Meeting di Rimini senza università
Sorpresa: università scomparsa al Meeting di Rimini.
Forse per la prima volta da quando l’evento esiste, vale a dire dal 1980, un tema tanto caro alla gente di Comunione e liberazione, non è nel programma. Non un dibattito, né una presentazioncina, magari defilata, lontana dai clamori dell’Auditorium, in genere appannaggio di ministri e capi di stato. Niente. Il solo riferimento agli atenei riguarda uno stand commerciale, quello della Illy, in cui è allestita l’Università del caffè (ma la parola “università” non era tutelata dalla legge?)
A scorrere il vasto (e interessantissimo) programma dell’edizione 2010, si trova molto sociale, abbastanza politica (con una forte sottolineatura del lavoro), tanta tantissima cultura, ricca e qualificata attenzione alla Chiesa, ma nessun riferimento alla formazione superiore.
Sebbene non manchino davvero gli universitari. Oltre ad alcuni habitués dell’evento, come i giuristi Lorenza Violini (Unimi), Luca Antonini (Unipd), Andrea Simoncini (Unifi), Marta Cartabia (Unimib); gli scienziati come Marco Bersanelli (Unimi), i filosofi come Carmine Di Martino (Statale Milano); gli storici come Giorgio Feliciani (Cattolica), – senza dimenticare Giancarlo Cesana e Giorgio Vittadini, rispettivamente medico il primo, statistico il secondo, entrambi a Milano Bicocca e di fatto fondatori dell’evento -, quest’anno si possono trovare a Rimini il rettore di Bologna, Ivano Dionigi, e molti altri studiosi di altrettanti atenei, italiani e stranieri.
Eppure nessuna riflessione strutturata sull’università (e peraltro neppure sulla scuola), né è in calendario una visita di Mariastella Gelmini, che proprio al Meeting, due anni orsono, si era presentata all’Italia.
Possibile che gli organizzatori abbiano voluto scansare un tema così caro agli aderenti al movimento di don Luigi Giussani (che nacque nei licei degli anni ‘50 ma che raggiunse la sua massima diffusione negli atenei degli anni ‘70)?
Forse per evitare di far da cassa di risonanza alle polemiche esterne?
O piuttosto per non concedere la tribuna riminese a quanti volessero farne di nuove?