Riforma, via libera
Approvata la riforma dell’università. La votazione al Senato ha visto 161 voti favorevoli 98 contrari e 6 astenuti. I voti a favore sono arrivati da Pdl, Lega e Fli, quelli contro da Pd e Idv. Astenuti invece Udc, Api, Svp e Union Valdotaine. Ora per il testo di legge l’iter prevede il passaggio dal presidente della Repubblica e quindi la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale prima di entrare effettivamente in vigore.
Soddisfazione nelle dichiarazioni del ministro Gelmini per cui “la riforma verrà attuata a partire dal prossimo anno accademico” sottolineando anche che entro i prossimi sei mesi tutti gli adempimenti e i decreti attuativi saranno approvati.
Dall’altra parte, anche dopo l’approvazione, i collettivi studenteschi non mollano la presa. “Sapevamo che non c’erano più margini” sono le prime parole degli studenti di Link-Coordinamento Universitario, “ma la battaglia non è finita. In questi mesi è successo un fatto storico: un’intera generazione di studenti e lavoratori ha deciso di prendere in mano il proprio destino, è intervenuta con una forza e una determinazione senza precedenti sullo scenario politico, è riuscita a bloccare l’Italia per porre i temi dell’università pubblica, della precarietà del lavoro, del futuro rubato al centro del dibattito pubblico. ” E dalle pagine di Facebook lancia la foto petizione “Io non mi fido della riforma Gelmini”
Sulla stessa lunghezza d’onda l’opinione a caldo dell’Udu: “L’approvazione della riforma rappresenta il segno del continuo isolamento a cui il governo sta portando il Parlamento. Dopo la straordinaria giornata di mobilitazione studentesca di ieri, che ha mostrato tutta la responsabilità di un movimento maturo e capace di isolare il governo, dopo l’apertura all’ascolto e al dialogo fatta dal presidente Napolitano, che ha aperto le porte del Quirinale ad una protesta che il Parlamento non ha ascoltato fin dall’inizio, il governo si accanisce nel suo isolamento dal Paese“.
“La protesta non si arresta”: questo il motto che accompagna tutte le iniziative degli studenti baresi (nella foto alcuni manifestanti della facoltà di Agraria). L’ultima in ordine di tempo? Un sit-in in piazza Umberto, iniziato circa un’ora fa. Gli universitari del capoluogo pugliese si fanno sentire anche dalla loro pagina di Facebook: “quest’anno non vogliamo regali. Vogliamo riprenderci ciò che è nostro, ciò che ci stanno rubando: il futuro, il nostro futuro!”. Ieri sera, sempre in piazza Umberto, i giovani si erano incatenati per dimostrare a Governo e istituzioni che “le idee non si arrestano”. Gli studenti avevano poi dato vita a un corteo pacifico per le vie del centro.
In Senato va avanti la discussione del ddl Gelmini. Intanto, gli universitari si stanno organizzando per continuare a esprimere il loro dissenso. A Torino è ripartita l’occupazione di Palazzo Campana, sede della facoltà di Matematica, che proseguirà anche domani. A Bari, nel tardo pomeriggio, è prevista una fiaccolata con partenza da piazza Umberto: i giovani, incatenati, percorreranno le strade del centro per dimostrare a Governo e istituzioni che «le idee non si arrestano». Da Facebook invece parte l’iniziativa di alcuni studenti, che invitano i loro colleghi a portare il lutto al braccio mentre a Palazzo Madama si discute «la condanna a morte dell’università pubblica».
L’iniziativa è partita da un gruppo di giovani e dal sito Scambieuropei. Parliamo del Manifesto dello stagista:una proposta di raccolta firme mirata ad ottenere una modifica della normativa sugli stage. Nello specifico in tre punti:
Le proteste universitarie fanno il giro del mondo: dai Balcani ai Caraibi. Dopo lo sciopero della fame degli studenti serbi che, accampati con tende e picchetti davanti al Palazzo del Governo, hanno ottenuto 500mila euro di fondi pubblici per lo storico ateneo di Belgrado (78mila studenti iscritti), è la volta di Porto Rico.
In Facebook ci sono almeno dieci gruppi sorti contro Emilio Fede e questo già prima dello sfogo in diretta, durante l’edizione serale del Tg4 del 24 novembre.
Scesi dai tetti di Palazzo Nuovo, studenti e ricercatori torinesi sceglieranno una via meno rumorosa ma altrettanto significativa per protestare contro il Ddl Gelmini. In un evento che si svolgerà quest’oggi, al Politecnico di Torino, in una serata aperta a tutti dove gli studenti, i ricercatori precari e strutturati e i docenti condivideranno alcuni momenti con importanti esponenti della cultura torinese e tutti coloro che hanno a cuore il destino dell’università pubblica. “La serata (con inizio previsto alle ore 17,30 presso l’Aula Magna) prevede diversi contributi musicali, teatrali e riflessioni culturali, per ribadire con forza la richiesta di ritiro del ddl, alla vigilia della votazione alla Camera di martedì 30, e per far sì che quella di lunedì non sia l’ultima notte dell’università pubblica” si legge sulla bacheca dell’evento postato su Facebook (
I gruppi creati sui social network contro il Ddl università, contro il ministro Gelmini e contro la riforma dell’università non si contano. Ma quello sorto oggi ad opera degli studenti di Lecce è qualcosa di diverso. Una pagina nata appositamente per coordinare la protesta universitaria cittadina che titola Ateneo salentino occupato.
“Nel Nord Europa, le università investono il 70% dei loro finanziamenti in cultura, in ricerca. Noi siamo quegli studenti che alla domanda “a cosa serve ancora l’Italia ai Paesi sviluppati?”, vogliamo continuare a rispondere che serve a fare cultura, innovazione, a creare pensiero e a diffonderlo in tutto il mondo. Noi siamo quegli studenti che hanno deciso di partire per tornare. Noi siamo quegli studenti partiti per noi stessi, per metterci alla prova una prima volta, col sogno di essere cittadini del mondo.”
Ultimo aggiornamento dai cieli parmensi. Gli studenti hanno montato lo studio di RadiorEvolution, la radio d’ateneo, sul tetto della facoltà di Matematica. “Seguiteci, vi racconteremo la protesta in diretta!” scrivono gli studenti isctitti all’Udu (Unione degli universitari) sulla pagina
E all’Unical ad essere occupato è niente meno che il luogo più solenne dell’ateneo: l’aula magna. Notizia di qualche minuto fa come si evince dal tam-tam che gli studenti più “agguerriti” stanno organizzando su tutti i principali
“In diretta dal tetto, dal tramonto all’alba! A breve anche i video…La pioggia non ci ferma, portateci tutti i teli di plastica che avete ” posta l’Udu di Parma (Unione degli universitari) su Facebook. Continua la protesta studentesca nei cieli e ha raggiunto anche l’ateneo parmense. L’Udu (Unione degli universitari) vive da due giorni sul tetto della facoltà di matematica e da lì scrive comunicati, carica video e foto sui principali social network. Una redazione “en plain air” per raccontare una protesta che è partita in sordina, ma coinvolge ormai tutti gli atenei italiani, da Bari a Torino e non si sa quali dimensioni potrebbe assumere. “Nonostante il freddo e la pioggia siamo qui”, postano i manifestanti sulla pagina Faccebook: “Vai ragazzi! Siamo tutti coinvolti”.