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Barone controcorrente

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Su Luigi Frati, neomagnifico alla Sapienza di Roma, sono state rovesciate colonne di piombo dall’asse Stella-Boeri-Perotti e, quel che non è propriamente elegante, alla vigilia delle decisive tornate elettorali.

Dell’ex-preside di Medicina, si ricordavano ossessivamente le parentele: moglie, figlio e figlia, colleghi di facoltà.

Frati aveva vinto ugualmente, e con un consenso forte, malgrado fosse avversato da una campagna mediatica che probabilmente non aveva eguali nella storia dell’università.

Ora, colui che incarna per alcuni la quintessenza della baronia,  stupisce ancora, presentando la squadra di governo.

Fra i cinque prorettori che lo affiancherenno nella gestione del più grande ateneo d’Europa, c’è infatti Bartolomeo Azzaro, ricercatore di Storia dell’architettura. Si occuperà di  sviluppo della attività formative e di ricerca.

Un ricercatore ai massimi livelli di governo di un ateneo è davvero una rarità in un mondo, quello accademico, dove la suddivisione dei ruoli ricorda talvolta le caste indiane.

Gli altri componenti la squadra di Frati saranno Francesco Avallone, docente di Psicologia del lavoro, prorettore vicario con la responsabilità della riforma dello Statuto, della riorganizzazione e semplificazione organizzativa, delle strategie di comunicazione istituzionale, delle politiche per il personale; Antonello Biagini; professore di storia dell’Europa orientale, prorettore per la cooperazione e i rapporti internazionali; Luciano Caglioti, docente di Chimica organica, prorettore per ricerca e sviluppo, trasferimento tecnologico e rapporti con il mondo produttivo; Giuseppina Capaldo, docente di Diritto privato, prorettore per la pianificazione economica e il controllo finanziario.

Data: 8 novembre 2008

Tremonti-Gelmini, mezzo dietrofront

tremonti_giulio.jpg133 addio. O quasi. Con un decreto d’urgenza, approvato oggi in Consiglio dei ministri, il Governo si rimangia in parte la cura “sangue, sudore e lacrime” messa a punto da Giulio Tremonti.

Grazie alla decisiva mediazione di Gianni Letta e alle pressioni di Alleanza nazionale e Lega, poco propense a vederre rinfocolate le proteste negli atenei, Tremonti ha dato l’ok e Gelmini ha scritto il decreto.

Il blocco del turn over si attenua: una nuova assunzione ogni due pensionamenti (contro il rapporto 1 a 5 precendente) e vincolo di spesa, nella misura del 60%, a favore dei giovani ricercatori.

Rivoluzionati anche gli ingenti tagli (65 milioni) al diritto allo studio. Gli stanziamenti segnano ora un più 135 milioni, con i quali si riuscirà a dare la borsa anche ai 40mila aventi diritto in base ai requisiti, ma oggi esclusi.

Dal 2009, circa 500milioni di Fondo di finanziamento ordinario (su circa 8.000) saranno distribuiti agli atenei con la migliore ricerca, in base alle analisi del Consiglio nazionale per la valutazione universitaria. “Un segnale”, ha chiosato Gelmini.

Immutati i tagli, a partire dal 2010 ma la stessa ministro fa capire che c’è un ampio margine di trattativa.

Contemporaneamente, sui concorsi, bocciata la linea dura che ne chiedeva il blocco: cambiano solo le regole di nomina dei commissari. Anziché essere votati fra i docenti del settore disciplinare, sarano estratti a sorte.

Plaude la Conferenza dei rettori, plaude il neorettore della Sapienza, Luigi Frati mentre da Palermo arriva il grido di dolore (o la minaccia?) degli atenei meridionali, che chiedono condizioni per poter competere con quelli del Centro-Nord. Si parla, esplicitamente, di cartello. Una sorta di contro-Aquis, l’associazione degli atenei eccellenti, che raccoglie una dozzina di università, fra cui Padova, Bologna, Politecnico di Milano, Bicocca.

Forse, la prima vittima di questo scontro fra politica e accademia è proprio la Conferenza dei rettori. Che di fatto pare non esserci più.

Data: 7 novembre 2008

La graticola dei berluscones

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L’avevamo scritto in tempi non sospetti: ai primi d’agosto, quando la portata dell’allora decreto 112, messo a punto da Giulio Tremoni, riservava all’università italiana una cura da cavallo. Un pezzo di stampa italiana avrebbe fatto la festa ai docenti universitari.

Al primo dissenso che aveva osato levarsi dall’accademia, la stampa più vicina al Governo, nel caso specifico il Giornale del fratello del presidente del Consiglio, Paolo Berlusconi, aveva sparato una bella prima pagina contro i professori universitari del Bel Paese, i più pagati, i meno efficienti ecc ecc. E prevedevamo un’estate caldissima per la classe docente, che sarebbe finita sulla graticola.

Previsione sbagliata di pochi mesi. E’ bastato che dalle università partisse la protesta antiGelmini, che i giornali d’area pdl hanno aperto le danze.

Ieri è arrivata puntuale la copertina di Panorama, targata Belpietro (piuttosto bruttarella, da un punto di vista giornalistico, ma questa è un’altra storia) e un servizio da battaglia di Antonio Rossitto, sugli sprechi degli atenei.

Rossitto, oltre a riesumare la solita statistica delle classi senza studenti (la cui attendibilità veniva messa in dubbio, ieri sera a Matrix, dallo scrupoloso Mentana), inanellava una serie di esempi di malauniversità. Con un particolare curioso: gli atenei citati o erano governati da rettori notoriamente di centrosinistra o si trovavano in città amministrate dal centrosinistra: Firenze, Siena, La Sapienza, L’Aquila, Genova, Federico II, Messina.

Gli opposti estremisti sono a lavoro. Ci perderemo tutti.

Data: 25 ottobre 2008

L’Università è truccata?

Roberto Perotti Sta alimentando il dibattito, e non poteva essere altrimenti, il libro del bocconiano Roberto Perotti, L’Università truccata, edito da Einaudi.

Perotti, storico censore della malauniversità e della parentopoli, pubbica da tempo un proprio Bollettino concorsi nel quale, dati alla mano, dimostra che regolarmente non vanno in cattedra i migliori.

Al libro ha tirato la volata un altro castigamatti degli atenei, l’editorialista del Corriere, Gian Antonio Stella e un collega e amico dell’autore, oltre che collega bocconiano, Tito Boeri, animatore con Perotti stesso de LaVoce.info, sito di economisti dell’area riformista.

Perotti o la Einaudi, o tutti e due, hanno poi fatto sfoggio di una tempistaica scientifica per l’uscita del libro che è uscito in concomitanza con il rinnovo rettorale de La Sapienza e di Tor Vergata.

Ai vertici dei due atenei sono andati, secondo le previsioni,  altrettanti docenti spesso discussi per la parantela accademica. Il primo, Luigi Frati, ha una consorte, una figlia e un figlio che insegnano nella sua stessa facoltà, quella di Medicina di cui è preside. Il secondo, Renato Lauro, preside anche’egli a Medicina, ha un figlio-collega.

Alla presentazione di Stella e a un editoriale antiFrati di Boeri su Repubblica, hanno fatto seguito una lunga lettera il prorettore uscente dalla Sapienza, Marietti, che accusa Boeri di ingerenza elettorale,  e un documentato intervento del matematico Figà-Talamanca che obietta proprio sull’uso dei numeri (le statistiche) operato dall’economista.

Su laVoce.info, invece, confuso fra i vari commenti, si può trovare anche un intervento del rettore dell’Università di Trento, Davide Bassi, che  dice: “Non basta combattere il familismo. Dobbiamo aggredire le cause della malattia: le università non sono tutte uguali, così come non lo sono i professori. Bisogna abbandonare i concorsi e gli automatismi di carriera, attivare i contratti di tenure track, ridurre l’età di pensionamento dei docenti e limitare a due mandati le cariche elettive. Perotti propone di liberalizzare il sistema e di affidare al mercato (leggi studenti) il compito di selezionare gli atenei”.

Il rettore poi paventa uno scenario sconfortante: “Io ho molti dubbi sulla bontà della sua ricetta iperliberiste. Chi ci garantisce che gli atenei, per attirare più studenti, non dilapidino risorse in attività di grande impatto mediatico e di scarso contenuto scientifico?”.

E altri interrogativi non mancano.

Perché non abolire i concorsi e aprire ad un sistema “a chiamata”, tale da inchiodare gli atenei alle loro responsabilità? Chi mette le capre in cattedra ne pagherebbe le conseguenze in termini di reputazione, di finanziamento (perché abbasserebbero la qualità della didattica) e di immatricolazioni.

Data: 15 ottobre 2008

Luigi Frati è il nuovo rettore della Sapienza

Università Sapienza
Luigi Frati con 2220 voti (53%) è il nuovo rettore della Sapienza.

Vai all’intervista di Campus.

Data: 3 ottobre 2008

I dati della prima tornata per il rettore della Sapienza

Università SapienzaDalle urne della prima tornata elettorale per il rettore della Sapienza arriva un’indicazione forte a favore di Luigi Frati, anche se nessuno dei candidati ha raggiunto la maggioranza assoluta.

Hanno votato 6374 su 9993 aventi diritto (63,8%, di cui 3699 docenti e ricercatori, 2464 tecnici-amministrativi e 211 rappresentanti degli studenti). A Forti sono andati 1913 voti (43,5%); lo seguono Zuliani (12%), Vestroni (9,4%), Martinelli (9,4 %), Avallone (7,6%), Orlandi (7,6%), Campanella (4,1%) e Marietti (2,5%).

La prossima tornata si svolgerà dal 30 settembre al 3 ottobre.

Data: 29 settembre 2008

La Sapienza al voto per il nuovo rettore

Università SapienzaDa oggi alle 12:00 del 26 settembre alla Sapienza di Roma saranno aperti i seggi della prima tornata elettorale per l’elezione del nuovo rettore che prenderà il posto di Renato Guarini.

I candidati sono Avallone Francesco, Campanella Luigi, Frati Luigi, Marietti Piero, Martinelli Guido, Orlandi Gianni, Vestroni Fabrizio e Zuliani Alberto.

AGGIORNAMENTO: nella prima giornata hanno votato 1540 docenti su 4759, pari al 32%, 610 del personale tecnico-amministrativo su 4824, pari al 13%, e 54 studenti su 356, pari al 13%.

Data: 23 settembre 2008
Campus
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