Fondi bloccati, scandalo silenziato
Alla fine un consiglio d’amministrazione è sbottato: “I
n data odierna non è stata ancora ricevuta alcuna comunicazione relativa all’entià dello stanziamento del Fondo di finanziamento ordinario per l’anno 2010″, scrive in una nota stampa quello dell’Università di Parma.
Nello stesso comunicato, l’organismo d’ateneo ricorda che, approssimandosi la fine d’anno, si dovrebbe approvare il bilancio previsione 2011 mentre non si riesca a chiudere quello consuntivo dell’anno in corso. E dà mandato al rettore di farsi portavoce nelle sedi competenti.
Proprio così, il ministero dell’Università non è riuscito ancora a comunicare alle amministrazioni su quali risorse potranno effettivamente contare. Il decreto con le assegnazioni per il 2009 era arrivato a settembre dello stesso anno ma nessuno poteva pensare a questo record (negativo) per il 2010.
Inizialmente, secondo i bene informati, l’intoppo era derivato dal fondo per il merito. La quota incentivante – lo scorso anno pari al 7%, vincolata alle performance di didattica e ricerca – doveva nell’anno in corso raggiungere quota 10 per cento. A settembre in Piazza Kennedy, qualcuno si sarebbe accorto che i conti non tornavano, richiamando indietro lo schema di decreto già pronto.
Successivamente, ministro e ministero sono entrati in fibrillazione per la riforma e per licenziare il Decreto programmazione mentre l’Ffo sembra essersi arenato.
Fatto sta che rettori e direttori amministrativi non sanno letteralmente come far quadrare i conti. Un piccolo scandalo che nessun giornale pare intenzionato a registrare.
E pochi osano alzare la voce: in un momento politico così delicato, sembrerebbe una levata di scudi antigovernativa.
I convinti supporter della riforma, che spesso sbandierano l’apertura dei cda a membri esterni dotati di particolari abilità manageriali come indice di modernità della stessa, dovrebbero riflettere: di questo passo, più che competenti, i nuovi consiglieri dovranno essere dei taumaturghi. O dei prestigiatori.
Neppure Enrico Bondi, esperto di crack societari, accetterebbe probabilmente di amministrare un’azienda i cui ricavi, alla fine di un esercizio, siano ancora nella mente di Dio.
