Manager di se stessi per reagire
Sono stati etichettati con l’odioso termine Bamboccioni seguito dalla generalizzazione dell’epiteto Neet (Not in education, employment or training). Sono i giovani di una generazione che il Presidente Napolitano ha definito “inascoltata” e in attesa di risposte.
Dopo un 2010 negativo, tra picchi di disoccupazione, proteste e sfiducia crescente, un segnale positivo per captare le opportunità arriva da una capacità auto imprenditoriale, almeno secondo Irene Tinagli che su La Stampa titola: “Gli studenti saranno manager di se stessi”. Il punto di ri-partenza? Quello degli studi. L’importante è che siamo quelli giusti. “La vera sfida sarà soprattutto rafforzare la loro capacità economico-imprenditoriale, da affiancare a qualsiasi tipo di specializzazione, scientifica o umanistica, tecnica o artistica”, sottolinea Tinagli. Insomma, un modo per tirarsi fuori da una situazione di stallo con le proprie braccia, grazie a doti organizzative e gestionali supportate dallo sviluppo di nuove idee. E ad affiancare una base solida di intuizioni e competenze di altissimo livello, un aiuto economico arriva dai talent scout finanziari, i cosiddetti “venture capital“. Una tendenza emersa negli ultimi anni nei quali si sono moltiplicate iniziative volte a promuovere l’imprenditorialità a 360 gradi. Quindi, se il posto fisso rimane una chimera, il rischio e l’investimento su se stessi sembra essere la via da intraprendere. Che tra privati e innovazione si ricrei addirittura una nuova Italia?

