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Home sweet home

di gcavallaro

home Vivono ancora con i genitori, passano più ore sui libri rispetto a 20 anni fa, spesso sono pendolari e se devono scegliere un’esperienza di studio all’estero, preferiscono i paesi anglofoni. E’ questa la fotografia che scaturisce dalla “Sesta Indagine Eurostudent” sulle condizioni di vita e di studio degli studenti universitari italiani (campione di 4.499 studenti, con riferimento all’anno accademico 2008-2009), realizzata dalla Fondazione Rui in collaborazione con il Miur.
Tra i primi dati che saltano all’occhio, quello per cui il 73% degli universitari italiani vive ancora in famiglia. Il restante 24% è invece fuorisede: il 17 vive in appartamento, spesso condiviso e solo il 2.4 ha modo di usufruire degli appartamenti messi a disposizione dal’ente regionale per il diritto allo studio. Questo perché, visti i chiari di luna, essere già indipendenti a 20 anni non è prerogativa di tutti, almeno nel Belpaese. Ma i tentativi di farcela da soli non mancano: i ventenni con un lavoro sono il 22% , tra i 24 e i 27 anni sono impegnati il 48% e l’83% dopo i 27. Ma probabilmente non basta, tanto che il 50,6% fa la spola da pendolare tra casa e la sede di studio. Un modo per risparmiare, senza gravare sul portafoglio di mamma e papà che, solo per le tasse d’ateneo, hanno i loro grattacapi.
Ma la voglia di impegnarsi nello studio non manca. L’indagine infatti dimostra come, rispetto a 20 anni fa, quando in media si dedicava all’attività universitaria tra lezioni e studio un totale di 32 ore settimanali, oggi questa forbice si è allargata, arrivando a toccare un monte ore di 41,sempre a settimana. Insomma studenti sempre più diligenti, tanto da ponderare più di un pensiero alla formazione anche dopo il canonico percorso accademico. E per molti, la meta del futuro è lontana dall’Italia. L’indagine ha rivelato infatti che i Paesi di lingua anglofona sono in testa alle preferenze di chi medita di perfezionarsi: il 33% preferirebbe il Regno Unito, l’11% gli Usa e il 9% l’Irlanda.

Data: 9 giugno 2011

Il fuorisede? Voti dove studia

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Sta crescendo di giorno in giorno la petizione online e il gruppo Facebook che rilanciano la proposta di tre giovani, studenti universitari o da poco laurati: consentire a chi è fuorisede  di poter votare laddove vive molti mesi all’anno.

Spesso, malgrado le riduzioni sul biglietto ferroviario (60%), che permette di tornare a casa a costo contenuto, c’è chi rinuncia a un diritto importante: quello di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, in questo caso (6-7 giugno) quello europeo.

Stefano La Barbera e Benedetto Tagliavia, studenti a Torino, e Andrea Aloisi, che invece fa l’università in Francia, hanno cercato di far sentire le ragioni di quei 250.535 gli universitari italiani, iscritti in atenei di regioni diverse dalla loro. Si tratta dell’81% dei ragazzi lucani, del 71% dei valdostani, del 58% dei molisani, del 46% dei trentini e altoatesini, del 33% dei pugliesi e dei calabresi.

“In totale”, scrivono i tre sulla petizione, “il 19,52% di tutti gli studenti universitari studia fuori dalla propria regione”.

I tre spiegano che “per ragioni economiche” hanno già rinunciato a votare alle politiche del 2008 e ricordano come, in molti Paesi europei, esistano già, per queste categorie di elettori, “il voto per delega o per corrispondenza”.

Consapevoli che ormai, già a ridosso della prossima consultazione europea, nulla cambierà, chiedono però di sostenere la petizione online od iscriversi al gruppo di Facebook (che è già a quota 1.758 iscritti).

Un gesto intelligente, per cambiare le cose dal basso, che va nel senso di una partecipazione autentica.

Firmiamo la petizione e aderiamo al gruppo.

Data: 28 maggio 2009

Tante adesioni per la Giornata del fuorisede

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L’iniziativa è partita dai presidi di Ingegneria. Nei giorni scorsi, riunita a Roma la loro Conferenza, hanno stilato una mozione di solidarietà ai colleghi della facoltà di Ingegneria aquilana, duramente colpita dal terremoto. Ma poi, discutendone, hanno fatto di più, decidendo di proporre che la tragica giornata del 6 aprile fosse, d’ora in poi, ricordata come la “Giornata nazionale dello studente fuori sede“.

“In considerazione dell’altissimo numero di vittime tra gli studenti fuori sede, moderni emigrati della civiltà della conoscenza”, hanno scritto i presidi.

La notizia l’ha data ieri il presidente della Copi, professor Vito Cardone, dell’Università di Salerno, che ci ha inviato una mail. Campus.it ne ha dato subito notizia e altrettanto farà Campus, a breve in edicola e in distribuzione negli atenei di Milano, Padova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Bari.

Oggi lo stesso docente, ci aggiorna che i colleghi biotecnologi hanno fatto altrettanto. Dalla Federico II di Napoli, il prof. Gennaro Marino, presidente della Conferenza dei presidi di Biotecnologie ha confermato l’adesione “che sarà formalizzata nella prossima Interconferenza (l’assemblea di tutte le conferenze di presidi, ndr) di Roma del 20 maggio”.

All’Aquila, tra l’altro, ha sede una delle facoltà di biotecnologie che, a tutt’oggi, è inagibile.

Giorni fa, Repubblica ironizzava sulla pletora di giornate celebrative: ce ne sono per tutti gusti, talvolta onestamente a sproposito.

L’iniziativa del preside Cardone però è davvero notevole: ci si poteva aspettare la solidarietà ai colleghi, l’appello per la ricerca che si ferma, la didattica che non può andare avanti. E sarebbe stato tutto nobile e giusto.

Invece questi professori hanno pensato alle vite troncate della Casa dello Studente de L’Aquila, ampliando la riflessione alla condizione stessa del fuorisede. Chapeau.

Campus sostiene e sosterrà questa iniziativa.

Nella foto di Davide Colella, pubblicata su Campus di aprile, un vinile dei Beatles fra le macerie della Casa dello Studente

Data: 6 maggio 2009

Fuorisede? Nel container

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Ci sta pensando, Valérie Pécresse, ministro per l’Insegnamento superiore e la ricerca di Sarkozy, dopo un viaggio ad Amsterdam, in cui ha potuto osservare da vicino un’esperienza pilota nell’alloggiamento degli universitari.

Si tratta di veri e propri prefabbricati, di 27 metri quadrati ciascuno, completamente attrezzati, alimentati da pannelli solari e dotati di tutti comfort, collegamento wifi incluso.

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Molto simili a quelli usati dalla Protezione civile italiana, nelle emergenze, per alloggiare gli sfollati. Nel caso olandese, però, i container sono montati uno sull’altro, a formare una sorta di palazzo, come mostra anche il portale specializzato in architettura Inhabitat.com.

Agli studenti verrebbero offerti a 300 euro al mese. Attualmente gli alloggi standard nelle cosiddette “Cité U”, gli studentati prossimi agli atenei, offrono spazi di nove metri quadri.

Data: 30 gennaio 2009

L’Università di Palermo contro gli affitti in nero

È stata avviata una colaborazione tra l’Università di Palermo e la Guardia di Finanza contro gli affitti in nero per gli studenti fuorisede.

Il rettore Roberto Lagalla ha dichiarato: «Oltre all’ormai consolidato rapporto con la Guardia di Finanza e con l’Agenzia delle Entrate per la verifica del corretto versamento dei contributi degli studenti, vogliamo avviare una collaborazione per reprimere il fenomeno dello sfruttamento degli studenti fuorisede, vittime spesso di canoni in nero e fuori mercato. [...] L’iniziativa corre parallelamente all’impegno dell’Università di Palermo per trovare nuovi spazi di residenzialità degli studenti anche attraverso l’utilizzo di immobili sequestrati alla mafia, possibilità per la quale faccio appello a tutte le istituzioni competenti».

Data: 3 dicembre 2008

Mangiare fuori: i consigli per gli studenti fuori sede

Pranzo a sacco   Dura la vita da studenti. Lezioni che si accavallano, orari più disparati, intere giornate fuori casa. E spesso il momento più difficile è il pasto. Dove mangiare? Cosa? Come conciliare un’alimentazione sana con la fretta? E come fare poi per non spendere tanti soldi?

Molte volte il pranzo è per gli studenti universitari un vero e proprio dilemma: meglio un panino imbottito o un fast food? La schiscetta portata da casa o saltare del tutto il pasto?

Se poi si tratta di studenti fuori sede il problema è ancora più grande: come fare la spesa? Quali sono le cose migliori da tenere in casa?

La poco voglia di cucinare fa il suo ruolo, e spesso gli impegni e lo studio fanno sì che il tempo a disposizione sia inesistente.

Quali sono allora i consigli da dare agli studenti fuori sede?

Alice Lindeman dell’università dell’Indiana, in Usa, ha da poco presentato una ricerca sull’argomento secondo cui nemmeno vivere in un fitness center rappresenta una soluzione al problema. Tutti i giovani infatti sembrano preferire il cibo grab and go, prendi e mangia.

Come dice la ricercatrice, la voglia (e lasciatemi dire, la pazienza) di preparare da soli pranzo e cena incide parecchio. «Le abitudini prese all’università restano anche dopo e avranno effetti negativi sulle famiglie che questi ragazzi formeranno», fa notare la Lindeman.

Il segreto allora pare stare in una costante attività fisica: lo sport aiuta il corpo a vivere bene e a digerire anche i pasti più sbagliati e gli studenti americani sembrano averlo capito. Il 56 per cento di loro infatti pratica uno sport.

«Un’ora in palestra ascoltando musica con l’iPod alla fine è pure piacevole», ha detto Alessandro Pinto, dell’Istituto di Scienza dell’Alimentazione dell’università La Sapienza di Roma. Che ha aggiunto «Dovremmo abituarci a riflettere di più sulle scelte alimentari».

Insomma, mangiare fuori casa pare davvero un grande ostacolo per gli studenti, soprattutto fuori sede.

La soluzione potrebbe quindi essere scegliere cibi sani, fare molta attività fisica, evitare merendine e schifezze varie, preferendo invece cibi sani ed equilibrati.

Foto da i202.photobucket.com

Via|Corriere

Data: 2 dicembre 2008
Campus
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