Lavoro under 30: tra Neet e poorly integrated
Off to a good start? Jobs for youth è l’ultimo rapporto Ocse che riporta i riflettori, in realtà mai spenti, sul problema della disoccupazione giovanile che a dicembre in Italia ha raggiunto il 29 per cento, contro la media europea del 20 per cento. Lo studio, ripreso e ampiamente commentato da lavoce.it, mostra soprattutto come l’incidenza dei disoccupati under 30 di lungo periodo sia maggiore rispetto a quella dei Paesi dell’Unione europea.
Bisogna distinguere però i giovani in difficoltà in due categorie: da un lato ci sono i Neet (neither in employment nor in education and training) percentuale tra le più alte nei Paesi sviluppati (solo la spagna ci ha superato nel secondo trimestre 2010) e dall’altra i cosiddetti poorly integrated, diplomati e laureati che si barcamenano tra contratti di lavoro autonomo con partita iva svantaggiosissimi (l’Italia ha il tasso più alto di giovani lavoratori autonomi), diversificati contratti a progetto (che non superano i sei mesi), stage sotto o zero pagati e periodi di inattività.
Questa situazione occupazionale può essere combattuta soltanto con una riforma del mercato del lavoro e della formazione come sottolineano sia il rapporto Ocse che l’Annual Growth Survey della Commissione europea e uno strumento efficace potrebbe essere lo stage, naturalmente riformato e impiegato correttamente sia dagli attori del mondo del lavoro pubblico che nel settore privato.
Come sottolinea anche lavoce.it, non si tratta di una provocazione, ma dalla presa di coscienza che in alcuni Paesi, come Francia, Belgio e Inghilterra, dove il tirocinio è regolamentato, retribuito e con una durata assolutamente limitata esso rappresenta un efficace anello di congiunzione tra scuola e lavoro. In Belgio il servizio per l’impiego ha creato un database di offerte di stage (remunerate) e lavori per studenti e il governo riduce le tasse di 400 euro a trimestre per le imprese che forniscono un tutor allo stagista, in modo che l’esperienza sia realmente formativa. In Francia i tirocini che superano i due mesi di durata devono essere retribuiti per almeno 400 euro mensili. In Inghilterra tagliano la testa al toro e prevedono gli stage solo all’interno di un percorso formativo.
Da noi invece quasi si vive di stage tra gli under 30: il rapporto Excelsior-Unioncamere della scorsa estate registrava 321.850 tirocini nel settore privato nel 2009. La convinzione è che gli stage stiano erodendo posti di lavoro e sostituendo forme contrattuali assai più corpose e stabili, anche se statisticamente è ancora presto per dirlo.
L’Italia purtroppo è in buona compagnia, ci sono Paesi come la Grecia, la Spagna, Portogallo e in parte – bisogna riconoscerlo – anche la Francia che hanno un mercato del lavoro segmentato come il nostro e assolutamente diviso tra categorie iper protette e contratti vantaggiosi e lavoratori precari a vita.

