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Pensioni, i giovani rischiano il 30%

di Maria Teresa Melodia

pensioniC’è urgenza di riforme a detta dei politici italiani. Si parta allora dalla riforma del mercato del lavoro, come suggerisce l’economista Tito Boeri in un articolo pubblicato su La Voce.info. In un’analisi spietata Boeri denuncia che non riformare il mercato del lavoro costa e anche tanto, soprattutto ai giovani che in futuro dovranno fare i conti con il sistema contributivo. E c’è anche bisogno di maggiore informazione , dal momento che la maggioranza non ha coscienza del problema: “l’Inps, suggerisce Boeri, dovrebbe mandare a tutti i contribuenti proiezioni sull’ammontare delle prestazioni che potrebbero ricevere a seconda di quando andranno in pensione e di come andrà l’economia. Servirebbe anche a incoraggiare investimenti in previdenza integrativa e la scelta di lavorare più a lungo”.

“Le mancate riforme del percorso di ingresso nel mercato del lavoro possono costare ai giovani fino al 30% della loro pensione futura”, puntualizza l’economista della Voce, sottolineando un conflitto generazionale sempre più acuto e il preannunciarsi di pensioni più magre per le generazioni che stanno oggi pagando le quiescenze ai pensionati e che andranno in pensione molto più tardi di chi li ha preceduti.

Il succo della proposta di Boeri è questo: “Le condizioni in cui i giovani entrano nel mercato del lavoro vanno riviste”, per una previdenza veramente previdente per tutti.

Data: 18 gennaio 2010

Più tasse per tutti

tasse
“(…) Avvertono gli studenti e le loro famiglie che, in assenza di una correzione della linea politica del Governo sul finanziamento alle università, che riduca in modo consistente i tagli al fondo di finanziamento ordinario, sarà necessario per gli Atenei procedere a deliberare sensibili aumenti della contribuzione studentesca”. Firmato Aquis, ovvero gli atenei eccellenti e con i conti in ordine, raggruppati nell’Associazione per la qualità dell’università statali italiane.

Università del calibro di Bologna, Padova, Politecnico di Torino, Tor Vergata, in un documento di commento al ddl di riforma Gelmini, scrivono a chiare lettere che si va verso un aumento delle tasse.

Gli atenei, si legge nel documento, “si impegnano a spiegare con una lettera agli studenti ed alle loro famiglie in modo puntuale e dettagliato le motivazioni di tale scelta, tanto dolorosa e spiacevole quanto inevitabile ed obbligata”.

L’idea che era circolata nel mondo accademico un po’ di mesi fa era che la riforma su governance e reclutamento potesse essere “scambiata” con un rientro dei tagli previsti proprio dal 2010. Si è persino diffusa la notizia che le risorse per far rientrare i tagli fossero state individuate fra l’ingente tesoretto dello scudo fiscale.

Per questo, in generale, la maggioranza dei rettori italiani ha accolto con favore il contenuto della riforma.

Ma, a parte l’assenza di impegni formali da parte del ministro, questa speranza si infrange nelle determinazione di Giulio Tremonti.

L’unica promessa formale l’ha fatta, proprio dalle colonne di CampusPRO, il senatore Valditara (aennino del Pdl), che ha garantito un emendamento alla futura Finanziaria, dell’ordine di circa 500 milioni: quanto basterebbe per aprire le aule e non bloccare le lezioni nel nuovo anno solare.

L’impressione è che la soluzione, se sarà trovata, arriverà in dirittura d’arrivo dell’iter parlamentare.

Intanto, nei rettorati, si preparano le missive per gli studenti e le loro famiglie: si tratterebbe di aumenti davvero consistenti, forse dell’ordine del 100%, come aveva sostenuto, tempo addietro, la Voce.info e come spesso preconizzato dal bocconiano Giavazzi.  Da gennaio le lettere potrebbero arrivare nelle case di chi ha i figli all’università.

Con una problema di ordine politico: un governo nato sullo slogan “meno tasse per tutti” presenterebbe un conto piuttosto salato a 1,6 milioni di famiglie italiane.

Data: 11 novembre 2009

La laurea? Rende sempre meno

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Lo sapevamo un po’ tutti ma vederlo certificare da alcuni studiosi deprime ancor di più.

Il rendimento del titolo di laurea, in termini di remunerazione, è in diminuzione progressiva.

Lo spiegano Paolo Naticchioni, Andrea Ricci e Emiliano Rustichelli, ricercatori, in un articolo per laVoce.info, il portale di approfondimento economico e sociale fondato da Tito Boeri.

I tre studiosi hanno analizzato i dati di Banca d’Italia sulla ricchezza delle famiglie.

La ricerca dimostra come i rendimenti dei titoli di studio di livello universitario (e di scuola media superiore) tra il 1993 e il 2004  siano diminuiti in modo “consistente e statisticamente significativo”.

In particolare, si riduce la forbice fra chi ha la laurea e chi ha titoli inferiori.

Il differenziale fra chi è dottore e chi ha la sola licenza elementare, per fare un esempio, “si riduce lungo l’intera distribuzione dei salari, con una diminuzione che varia dal 39 per cento in corrispondenza del decimo percentile al 18 per cento in corrispondenza del novantesimo percentile”.

Discorso analogo, dicono i ricercatori, anche quando si utilizzano informazioni più dettagliate sulla tipologia della laurea conseguita.

“La diminuzione dei rendimenti dell’istruzione è evidente per le lauree umanistiche e professionali”, scrivono, “mentre per le lauree scientifiche i rendimenti, pur riducendosi nel tempo, non manifestano una variazione statisticamente significativa”.

Data: 28 ottobre 2008
Campus
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