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Roma1 e il questionario sul merchandising

di Claudia Cervini

Sapienza oggettiDopo aver interrogato le famiglie (Roma1 verso fine febbraio aveva messo online un questionario per domandare a mamma e papà l’efficienza dei servizi e della didattica dell’ateneo), La Sapienza ha deciso di sentire i pareri degli studenti, su un tema, però, assai meno centrale:  le linee di merchandaising dell’università.

Ebbene sì, in tempi duri, di dati AlmaLaurea su neolaureati e occupazione, di riforma dell’università, di agenzie di valutazione in arrivo, anche l’occhio vuole la sua parte… Così l’ateneo romano ha pubblicato sul proprio portale il questionario Sapienza merchandising, finalizzato a raccogliere i pareri degli studenti in materia di catalogo. Cliccando sul link si può scegliere di rispondere a domande sugli oggettini in vendita: dagli orologi alle t-shirt, dal porta pc al foular, sui prezzi e sulla “fedeltà” al brand Sapienza.

Un progetto dell’ufficio Marketing d’ateneo che ha deciso di unire le tradizionali indagini di mercato su rinnovo del catalogo, fasce di prezzo e punti vendita al gusto degli studenti. Il tutto condito da una nota sentita dell’ateneo che introduce così l’indagine in corso: “Sapienza Merchandising è il progetto pensato per sottolineare il senso di appartenenza alla comunità universitaria di studenti, docenti e personale, attraverso prodotti capaci di veicolarne il nome, i valori e le tradizioni. Gli studenti sono invitati a migliorare il catalogo compilando i questionari consultabili al sito”.

Mah… chissà se il mese prossimo gli studenti oltre a gadget, quaderni e felpe saranno chiamati a giudicare anche il placement, la spendibilità dei corsi di laurea e la qualità dell’alta formazione.

Data: 23 marzo 2011

Roma1 interroga le famiglie

di Claudia Cervini

genitoriLa Sapienza interroga non gli studenti, ma i genitori. L’ateneo romano ha infatti messo online un questionario destinato alle famiglie degli iscritti per valutare l’efficienza e l’efficacia della didattica.

Sul portale d’ateneo infatti si legge:

“Gent.ma Famiglia, in un’ottica di maggior coinvolgimento delle famiglie dei nostri studenti e con l’obiettivo di avvalerci delle loro opinioni per un’incisiva azione di miglioramento, abbiamo preparato un questionario volto a indagare il rapporto delle famiglie con l’Università Sapienza, nonché le loro considerazioni su alcuni aspetti organizzativi. Il questionario è anonimo e compilabile in pochi minuti”.

L’ottica,  come racconta l’introduzione al questionario, è quella di un maggior coinvolgimento delle famiglie, ma come fanno i genitori non presenti in ateneo, a valutare l’efficacia dei servizi e della didattica?

Nel questionario viene chiesta la qualità del “rapporto con l’ateneo”, la valutazione sull’organizzazione dei corsi, sul funzionamento della segreteria studenti, sull’organizzazione degli esami e infine il giudizio complessivo sull’ateneo: le motivazioni che hanno portato la famiglia e lo studente a scegliere quell’università e se la scelta cadrebbe di nuovo sulla stessa realtà.

Insomma, a parte il fatto che chiunque potrebbe compilare online il questionario (vengono infatti richieste soltanto informazioni generali come l’età, il sesso e il grado di parentela), la domanda è: non varrebbe la pena approfondire la valutazione fatta dallo studente, che in ateneo ci vive, o per lo meno ha gli strumenti per valutare didattica, servizi, esami e quant’altro?

È vero che nel Belpaese sempre più matricole vanno in università con papà e mamma e non è raro vedere in coda alle segreterie un accompagnatore, in età un po’ troppo avanzata per essere un compagno di corso, ma addirittura chiedere la valutazione dei servizi d’ateneo, significa coinvolgere un genitore, che a volte non sa di che cosa si stia parlando, in un luogo che dovrebbe essere soltanto degli studenti. Non solo per apprendere, anche per crescere, organizzarsi e autogestirsi.

Data: 21 febbraio 2011

In 40mila al Festival della Rete

di Claudia Cervini

Social media weekFiumana di 40mila partecipanti alla settimana più social dell’anno ospitata dalla capitale: il  cartellone di eventi con 130 incontri free per 250 relatori in cinque giornate di iniziative, iniziato lunedì 7 febbraio.

“Il successo del Festival della Rete“, è dovuto al fatto di “aver portato internet nelle strade, sui treni, nei musei, nei locali, trovando sempre il modo di coinvolgere attivamente il pubblico”, raccontano Marco Montemagno e Marco Antonio Masieri, co-fondatori di Augmendy e promotori dell’iniziativa.

Un pubblico composto da addetti ai lavori, studenti e neofiti, l’edizione romana della manifestazione ha infatti coinvolto la cittadinanza: “Questa edizione”, continua Montemagno, “ha superato quella milanese per quantità e qualità”; il prossimo appuntamento con il Festival sarà proprio nella capitale del design (dal 19 al 23 settembre), città che aveva già opspitato la prima edizione.

La social media week, di cui Trenitalia è il main partner, ha pensato molto ai giovani con eventi dedicati al Cv optimization 2.0 e Winter school firmate Sapienza. Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ha infatti commentato così il viaggio al centro del web: “Questo evento ha insegnato ai giovani che da internet possono nascere tante opportunità per il proprio futuro e che una generazione con tante difficoltà può trovare nella rete un elemento di forza”.

Emilio Carelli, Monica Fabris, Paolo Gentiloni, Lilli Gruber, Modà, Andrea Pellizzari, Irene Pivetti tra gli ospiti di eccezione che hanno partecipato al Festival e che speriamo di ritrovare nell’edizione milanese che vedrà la luce a settembre.

Data: 15 febbraio 2011

Caro Ministro, ha notato quella pubblicità?

gelminiUn tempo le pubblicità di Mr. Cepu, riferite alla sua università privata di Novedrate, usavano un claim piuttosto aggressivo: “Iscrizioni aperte tutto l’anno”. Oppure esaltavano l’assenza di test di ingresso.
Da quest’anno i creativi di Borgo San Sepolcro (Arezzo), sede centrale del Gruppo Cepu, hanno deciso di non esaltare troppo questa elasticità amministrativa e, zitti zitti, han preso a far pubblicità, un giorno sì e l’altro pure, sui principali giornali italiani, col pretenzioso slogan: “L’università del futuro è online”.
Ovviamente, se loro vedono così lontano, se hanno una vision di questa portata sono liberissimi di usarla nella comunicazione pubblicitaria.
Peccato che il martellamento sia partito dalla fine di luglio e continui tutt’ora (oggi, su Il Giornale): vale a dire nel periodo in cui molte migliaia delle future 300mila matricole decidono dove iscriversi.
Una comunicazione in cui eCampus, università riconosciuta come “a distanza”, presenta anche un programma full-time, addirittura residenziale.
E’ corretto tutto ciò? Quante famiglie e studenti si iscriveranno a Novedrate, così come si iscriverebbero alla Bocconi, alla Sapienza o alla Statale di Milano e pensando di ricevere la stessa didattica – e non semplicemente come qualità di contenuti ma, più banalmente, come tipologia di insegnamento?
Al ministro Gelmini pare una situazione normale? Glielo abbiamo chiesto, con una lettera aperta che pubblichiamo nel numero di Campus da poco in edicola.

Data: 24 settembre 2010

Il papa no, il guru sì

Paoletti

“Una trattazione sulla felicità e la modellizzazione dell’eccellenza, per comprendere a fondo concetti direttamente legati al successo, quali: Self-Efficacy, Life-long Learning e Problem Solving”. Così, il 7 giugno scorso, la lezione show di Patrizio Paoletti, guru della formazione che, vivente, si è dedicato una fondazione (www.fondazionepatriziopaoletti.org).

Nel sito dell’istituzione, dove ovviamente al maestro è dedicata un’intera area,  Paoletti si celebra così: “Con più di venticinque anni di impegno in ambito formativo, è tra i massimi esperti di comunicazione relazionale. I metodi e le tecniche da lui messe a punto hanno innovato il panorama della formazione motivazionale”.

Non solo, “imprenditore di successo, ha posto al centro del suo lavoro i processi connessi a sostenibilità, innovazione ed eccellenza. Attento al continuo miglioramento dei potenziali umani, come scrittore ha pubblicato, per diversi editori, testi sui nuovi orizzonti della didattica per il terzo millennio”.

Ecco, alla Sapienza, per illuminare la didattica degli anni 2000, per le sorti magnifiche e progressive della formazione, avevano bisogno di questo mostro sacro della comunicazione: mancavano, evidentemente,  i sociologici, i pedagogisti, i semiologi.

Altri atenei (Padova, Bari, Ancona)  avevano giù concesso aule a Paoletti, almeno a quanto afferma il suo sito, ma mai nessuno aveva osato con quella dove si inaugurano gli anni accademici, ultimo residuato di una tradizione che pure daterebbe intorno al XIV secolo (per Roma, al 1303).

A meno che,  in tempo di tagli, non lo si sia fatto per il vil denaro, per rimpinguare le casse dell’ateneo e allora, davvero, nessuno avrebbe potuto obiettare.

Sta di fatto che, da quando Luigi Frati regna sotto la Minerva, il “maestro” si è guadagnato l’aula un paio di volte: lo scorso anno e lunedì  (addirittura introdotto dal prorettore Francesco Avallone) e le foto delle storiche lezioni troneggiano sui suoi siti

Quella stessa aula che molti docenti della stessa Sapienza (ma non Frati, a onor del vero) considerarono in pericolo per l’arrivo del prof. Joseph Ratzinger, tanto da scrivere profluvi di documenti di protesta.

Forse il romano pontefice non era considerato scientificamente all’altezza di questo  napoletano, classe 1960, con la laurea in Scenografia.

Data: 10 giugno 2010

La bomba in Bocconi e noi

“Un avamposto del dominio, dove si formano i nuovi strumenti e apparati del capitale, dove si affilano le armi che taglieranno la gola agli sfruttati”. Così il volantino di rivendicazione del gruppo anarchico che ha piazzato, fra martedì e mercoledì scorso, una bomba con due chili di dinamite e molti bulloni nei sottorranei della Bocconi.

L’ordigno è esploso parzialmente alle 3 di notte di ieri, svegliando il custode dell’ateneo che ha dato l’allarme. La rivendicazione – di un gruppo anarchico che aveva già colpito il Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca (Gorizia) -  è arrivata nel pomeriggio, con una lettera al quotidiano Libero. E dipinge la Bocconi come fucina del neocapitalismo italiano, con un frasario tipico delle peggiori risoluzioni strategiche brigatiste degli anni ‘70 e ‘80.

Un segnale preoccupante perché, per la prima volta, dopo molti anni (forse dall’uccisione, nell’1985, di Ezio Tarantelli alla Sapienza di Roma), gli ambienti universitari tornano a essere teatro di un fatto terroristico.

Un episodio che, in un momento difficile della vita politica italiana e in una fase di profondi e discussi  cambiamenti nell’università, richiama tutti i protagonisti della vita accademica a un atteggiamento di responsabilità: la discussione, il confronto, la dialettica anche dura sulle questioni e sui problemi, non lasci nessuno spazio, nemmeno un piccolo pertugio, alla violenza. O ne pagheremo le conseguenze tutti. Bocconi

Data: 17 dicembre 2009

Dagli addosso al né-né

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Il Rapporto Giovani (dell’omonimo Dipartimento dell’omonimo Ministero) ha lanciato il sasso in uno stagno melmoso: 700 giovani, fra 15 e 35 anni (giovani di 35 anni?) non studiano né lavorano. Deliberatamente.

Il Corriere della Sera, ieri, ha dato spazio alla notizia e le grida si sono levate altissime.

Vagabondi, fannulloni, mangiapane a ufo, bamboccioni sono stati gli epiteti migliori. Sulla graticola è finita anche l’università, accusata in qualche modo di esaltare eccessivamente le aspettative di una generazione.

Per contro, c’è chi la mena col precariato e con lo sfruttamento, dicendo: “I né-né” hanno ragione.

Chi ha torto? Chi ha ragione?

Queste statistiche (elaborate dal Dipartimento di studi sociali de La Sapienza)  sono affidabili? O c’è da evocare il solito Trilussa, buonanima, con la famosa invettiva sugli italiani che mangiano un pollo a testa?

Personalmente sono un po’ scettico: in vita mia ne ho conosciute di persone giovani che non studiavano né lavoravano ma, dieci volte su dieci, rivelavano fragilità, depressioni, spesso malattie vere e proprie. Anche quando erano mascherate da scelte consapevoli.

Data: 17 luglio 2009

Stamane, su ItaliaOggi, i voti agli atenei

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Una classifica “dalla parte dello studente”, che misura le performance degli atenei in fatto di didattica, ricerca, internazionalizzazione ma che valuta anche aspetti della vita studentesca molto importanti, come la trasparenza e l’occupabilità dei titoli di laurea.

E’ il rating della Guida all’Università 2010 di Campus, in edicola il prossimo 8 luglio, che oggi, 30 giugno,  verrà anticipato in esclusiva dal quotidiano economico ItaliaOggi.

Gli atenei italiani sono stati suddivisi da Campus fra generalisti e specialisti. I primi sono stati classificati, a loro volta,  in base alla popolazione studentesca (oltre 50mila iscritti, fra 10 e 50mila, fino a 10mila),  fornendo così una possibilità di comparazione altrimenti molto forzata.

Data: 29 giugno 2009

Frati vs Montalcini/2

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“I finanziamenti alla ricerca devono essere distribuiti sulla base di un bando e secondo criteri di trasparenza e queste regole valgono anche per un istituto prestigioso quale quello diretto dalla Senatrice Rita Levi Montalcini“. Parola di  Luigi Frati, rettore della Sapienza che precisa così quanto rivelato da CampusPRO e scritto anche da questo blog che ha riportato il resoconto ufficioso di un’assemblea Crui di fine aprile.

Il 29 maggio scorso, poco dopo la diffusione del quinto numero di CampusPRO, l’ufficio stampa della Sapienza ci ha fatto pervenire questa scarna dichiarazione del rettore che si completa con quest’altra affermazione: “Non si seguono queste linee guida, si corre il rischio che i soldi vadano ai mediocri”.

Francamente, avendo avuto modo di lodare in più di un’occasione la brutale schiettezza di Frati, troviamo un po’ deludente questa precisazione, anche perché a quanto ci risulta, il giudizio sulla mediocrità di quei ricercatori non era stato semplicemente ipotizzato.

Data: 3 giugno 2009

Frati vs Montalcini

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I ricercatori che lavorano per la Montalcini? “Dei mediocri”.

I sei milioni di euro in finanziamenti speciali al suo istituto? “La Conferenza dei rettori deve bloccarli”. A parlare il rettore del più grande ateneo italiano, Luigi Frati, magnifico della Sapienza, secondo il resoconto ufficioso di una riunione Crui del 23 aprile scorso.

A stilarlo il prorettore dell’Università di Foggia,  Andrea Di Liddo, che ha sostituito il magnifico Giuliano Volpe alla riunione.

Il racconto, che è finito nel blog ufficiale di Volpe stesso, spiega che contro l’esternazione fratiana si è levata la sola voce della direttora del Sant’Anna di Pisa, la professoressa Maria Chiara Carrozza

Data: 18 maggio 2009

L’Italia dei “figli di”

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La notizia è dei giorni scorsi. Il giudice Andrea Borrelli, del Tribunale civile di Milano, ha condannato l’amministrazione penitenziaria a risarcire la famiglia di un detenuto che si era suicidato in carcere.

Più che per il fatto in sé – lo Stato condannato – la notizia ha fatto clamore perché Andrea è il figlio di Francesco Saverio, iniziatore di Tangentopoli e fiero protagonista di una stagione antiberlusconiana (ricordate il famoso “Resistere, resistere, resistere”?).

Una storia che può essere presa a paradigma di un certo pensiero dominante sull’università. Perché? Perché nessuno ha assolutamente battuto ciglio sul fatto che il figlio dell’ex procuratore generale di Milano fosse anch’egli giudice e per di più nel Tribunale milanese.

Al contrario, quando si parla di un qualsiasi figlio di docente, soprattutto se insegna nell0 stesso ateneo – non dico nella stessa facoltà – si può leggere, e non solo tra le righe, una sottile nota di civico disprezzo, quello con cui si trattano i comportamenti moralmente condannabili.

Insomma, Gian Antonio Stella, scagliando invettive contro l’elezione di Luigi Frati alla Sapienza, aveva ricordato come il magnifico rettore avesse moglie e figli in cattedra, proprio a Medicina. “Una sconfitta per l’università”, aveva detto proprio a Campus.

Ma perché per la consorte o i figli di Frati deve valere questa presunzione di consapevolezza – cioè che siano finiti in cattedra grazie al marito-padre – non sfiora nessuno nel caso di Andrea Borrelli il quale, magistrato stimatissimo, a giudicare dall’età ha vinto il concorso in magistratura mentre il padre era ancora in carica? Anzi, era il magistrato più importante d’Italia.

E, a voler guardar bene, c’è anche un’altra considerazione che suscita il caso Borrelli junior.

Continuiamo ad essere il paese dove i figli dei giudici fanno i giudici, quelli degli avvocati gli avvocati, quelli dei professori, dei giornalisti, degli architetti, dei politici eccetera eccetera, idem.

Continuiamo ad essere una società che dire bloccata è dir poco.

Il tutto mentre ci addentriamo, passo dopo passo, in una crisi economica senza precedenti affrontata con piani di intervento per auto, banche, arredi, agricoltura, ma dove non si parla affatto di cosa fare per chi sta uscendo dall’università.

Tra breve, non saremo in grado di offrire a questi ragazzi neppure gli stage a poche centinaia di euro.

Magari, almeno, smetteremo di chiamarli Bamboccioni.

Data: 13 febbraio 2009

L’Onda è spompa?

onda.jpgL’Onda s’è spenta?Lo stanco rituale della protesta all’ inaugurazione della Sapienza – un centinaio di studenti, uno striscione srotolato -, gli sparuti blitz al Torino Film Festival e nei teatri di Roma e Milano, le fiacche manifestazioni milanesi obbligano all’interrogativo.

Che il mare dell’università stia diventando piatto?

Fa riflettere anche l’esito delle elezioni di Roma1: a fare il pieno di voti fra i 14mila votanti (uno studente iscritto su 10) sono state una lista civica di Medicina (da alcuni definita vicina al rettore Frati), Mondo Sapienza di area ciellina e Azione universitaria, lista accademica di Alleanza nazionale. Elezioni a cui l’Onda non ha partecipato.

manifestogrande.jpgGià ma proprio qui sta il punto. Perché l’Onda che ha nella Sapienza una delle sue roccaforti, non ha scelto di partecipare? Perché non rappresentare negli organi collegiali dell’ateneo più grande d’Europa le ragioni della protesta? Perché non portare nel cuore simbolico del mondo accademico le istanze del movimento anti-133?

Secondo alcuni, l’Onda non poteva piegarsi alle anguste logiche elettorale essendo, per sua natura, un movimento spontaneo e irregolare. Candidare qualcuno e farlo eleggere sarebbe stato come scendere a compromesso col sistema che si vuol contestare.

Secondo altri la ritrosia dell’Onda a contarsi, nasconderebbe solo il timore di evidenziare quello che nelle agitazioni dei giorni scorsi era stato facile dissimulare: la relativa esiguità di adesioni al movimento.

Data: 29 novembre 2008
Campus
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