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Ventenni tranquilli, vi salva Latella

LatellaPresentando, come tutti i mercoledì mattina, il nuovo numero del femminile A (già Annabella) ai microfoni di Rtl, Maria Latella, direttora rizzoliana, ha spiegato, stamane, una nuova iniziativa del settimanale da lei diretto.

Si vuole raccontare quella che la direttora chiama Generazione A, ovvero i giovani 20-30enni, che qualche problemino, nella vita, lo stanno incontrando. Citando Wall Street 2, Latella ha preso a prestito la definizione che il personaggio di Michael Douglas fornisce a una platea di ventenni: “Voi siete i Ninja: no incomes (entrate), no jobs e no assets (patrimoni)”.

Un attimo dopo, ha spiegato che A racconterà questa generazione attraverso testimonial come Charlotte Casiraghi (messa in copertina), perché è una ventenne che  “è uscita presto di casa, è attenta all’ecologia, ha un fidanzato che si occupa di arte”.

Povera generazione A! Non bastava prenderla per il naso col marketing editoriale, affibbiandogli un nomignolo che fa il verso a una testata (il celebre libro di Douglas Coupland non c’entra un fico). Ora li si spernacchia attribuendogli come rappresentanti delle testine coronate.

Data: 20 ottobre 2010

Una generazione da rappresentare

di Maria Teresa Melodia

In un’intervista, pubblicata, il 18 marzo, dal web magazine della Fondazione Farefuturo, Antonio De Napoli, 25enne, laureato in Scienze politiche, portavoce del Forum nazionale dei giovani, ha dichiarato la necessità di una “rivoluzione culturale”.

E’ assodato che in questo paese la causa dello scarso spazio per il merito sia da imputare spesso a un sistema culturale sedimentato nel dna dell’italiano. “Però, se non inizia questa generazione, non ne verremo mai fuori”, ha ribattuto De Napoli riferendosi a un’inversione di marcia che parta dai ventenni.
E alla domanda perché un giovane dovrebbe scegliere di rimanere in Italia? “Perché la ama. (…) Se i migliori vanno fuori, questo paese non si risolleva più”, ha affermato il portavoce del Forum. Frasi che sembrano facili, a dirsi, ma che sono profondamente vere: i giovani, in Italia, devono fare massa critica per essere portavoce delle loro istanze. Solo in questo modo potranno farsi notare da chi li rabbonisce con qualche parola consolatoria. Nella pratica? “Serve un organismo di rappresentanza generazionale che sia parte sociale nei confronti delle istituzioni” ha concluso De Napoli. La scommessa è sulla rappresentanza. Parte da qui l’Italia anti-bamboccioni e pro giovani che vogliono progettare il proprio futuro.
E chissà che Gianfranco Fini non stia tramando qualcosa? D’altronde il presidente della Fondazione Farefuturo è proprio lui e il misterioso progetto “Generazione Italia” sta sbocciando…

Data: 19 marzo 2010
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