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	<title>Il blog universitario di Campus &#187; giovani</title>
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		<title>Gelmini: &#8220;Giovani non scappate&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 20:36:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/10/gelmini.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/10/gelmini.jpg" alt="gelmini" title="gelmini" width="160" height="140" class="alignnone size-full wp-image-2036" /></a>Il ministro dell&#8217; Istruzione <strong>Mariastella Gelmini</strong> dice no all&#8217;esodo di giovani dall&#8217;Italia. &#8220;I giovani devono restare e lottare insieme a noi per combattere l&#8217;immobilismo e lo stato di conservazione che sembra impossibile da scalfire&#8221; ha dichiarato il Ministro  in un&#8217;intervista al <em>Giornale</em>, elencando <strong>cinque motivi</strong> per cui gli studenti possono scegliere di non scappare all&#8217;estero. </p>
<p>In primis, gli <strong>accordi per Mirafiori e Pomigliano</strong>, &#8220;una rivoluzione che consentirà a Fiat di crescere cosicchè ci saranno nuovi posti di lavoro e stipendi più alti&#8221;. Oltre al fatto che &#8220;imprenditori e lavoratori non sono più categorie contrapposte ma hanno identici interessi&#8221;. &#8220;Poi il Mezzogiorno&#8221;, aggiunge Gelmini, spiegando che &#8220;<strong>il piano per il Sud del governo</strong>&#8221; darà risorse &#8220;non solo per le infrastrutture materiali&#8221; ma anche per quelle &#8220;immateriali. I talenti devono restare sul territorio&#8221;. A seguire ci sono la &#8220;<strong>ricerca e l&#8217; innovazione</strong>&#8221; che hanno bisogno di puntare sul capitale umano. E la <strong>riforma dell&#8217;università</strong>, che &#8220;vieta le assunzioni di parenti fino al quarto grado, toglie potere ai baroni, aumenta la flessibilita, l&#8217;internazionalizzazione e il turn over, inverte la fuga di cervelli per attrarre dall&#8217;estero&#8221;. Un &#8220;grande segnale di cambiamento&#8221; insieme a &#8220;un <strong>governo di giovani</strong>, con ministri under 40 come la sottoscritta, la <strong>Carfagna, la Meloni, Fitto, Alfano</strong>&#8220;. Appello di fine d&#8217;anno concluso. Ora tocca ai giovani crederci o meno.</p>
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		<title>Su Facebook stagisti alla riscossa</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2010 12:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/50252_173424802670591_3860479_n.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2593" title="50252_173424802670591_3860479_n" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/50252_173424802670591_3860479_n.jpg" alt="50252_173424802670591_3860479_n" width="136" height="119" />L&#8217;iniziativa è partita da un gruppo di giovani e dal sito Scambieuropei. Parliamo del <strong>Manifesto dello stagista</strong>:una proposta di raccolta firme mirata ad ottenere una modifica della normativa sugli stage. Nello specifico in tre punti:<br />
- Se lo stage non è curriculare (non è svolto per motivi scolastici o universitari) deve prevedere un rimborso spese<br />
- La somma minima per il rimborso spese deve essere così prevista: 200 euro al mese per studenti di scuola superiore, 400 euro al mese per diplomati con laurea triennale, 500 euro al mese per laureati con laurea specialistica<br />
- Gli stage non possono essere svolti oltre i 18 mesi dalla fine di un corso di studi (scuola superiore, università, master, corso professionale)</p>
<p>Oggi gli stagisti italiani sono <strong>più di 300.000 ogni anno</strong>: giovani che lavorano senza alcun diritto se non quello di maturare esperienza. Un passaggio praticamente obbligatorio, nonostante nella maggior parte dei casi non ci siano garanzie di assunzione, né contratti che regolino il periodo di tirocinio lavorativo. &#8220;Crediamo sia giunto il momento di far sentire la nostra voce.Fino ad ora le nostre piccole battaglie quotidiane le abbiamo fatte in solitaria. Adesso ci siamo contati e abbiamo capito che insieme possiamo far valere le nostre ragioni chiamando in causa chi davvero può cambiare le regole di questo gioco che ci vede sempre perdenti.(&#8230;)Chiediamo semplicemente un po’ più di rispetto e la possibilità di giocarcela ad armi pari con chi ci ha preceduto&#8221;, sono queste le parole con le quali i promotori presentano l&#8217;iniziativa nata su Facebook. &#8220;Lo stage, l’ingresso nel mondo del lavoro, diventa <strong>qualcosa di elitario, da ricchi</strong>. Solo chi ha possibilità economiche può ambire a certi posti, gli altri sono tagliati fuori. È questo ancora più discriminatorio nel caso degli enti pubblici, che sono pagati dalle nostre tasse. Eppure solo i privilegiati possono permettersi il prestigioso stage negli studi di New York della Rai (azienda pubblica italiana) , o il formativo bando MAE in varie sedi nel mondo&#8221;, aggiungono. &#8220;Se supereremo i 100.000 fan della pagina fb, se riuniremo migliaia di firme, allora avremo i numeri per cambiare le cose&#8221;, rivendicano.</p>
<p>Per aderire e partecipare al gruppo basta cliccare <a href="http://www.facebook.com/manifestodellostagista">qui</a><strong>.</strong></p>
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		<title>&#8220;Meglio infermiere che avvocato&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 12:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/meloni.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-537" title="meloni" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/meloni.jpg" alt="meloni" width="110" height="139" /></a><strong>Buon Lavoro! </strong>Questo il titolo della guida voluta dal ministro della Gioventù, <strong>Giorgia Meloni</strong>, per i giovani che muovono i primi passi nel mondo del lavoro. Uno strumento di orientamento che “spieghi quali lavori hanno mercato e quali sono i compensi da attendersi per ogni mestiere che si intenda fare” per porre rimedio al “corto circuito che separa in maniera drammatica il mondo della scuola da quello dell&#8217;università e del lavoro e che produce effetti deleteri”, ha dichiarato il Ministro. Un vademecum per conoscere le varie forme di contratto previste: dai tirocini all’apprendistato, dal lavoro in cooperativa alla libera professione, inclusi i diritti e i doveri dei giovani lavoratori e i dati occupazionali sulle varie professioni. In occasione della presentazione della pubblicazione, la <strong>Meloni</strong>, commentando in una nota i dati del Primo Rapporto sul Mercato italiano dell&#8217;Orientamento, esposto a Roma dal Gruppo di rappresentanza Servizi per l&#8217;Orientamento di Assoknowledge, ha osservato che “se i ragazzi fossero meglio preparati e orientati all&#8217;accesso alle facoltà universitarie, saprebbero che oggi, a un anno dal conseguimento della laurea di secondo livello, il tasso di disoccupazione è del <strong>33,3%</strong> per gli avvocati e chi lavora ha uno stipendio medio netto di <strong>958 euro</strong>, contro un tasso di disoccupazione pari a zero per infermieri e ostetriche, che già nel primo anno di lavoro vantano uno stipendio medio netto di <strong>1.637 euro</strong>”.<br />
Meloni ha ricordato infine “lo stanziamento, fino al 2012, di <strong>4,5 milioni</strong> di euro da parte del ministro Sacconi, per ristrutturare il sistema informativo Excelsior di Unioncamere e contrastare il divario tra formazione e lavoro”.<br />
La guida Buon Lavoro si trova sul sito <a href="http://www.ipotesidilavoro.it/">www.ipotesidilavoro.it</a>, sia in versione sfogliabile che scaricabile.</p>
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		<title>Giovani bye bye</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 08:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/Bansy_0interests.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/Bansy_0interests.jpg" alt="Bansy_0interests" title="Bansy_0interests" width="148" height="160" class="alignnone size-full wp-image-2558" /></a></a><strong>Manageritalia</strong>, in collaborazione con i docenti dell’Università Cattolica di Milano Alessandro Rosina e Paolo Balduzzi, ha curato un rapporto sulle conseguenze drammatiche della fuga dei giovani dal nostro paese e sui problemi politici, sociali e culturali legati al &#8220;degiovanimento&#8221;: Italia, giovani bye bye.</p>
<p>Tra i punti evidenziati:<br />
- Nel <strong>2020 </strong>gli elettori <strong>over 50 </strong>supereranno gli under. In pratica abbiamo la più bassa percentuale di ragazzi sotto i 25 anni di tutta l&#8217;Europa<br />
- Il rischio di disoccupazione nel periodo di crisi (2008-2009) tra i giovani (rapporto tra disoccupazione giovanile e totale) è aumentato del <strong>20% </strong>e più che in tutti gli altri paesi europei<br />
- Non è vero che i nostri giovani più istruiti fuggono dall’Italia, lo fanno nelle stesse proporzioni degli altri giovani europei. È invece vero che noi non sappiamo attirare giovani dall’estero e quindi il saldo tra giovani che escono e entrano è in Italia negativo <strong>–1,2%</strong>, contro 5,5% della Germania e 20% degli USA<br />
- In Italia si diventa <strong>dirigenti a 40 anni</strong>. Manageritalia sottolinea lo scarso rinnovamento nella classe dirigente italiana. Il rischio è che al degiovanimento demografico corrisponda anche un <strong>degiovanimento sociale</strong>: una perdita generalizzata di peso, importanza, valore dei giovani nella società italiana. <strong>Nel 1990</strong> l&#8217;età media dell&#8217;élite era di <strong>51 anni</strong>, <strong>nel 2005 </strong>di circa <strong>62</strong>. Un aumento di 11 anni a fronte di una crescita della speranza di vita di circa 4 anni. I dirigenti privati e pubblici hanno in Italia un&#8217;età media di 47,7 anni contro una media europea del 44,7%.<br />
- Si aggiunge una scarsa mobilità sociale: in Italia avere un padre laureato permette al figlio di guadagnare in media il <strong>50%</strong> in più  rispetto a chi ha un genitore con titolo più basso.<br />
Infine, investiamo solo lo <strong>0,6%</strong> nella protezione sociale dei giovani (disoccupazione e casa), contro una media europea del 2,5% e spendiamo per le pensioni (15,5% del Pil) più della media EU (11,9%), mentre per il sostegno al reddito in caso di disoccupazione solo lo 0,5% del Pil contro una media EU dell’1,5%.</p>
<p>Il rapporto completo è disponibile <a href="http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2010/11/Rapporto-Manageritalia_Italia-Giovani-bye-bye-novembre-2010_definitivo.pdf">qui </a>.</p>
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		<title>TesiCamp, un&#8217;occasione per i nativi digitali</title>
		<link>http://www.campus.it/blog/2010/12/06/tesicamp-unoccasione-per-i-nativi-digitali/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 17:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/148282_10150096163920159_121320850158_7239985_7345504_n.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/148282_10150096163920159_121320850158_7239985_7345504_n.jpg" alt="148282_10150096163920159_121320850158_7239985_7345504_n" title="148282_10150096163920159_121320850158_7239985_7345504_n" width="142" height="140" class="alignnone size-full wp-image-2445" /></a>Che fine fanno le tesi di laurea dopo che vengono discusse davanti a commissioni di professori, spesso assonnate? Molte volte, purtroppo, finiscono negli archivi universitari o in librerie polverose, dove spunti e lavori interessanti vengono dimenticati. Da questa osservazione è nata su iniziativa di tre docenti (<strong>Ivan Montis </strong> &#8211; Università Cattolica di Milano, <strong>Alberto D&#8217;Ottavi e Luca Galli</strong>- NABA &#8211; Nuova Accademia di Belle Arti di Milano)<strong>TesiCamp</strong>, ovvero una giornata in cui i giovani neolaureati e laureandi discutono una tesi sull’innovazione digitale di fronte ad aziende in cerca di nuove idee. Dopo la prima edizione nel 2009, venerdì 3 dicembre presso Palazzo Turati di Milano si è svolta la seconda edizione, dove studenti e tesisti (età media: 24 anni) hanno esposto le loro tesi per un massimo di 15 minuti ciascuno, secondo la formula del bar-camp. Gli argomenti hanno spaziato da prodotti/servizi innovativi per il territorio, all’editoria on-line, al free business, ai contesti ludici. Un&#8217;occasione per dare visibilità ai giovani in gamba in cerca di un&#8217;opportunità lavorativa e un&#8217;occasione per le aziende in cerca di talenti. E infatti su una bacheca ad hoc alcuni manager hanno lasciato i loro contatti e postato la figura che stanno cercando in azienda.<br />
Performedia, agenzia media on-line di Milano, premierà la migliore tesi sviluppata sui temi della pubblicità on-line con uno stage retribuito con 500 euro/mese per sei mesi presso la loro agenzia.<br />
Si è parlato anche di “eticità” degli stage, che spesso nel campo della comunicazione, del marketing, dei new media sono usati dalle aziende come un modo low cost per avere un costante ricambio di forza lavoro, ma anche di come l’innovazione digitale possa essere un vantaggio competitivo per i ragazzi che ormai sguazzano nelle acque del web. In conclusione, prima regola per i ventenni: continuare ad investire su loro stessi in termini di formazione, specialmente nel campo dell&#8217;innovazione digitale dove stanno nascendo nuove figure professionali. Seconda regola: imparare a non farsi fregare da offerte di lavoro che si rivelano specchietti per le allodole. E, a detta dei ragazzi, ce ne sono tante.</p>
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		<title>Diritto al futuro. Il Governo sostiene i giovani</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 10:29:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/diritto_al_futuro-192x144.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/diritto_al_futuro-192x144.jpg" alt="diritto_al_futuro--192x144" title="diritto_al_futuro--192x144" width="112" height="114" class="alignnone size-full wp-image-2317" /></a>Gioventù bloccata tra contratti atipici e conseguenze della crisi. La più recente risposta del Governo a questo triste quadro si chiama “<strong>Diritto al Futuro”, sottotitolo “Bamboccioni a chi?”</strong>, iniziativa voluta dal ministro della Gioventù Giorgia Meloni e presentata pochi giorni fa a Palazzo Chigi.<br />
Si tratta di un insieme di misure per i giovani <strong>under 35 </strong>a sostegno del lavoro, della casa e dello studio. In sintesi: un finanziamento di <strong>216 milioni di euro</strong>, che diventeranno <strong>300 </strong>grazie al cofinanziamento pubblico e privato.<br />
Per quanto riguarda il <strong>lavoro</strong>, il Governo vara misure a favore di giovani under 35 precari o disoccupati che siano già genitori. Chi è in possesso di questi requisiti porterà in dote all’azienda che lo assume a tempo indeterminato un bonus di 5 mila euro. L’idea è di incentivare così l’azienda ad inserire il lavoratore in maniera stabile. L’ammontare del fondo è di <strong>51 milioni di euro</strong> e secondo il Governo dovrebbe portare all’assunzione di 10 mila persone.<br />
Tra gli altri punti, <strong>la casa</strong>. L’obiettivo è offrire garanzia bancaria e permettere l’acquisto della prima casa alle giovani coppie under 35 con difficoltà ad ottenere un mutuo. Ammontare del fondo: <strong>50 milioni di euro</strong>, la stima delle coppie che ne dovrebbe usufruire è di 10mila.<br />
Alla voce <strong>Talento e impresa</strong>, l’iniziativa prevede  la mobilitazione　di　<strong>100　milioni  di　euro</strong>(40 da parte del ministero　della　Gioventù,　60　milioni  da 　parte　di　privati) attraverso　il　cofinanziamento　pubblico　al　40%,　di　iniziative　messe　in　 campo　da　soggetti　privati　(grandi　aziende　e　fondazioni)　che　decidono　di　 rischiare e　investire　in　proprio　sulle　capacità e　il　talento　dei　giovani　 under　35. In area <strong>Formazione</strong>, per chi desidera proseguire gli studi, il Governo ha pensato ad un prestito per i giovani più meritevoli che siano iscritti a: corsi di laurea triennale, magistrale, master universitari di primo o secondo livello, dottorati di ricerca. I finanziamenti verranno erogati in rate annuali da un minimo di 3 mila euro ad un massimo di 5mila (<strong>per 25 mila euro </strong>complessivi) e la restituzione inizierà 30 mesi dopo l’erogazione dell’ultima tassa e dovrà avvenire tra i 3 e i 15 anni. Il finanziamento sarà attivabile presso tutti gli istituti di credito che aderiranno all’iniziativa. Fondo previsto: <strong>19 milioni di euro </strong>che, secondo il Governo, aiuteranno 30 mila giovani.<br />
Infine, altre risorse verranno stanziate alla voce: 20 campus per il job placement dei migliori laureati e accordi con gli enti locali.<br />
Tutti i dettagli sono disponibili sul<a href="http://www.gioventu.gov.it/diritto-al-futuro/diritto-al-futuro-300milioni-di-euro-oggi-per-il-domani-dei-giovani-italiani.aspx"> sito del Ministero della Gioventù</a><strong>.</p>
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		<title>Cagliari: la protesta continua</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2010 16:37:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cgalleani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2231" title="protesta_cagliari" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/protesta_cagliari2.jpg" alt="protesta_cagliari" width="180" height="90" />Sono saliti ieri sul <strong>tetto</strong> del <strong>Palazzo delle Scienze</strong> per gridare il loro <strong>NO al</strong><strong>la riforma Gelmini</strong>, e da lì i <strong>giovani universitari cagliaritani</strong> continuano a far sentire la loro voce. Su Facebook le foto e i video della protesta e la promessa degli studenti di <strong>non abbandonare il</strong> loro <strong>presidio</strong> fino a quando non sarà terminata alla Camera la discussione del ddl Gelmini.</p>
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		<title>Ventenni tranquilli, vi salva Latella</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 10:49:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2099" title="Latella" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/10/Latella.jpeg" alt="Latella" width="152" height="114" />Presentando, come tutti i mercoledì mattina, il nuovo numero del femminile <em>A</em> (già <em>Annabella</em>) ai microfoni di Rtl, <strong>Maria Latella</strong>, direttora rizzoliana, ha spiegato, stamane, una nuova iniziativa del settimanale da lei diretto.</p>
<p>Si vuole raccontare quella che la direttora chiama <em>Generazione A</em>, ovvero i giovani 20-30enni, che qualche problemino, nella vita, lo stanno incontrando. Citando<em> Wall Street 2</em>, Latella ha preso a prestito la definizione che il personaggio di <strong>Michael Douglas</strong> fornisce a una platea di ventenni: &#8220;Voi siete i Ninja: no incomes (entrate), no jobs e no assets (patrimoni)&#8221;.</p>
<p>Un attimo dopo, ha spiegato che <em>A</em> racconterà questa generazione attraverso testimonial come <strong>Charlotte Casiraghi</strong> (messa in copertina), perché è una ventenne che  &#8220;è uscita presto di casa, è attenta all&#8217;ecologia, ha un fidanzato che si occupa di arte&#8221;.</p>
<p>Povera generazione A! Non bastava prenderla per il naso col marketing editoriale, affibbiandogli un nomignolo che fa il verso a una testata (il celebre libro di <strong>Douglas Coupland</strong> non c&#8217;entra un fico). Ora li si spernacchia attribuendogli come rappresentanti delle testine coronate.</p>
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		<title>Italians in fuga. Anche il Time si chiede il perché</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 08:13:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/10/somewhere.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/10/somewhere.jpg" alt="somewhere" title="somewhere" width="133" height="125" class="alignnone size-full wp-image-2025" /></a>Perchè i giovani italiani se ne vanno all’estero? La domanda è arrivata Oltremanica. Sul <strong>Time</strong>, infatti, gli inglesi si interrogano sulla “questione italiana”, partendo dalla ormai famosa lettera di <strong>Pier Luigi Celli </strong>all’amato figliolo. Il magazine punta il dito contro il Paese dei sogni, dove la vita dovrebbe essere bella, eredità di luoghi comuni e antichi sul Belpaese. </p>
<p>In verità, l’Italia, agli occhi di una generazione di giovani espatriati, appare come una nazione dove i padri stanno meglio dei figli, dove una laurea non basta più ad aprire tutte le porte, e rimane quindi la scappatoia d&#8217;emergenza della fuga all’estero. Un fenomeno in aumento, anche se numeri ufficiali variano. Secondo il Censis, <strong>11.700</strong> laureati hanno trovato lavoro all&#8217;estero nel <strong>2006</strong>, pari a uno ogni 25 italiani che hanno concluso gli studi in quell&#8217;anno e secondo un sondaggio di Bachelor, agenzia milanese di reclutamento,<strong> il 33,6%</strong> dei neodiplomati sentono il bisogno di lasciare il paese e un anno dopo averlo fatto il <strong>61,5%</strong> considera la scelta azzeccata.</p>
<p><em>“In Italia non c’è vento. Tutto è bloccato”,</em> sono le parole di  <strong>Luca Vigliero</strong>, architetto 31enne che ha trovato fortuna prima a Rotterdam e poi a Dubai e che si aggiunge alla lista dei &#8220;testimonial&#8221; italiani fuggiti, enumerati dal magazine inglese. C’è anche Silvia, 31 anni, che dopo aver trascorso 4 anni in Cina, è tornata a Treviso e dopo un anno di ricerche non ha trovato nulla di buono ed è tornata in Cina. Poi Francesco, Giovanni, Giulia e molti altri. Il quadro che emerge è quello di un paese nel quale vanno avanti &#8220;<em>gli amici o i figli di</em>&#8220;, dove quelli di talento hanno vita più difficile e dove si è considerati giovani fino a 40 anni, con relativa scarsa considerazione.</p>
<p>In questo contesto, chi è coraggioso? Chi resta o chi va? </p>
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		<title>Buona fortuna a Week, ma&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 15:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1971" title="coverWeek" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/coverWeek.jpg" alt="coverWeek" width="107" height="124" /></p>
<p>Si chiamerà <em><a href="http://www.facebook.com/posted.php?id=122517987512&amp;share_id=126529654040310&amp;comments=1#!/WEEK.magazine?ref=share">Week</a></em> e avrà un sottotitolo importante: &#8220;Giornale per chi è nato dopo il 1 gennaio 1970&#8243; .  Dal 5  novembre in edicola <em>Week</em> è il nuovo settimanale diretto (ed editato) da <strong>Mario Adinolfi</strong>, blogger ma anche già candidato alle ultime primarie nazionali del Pd e noto per aver fatto piangere <strong>Anna Falchi </strong>in tv,  ospite al <em>Tornasole</em> di <strong>Andrea Pezzi</strong>.</p>
<p><em>Week</em> vuol raccontare/rappresentare la generazione degli esclusi, nell&#8217;Italia dall&#8217;ascensore sociale rotto. Un settimanale da battaglia insomma, nel Paese antimeritocratico delle consorterie e degli iper-garantiti, che non è per giovani, come abbiamo spesso ripetuto.</p>
<p>Premesse interessanti. Sono temi autentici, su cui anche <em>Campus</em> ha cercato di dire qualcosa negli ultimi anni. Quindi buona fortuna a <em>Week</em>.</p>
<p>L&#8217;unico dubbio riguarda proprio la formula del post-1970. Che pare un vizio d&#8217;origine: a 40 anni non si è più giovani. Da un pezzo. E continuare ad equivocare su ciò, porta solo acqua al mulino di chi non vuol cambiare un&#8217;unghia.</p>
<p>Un  vezzo/vizio  tipico dell&#8217;area culturale da cui Adinolfi proviene: come non ricordare che l&#8217;esordio politico dell&#8217;avvocato (allora) 39enne <a href="http://www.campus.it/blog/2009/06/11/debora-ragazza-di-39-anni/">Debora Serracchiani</a> fu salutato da <em>L&#8217;Unità</em> con la frase &#8220;questa ragazza ha battuto Berlusconi&#8221;.</p>
<p>O come<strong> Vedrò</strong>, il think tank-kermesse promossa da <strong>Enrico Letta</strong>, giunta alla quinta edizione, e il cui target invecchia con l&#8217;avanzare dell&#8217;età del suo fondatore: per trentenni, per quarantenni, fra qualche anno inevitabilmente per 50enni.</p>
<p>No, sono i giovani a dover fare le loro battaglie. O niente cambierà</p>
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		<title>Under 35 convocati a Torino</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 13:23:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/small_logo-thinkingpot_jpg.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/small_logo-thinkingpot_jpg.jpg" alt="small_logo thinkingpot_jpg" title="small_logo thinkingpot_jpg" width="110" height="100" class="alignnone size-full wp-image-1834" /></a>Il capoluogo piemontese, capitale dei Giovani per l’anno 2010, dedica cinque giorni ai ragazzi under 35. <strong>Dall’8 al 12 settembre</strong>, nel centro di Torino, tra il Lingotto, il Politecnico e il cortile di Palazzo Carignano, va in scena infatti <strong>“Thinking pot &#8211; Diritto al futuro”</strong>,  meeting aperto ai giovani di tutta Europa.</p>
<p>I protagonisti saranno coloro che reclamano il proprio diritto al futuro, che in questa occasione potranno incontrarsi, parlare e mettersi in gioco attraverso le loro idee e proposte. </p>
<p>In programma eventi ed incontri. Dopo la prima giornata d&#8217;accoglienza, il 9 settembre parte con l&#8217;intervento Quo vadis Europa? dello storico <strong>Donald Sasson</strong>, che  rifletterà sull’identità dell’Europa passata, presente e futura. La giornata del 10 punta invece l’obiettivo sul lavoro con 3 career day dedicati ai green jobs, ai social jobs e ai web jobs, proseguendo con un business game a squadre con un iPAD in premio per il vincitore. Infine, sabato 11 tocca a personaggi del giornalismo e della letteratura che si interrogheranno sul tema “Diritto al futuro”. Tra gli ospiti spiccano <strong>David Bainbridge</strong>, docente presso l&#8217;Università di Cambridge, e <strong>Riccardo Iacona</strong>, noto conduttore e giornalista d&#8217;inchiesta della televisione italiana.</p>
<p>Per tutte le informazioni, potete visitare il sito <strong>www.thinkingpot.eu</strong></p>
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		<title>Giovani e banca: la metà non sa gestire le proprie risorse</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 12:56:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/soldi_home1.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1413" title="soldi_home" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/soldi_home1.jpg" alt="soldi_home" width="125" height="115" />I giovani non amano la finanza. Lo dice il<strong> rapporto 2010</strong> presentato da <strong><em>PattiChiari</em></strong> che fotografa il livello di cultura finanziaria degli italiani, restituendo una situazione preoccupante per quanto riguarda l’informazione giovanile.</p>
<p>Il <strong>49%</strong> degli<strong> under 35 </strong>non è in grado di effettuare operazioni finanziarie elementari, come calcolare un tasso d’interesse, valutare il costo di un finanziamento per beni di consumo o per beni immobili o calcolare gli effetti dell’incremento del tasso di sconto sui propri risparmi.</p>
<p>La cultura finanziaria nel nostro Paese cresce con l’aumento dell’età, infatti i giovani sono i più inesperti in materia finanziaria, il <strong><em>gap</em></strong> tra gli under e gli over 35 è del <strong>50%</strong>.</p>
<p>Questo perché l’interesse e la preoccupazione per queste questioni nasce con la<strong> creazione di un conto corrente</strong>, con l’<strong>aumento del capitale</strong> accumulato, potremmo dire attraverso la pratica del <em>learn by doing</em>.</p>
<p>Il <strong>titolo di studio</strong> sicuramente <strong>influisce</strong> sulla cultura finanziaria. I laureati sono più informati e consapevoli rispetto a chi ha un titolo di studio inferiore, ma lo sono meno rispetto a chi frequenta un dottorato.</p>
<p>I più informati comunque non sono i giovani che si sono formati in materia sui banchi di scuola, ma chi ha deciso volontariamente e in modo autonomo di frequentare un <strong>corso di formazione</strong>.</p>
<p>Cosa si può fare per migliorare la cultura finanziaria giovanile? Secondo <em>PattiChiari</em> è indispensabile coinvolgere il <strong>sistema scolastico centrale</strong> e inserire la materia nei percorsi di studio, operazione che richiede anche una formazione adeguata degli insegnanti. Altra proposta è quella di migliorare i corsi di formazione non universitari per raggiungere le generazioni più giovani.</p>
<p>Le cifre preoccupano soprattutto perché le scelte che condizionano la vita vengono prese prima dei 35 anni, momento in cui i giovani, secondo il rapporto, non sono ancora preparati a gestire le loro finanze.</p>
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		<title>Partire o restare? Sofri docet&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 21:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/luca-sofri.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/luca-sofri.jpg" alt="luca sofri" title="luca sofri" width="130" height="100" class="alignnone size-full wp-image-1329" /></a>Quello della “fuga dei cervelli” è uno dei temi ricorrenti di dibattito nel nostro Paese. Sull&#8217;argomento cadono a puntino alcune dichiarazioni di <strong>Luca Sofri</strong>, artefice de<em> Il Post </em>–  un nuovo quotidiano online che aggrega notizie da tutto il mondo.</p>
<p>Intervistato dal portale <em>Nuok</em>, <strong>Sofri</strong> dice: &#8220;(&#8230;)Smetterei di vedere come una cosa negativa la aumentata attitudine ad andarsene a lavorare e studiare all’estero. I cervelli in fuga fuggono in posti accoglienti e interessanti. Mi sembra che stiano molto peggio quelli che non hanno opportunità di andarsene, e lo vorrebbero&#8221;, aggiungendo,&#8221;Poi che l’Italia offra meno opportunità di lavoro è un problema di per sé, e per l’Italia, e dipende da una condizione politico-culturale dell’Italia molto ampia che riguarda tutti i suoi ritardi&#8221;.</p>
<p>Niente di nuovo nè di particolarmente sconvolgente, e infatti alla domanda finale &#8220;Qual è il tuo consiglio ad un ragazzo che sta pensando di andarsene?&#8221;, il creatore de <em>Il Post</em> conclude: &#8220;L’ho appena dato a un mio amico sedicenne: “Scrivimi una cartolina, non sai quanto ti invidio”.</p>
<p>Frasi condivisibili quelle dell&#8217;innovatore <strong>Sofri</strong>, ma il sospetto è solo uno:non è che tutti questi geniacci del web, del giornalismo, ecc. son contenti che i più giovani e in gamba vadano a respirare aria fresca in altre terre lontane così da tenersi la loro poltroncina al caldo?</p>
<p>Stessi quesiti che, più o meno, ci facevamo <a href="http://www.campus.it/blog/2009/12/05/dinosauri-vs-talenti/">qui </a>.</p>
<p>L&#8217; intervista originale di <em>Nuok</em> a <strong>Luca Sofri</strong> la trovate <a href="http://www.nuok.it/2010/06/humus-quattro-domande-a-luca-sofri/">qui</a>. </p>
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		<title>Giovani, l&#8217;esercito immobile. E se si muovesse&#8230;?</title>
		<link>http://www.campus.it/blog/2010/06/04/giovani-lesercito-immobile-e-se-si-muovesse/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 22:39:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/300px-Personaggi_LEGO.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/300px-Personaggi_LEGO.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/300px-Personaggi_LEGO.jpg" alt="300px-Personaggi_LEGO" title="300px-Personaggi_LEGO" width="120" height="125" class="alignnone size-full wp-image-1264" /></a>I dati parlano chiaro: la disoccupazione giovanile sale al <strong>30%</strong> e come conseguenza molti giovani <strong>under 30</strong> rimangono a casa con mamma e papà.<br />
Su <em>La Voce.info </em>l’economista <strong>Daniela Del Boca </strong>e il demografo <strong>Alessandro Rosina </strong>descrivono i giovani italiani come un <strong><em>esercito immobile</em>,</strong><em> una risorsa scarsa, più sprecata e meno valorizzata che altrove.</em></p>
<p>I due esperti, paragonando il nostro Paese al resto d&#8217;Europa, evidenziano come negli ultimi trent’anni <strong>i giovani nord-europei </strong>abbiano continuato a lasciare la famiglia presto, aiutati anche da adeguate politiche di promozione e protezione dell’autonomia; <strong>nel Sud Europa</strong> è invece iniziata una fase di progressivo prolungamento dei tempi di uscita. Ai fattori culturali si sono sovrapposti sempre più quelli economici, facendo consolidare un sistema coerente caratterizzato da bassi tassi di attività e inadeguato sostegno del welfare pubblico.<br />
<strong>Tutta colpa della crisi?</strong> Non solo. Come scrivono i redattori de La Voce. info, secondo i dati di un’indagine condotta dall’Istat, tra i ventenni e i trentenni che a fine <strong>2003 </strong>vivevano con i genitori, <strong>solo uno su cinque </strong>risultava essere uscito a <strong>inizio 2007.</strong> Tra chi aveva affermato a inizio periodo che sicuramente nei prossimi tre anni avrebbe conquistato una propria indipendenza, <strong>solo il 53%</strong>è riuscito effettivamente a farlo.</p>
<p>Altri dati scoraggianti arrivano anche dal recente rapporto Eurostat “<strong>Youth in Europe – 2009 Edition”</strong>. Se si considerano i tassi di attività nella <strong>fascia 25-29 anni</strong>, l’anomalia italiana emerge non solo dai livelli &#8211; da noi molto più bassi &#8211; ma anche dal legame con il titolo di studio. Negli altri paesi, già prima dei <strong>30 anni</strong> i laureati si trovano in vantaggio rispetto a chi è meno qualificato. Solo da noi ciò non avviene </p>
<p>Il quadro è quello di un esercito immobile, “non reso attivo da chi guida il paese per creare sviluppo e ricchezza, ma nemmeno mobilitato “dal basso” per proteste e lotte contro gli squilibri generazionali. La conseguenza è un’economia che non cresce e una società che non si rinnova”, concludono Del Boca e Rosina. </p>
<p>E se questo esercito immobile iniziasse a darsi una mossa? Come? Iniziando a pretendere, unito e compatto, condizioni  e tipologie contrattuali più eque come quelle previste dal <strong><a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001663.html">contratto unico a tutele progressive</a> </strong>proposto da <strong>Tito Boeri</strong>.  </p>
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		<title>Una generazione da rappresentare</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 10:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[antonio de napoli]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In un&#8217;intervista, pubblicata, il 18 marzo, dal web magazine della<em> Fondazione Farefuturo</em>, <strong>Antonio De Napoli</strong>, 25enne, laureato in Scienze politiche, portavoce del Forum nazionale dei giovani, ha dichiarato la necessità di una <strong>&#8220;rivoluzione culturale&#8221;. </strong></p>
<p>E&#8217; assodato che in questo paese la causa dello scarso spazio per il merito sia da imputare spesso a  un sistema culturale sedimentato nel dna dell’italiano. <strong>“Però, se non inizia questa generazione, non ne verremo mai fuori&#8221;, </strong>ha ribattuto De Napoli riferendosi a un&#8217;inversione di marcia che parta dai ventenni.<br />
E alla domanda perché un giovane dovrebbe scegliere di rimanere in Italia? &#8220;Perché la ama. (&#8230;) <strong>Se i migliori vanno fuori, questo paese non si risolleva più&#8221;</strong>, ha affermato il portavoce del Forum. Frasi che sembrano facili, a dirsi, ma che sono profondamente vere: i giovani, in Italia, devono fare massa critica per essere portavoce delle loro istanze. Solo in questo modo potranno farsi notare da chi li rabbonisce con qualche parola consolatoria. Nella pratica? <strong> &#8220;Serve un organismo di rappresentanza generazionale che sia parte sociale nei confronti delle istituzioni&#8221;</strong> ha concluso De Napoli. La scommessa è sulla rappresentanza. Parte da qui l&#8217;Italia anti-bamboccioni e pro giovani che vogliono progettare il proprio futuro.<br />
E chissà che Gianfranco Fini non stia tramando qualcosa? D’altronde il presidente della Fondazione Farefuturo è proprio lui e il misterioso progetto &#8220;Generazione Italia&#8221; sta sbocciando&#8230;</p>
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