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Riforma: il restyling di Venezia

di Claudia Cervini

cattaneo2Una nuova Ca’ Foscari è pronta per affrontare le sfide accademiche 2011/2012. Lo scrive il rettore Carlo Carraro che, dalle colonne del suo blog, comunica il completamento dell’iter della riforma e l’avvenuta riorganizzazione dell’ateneo, che sembra aver ritrovato una maggiore “operosità, efficienza ed efficacia”.

Protagoniste di questo restyling le scuole interdipartimentali: “Dopo l’abolizione delle facoltà, la riorganizzazione dei dipartimenti, si è completato anche l’iter di istituzione delle scuole, e si sono allocati all’interno dei dipartimenti quasi tutti i centri di ricerca attivi in ateneo o condivisi da Ca’ Foscari con altri atenei. Allo stesso tempo si sono chiusi quelli inattivi. É stato anche approvato il regolamento delle scuole interdipartimentali”.

Cinque le scuole interdipartimentali dai nuovi manager per i mercati asiatici alle relazioni internazionali, dai beni culturali alla sostenibilità che andranno “ad arricchire l’offerta formativa dei dipartimenti con corsi multidisciplinari e innovativi”. Più una scuola estiva.

Dunque a partire dall’anno prossimo ricorda il magnifico cafoscarino “tutti i corsi di laurea e laurea magistrale sono allocati negli 8 nuovi dipartimenti e nelle 5 scuole interdipartimentali”. La buona notizia però deve ancora arrivare perché la riorganizzazione dell’ateneo passerà anche attraverso l’incremento dell’organico: saranno infatti banditi concorsi per il  prossimo anno accademico al fine di inserire 21 ricercatori, 15 tecnici amministrativi e 5 collaboratori ed esperti linguistici. E circa altrettante assunzioni saranno previste per i due anni successivi.

Internazionalizzazione significa anche dedicare circa “tre punti organico alla chiamata di colleghi dall’estero o da altre sedi”.

La nuova Ca’ Foscari sembra pronta per partire al meglio, giudicherete voi in corsa durante il rodaggio. Rimane forse aperta la questione dottorato (e più in generale la questione precari della ricerca di cui abbiamo dato notizia qui).

La speranza è quella di leggere sul blog di Carraro qualche buona notizia in questa direzione.

Data: 6 giugno 2011

Carta cantat: dall’Unicam la risposta alla Riforma

di Claudia Cervini

Conv3Dopo le tante polemiche, i vademecum, i manuali e gli opuscoli anti-riforma creati soprattutto dalle assiciazioni studentesche per impedire che la legge Gelmini prenda forma negli atenei,  dalle università arriva un segnale positivo e costruttivio:  L’università che vorremmo, otto tesi per cambiare.

Parte da Camerino la sfida per un sistema universitario che scelga la strada dell’innovazione: “Chiediamo al Paese un nuovo patto, un patto di fiducia, qualcosa che liberi l’università da troppe infrastrutture, che non giovano alla qualità e allontanano dagli studenti e dagli studi. Speriamo che nell’applicazione della nuova legge, che ha tanti limiti, ma ha anche tante possibilità di innovazione, si scelga quella dell’innovazione, non quella della conservazione”, spiega Luciano Modica, accademico e politico che è stato anche sottosegretario al ministero dell’Università e della Ricerca e che ha chiuso i lavori della due giorni di Camerino (24-25 febbraio).

Un convegno, che ha visto la partecipazione di tanti esperti del settore e che si è chiusa con la sottoscrizione della Carta di Camerino. Un “libero movimento di difesa dell’università italiana”, come si legge nel documento, che affronta e indica una linea su temi criciali quali la questione della governance, la necessità di un’autonomia didattica, il reclutamento dei docenti, le risorse pubbliche e private, la dialettica con l’impresa e il territorio, i diritti e i doveri dello studente.

“L’esercizio responsabile dell’autonomia didattica – hanno sottolineato i professori Andrea Stella e Vincenzo Zara – dovrebbe trovare la sua espressione nella progettazione di un’offerta formativa che, tenendo conto delle specificità della sede, ponga al centro del percorso le competenze che devono essere acquisite dallo studente”, i professori infatti lamentano “la stratificazione dei provvedimenti ministeriali che hanno creato vere e proprie gabbie normative” rendendo impossibile l’applicazione di questa autonomia.

A proposito di Governo, partecipazione e gestione, Fulvio Esposito, rettore dell’Unicam, ha parlato del Caso Camerino.  da marzo 2009 l’università ha infatti adottato un innovativo modello di governance. “Superata la separazione tra dipartimenti e facoltà, la nostra università si è articolata in nuove aggregazioni, le Scuole d’ateneo, responsabili tanto della didattica quanto della ricerca”. All’Unicam si è inoltre insediato il Comitato dei sostenitori che raccoglie i responsabili di realtà produttive tra le più significative del territorio”. Il nuovo organo è presente nel Cda “per dar voce a quel settore privato e delle professioni che da sempre lamenta una distanza eccessiva tra università e territorio”, conclude il magnifico.

Organizzatori e partecipanti si sono detti soddisfatti dell’incontro e del gruppo di lavoro che da un lato si è riunito per “indicare in quale direzione ci si può muovere usando la legge e nello stesso tempo prende le distanze dalle cose che non hanno funzionato. L’intenzione è che questo sia un lavoro permanente, che non finisca con la fine del convegno, ma che possa rappresentare un punto di riferimento da cui partire”.

Data: 28 febbraio 2011

Siena si mobilita

di cgalleani

protesta_sienaContinua l’occupazione dei luoghi del sapere da parte degli universitari senesi: dopo la facoltà di Lettere, quella di Medicina, il polo Mattioli e  l’Università per Stranieri si mobilita anche la facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali. Al termine di un’affollatissima assemblea generale studenti, ricercatori e professori hanno deciso di occupare gli spazi della facoltà. Obiettivo, come si legge sul comunicato stampa divulgato da coloro che partecipano alla protesta (http://www.facebook.com/#!/notes/link-siena/comunicato-stampa-smfn-occupata/469242289521),  è quello di “liberare un luogo di confronto e dibattito, in netta contrapposizione con il criminale omicidio dell’Università pubblica che si sta perpetrando in questi giorni attraverso il ddl Gelmini”. Gli studenti promettono un fine settimana di lotta ed elaborazione, in preparazione di un lunedì 29 di mobilitazione generalizzata”. Per lunedì è prevista infatti l’assemblea generale della facoltà di Economia, al termine della quale gli studenti pensano di confluire in uno spazio condiviso di lotta.

Data: 26 novembre 2010

Milano Statale: + 20%

di Giulia Cimpanelli

Etudiant

18,7% in più rispetto al 2009: stiamo parlando degli immatricolati al 14 settembre alla Statale di Milano, un vero e proprio boom che conferma le tendenze di cui avevamo già parlato (Tutti all’università, Boom di matricole)

Ma quel che stupisce è che sono state le in passato tanto abbandonate facoltà scientifiche ad incrementare esponenzialmente: 26% in più ad Agraria, 22,9 a Scienze matematiche, fisiche e naturali e 25% a Fisica (da 115 a 144).

Ma anche in tutte le altre facoltà, nessuna esclusa, gli iscritti sono aumentati.

Il rettore chiede cautela perché il periodo di immatricolazioni è ancora aperto ma i numeri e l’andamento generale in tutta Italia lasciano presagire che le matricole aumenteranno ulteriormente

Data: 15 settembre 2010

Dottorando senza sbocchi si uccide in facoltà

di Claudia Cervini

università di palermo_homeIl padre lo ha definito un “omicidio di stato”. Sono parole forti, nate dal dolore di un uomo che ha perso il figlio, studente modello, laureato con lode in Filosofia della conoscenza e della comunicazione e dottorando a fine corso a Palermo.

Norman Zarcone, ventisettenne palermitano, si è suicidato buttandosi dal settimo piano della facoltà. “Colpa dei baroni” racconta il padre al Corriere della sera “i prof gli dicevano che non c’erano sbocchi, pare che in un paio di riunioni dei dottorandi non lo avessero neanche convocato. Qualche sera fa aveva confessato agli amici di sentirsi un fallito”.

Norman, giornalista pubblicista che amava le lettere, suonava il piano e la chitarra e coltivava il sogno di diventare ricercatore, prima di buttarsi lascia un appunto “la libertà di pensare e anche la libertà di agire”.

Il padre chiude con questo appello “Presidente Lombardo, rettore, ministro Gelmini: cosa farete per togliere potere ai “baroni” e ridare dignità a questi ragazzi?”

Una tragica notizia di cronaca che torna a far parlare di un’università che concede poco futuro ai nostri giovani cervelli.

Data: 15 settembre 2010

Dov’era Luca Ricolfi?

Ricolfi

La riforma Gelmini, o almeno la sua architettura perché il disegno di legge dovrà passare sotto le forche caudine del Parlamento, ha sollecitato molti editorialisti a occuparsi di università.
Lo ha fatto, ieri, dalle colonne de La Stampa di cui è firma autorevole, il sociologo Luca Ostilio Ricolfi, ordinario presso la facoltà di Psicologia dell’Università di Torino.

“Il clima è cambiato”, scrive, “è finita un’epoca”. Quale? Quella “in cui le università avevano mano libera nelle promozioni dei candidati locali, spesso pessimo. (…) in cui i clan accademici la facevano da padroni, (…) in cui si sapeva che i bilanci in rosso sarebbero stati ripianati, (…) si potevano moltiplicare impunemente i corsi di laurea (…) in cui i risultati non venivano utilizzati per premiare i migliori” e via stigmatizzando.

La domanda che sorge spontanea è dove stesse, il professor Ricolfi, in quell’epoca e di che cosa si occupasse. Visto che insegna dal 1989, sarebbe interessante vedere a quanti consigli di facoltà ha partecipato e come ha votato in questi anni o, meglio, quante volte ha fatto mettere a verbale,  eventualmente, il suo dissenso.

Da chi usa questi toni da orazione civile, il minimo che ci si possa aspettare è che almeno una volta, una volta sola, si sia incatenato alle porte del rettorato.

A meno che – e questo è possibile – le facoltà di Economia e di Scienze della formazione, poi di Psicologia in cui Ricolfi ha insegnato ed insegna, siano state e siano oasi felici.

Data: 30 ottobre 2009

Russia, fuoricorso violentatrice

Valeria K. da Life.ru

Che abbia ragione, Mariastella Gelmini, a prendersela spesso con i fuoricorso indicati, nelle ricorrenti riflessioni ministeriali sul tema del merito, come zavorra dell’università italiana?
Chi non studia con profitto e bighellona in facoltà rischia infatti di finire preda dei propri vizi anziché coltivare le virtù.

Ne è la riprova la storia di Valeria K., trentaduenne russa di Tambov, cittadina a sud est di Mosca, finita in manette per aver torturato una serie di uomini, attirati in casa e poi narcotizzati. Ne dà notizia il giornale russo Life.ru, raccontando che Valeria, ribattezzata dagli investigatori “la donna ragno” perché la sua tecnica ricordava quello della vedova nera, legava e torturava i poveretti, fin nei genitali.

Quello che il giornale non spiega è a quale corso di laurea sia iscritta.

Data: 23 giugno 2009
Campus
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