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Dov’era Luca Ricolfi?

Ricolfi

La riforma Gelmini, o almeno la sua architettura perché il disegno di legge dovrà passare sotto le forche caudine del Parlamento, ha sollecitato molti editorialisti a occuparsi di università.
Lo ha fatto, ieri, dalle colonne de La Stampa di cui è firma autorevole, il sociologo Luca Ostilio Ricolfi, ordinario presso la facoltà di Psicologia dell’Università di Torino.

“Il clima è cambiato”, scrive, “è finita un’epoca”. Quale? Quella “in cui le università avevano mano libera nelle promozioni dei candidati locali, spesso pessimo. (…) in cui i clan accademici la facevano da padroni, (…) in cui si sapeva che i bilanci in rosso sarebbero stati ripianati, (…) si potevano moltiplicare impunemente i corsi di laurea (…) in cui i risultati non venivano utilizzati per premiare i migliori” e via stigmatizzando.

La domanda che sorge spontanea è dove stesse, il professor Ricolfi, in quell’epoca e di che cosa si occupasse. Visto che insegna dal 1989, sarebbe interessante vedere a quanti consigli di facoltà ha partecipato e come ha votato in questi anni o, meglio, quante volte ha fatto mettere a verbale,  eventualmente, il suo dissenso.

Da chi usa questi toni da orazione civile, il minimo che ci si possa aspettare è che almeno una volta, una volta sola, si sia incatenato alle porte del rettorato.

A meno che – e questo è possibile – le facoltà di Economia e di Scienze della formazione, poi di Psicologia in cui Ricolfi ha insegnato ed insegna, siano state e siano oasi felici.

Data: 30 ottobre 2009

Russia, fuoricorso violentatrice

Valeria K. da Life.ru

Che abbia ragione, Mariastella Gelmini, a prendersela spesso con i fuoricorso indicati, nelle ricorrenti riflessioni ministeriali sul tema del merito, come zavorra dell’università italiana?
Chi non studia con profitto e bighellona in facoltà rischia infatti di finire preda dei propri vizi anziché coltivare le virtù.

Ne è la riprova la storia di Valeria K., trentaduenne russa di Tambov, cittadina a sud est di Mosca, finita in manette per aver torturato una serie di uomini, attirati in casa e poi narcotizzati. Ne dà notizia il giornale russo Life.ru, raccontando che Valeria, ribattezzata dagli investigatori “la donna ragno” perché la sua tecnica ricordava quello della vedova nera, legava e torturava i poveretti, fin nei genitali.

Quello che il giornale non spiega è a quale corso di laurea sia iscritta.

Data: 23 giugno 2009
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