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ItaliaCamp e le tue idee per il Paese

di Claudia Cervini

La tua idea per il Paese. Questo il progetto dell’associazione ItaliaCamp, composta da giovani laLuiss_homeureati, ricercatori, imprenditori e liberi professionisti. Obiettivo: creare e raccogliere idee per l’innovazione, sfruttando la metodologia BarCamp.

Che cos’è BarCamp? Una rete internazionale di conferenze aperte, dove i contenuti sono proposti direttamente dai partecipanti durante il corso degli eventi. Il BarCamp è il metodo più aperto per la circolazione del libero pensiero, per la divulgazione ed è arrivato in Italia nel 2006.

In questo modo verranno creati progetti per quattro città diverse:  Roma, Milano, Lecce e Bruxelles, anche se ci sembra strano che la capitale del Belgio rientri nel progetto La tua idea per il Paese. Ma Bruxelles è anche la capitale dell’Unione europea e forse è un segnale che gli organizzatori intendono dare, di unione non solo economica, ma anche politica.

L’iniziativa sarà presentata oggi a Palazzo Chigi. A illustrarne i dettagli ci penseranno Fabrizio Sammarco, giovane ideatore del progetto, Pier Luigi Celli, amministratore delegato e direttore generale della Luiss e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Gianni Letta,  che è anche presidente onorario di ItaliaCamp.

Un auspicio: speriamo che l’iniziativa non sia solo uno specchietto per le allodole, un’operazione di marketing e comunicazione, ma sia davvero finalizzata allo sviluppo del Paese e porti un risultato concreto.

Data: 22 giugno 2010

Un’Onda ideologica?

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Non sarà che quest’Onda sia stata sopravvalutata? Gli ultimi passi del movimento anti-133 (cui dedichiamo la maggior parte della sezione Politics di Campus che sarà in edicola da martedì 16) lasciano davvero perplessi.

Prendiamo, per esempio, la contestazione del sottosegretario Gianni Letta a Siena. A leggere le email del terminale senese della protesta di lancio della manifestazione, c’era da riflettere. “Letta è la persona con la quale  il rettore dell’università di Siena, Silvano Focardi, ha istituito un canale privilegiato per la gestione della  crisi dell’ateneo”, si è scritto.

Di nuovo, Letta “è colui che ha avallato il vergognoso piano di ‘risanamento’”. Ancora, secondo l’Onda senese  è stato il Governo “nella persona di Gianni Letta, a imporre la  nomina  del nuovo direttore amministrativo della nostra università”, al quale il rettore, Focardi “renda conto  esclusivamente”, piuttosto che “a quelle componenti dell’ateneo toccate  dalla crisi, pur non avendola generata: studenti e precari che da mesi si  stanno battendo per la tutela dei propri diritti”.

Piccolo dettaglio: l’ateneo ha scoperto recentemente un colossale buco di bilancio (250 milioni di contributi previdenziali non versati), che il rettore sta tentando disperatamente di ripianare.

Si addebita a Focardi il voler risanare? Il fatto che, per questo, si raccordi alla presidenza del Consiglio? E, ancora più sorprendente, avrebbe dovuto nominare il nuovo dirittore amministrativo indicendo una bella assemblea? 

Posizioni, queste, che lasciano trasparire un ideologismo agghiacciante. Lo stesso che emerge quando si programmano la autoriduzioni agli spettacoli teatrali, ai concerti ecc. Cose già viste nel lontano 1977. E non finì troppo bene

Data: 12 dicembre 2008

Tremonti-Gelmini, mezzo dietrofront

tremonti_giulio.jpg133 addio. O quasi. Con un decreto d’urgenza, approvato oggi in Consiglio dei ministri, il Governo si rimangia in parte la cura “sangue, sudore e lacrime” messa a punto da Giulio Tremonti.

Grazie alla decisiva mediazione di Gianni Letta e alle pressioni di Alleanza nazionale e Lega, poco propense a vederre rinfocolate le proteste negli atenei, Tremonti ha dato l’ok e Gelmini ha scritto il decreto.

Il blocco del turn over si attenua: una nuova assunzione ogni due pensionamenti (contro il rapporto 1 a 5 precendente) e vincolo di spesa, nella misura del 60%, a favore dei giovani ricercatori.

Rivoluzionati anche gli ingenti tagli (65 milioni) al diritto allo studio. Gli stanziamenti segnano ora un più 135 milioni, con i quali si riuscirà a dare la borsa anche ai 40mila aventi diritto in base ai requisiti, ma oggi esclusi.

Dal 2009, circa 500milioni di Fondo di finanziamento ordinario (su circa 8.000) saranno distribuiti agli atenei con la migliore ricerca, in base alle analisi del Consiglio nazionale per la valutazione universitaria. “Un segnale”, ha chiosato Gelmini.

Immutati i tagli, a partire dal 2010 ma la stessa ministro fa capire che c’è un ampio margine di trattativa.

Contemporaneamente, sui concorsi, bocciata la linea dura che ne chiedeva il blocco: cambiano solo le regole di nomina dei commissari. Anziché essere votati fra i docenti del settore disciplinare, sarano estratti a sorte.

Plaude la Conferenza dei rettori, plaude il neorettore della Sapienza, Luigi Frati mentre da Palermo arriva il grido di dolore (o la minaccia?) degli atenei meridionali, che chiedono condizioni per poter competere con quelli del Centro-Nord. Si parla, esplicitamente, di cartello. Una sorta di contro-Aquis, l’associazione degli atenei eccellenti, che raccoglie una dozzina di università, fra cui Padova, Bologna, Politecnico di Milano, Bicocca.

Forse, la prima vittima di questo scontro fra politica e accademia è proprio la Conferenza dei rettori. Che di fatto pare non esserci più.

Data: 7 novembre 2008

Concorsi, soluzione di compromesso?

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Il consiglio dei ministri di oggi si occuperà di università. Pare certa la presentazione di un decreto recante provvedimenti urgenti.

La Gelmini interverrà sui concorsi ma non per bloccare le tornate già bandite, come martellava il bocconiano Giavazzi (uno dei saggi scelti dalla ministro per ripensare la valutazione accademica) ma per bloccare le elezioni delle commissioni giudicatrici.

In base all’attuale norma,  infatti, sono i professori di un gruppo disciplinare a eleggere i commissari. Meccanismo che secondo alcuni osservatori – Roberto Perotti, autore de L’Università truccata, in primis – consente di “prescegliere” i vincitori.

Il decreto dovrebbe quindi introdurre l’estrazione a sorte dei quattro commissari.

Una soluzione di compromesso, alla quale forse non è estraneo il ruolo di grande mediatore a cui sta assurgendo (di nuovo) Gianni Letta e la presa di posizione, sul Corriere della Sera di ieri, degli esponenti Pd, Maria Pia Garavaglia (ministro ombra) e Luciano Modica (responsabile nazionale).

Personalmente, la penso sul punto come Perotti (e mi accade di rado): basta con l’infingimento dei concorsi. Ogni ateneo chiami liberamente chi vuole e risponda delle eventuali capre che finiscono in cattedra. Che ne pensate?

Data: 6 novembre 2008
Campus
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