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Gelmini: “Giovani non scappate”

di Maria Teresa Melodia

gelminiIl ministro dell’ Istruzione Mariastella Gelmini dice no all’esodo di giovani dall’Italia. “I giovani devono restare e lottare insieme a noi per combattere l’immobilismo e lo stato di conservazione che sembra impossibile da scalfire” ha dichiarato il Ministro in un’intervista al Giornale, elencando cinque motivi per cui gli studenti possono scegliere di non scappare all’estero.

In primis, gli accordi per Mirafiori e Pomigliano, “una rivoluzione che consentirà a Fiat di crescere cosicchè ci saranno nuovi posti di lavoro e stipendi più alti”. Oltre al fatto che “imprenditori e lavoratori non sono più categorie contrapposte ma hanno identici interessi”. “Poi il Mezzogiorno”, aggiunge Gelmini, spiegando che “il piano per il Sud del governo” darà risorse “non solo per le infrastrutture materiali” ma anche per quelle “immateriali. I talenti devono restare sul territorio”. A seguire ci sono la “ricerca e l’ innovazione” che hanno bisogno di puntare sul capitale umano. E la riforma dell’università, che “vieta le assunzioni di parenti fino al quarto grado, toglie potere ai baroni, aumenta la flessibilita, l’internazionalizzazione e il turn over, inverte la fuga di cervelli per attrarre dall’estero”. Un “grande segnale di cambiamento” insieme a “un governo di giovani, con ministri under 40 come la sottoscritta, la Carfagna, la Meloni, Fitto, Alfano“. Appello di fine d’anno concluso. Ora tocca ai giovani crederci o meno.

Data: 30 dicembre 2010

Su Facebook stagisti alla riscossa

di Maria Teresa Melodia

50252_173424802670591_3860479_nL’iniziativa è partita da un gruppo di giovani e dal sito Scambieuropei. Parliamo del Manifesto dello stagista:una proposta di raccolta firme mirata ad ottenere una modifica della normativa sugli stage. Nello specifico in tre punti:
- Se lo stage non è curriculare (non è svolto per motivi scolastici o universitari) deve prevedere un rimborso spese
- La somma minima per il rimborso spese deve essere così prevista: 200 euro al mese per studenti di scuola superiore, 400 euro al mese per diplomati con laurea triennale, 500 euro al mese per laureati con laurea specialistica
- Gli stage non possono essere svolti oltre i 18 mesi dalla fine di un corso di studi (scuola superiore, università, master, corso professionale)

Oggi gli stagisti italiani sono più di 300.000 ogni anno: giovani che lavorano senza alcun diritto se non quello di maturare esperienza. Un passaggio praticamente obbligatorio, nonostante nella maggior parte dei casi non ci siano garanzie di assunzione, né contratti che regolino il periodo di tirocinio lavorativo. “Crediamo sia giunto il momento di far sentire la nostra voce.Fino ad ora le nostre piccole battaglie quotidiane le abbiamo fatte in solitaria. Adesso ci siamo contati e abbiamo capito che insieme possiamo far valere le nostre ragioni chiamando in causa chi davvero può cambiare le regole di questo gioco che ci vede sempre perdenti.(…)Chiediamo semplicemente un po’ più di rispetto e la possibilità di giocarcela ad armi pari con chi ci ha preceduto”, sono queste le parole con le quali i promotori presentano l’iniziativa nata su Facebook. “Lo stage, l’ingresso nel mondo del lavoro, diventa qualcosa di elitario, da ricchi. Solo chi ha possibilità economiche può ambire a certi posti, gli altri sono tagliati fuori. È questo ancora più discriminatorio nel caso degli enti pubblici, che sono pagati dalle nostre tasse. Eppure solo i privilegiati possono permettersi il prestigioso stage negli studi di New York della Rai (azienda pubblica italiana) , o il formativo bando MAE in varie sedi nel mondo”, aggiungono. “Se supereremo i 100.000 fan della pagina fb, se riuniremo migliaia di firme, allora avremo i numeri per cambiare le cose”, rivendicano.

Per aderire e partecipare al gruppo basta cliccare qui.

Data: 14 dicembre 2010

“Meglio infermiere che avvocato”

di Maria Teresa Melodia

meloniBuon Lavoro! Questo il titolo della guida voluta dal ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, per i giovani che muovono i primi passi nel mondo del lavoro. Uno strumento di orientamento che “spieghi quali lavori hanno mercato e quali sono i compensi da attendersi per ogni mestiere che si intenda fare” per porre rimedio al “corto circuito che separa in maniera drammatica il mondo della scuola da quello dell’università e del lavoro e che produce effetti deleteri”, ha dichiarato il Ministro. Un vademecum per conoscere le varie forme di contratto previste: dai tirocini all’apprendistato, dal lavoro in cooperativa alla libera professione, inclusi i diritti e i doveri dei giovani lavoratori e i dati occupazionali sulle varie professioni. In occasione della presentazione della pubblicazione, la Meloni, commentando in una nota i dati del Primo Rapporto sul Mercato italiano dell’Orientamento, esposto a Roma dal Gruppo di rappresentanza Servizi per l’Orientamento di Assoknowledge, ha osservato che “se i ragazzi fossero meglio preparati e orientati all’accesso alle facoltà universitarie, saprebbero che oggi, a un anno dal conseguimento della laurea di secondo livello, il tasso di disoccupazione è del 33,3% per gli avvocati e chi lavora ha uno stipendio medio netto di 958 euro, contro un tasso di disoccupazione pari a zero per infermieri e ostetriche, che già nel primo anno di lavoro vantano uno stipendio medio netto di 1.637 euro”.
Meloni ha ricordato infine “lo stanziamento, fino al 2012, di 4,5 milioni di euro da parte del ministro Sacconi, per ristrutturare il sistema informativo Excelsior di Unioncamere e contrastare il divario tra formazione e lavoro”.
La guida Buon Lavoro si trova sul sito www.ipotesidilavoro.it, sia in versione sfogliabile che scaricabile.

Data: 13 dicembre 2010

Giovani bye bye

di Maria Teresa Melodia

Bansy_0interestsManageritalia, in collaborazione con i docenti dell’Università Cattolica di Milano Alessandro Rosina e Paolo Balduzzi, ha curato un rapporto sulle conseguenze drammatiche della fuga dei giovani dal nostro paese e sui problemi politici, sociali e culturali legati al “degiovanimento”: Italia, giovani bye bye.

Tra i punti evidenziati:
- Nel 2020 gli elettori over 50 supereranno gli under. In pratica abbiamo la più bassa percentuale di ragazzi sotto i 25 anni di tutta l’Europa
- Il rischio di disoccupazione nel periodo di crisi (2008-2009) tra i giovani (rapporto tra disoccupazione giovanile e totale) è aumentato del 20% e più che in tutti gli altri paesi europei
- Non è vero che i nostri giovani più istruiti fuggono dall’Italia, lo fanno nelle stesse proporzioni degli altri giovani europei. È invece vero che noi non sappiamo attirare giovani dall’estero e quindi il saldo tra giovani che escono e entrano è in Italia negativo –1,2%, contro 5,5% della Germania e 20% degli USA
- In Italia si diventa dirigenti a 40 anni. Manageritalia sottolinea lo scarso rinnovamento nella classe dirigente italiana. Il rischio è che al degiovanimento demografico corrisponda anche un degiovanimento sociale: una perdita generalizzata di peso, importanza, valore dei giovani nella società italiana. Nel 1990 l’età media dell’élite era di 51 anni, nel 2005 di circa 62. Un aumento di 11 anni a fronte di una crescita della speranza di vita di circa 4 anni. I dirigenti privati e pubblici hanno in Italia un’età media di 47,7 anni contro una media europea del 44,7%.
- Si aggiunge una scarsa mobilità sociale: in Italia avere un padre laureato permette al figlio di guadagnare in media il 50% in più rispetto a chi ha un genitore con titolo più basso.
Infine, investiamo solo lo 0,6% nella protezione sociale dei giovani (disoccupazione e casa), contro una media europea del 2,5% e spendiamo per le pensioni (15,5% del Pil) più della media EU (11,9%), mentre per il sostegno al reddito in caso di disoccupazione solo lo 0,5% del Pil contro una media EU dell’1,5%.

Il rapporto completo è disponibile qui .

Data: 13 dicembre 2010

TesiCamp, un’occasione per i nativi digitali

di Maria Teresa Melodia

148282_10150096163920159_121320850158_7239985_7345504_nChe fine fanno le tesi di laurea dopo che vengono discusse davanti a commissioni di professori, spesso assonnate? Molte volte, purtroppo, finiscono negli archivi universitari o in librerie polverose, dove spunti e lavori interessanti vengono dimenticati. Da questa osservazione è nata su iniziativa di tre docenti (Ivan Montis – Università Cattolica di Milano, Alberto D’Ottavi e Luca Galli- NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano)TesiCamp, ovvero una giornata in cui i giovani neolaureati e laureandi discutono una tesi sull’innovazione digitale di fronte ad aziende in cerca di nuove idee. Dopo la prima edizione nel 2009, venerdì 3 dicembre presso Palazzo Turati di Milano si è svolta la seconda edizione, dove studenti e tesisti (età media: 24 anni) hanno esposto le loro tesi per un massimo di 15 minuti ciascuno, secondo la formula del bar-camp. Gli argomenti hanno spaziato da prodotti/servizi innovativi per il territorio, all’editoria on-line, al free business, ai contesti ludici. Un’occasione per dare visibilità ai giovani in gamba in cerca di un’opportunità lavorativa e un’occasione per le aziende in cerca di talenti. E infatti su una bacheca ad hoc alcuni manager hanno lasciato i loro contatti e postato la figura che stanno cercando in azienda.
Performedia, agenzia media on-line di Milano, premierà la migliore tesi sviluppata sui temi della pubblicità on-line con uno stage retribuito con 500 euro/mese per sei mesi presso la loro agenzia.
Si è parlato anche di “eticità” degli stage, che spesso nel campo della comunicazione, del marketing, dei new media sono usati dalle aziende come un modo low cost per avere un costante ricambio di forza lavoro, ma anche di come l’innovazione digitale possa essere un vantaggio competitivo per i ragazzi che ormai sguazzano nelle acque del web. In conclusione, prima regola per i ventenni: continuare ad investire su loro stessi in termini di formazione, specialmente nel campo dell’innovazione digitale dove stanno nascendo nuove figure professionali. Seconda regola: imparare a non farsi fregare da offerte di lavoro che si rivelano specchietti per le allodole. E, a detta dei ragazzi, ce ne sono tante.

Data: 6 dicembre 2010

Diritto al futuro. Il Governo sostiene i giovani

di Maria Teresa Melodia

diritto_al_futuro--192x144Gioventù bloccata tra contratti atipici e conseguenze della crisi. La più recente risposta del Governo a questo triste quadro si chiama “Diritto al Futuro”, sottotitolo “Bamboccioni a chi?”, iniziativa voluta dal ministro della Gioventù Giorgia Meloni e presentata pochi giorni fa a Palazzo Chigi.
Si tratta di un insieme di misure per i giovani under 35 a sostegno del lavoro, della casa e dello studio. In sintesi: un finanziamento di 216 milioni di euro, che diventeranno 300 grazie al cofinanziamento pubblico e privato.
Per quanto riguarda il lavoro, il Governo vara misure a favore di giovani under 35 precari o disoccupati che siano già genitori. Chi è in possesso di questi requisiti porterà in dote all’azienda che lo assume a tempo indeterminato un bonus di 5 mila euro. L’idea è di incentivare così l’azienda ad inserire il lavoratore in maniera stabile. L’ammontare del fondo è di 51 milioni di euro e secondo il Governo dovrebbe portare all’assunzione di 10 mila persone.
Tra gli altri punti, la casa. L’obiettivo è offrire garanzia bancaria e permettere l’acquisto della prima casa alle giovani coppie under 35 con difficoltà ad ottenere un mutuo. Ammontare del fondo: 50 milioni di euro, la stima delle coppie che ne dovrebbe usufruire è di 10mila.
Alla voce Talento e impresa, l’iniziativa prevede la mobilitazione di 100 milioni di euro(40 da parte del ministero della Gioventù, 60 milioni da  parte di privati) attraverso il cofinanziamento pubblico al 40%, di iniziative messe in  campo da soggetti privati (grandi aziende e fondazioni) che decidono di  rischiare e investire in proprio sulle capacità e il talento dei giovani  under 35. In area Formazione, per chi desidera proseguire gli studi, il Governo ha pensato ad un prestito per i giovani più meritevoli che siano iscritti a: corsi di laurea triennale, magistrale, master universitari di primo o secondo livello, dottorati di ricerca. I finanziamenti verranno erogati in rate annuali da un minimo di 3 mila euro ad un massimo di 5mila (per 25 mila euro complessivi) e la restituzione inizierà 30 mesi dopo l’erogazione dell’ultima tassa e dovrà avvenire tra i 3 e i 15 anni. Il finanziamento sarà attivabile presso tutti gli istituti di credito che aderiranno all’iniziativa. Fondo previsto: 19 milioni di euro che, secondo il Governo, aiuteranno 30 mila giovani.
Infine, altre risorse verranno stanziate alla voce: 20 campus per il job placement dei migliori laureati e accordi con gli enti locali.
Tutti i dettagli sono disponibili sul sito del Ministero della Gioventù.

Data: 1 dicembre 2010

Cagliari: la protesta continua

di cgalleani

protesta_cagliariSono saliti ieri sul tetto del Palazzo delle Scienze per gridare il loro NO alla riforma Gelmini, e da lì i giovani universitari cagliaritani continuano a far sentire la loro voce. Su Facebook le foto e i video della protesta e la promessa degli studenti di non abbandonare il loro presidio fino a quando non sarà terminata alla Camera la discussione del ddl Gelmini.

Data: 26 novembre 2010

Ventenni tranquilli, vi salva Latella

LatellaPresentando, come tutti i mercoledì mattina, il nuovo numero del femminile A (già Annabella) ai microfoni di Rtl, Maria Latella, direttora rizzoliana, ha spiegato, stamane, una nuova iniziativa del settimanale da lei diretto.

Si vuole raccontare quella che la direttora chiama Generazione A, ovvero i giovani 20-30enni, che qualche problemino, nella vita, lo stanno incontrando. Citando Wall Street 2, Latella ha preso a prestito la definizione che il personaggio di Michael Douglas fornisce a una platea di ventenni: “Voi siete i Ninja: no incomes (entrate), no jobs e no assets (patrimoni)”.

Un attimo dopo, ha spiegato che A racconterà questa generazione attraverso testimonial come Charlotte Casiraghi (messa in copertina), perché è una ventenne che  “è uscita presto di casa, è attenta all’ecologia, ha un fidanzato che si occupa di arte”.

Povera generazione A! Non bastava prenderla per il naso col marketing editoriale, affibbiandogli un nomignolo che fa il verso a una testata (il celebre libro di Douglas Coupland non c’entra un fico). Ora li si spernacchia attribuendogli come rappresentanti delle testine coronate.

Data: 20 ottobre 2010

Italians in fuga. Anche il Time si chiede il perché

di Maria Teresa Melodia

somewherePerchè i giovani italiani se ne vanno all’estero? La domanda è arrivata Oltremanica. Sul Time, infatti, gli inglesi si interrogano sulla “questione italiana”, partendo dalla ormai famosa lettera di Pier Luigi Celli all’amato figliolo. Il magazine punta il dito contro il Paese dei sogni, dove la vita dovrebbe essere bella, eredità di luoghi comuni e antichi sul Belpaese.

In verità, l’Italia, agli occhi di una generazione di giovani espatriati, appare come una nazione dove i padri stanno meglio dei figli, dove una laurea non basta più ad aprire tutte le porte, e rimane quindi la scappatoia d’emergenza della fuga all’estero. Un fenomeno in aumento, anche se numeri ufficiali variano. Secondo il Censis, 11.700 laureati hanno trovato lavoro all’estero nel 2006, pari a uno ogni 25 italiani che hanno concluso gli studi in quell’anno e secondo un sondaggio di Bachelor, agenzia milanese di reclutamento, il 33,6% dei neodiplomati sentono il bisogno di lasciare il paese e un anno dopo averlo fatto il 61,5% considera la scelta azzeccata.

“In Italia non c’è vento. Tutto è bloccato”, sono le parole di Luca Vigliero, architetto 31enne che ha trovato fortuna prima a Rotterdam e poi a Dubai e che si aggiunge alla lista dei “testimonial” italiani fuggiti, enumerati dal magazine inglese. C’è anche Silvia, 31 anni, che dopo aver trascorso 4 anni in Cina, è tornata a Treviso e dopo un anno di ricerche non ha trovato nulla di buono ed è tornata in Cina. Poi Francesco, Giovanni, Giulia e molti altri. Il quadro che emerge è quello di un paese nel quale vanno avanti “gli amici o i figli di“, dove quelli di talento hanno vita più difficile e dove si è considerati giovani fino a 40 anni, con relativa scarsa considerazione.

In questo contesto, chi è coraggioso? Chi resta o chi va?

Data: 11 ottobre 2010

Buona fortuna a Week, ma…

coverWeek

Si chiamerà Week e avrà un sottotitolo importante: “Giornale per chi è nato dopo il 1 gennaio 1970″ .  Dal 5  novembre in edicola Week è il nuovo settimanale diretto (ed editato) da Mario Adinolfi, blogger ma anche già candidato alle ultime primarie nazionali del Pd e noto per aver fatto piangere Anna Falchi in tv,  ospite al Tornasole di Andrea Pezzi.

Week vuol raccontare/rappresentare la generazione degli esclusi, nell’Italia dall’ascensore sociale rotto. Un settimanale da battaglia insomma, nel Paese antimeritocratico delle consorterie e degli iper-garantiti, che non è per giovani, come abbiamo spesso ripetuto.

Premesse interessanti. Sono temi autentici, su cui anche Campus ha cercato di dire qualcosa negli ultimi anni. Quindi buona fortuna a Week.

L’unico dubbio riguarda proprio la formula del post-1970. Che pare un vizio d’origine: a 40 anni non si è più giovani. Da un pezzo. E continuare ad equivocare su ciò, porta solo acqua al mulino di chi non vuol cambiare un’unghia.

Un  vezzo/vizio  tipico dell’area culturale da cui Adinolfi proviene: come non ricordare che l’esordio politico dell’avvocato (allora) 39enne Debora Serracchiani fu salutato da L’Unità con la frase “questa ragazza ha battuto Berlusconi”.

O come Vedrò, il think tank-kermesse promossa da Enrico Letta, giunta alla quinta edizione, e il cui target invecchia con l’avanzare dell’età del suo fondatore: per trentenni, per quarantenni, fra qualche anno inevitabilmente per 50enni.

No, sono i giovani a dover fare le loro battaglie. O niente cambierà

Data: 27 settembre 2010

Under 35 convocati a Torino

di Maria Teresa Melodia

small_logo thinkingpot_jpgIl capoluogo piemontese, capitale dei Giovani per l’anno 2010, dedica cinque giorni ai ragazzi under 35. Dall’8 al 12 settembre, nel centro di Torino, tra il Lingotto, il Politecnico e il cortile di Palazzo Carignano, va in scena infatti “Thinking pot – Diritto al futuro”, meeting aperto ai giovani di tutta Europa.

I protagonisti saranno coloro che reclamano il proprio diritto al futuro, che in questa occasione potranno incontrarsi, parlare e mettersi in gioco attraverso le loro idee e proposte.

In programma eventi ed incontri. Dopo la prima giornata d’accoglienza, il 9 settembre parte con l’intervento Quo vadis Europa? dello storico Donald Sasson, che rifletterà sull’identità dell’Europa passata, presente e futura. La giornata del 10 punta invece l’obiettivo sul lavoro con 3 career day dedicati ai green jobs, ai social jobs e ai web jobs, proseguendo con un business game a squadre con un iPAD in premio per il vincitore. Infine, sabato 11 tocca a personaggi del giornalismo e della letteratura che si interrogheranno sul tema “Diritto al futuro”. Tra gli ospiti spiccano David Bainbridge, docente presso l’Università di Cambridge, e Riccardo Iacona, noto conduttore e giornalista d’inchiesta della televisione italiana.

Per tutte le informazioni, potete visitare il sito www.thinkingpot.eu

Data: 3 settembre 2010

Giovani e banca: la metà non sa gestire le proprie risorse

di Claudia Cervini

soldi_homeI giovani non amano la finanza. Lo dice il rapporto 2010 presentato da PattiChiari che fotografa il livello di cultura finanziaria degli italiani, restituendo una situazione preoccupante per quanto riguarda l’informazione giovanile.

Il 49% degli under 35 non è in grado di effettuare operazioni finanziarie elementari, come calcolare un tasso d’interesse, valutare il costo di un finanziamento per beni di consumo o per beni immobili o calcolare gli effetti dell’incremento del tasso di sconto sui propri risparmi.

La cultura finanziaria nel nostro Paese cresce con l’aumento dell’età, infatti i giovani sono i più inesperti in materia finanziaria, il gap tra gli under e gli over 35 è del 50%.

Questo perché l’interesse e la preoccupazione per queste questioni nasce con la creazione di un conto corrente, con l’aumento del capitale accumulato, potremmo dire attraverso la pratica del learn by doing.

Il titolo di studio sicuramente influisce sulla cultura finanziaria. I laureati sono più informati e consapevoli rispetto a chi ha un titolo di studio inferiore, ma lo sono meno rispetto a chi frequenta un dottorato.

I più informati comunque non sono i giovani che si sono formati in materia sui banchi di scuola, ma chi ha deciso volontariamente e in modo autonomo di frequentare un corso di formazione.

Cosa si può fare per migliorare la cultura finanziaria giovanile? Secondo PattiChiari è indispensabile coinvolgere il sistema scolastico centrale e inserire la materia nei percorsi di studio, operazione che richiede anche una formazione adeguata degli insegnanti. Altra proposta è quella di migliorare i corsi di formazione non universitari per raggiungere le generazioni più giovani.

Le cifre preoccupano soprattutto perché le scelte che condizionano la vita vengono prese prima dei 35 anni, momento in cui i giovani, secondo il rapporto, non sono ancora preparati a gestire le loro finanze.

Data: 2 luglio 2010
Campus
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