e sicuro. I più giovani ci stanno già sbattendo il muso. Non è così. Meno laureati disoccupati e più artigiani qualificati: è l’augurio per il 2011 che arriva.

Data: 29 dicembre 2010

Cepu-eCampus, la guida

cepunewIn un anno circa di inchiesta sul Gruppo Cepu e sull’ateneo telematico eCampus di Novedrate, sul loro fondatore Francesco Polidori abbiamo prodotto un po’ di notizie e molti approfondimenti.

Visto la crescente attualità dell’argomento, abbiamo pensato di organizzare un indice vero e proprio degli articoli pubblicati online. Altri possono essere reperiti su CampusPro, registradosi gratuitamente.

Altri ancora, sono nell’ultima annata, cartacea, del mensile Campus: lì metteremo online quanto prima.

16/06/ 08 Cepu: disperately seeking Bertrand

19/09/08  Cepu e pubblicità, cosa c’è dietro?

21/05/09 Cepu: quello strano Ateneo

27/05/09 Lo strano caso Cepu

11/07/09 Cepu olè, avvocati facili

31/08/09 Tremonti, San Marino, Cepu

26/09/09 Se anche Cepu inaugura

20/10/09 Su Cepu le news di Studenti.it

31/10/09 Mistero: Cepu venduta

15/11/09 Affari a ripetizione

15/11/09 Noi, vicini di casa

15/12/09 I compagni della Val Tiberina

15/12/09 Tutor in rivolta: l’epilogo

21/12/09 Cepu indennizza i tutor licenziati

08/02/10 Il prof. Di Pietro al Cepu

23/02/10 Cepu: tutor arrabbiati su Lo Spacco

08/03/10 eCampus, l’ateneo di Mr. Cepu

09/03/10 Todos abogados Cepu

09/04/10 Laurearsi con le slide

09/04/10 Lauree online? Un bluff all’italiana

03/06/10 Le telematiche e la legge da modificare

15/06/10 eCampus e le domande senza risposta

16/07/10 Ci ripensi, presidente

20/07/10 Quest’uomo è un genio

27/07/10 Sotto inchiesta l’ateneo di Mr. Cepu

02/08/10 Avvocati-olè, il risveglio del Consiglio

17/08/10 eCampus i misteri della Formula College

06/09/10 eCampus, Ionesco in cattedra

18/09/10 Su MF la bad company di Mr. Cepu

24/09/10 “Faccia chiarezza su eCampus”

24/09/10 Caro Ministro, ha notato quella pubblicità?

30/09/10 Un Espresso senza crema

10/11/10 Réclame Cepu, fra lumbard e guai

16/11/10 Se eCampus studia Cepu

18/11/10 E la Gelmini vara la riforma Cepu

25/11/10 eCampus: non useremo la “riforma Cepu”

02/12/10 “Aiutini Cepu”, il mini-endorsement del Corriere

14/12/10 Editoriale Dicembre 2010

14/12/10 Sfiducia bocciata, c’entra Mr. Cepu?

14/12/10 Sommario Dicembre 2010

29/03/11 Ora Mr. Cepu regala cattedre

28/04/11 Polidori,  più atenei per tutti

06/05/11 Polidori, sottosegretaria

07/05/11 Volare Cepu

17/05/11 Mr. Cepu non farà il sindaco

17/06/11 eCampus-Cepu, nuovo rettore e non solo

02/08/11 Bilancio Cepu, chi l’ha visto?

Data: 16 dicembre 2010

Caro Ministro, ha notato quella pubblicità?

gelminiUn tempo le pubblicità di Mr. Cepu, riferite alla sua università privata di Novedrate, usavano un claim piuttosto aggressivo: “Iscrizioni aperte tutto l’anno”. Oppure esaltavano l’assenza di test di ingresso.
Da quest’anno i creativi di Borgo San Sepolcro (Arezzo), sede centrale del Gruppo Cepu, hanno deciso di non esaltare troppo questa elasticità amministrativa e, zitti zitti, han preso a far pubblicità, un giorno sì e l’altro pure, sui principali giornali italiani, col pretenzioso slogan: “L’università del futuro è online”.
Ovviamente, se loro vedono così lontano, se hanno una vision di questa portata sono liberissimi di usarla nella comunicazione pubblicitaria.
Peccato che il martellamento sia partito dalla fine di luglio e continui tutt’ora (oggi, su Il Giornale): vale a dire nel periodo in cui molte migliaia delle future 300mila matricole decidono dove iscriversi.
Una comunicazione in cui eCampus, università riconosciuta come “a distanza”, presenta anche un programma full-time, addirittura residenziale.
E’ corretto tutto ciò? Quante famiglie e studenti si iscriveranno a Novedrate, così come si iscriverebbero alla Bocconi, alla Sapienza o alla Statale di Milano e pensando di ricevere la stessa didattica – e non semplicemente come qualità di contenuti ma, più banalmente, come tipologia di insegnamento?
Al ministro Gelmini pare una situazione normale? Glielo abbiamo chiesto, con una lettera aperta che pubblichiamo nel numero di Campus da poco in edicola.

Data: 24 settembre 2010

Lauree on the road, protesta a Padova

Furbetti della laureaProclamare i laureati in piazza. Secondo l’antica tradizione ma nella pubblica via. E’ la protesta che venerdì prossimo insceneranno i docenti e i ricercatori della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali dell’Università di Padova, la seconda più antica d’Italia.

Per protestare contro i tagli alla formazione universitaria,  quelli del corso di  Informatica laureeranno 30 neodottori della prossima sessione in mezzo di strada (che è pur sempre l’antica Piazza dei Signori).

Garantita la formula di rito, con tanto di chiamata ad alta voce del nome del laureato.

La cerimonia “on the road” sarà preceduta, avverte una nota del Bo, il rettorato patavino, “da un breve discorso del residente della commissione di laurea,  professor Gilberto Filè, che illustrerà a studenti e famiglie le motivazioni di questo gesto così inusuale”.

Data: 22 settembre 2010

Laurea Vendesi

di Maria Teresa Melodia

cartello-vendesiVendo laurea causa inutilizzo. Un ritaglio di carta rettangolare utile se non altro a seguito di esigenze corporali per l’igiene intima”. La provocazione viaggia sul web, su www.Kijiji.it, sito di annunci gratuiti, tra i quali oltre 45.000 sono di lavoro.

Autore della protesta è un giovane disoccupato: Stefano Lento, 26 anni, napoletano, da un anno laureato in architettura. Per ora solo stage, poco o per nulla retribuiti. Come riporta il Corriere.it: “E’ un anno che non faccio altro che passare da un stage a un altro – afferma Stefano – il più delle volte si tratta di stage gratuiti o con al massimo un rimborso spese che va dai 200 ai 300 euro. Così è difficile andare avanti, a volte ho anche provato a cercare altro, ma vorrei cominciare a investire su me stesso svolgendo la professione per cui ho studiato. La condizione di precarietà diffusa, però, non me lo consente. E allora che me ne faccio della laurea? Questo il motivo del mio annuncio che vuole essere chiaramente una provocazione. Figurate se qualcuno è interessato ad acquistare una laurea”.

Una situazione difficile, confermata oltre che dai dati Istat, anche dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che proprio recentemente ha dichiarato:”In passato la laurea significava automaticamente posto fisso. Poi il mercato è cambiato, sono entrate India e Cina, e ora laurea uguale posto fisso è diventata un’illusione”.

Quale allora la ricetta per uscire da questa impasse? Idee, formazione altamente specializzata, investimenti in Università e ricerca, una riforma del lavoro con un occhio per chi sta entrando nel mercato. Tutti punti da cui partire, che sono però la diretta conseguenza di una diversa considerazione del Paese, presente e futuro, da parte di tutta la Politica che comanda.

Data: 16 settembre 2010

Uk/La tassa sulla laurea

di Maria Teresa Melodia

london_bigbenbusIn Inghilterra si cambia, forse: con la crisi ci sono meno fondi e più domande di iscrizione e quindi? Quasi metà delle aspiranti matricole non entrerà negli atenei. Come riporta il quotidiano La Stampa, Vince Cable, ministro alle Attività produttive – con delega all’istruzione secondaria – e numero due del partito Liberaldemocratico ha presentato la riforma del “prestito di studio” introducendo una tassa sulla laurea.

Nella pratica? Una “tassa” da versarsi una volta terminati gli studi che tenga conto della differenza del reddito, cioè da pagare in percentuale variabile sui guadagni futuri, secondo il principio che non è giusto che le rette siano uguali per tutti – come invece accade oggi in Inghilterra, dove per far fronte alle spese d’iscrizione e al costo della vita affrontato durante gli anni universitari, gli studenti britannici – nonché i cittadini europei – possono chiedere un prestito alla Student Loans Company, una specie di “banca” creata appositamente dal governo che di fatto anticipa tutte le spese. Dopo la laurea, quando s’inizia a percepire un reddito lordo annuo di almeno 15 mila sterline, scatta l’estinzione del debito (pari a circa al 9% del salario del neolaureato). Dovesse tradursi in realtà, la proposta avanzata da Cable andrebbe a intaccare il principio d’uguaglianza a favore di contribuzioni variabili.

E se oltremanica si cerca di delineare una riforma che garantisca al Regno Unito un sistema competitivo eppure sostenibile, in Italia, il prestito d’onore, frutto di un accordo stipulato nel 2008 tra l’allora Ministro delle Politiche Giovanili Giovanna Melandri e L’Abi, l’Associazione Bancaria Italiana, è stato finora poco utilizzato a causa di procedure troppo complesse.

Come riporta il quotidiano torinese, l’attuale Ministro Meloni ha rinegoziato l’accordo, portando la cifra da 5 mila a 15mila euro e semplificandone la procedura. Novità che entreranno in vigore nel 2011 dopo che ad ottobre ci sarà la campagna di comunicazione e un sito dedicato.

Data: 29 luglio 2010

Tesi in cerca d’autore

di Maria Teresa Melodia

thesisSi chiama “Tesi on Demand” ed è un servizio per mettere in comunicazione laureandi e aziende. Come? Grazie a un’opportunità, che nasce dall’indicare agli studenti alcuni argomenti di ricerca da svolgere in collaborazione con le imprese. Sul sito vengono pubblicati i titoli della tesi da svolgere. Lo studente interessato può candidarsi se trova un relatore disposto a seguirlo su quell’argomento. Il passo successivo? Inserimento dei dati: Facoltà, esami sostenuti, votazione, nome del relarore. E l’azienda sceglie poi la candidatura considerata migliore, pagando interamente l’inserzione del titolo di tesi.

Il progetto nasce come costola del sito Tesionline, dove i laureati possono pubblicare e vendere le loro tesi. Christophe Sanchez, fondatore del sito, ha dichiarato che delle circa 100mila tesi vendute all’anno, solo il 40% è comprato da studenti, il restante è acquistato da aziende e professionisti. Nasce da qui l’opportunità di business: dal momento che il mondo produttivo ha bisogno delle informazioni che sono nelle università, perchè non servirgliele su un piatto d’argento? O meglio, invece di cercare tesi già svolte, pensarci prima. I neolaureandi diventano così i consulenti privati ( a costo zero) delle aziende e in cambio possono mettersi in gioco in un lavoro non solo teorico, ma applicato a una realtà produttiva che può avere da 15 a 1000 dipendenti. E di certo una tesi del genere fa curriculum.

Sul sito di Tesi on Demand ci sono già 26 tesi in cerca di autori per dieci aziende. Si spazia dall’ “Applicazione di prodotti fotocatalitici per tessuti per la protezione solare” per le Facoltà Chimica Industriale-Ingegneria a “L’adeguatezza dell’ istruzione superiore alle esigenze occupazionali del sistema economico locale. L’esperienza della provincia di Monza e Brianza” per Scienze Sociali o della Formazione.

Un progetto a cui possono accedere studenti e aziende da tutta Italia. L’importante è il curriculum. Confindustria Monza e Brianza ha già dato il suo appoggio e il secondo polo che dovrebbe aderire è Confindustria Cagliari.

Iniziativa lodevole. Solo un appunto: una tale idea è venuta a dei privati e non alle Università, troppo impegnate ad essere indipendenti, con professori poco lungimiranti nei confronti del web. Un vero peccato.

Data: 15 giugno 2010

Fra Bamboccioni e Neet

nene

Della tempesta di numeri che ci ha travolti ieri – Istat più AlmaLaurea – colpisce la forza luogocomunista di certi stereotipi.

L’epiteto Bamboccione, come si sa, l’aveva coniato l’economista Tommaso Padoa Schioppa in un momento di smemoratezza. Ministro, tecnico, del Governo Prodi, il professore, annunciando provvedimenti in favore delle giovani coppie, si lasciò scappare una chiosa davvero professorale: “Manderemo fuori casa i bamboccioni”.

Smemorato, perché anche allora, per quanto fossimo alla vigilia della grande crisi che ancora ci attanaglia, i giovani, specie se neolaureati, già si dibattevano fra stage col buono pasto e contrattini che non arrivavano a mille euro.

Smemorato perché uno come lui, figlio di un amministratore delegato delle Generali, che aveva potuto permettersi gli studi in Bocconi e che aveva cominciato a lavorare nella Milano di fine anni ‘60 – insomma, uno che quantomeno aveva avuto la fortuna dalla sua -   non aveva certo i titoli per ironizzare. Campus, all’epoca, mise in piedi anche una paginetta di Facebook: Bamboccioni, mai più

Eppure, quell’espressione oggi domina sui commenti al Rapporto Istat.  Ha forse perso quella sua connotazione negativa,  limitandosi a profilare il non più giovanissimo che insiste sotto il tetto paterno.

Il futuro oggetto di pubblica invettiva di commentatori, osservatori, esperti sedicenti o reali, c’è da giurarci, saranno i NeetNot in education, employment or training, vale a dire coloro che non studiano, non lavorano, né si formano, altrimenti indicati come Né Né.

Prevediamo un’ondata di sdegno socio-psicologico su un fenomeno che rivela un disagio molto forte, più che un giacimento di fancazismo.

Come accade sempre più spesso in questo Paese,  invece di chiacchiere sparse, avremmo bisogno di risolvere i problemi.

Leggi qui un nostro precedente articolo sulla Generazione Né Né

Qui e qui, altri articoli sui Bamboccioni

Data: 27 maggio 2010

Perito batte laureato 1-0

di Maria Teresa Melodia

laurea1254La disoccupazione giovanile? Tutta colpa del tessuto imprenditoriale italiano, composto da piccole medie imprese, in gran parte incapaci di valorizzare i laureati. E’ questo quanto dichiarato in soldoni da Roger Abravanel lo scorso 7 aprile in un’ intervista, pubblicata dal quotidiano Il Messaggero, con il titolo “Nelle piccole aziende il perito vince sul laureato”. Una frase che fa eco al costante aumento della disoccupazione giovanile che non trascura i laureati italiani, tutt’altro.

Una situazione, di cui prendere coscienza, causata anche, secondo Abravanel, dalla scarsa qualità dei percorsi universitari, che non preparano in modo adeguato i ragazzi, determinandone quindi l’insuccesso. “Prima di preoccuparsi della scarsità dei laureati, l’Italia ha il problema di non avere laureati preparati. I giovani escono dalle università con delle specializzazioni, ma non hanno le competenze, le competenze della vita. Non sono capaci di fare lavori di gruppo, non sanno ragionare, né sanno risolvere problemi …”, ha sostenuto il consulente e saggista, autore del best seller Meritocrazia.

Premesse di certo non incoraggianti per un giovane che si affaccia sul mondo del lavoro, ma prima di scoraggiarvi badate bene: la laurea paga, come ha sostenuto lo stesso Abravanel, “il tasso di disoccupazione dei laureati rimane inferiore a quello dei diplomati. Sarebbe un errore colossale se i giovani pensassero che la laurea sia un “pezzo di carta” che non serve”.

Peccato che però l’agognato pezzo di carta non sia accessibile a tutti. In primo luogo, un’università di qualità costa. A ciò si aggiunge la necessità per gli studenti meno fortunati di dover lavorare per pagarsi retta e libri, a cui si somma l’affitto per i fuori sede. La variabile discriminante rimane ancora il portafoglio di papà e non il merito del figlio/figlia in questione, come dovrebbe essere.

Data: 18 aprile 2010

Il ceo e i dottorandi

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Il suo gruppo, presente in 140 Paesi, ha fatturato lo scorso anno qualcosa come 41,5 miliardi di dollari (circa 28 miliardi di euro), realizzando utili netti per oltre 8.
Daniel “Dan” Vasella, chairman e ceo di Novartis, il gigante svizzero nato nel 1996 dalla fusione di Ciba Geigy e Sandoz, è certamente uno dei manager più noti al mondo.

Uno che deve interessarsi della riforma sanitaria americana di Obama, dell’arrivo dell’influenza suina in autunno col dubbio che i suoi laboratori (e quelli dei competitors) non siano in grado di produrre abbastanza scorte di vaccino, che deve fare i conti con gli animalisti di Alf i quali, accusandolo di essere il capo di una banda di vivisezionatori, gli hanno bruciato casa e profanato la tomba di famiglia.
Un uomo che sta in cima a un impero industriale di 99mila persone, fra dipendenti e collaboratori.
Insomma uno dall’agenda impossibile, zeppa di consigli di amministrazione, riunioni di staff, voli, meeting internazionali.
Eppure, l’altro ieri, mr. Vasella nel quartier generale di Basilea, dove ha sede il Campus Novartis – una grande aree ex-chimica riconvertita in un bel quartiere dove i palazzi in cementovetro si alternano agli spazi verdi e ai bar – ha trovato 60-minuti-60 da dedicare a un gruppo di giovani neolaureati e dottori di ricerca proveniente da tutta Europa.
Proprio così, un’allegra brigata di ragazzotti promettenti (fra cui cinque italiani), selezionati da Novartis per una tre giorni sulle biotecnologie, BioCamp, hanno potuto ascoltare da uno dei manager più potenti del mondo, una brillante lezione sulle sorti del biotech e della farmaceutica, in relazione alle sfide dei prossimi anni: invecchiamento della popolazione, esplosione della spesa sanitaria, nuovi virus, malattie rare. Un’overview esclusiva lunga 45 minuti su temi strategici per ogni stato moderno. Il restante quarto d’ora, Vasella l’ha dedicato alle domande dei giovani ospiti. Tutt’altro che riverenti: effetti collaterali dei farmaci, investimento in medicinali orfani ecc ecc.
Eppure la finalità di quel raduno non era immediatamente quella di reclutare: ogni anno Novartis riunisce ai quattro angoli del mondo un po’ di giovani con i BioCamp e capita che ne metta sotto contratto alcuni. Insomma, il ceo non parlava a un plotoncino di giovani neoassunti, fatto che sarebbe stato comunque rilevante. Semplicemente, in Novartis avere un ottimo curriculum accademico, essere giovani e motivati è un valore e il fatto che ceo ma anche molti top manager dedichino tempo e attenzione a iniziative del genere lo testimonia.
Una situazione inimmaginabile in Italia, dove la spocchia comincia ad albergare nelle fabbrichette da 10 operai in su e dove le politiche sulle risorse umane sono ormai raramente basate sulla ricerca del talento e sulla valorizzazione dei giovani.
Per questo l’Italia è un paese ingrigito e corporativo, nel quale essere giovani e bravi è spesso un problema.

Data: 26 agosto 2009

Russia, fuoricorso violentatrice

Valeria K. da Life.ru

Che abbia ragione, Mariastella Gelmini, a prendersela spesso con i fuoricorso indicati, nelle ricorrenti riflessioni ministeriali sul tema del merito, come zavorra dell’università italiana?
Chi non studia con profitto e bighellona in facoltà rischia infatti di finire preda dei propri vizi anziché coltivare le virtù.

Ne è la riprova la storia di Valeria K., trentaduenne russa di Tambov, cittadina a sud est di Mosca, finita in manette per aver torturato una serie di uomini, attirati in casa e poi narcotizzati. Ne dà notizia il giornale russo Life.ru, raccontando che Valeria, ribattezzata dagli investigatori “la donna ragno” perché la sua tecnica ricordava quello della vedova nera, legava e torturava i poveretti, fin nei genitali.

Quello che il giornale non spiega è a quale corso di laurea sia iscritta.

Data: 23 giugno 2009

Dopo la laurea, il cacciatore di teste

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Potrebbe essere le nuova frontiera del placement. Basta uffici con personale riciclato, alla Iulm di Milano calano l’asso del head hunter. Proprio così, nell’annuale incontro con i giornalisti, svoltosi stamane nel capoluogo lombardo, il rettore Gianni Puglisi ha presentato un accordo con la società americana Lee Hecth Harrison-LHH (gruppo Adecco), molto nota nel mondo delle risorse umane e presente in 240 paesi.

Dal prossimo anno, i laureandi specialistici dello Iulm del corso di Comunicazione, Lingue e Letterature potranno avvalersi gratuitamente dei servizi di questa società. Si tratterà di 3 seminari di formazione (come scrivere cv, come affrontare il colloquio) e 2 incontri individuali di coaching per individuare caratteristiche, competenze, punti di forza e debolezza, contesto lavorativo ideale. Inoltre i curricula di chi si rivolge al servizio saranno inseriti per sei mesi nella banca dati e nel Career Book.

Per i laureati triennali, il servizio sarà proposta a pagamento ma ad un prezzo convenzionato (non ancora stabilito).

Data: 13 maggio 2009
Campus
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