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I due volti della “generazione boomerang”

di Claudia Cervini

boomerangLa risposta all’articolo pubblicato un paio di giorni fa dal New York Magazine che parla di “generazione boomerang” (sinonimo, più o meno, del nostro “bamboccione”) e di ragazzi che tornano a casa dai genitori dopo l’università perché non riescono a mantenersi, conservatori avversi al rischio, invece che idealisti alla ricerca di se stessi come i loro predecessori, arriva con Denis Trivellato, lo studente risparmiatore intervistato ieri dal Corriere della Sera.

Vivo con 14 euro al mese, per rispetto dei miei genitori; studio e lavoro part-time.” Non il ragazzo pigro e svogliato che descrivono le cronache di questi giorni, né mammone, ma obbligato dal contesto a vivere in casa di mamma e papà mentre si dà da fare per costruirsi un futuro. Denis ha 28 anni e una laurea in Filosofia che non gli basta. Ha capito che la sua strada è un’altra e così si è iscritto a Psicologia.

Ecco le regole di Denis per non pesare sulla famiglia: lavorare part-time per non tralasciare troppo lo studio, mangiare in casa o alle sagre di paese, limitare gli Sms (ha infatti creato un gruppo su Facebook per risparmiare nelle comunicazioni), studiare su libri usati, prendere appunti su fogli A4 (molto più convenienti dei quaderni), fare vacanze in tenda, ridurre la vis consumistica al minimo e annotare tutte le spese.

Un ragazzo che non approfitta della sua condizione e che avverte: “quando sento parlare di bambinoni divento una belva”.

Fanno sentire la loro voce anche gli altri ragazzi indulgenti e volenterosi che non si riconoscono nello stereotipo di bamboccione o boomerang e che hanno obbligato i giornalisti del New York Magazine a staccare il telefono per le decine di chiamate di protesta seguite all’articolo citato, come riporta il blog universitario Edu in Review.

Come dire: non siamo tutti bambinoni, il mercato influisce sulla nostra condizione e sulle nostre scelte, inutile generalizzare.

Data: 26 agosto 2010
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