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Italia batte Ungheria.

di gcavallaro

imagesIl riferimento è quello dell’ occupazione  di giovani in età compresa fra i 15 ed i 24 anni, il contesto è il rapporto “Revenue Statistics” che l’Ocse (33 paesi membri) ha diffuso proprio ieri sottolineando, tra gli altri dati, come la pressione fiscale, nell’area in questione, per il  2009 “abbia toccato il livello più basso dagli inizi degli anni ‘90″.

Ma oltre a valutare il peso delle entrate, si è lavorato anche sui numeri riguardanti il mercato del lavoro. I dati relativi alla disoccupazione nel mese di ottobre nell’area Ocse è stata indicata nel valore dell’8,6%, lo 0,1% in più rispetto al mese precedente.
Altrove il trend non pare molto diverso. Negli Stati Uniti la percentuale si attesta intorno al 9,8% (+0,2% su base mensile), in Canada al 7,6% (-0,3%). In Europa, il tasso di disoccupazione risulta stabile in Germania (6,7%), in calo in Francia al 9,8% (-0,1%), in aumento in Italia all’8,6% (+0,3%), anche se il nostro Paese resta al di sotto della media dell’area euro (10,1%) e di quella dell’UE (9,6%), ma al di sopra di quella del G7 (8,2%). I Paesi che presentano i maggiori tassi di disoccupazione generale sono Spagna al 20,7%, Slovacchia al 14,7% e  Irlanda al 14,1%.

Ma se però il parametro si restringe, valutando solo la fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni, le graduatorie cambiano. L’Italia scivola clamorosamente in quanto ad occupazione giovanile, diventando penultima tra i Paesi dell’area Ocse. Con il 21,7% infatti fa meglio solo dell’Ungheria, ferma al 18,1%, ed è ben al di sotto della media dei Paesi membri, 40,2%. Tra gli occupati inoltre, riporta ancora lo studio, il 44,4% ha un impiego precario, e il 18,8% lavora solo part time. Per quanto riguarda i disoccupati, oltre il 40% sono senza lavoro da lungo tempo, e il 15,9% appartiene al cosiddetto gruppo dei NeetNot in education, employment or training, vale a dire coloro che non studiano, non lavorano, né si formano, altrimenti indicati come Né Né.

Data: 16 dicembre 2010

Giovani bye bye

di Maria Teresa Melodia

Bansy_0interestsManageritalia, in collaborazione con i docenti dell’Università Cattolica di Milano Alessandro Rosina e Paolo Balduzzi, ha curato un rapporto sulle conseguenze drammatiche della fuga dei giovani dal nostro paese e sui problemi politici, sociali e culturali legati al “degiovanimento”: Italia, giovani bye bye.

Tra i punti evidenziati:
- Nel 2020 gli elettori over 50 supereranno gli under. In pratica abbiamo la più bassa percentuale di ragazzi sotto i 25 anni di tutta l’Europa
- Il rischio di disoccupazione nel periodo di crisi (2008-2009) tra i giovani (rapporto tra disoccupazione giovanile e totale) è aumentato del 20% e più che in tutti gli altri paesi europei
- Non è vero che i nostri giovani più istruiti fuggono dall’Italia, lo fanno nelle stesse proporzioni degli altri giovani europei. È invece vero che noi non sappiamo attirare giovani dall’estero e quindi il saldo tra giovani che escono e entrano è in Italia negativo –1,2%, contro 5,5% della Germania e 20% degli USA
- In Italia si diventa dirigenti a 40 anni. Manageritalia sottolinea lo scarso rinnovamento nella classe dirigente italiana. Il rischio è che al degiovanimento demografico corrisponda anche un degiovanimento sociale: una perdita generalizzata di peso, importanza, valore dei giovani nella società italiana. Nel 1990 l’età media dell’élite era di 51 anni, nel 2005 di circa 62. Un aumento di 11 anni a fronte di una crescita della speranza di vita di circa 4 anni. I dirigenti privati e pubblici hanno in Italia un’età media di 47,7 anni contro una media europea del 44,7%.
- Si aggiunge una scarsa mobilità sociale: in Italia avere un padre laureato permette al figlio di guadagnare in media il 50% in più rispetto a chi ha un genitore con titolo più basso.
Infine, investiamo solo lo 0,6% nella protezione sociale dei giovani (disoccupazione e casa), contro una media europea del 2,5% e spendiamo per le pensioni (15,5% del Pil) più della media EU (11,9%), mentre per il sostegno al reddito in caso di disoccupazione solo lo 0,5% del Pil contro una media EU dell’1,5%.

Il rapporto completo è disponibile qui .

Data: 13 dicembre 2010

In 400mila in tutta Italia, ma non bastano…

di Claudia Cervini

napoli0In 400mila hanno manifestato ieri in tutta Italia (stando alle fonti degli organizzatori). Ma non è bastato. La riforma è passata con 307 voti a favore e approderà in Senato per il confronto definitivo.

Da Napoli in Piazza del Plebiscito a Milano in Piazza Duomo, alla stazione di Rogoredo, Porta Garibaldi, Cadorna, Greco passando per le vie di Roma e i binari della stazione Termini. A Torino e Pisa occupano le tangenziali, a Bologna le autostrade, in Veneto, a Parma, a Lecce ancora i binari

Manifestazioni pacifiche in alcune città e scontri con la polizia nella capitale, tensione a Milano, Bologna e Brescia. Bottiglie, sassi, lacrimogeni, cariche: lo scontro peggiore avviene in via della Vite, un vicolo laterale che sbuca su via del Corso, nel centro della capitale. Le forze dell’ordine caricano dopo che un gruppo di ragazzi cerca di ribaltare un blindato: sbucano dal nulla colgono gli studenti impreparati e si scatena il panico tra la folla.

Gli studenti si sentono sconfitti, ma non mollano: “torneremo in piazza il 14 dicembre (giorno dell’approvazione in Senato) per far valere i nostri diritti”.

Data: 1 dicembre 2010

Da oggi nelle sale la storia di Facebook

di Claudia Cervini

mark-zuckerberg-facebook

Oggi sui nostri schermi arriva The social network, il film diretto da David Fincher, che racconta la storia di un mondo (virtuale e non solo) e di Mark Zuckerberg, genio solitario oggi diventato il miliardario più giovane del pianeta.

Un aspetto del plot ci interessa particolarmente: la creatività, il coraggio, l’iniziativa, la capacità imprenditoriale, la sregolatezza di giovani studenti universitari, e come sottolinea Beppe Severgnini sul Corriere di oggi, lo sfondo del college, che fa reagire queste qualità.

Una vicenda che va oltre il capitalismo americano, ma che ricorda come altri giganti dell’informatica siano nati proprio tra le stanze del campus e tra le aule universitarie: Bill Gates e Steve Ballamer si conobbero a Harvard e misero il primo tassello di Microsoft, Google è stato “concepito” a Standford; per citare solo due delle imprese che hanno cambiato il nostro modo di fare ricerca, di approcciare il  mondo e la professione.

Un film che racconta anche il campus americano: quel luogo dove insegnano a pensare sopra le righe, dove le idee si incontrano, dove vige la sregolatezza che caratterizza gli anni universitari. In Italia all’università manca per definizione (e non solo) questo contesto. Gli universitari studiano divisi: in appartamento, i collegi sono pochi e condividere è più difficile. Ma soprattutto manca qualcuno che insegni a “creare”, a mettersi in gioco. Qualcuno che convinca gli studenti che fare una start up, avere un’idea, un progetto, vale di più che fare il “compitino” regolare, senza disturbare nessuno o rompere le scatole. Manca una cultura imprenditoriale giovane. Ma i giovani e le idee non mancano, per fortuna. E qualcuno trova comunque il modo di farle reagire.

Data: 12 novembre 2010

Se i giovani vogliono cambiare l’Italia

di Claudia Cervini

proposta2010Provate a esprimere cinque proposte per cambiare il Paese e a discuterne con migliaia di giovani, associazioni studentesche, sportive, giovanili di partito, ecc. Vi sembra troppo ambizioso?

Il Forum nazionale giovani lo ha fatto e per il grande evento ha scelto Cosenza (dal 4 al 7 novembre) e i temi chiave della rappresentanza, della formazione, della legalità, della casa e del lavoro.

La Calabria, dunque, teatro di questo spazio di discussione, confronto e condivisione di preoccupazioni, sogni, esperienze e soluzioni, promosso da una piattaforma nazionale di associazioni giovanili italiane, che conta 75 organizzazioni al suo interno e 4 milioni di giovani ed è riconosciuta dal Parlamento italiano con la legge 30/2004.

Diversi gruppi di lavoro verranno formati con lo scopo di definire proposte concrete da portare all’attenzione della società civile e delle istituzioni.

Non solo parole, ma gruppi di studio, workshop e sessioni in plenaria. Parteciperanno all’evento un centinaio di giovani del Forum nazionale e dei partner del progetto: Anci, Coordinamento nazionale informagiovani ed Eurodesk, nonché i capigruppo parlamentari. Saranno presenti anche i giovani di Youth talent che si esibiranno tra musica, arte e spettacolo.

Se volete dire la vostra partecipate al sondaggio online che troverete sul portale dell’evento. I risultati del sondaggio saranno commentati a Cosenza durante la piattaforma di discussione.

Data: 4 novembre 2010

Il caro-affitti stende gli studenti

di Claudia Cervini

affittasiSulle difficoltà che gli studenti fuorisede incontrano nella ricerca della casa, Campus ha insistito parecchio. Tra contratti in nero, proprietari esosi e imprevisti di varia natura, trovare un posto-letto a costi ragionevoli e in condizioni accettabili è un’impresa quasi titanica per le matricole.

Sul mensile di luglio abbiamo pubblicato una Guida casa con notizie sugli aiuti concessi dagli atenei, sulle possibilità offerte dalle aziende regionali per il diritto allo studio, con alcuni consigli e avvertimenti. Siamo poi tornati a parlare di casa sul nostro portale.

Oggi il Corriere della Sera Milano affronta l’argomento con un eloquente titolo Stangata per gli universitari. «Boom degli affitti». La testata riporta che gli studenti non residenti a Milano sono almeno 80mila, molti si sono mossi in anticipo e si sono già assicurati una stanza. Il problema è il caro-affitti: un posto-letto arriva a costare anche 650 euro mensili, le camere singole in zone limitrofi agli atenei fino a 800 euro. Secondo il sindacato Sunia c’è stato un aumento del 10 per cento dei canoni e molti studenti e famiglie davanti alle bacheche alloggi degli atenei si lamentano del costo esorbitante dello studio in Italia. Chi vuole pagare intorno ai 350 euro (fortunato se incappa in questa soluzione) deve accettare un elenco di condizioni: condividere la camera con due o più ragazzi o ragazze, fare la settimana corta (da lunedì a venerdì), essere non fumatore, pagare le spese (acqua, luce e gas) a parte e via discorrendo.

In questo momento gli appartamenti più convenienti sono già stati presi e cresce il pericolo delle irregolarità e dei contratti in nero. Il consiglio è di non accettare queste soluzioni, farsi registrare il contratto e prima di pagare chiedere una lista degli inquilini precedenti per conoscere il loro parere sulla sistemazione. Altro monito: in questo momento i proprietari stanno sparando cifre stellare, meglio declinare e aspettare che i prezzi scendano, spiega Dario Casati prorettore della Statale. Casati sottolinea l’attenzione che gli atenei stanno rivolgendo al problema: quest’anno gli alloggi messi a disposizione dall’ateneo di via Festa del Perdono sono 1.500, 400 in più rispetto all’anno scorso e in gennaio 200 sono in arrivo.

Data: 26 agosto 2010

College USA: “genitori, alzate i tacchi!”

di Claudia Cervini

CollegeIl Morehouse college di Atlanta, cerca di tagliare il cordone ombelicale. Dà il benvenuto agli studenti arrivati al college per trascorrere il primo anno di studio e contemporaneamente dà il ben servito ai genitori, che si presentano alla porta insieme ai figlioli.
Stranezze americane? Niente affatto, abbiamo parlato ieri sempre sul nostro blog del fenomeno dilagante (in Italia e altrove) di studenti mammoni e di genitori che si presentano in università con o al posto dei figli. Perché? Per iscriverli, ottenere informazioni allo sportello orientamento, consegnare documenti in segreteria e via discorrendo.
Il New York Times riporta che il Morehouse per aiutare i ragazzi a sviluppare una certa indipendenza e a rendere la separazione indolore ha istituito una cerimonia di congedo. Insomma il college vuole lasciare gli studenti liberi di conoscere i futuri compagni e di negoziare camera e posto letto senza ingerenze adulte. L’obiettivo? Rendere più matura e veloce la separazione, per evitare scene troppo emotive, nocive alla permanenza degli studenti nel campus. Durante la negoziazione del posto letto gli adulti vengono accompagnati in una sala apposita dove anche i genitori faranno conoscenza. La giornata è scandita in diverse tappe. A seguire un incontro in palestra dove tutti i ragazzi saranno disposti in fila, frontalmente ai loro genitori, dove ascolteranno un discorso del rettore. Un momento per far capire agli adulti che i loro figli non sono soli, ma insieme a un gruppo nutrito di coetanei, con cui potranno costruire esperienze di vita. Dopodiché i genitori vengono chiusi fuori dai cancelli. Arrivederci alla prossima visita.
La separazione dal dolce nido, dunque, è dolorosa anche oltre oceano. Cade il cliché degli italiani mammoni? No, si allarga anche al resto del mondo.

Data: 25 agosto 2010

Italia: un milione e 700mila giovani analfabeti digitali

di Claudia Cervini

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Nella generazione di Facebook, Twitter e Messenger, a sorpresa, l’ultimo rapporto Istat, riporta che oltre un milione e 700mila giovani italiani tra i 15 e i 29 anni non ha mai utilizzato il pc nell’ultimo anno, o addirittura non lo usa affatto. Non so quanti si aspettassero questa situazione, che all’alba del 2010, in un Paese cosiddetto sviluppato (se non avanzato) come l’Italia, sembra fantascienza.

Ancora una volta è il Sud a far crescere quello che in Europa è quasi un record negativo, insomma, nel Meridione i giovani internauti sono meno della metà rispetto al Nord.  Il digital divide però non miete vittime solo nel Meridione; come è evidente le coordinate culturali e sociali giocano un ruolo importante nell’uso del pc. La percentuale di emarginati tecnologici è infatti quadrupla tra i figli di operai rispetto ai figli di manager e professionisti.

La scuola italiana educa all’inclusione digitale? Poco, dice l’Istat a riguardo: tra i 6 e i 17 anni, solo 4 ragazzi su 10 usano il pc tra i banchi.

L’analfabetismo informatico è dunque ancora forte in Italia, nonostante si parli continuamente di generazione digitale. Sicuramente molti ragazzi “vivono” attaccati a cellulari, pc e conoscono tutte le nuove frontiere della comunicazione, ma molti altri, soprattutto tra le fasce socialmente più deboli, non conoscono ancora questo mondo. L’inserimento nel mondo del lavoro sarà dunque difficile per una parte di questi. Prima o poi si dovrà pur fare qualcosa.

Per fortuna che ci sono associazioni come il Biteb (Banco informatico tecnologico e biomedico, www.bancoinformatico.com), una Onlus nata per favorire l’accesso alla tecnologia da parte di realtà educative, sanitarie e assistenziali operanti in Italia e all’estero. Come opera? Attraverso il riutilizzo di computer, apparecchiature bio­mediche, macchinari e arredi tecnici dismessi, ma funzionanti. Dal 2006 hanno distribuito oltre 10mila apparecchiature a  organizzazioni non profit attive in tutti i campi, dall’assistenza ai migranti alla tutela ambientale, dallo sport dilettantistico all’inserimento lavorativo dei disabili e hanno sostenuto strutture sanitarie e assistenziali dei Paesi in via di sviluppo, facilitando loro l’accesso a tecnologie dismesse da ospedali italiani e offrendo supporto nella gestione dei beni, secondo criteri di professionalità ed efficienza.

Data: 1 giugno 2010

L’Italia ventunesima in Europa per la spesa per l’istruzione

Secondo i dati forniti da Eurostat l’Italia è ventunesima in Europa nella spesa per l’istruzione, pari al 4,4% del prodotto interno lordo. La media europea è il 5% del pil.

Il dato aggrega cifre nazionali, regionali e locali di scuole e università e anche ministeri e dipartimenti della pubblica istruzione, servizi e ricerca.

L’Italia è seguita in classifica soltanto da Repubblica Ceca (4,2%), Spagna (4,2%), Grecia (4%), Slovacchia (3,8%) e Romania (3,5%).

Data: 12 gennaio 2009

The Lisbon Council: l’Università italiana nona

Rapporto “University Systems Ranking: Citizens and Society in the Age of the Knowledge”

The Lisbon Council ha pubblicato il rapporto University Systems Ranking: Citizens and Society in the Age of the Knowledge in cui l’Università italiana si classifica in nona posizione (tenuto conto di tutti i sub-indicatori: inclusività, accesso ed efficacia, attrattività, età e responsività).

Australia, Regno Unito e Danimarca si sono classificate nelle prime tre posizioni.

I blocchi anglosassone e scandinavo risultano complessivamento meglio classificati rispetto alle università di stampo romano-germanico.

Data: 20 novembre 2008

The Economist e Nature all’attacco sull’Università italiana

Nei giorni scorsi due prestigiose testate internazionali hanno parlato dell’Università italiana con toni particolarmente critici.

The EconomistThe Economist si è soffermato su nepotismo e favoritismo. Gli esempi citati riguardano la Federico II di Napoli, dove il 15% dei docenti avrebbe un parente in organico, e l’Università di Palermo, in cui almeno 230 insegnanti risultano imparentati con altri docenti.

NatureNature attacca il «macchinoso» sistema dei concorsi e ne auspica l’abbandono e la sostituzione con un’alternativa che valorizzi il rendimento.

Data: 17 novembre 2008

La spesa media per l’iscrizione all’Università è 730 euro

Il rapporto L’università in cifre 2007del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca stima in circa 730 euro in un’università statale e 3075 euro in un ateneo privato la spesa media per l’iscrizione e la frequenza ai corsi.

Nel 2005 la spesa delle famiglie per l’iscrizione alle università statali è stata di circa 1370 milioni di euro e negli ultimi cinque anni è aumentata quasi del 35%. La contribuzione media per iscritto è più alta nel nord Italia.

Riguardo alle spese per la ricerca il 46% si ripartisce tra Lazio (12,5%), Lombardia (12%), Toscana (11,1%) e Campania (10,6%).

Data: 16 settembre 2008
Campus
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