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Riforma, via libera

di gcavallaro

gelmini- Approvata la riforma dell’università. La votazione al Senato ha visto 161 voti favorevoli 98 contrari e 6 astenuti. I voti a favore sono arrivati da Pdl, Lega e Fli, quelli contro da Pd e Idv. Astenuti invece Udc, Api, Svp e Union Valdotaine. Ora per il testo di legge l’iter prevede il passaggio dal presidente della Repubblica e quindi la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale prima di entrare effettivamente in vigore.
Soddisfazione nelle dichiarazioni del ministro Gelmini per cui “la riforma verrà attuata a partire dal prossimo anno accademico” sottolineando anche che entro i prossimi sei mesi tutti gli adempimenti e i decreti attuativi saranno approvati.
Dall’altra parte, anche dopo l’approvazione, i collettivi studenteschi non mollano la presa. “Sapevamo che non c’erano più margini” sono le prime parole degli studenti di Link-Coordinamento Universitario, “ma la battaglia non è finita. In questi mesi è successo un fatto storico: un’intera generazione di studenti e lavoratori ha deciso di prendere in mano il proprio destino, è intervenuta con una forza e una determinazione senza precedenti sullo scenario politico, è riuscita a bloccare l’Italia per porre i temi dell’università pubblica, della precarietà del lavoro, del futuro rubato al centro del dibattito pubblico. ” E dalle pagine di Facebook lancia la foto petizione “Io non mi fido della riforma Gelmini”
Sulla stessa lunghezza d’onda l’opinione a caldo dell’Udu: “L’approvazione della riforma rappresenta il segno del continuo isolamento a cui il governo sta portando il Parlamento. Dopo la straordinaria giornata di mobilitazione studentesca di ieri, che ha mostrato tutta la responsabilità di un movimento maturo e capace di isolare il governo, dopo l’apertura all’ascolto e al dialogo fatta dal presidente Napolitano, che ha aperto le porte del Quirinale ad una protesta che il Parlamento non ha ascoltato fin dall’inizio, il governo si accanisce nel suo isolamento dal Paese“.

Data: 24 dicembre 2010

Bari: la protesta non si arresta

di cgalleani

bari“La protesta non si arresta”: questo il motto che accompagna tutte le iniziative degli studenti baresi (nella foto alcuni manifestanti della facoltà di Agraria). L’ultima in ordine di tempo? Un sit-in in piazza Umberto, iniziato circa un’ora fa. Gli universitari del capoluogo pugliese si fanno sentire anche dalla loro pagina di Facebook: “quest’anno non vogliamo regali. Vogliamo riprenderci ciò che è nostro, ciò che ci stanno rubando: il futuro, il nostro futuro!”. Ieri sera, sempre in piazza Umberto, i giovani si erano incatenati per dimostrare a Governo e istituzioni che “le idee non si arrestano”. Gli studenti avevano poi dato vita a un corteo pacifico per le vie del centro.

Data: 23 dicembre 2010

Studenti “in lutto” per la riforma Gelmini

di cgalleani

torinoIn Senato va avanti la discussione del ddl Gelmini. Intanto, gli universitari si stanno organizzando per continuare a esprimere il loro dissenso. A Torino è ripartita l’occupazione di Palazzo Campana, sede della facoltà di Matematica, che proseguirà anche domani. A Bari, nel tardo pomeriggio, è prevista una fiaccolata con partenza da piazza Umberto: i giovani, incatenati, percorreranno le strade del centro per dimostrare a Governo e istituzioni che «le idee non si arrestano». Da Facebook invece parte l’iniziativa di alcuni studenti, che invitano i loro colleghi a portare il lutto al braccio mentre a Palazzo Madama si discute «la condanna a morte dell’università pubblica».

Data: 21 dicembre 2010

Su Facebook stagisti alla riscossa

di Maria Teresa Melodia

50252_173424802670591_3860479_nL’iniziativa è partita da un gruppo di giovani e dal sito Scambieuropei. Parliamo del Manifesto dello stagista:una proposta di raccolta firme mirata ad ottenere una modifica della normativa sugli stage. Nello specifico in tre punti:
- Se lo stage non è curriculare (non è svolto per motivi scolastici o universitari) deve prevedere un rimborso spese
- La somma minima per il rimborso spese deve essere così prevista: 200 euro al mese per studenti di scuola superiore, 400 euro al mese per diplomati con laurea triennale, 500 euro al mese per laureati con laurea specialistica
- Gli stage non possono essere svolti oltre i 18 mesi dalla fine di un corso di studi (scuola superiore, università, master, corso professionale)

Oggi gli stagisti italiani sono più di 300.000 ogni anno: giovani che lavorano senza alcun diritto se non quello di maturare esperienza. Un passaggio praticamente obbligatorio, nonostante nella maggior parte dei casi non ci siano garanzie di assunzione, né contratti che regolino il periodo di tirocinio lavorativo. “Crediamo sia giunto il momento di far sentire la nostra voce.Fino ad ora le nostre piccole battaglie quotidiane le abbiamo fatte in solitaria. Adesso ci siamo contati e abbiamo capito che insieme possiamo far valere le nostre ragioni chiamando in causa chi davvero può cambiare le regole di questo gioco che ci vede sempre perdenti.(…)Chiediamo semplicemente un po’ più di rispetto e la possibilità di giocarcela ad armi pari con chi ci ha preceduto”, sono queste le parole con le quali i promotori presentano l’iniziativa nata su Facebook. “Lo stage, l’ingresso nel mondo del lavoro, diventa qualcosa di elitario, da ricchi. Solo chi ha possibilità economiche può ambire a certi posti, gli altri sono tagliati fuori. È questo ancora più discriminatorio nel caso degli enti pubblici, che sono pagati dalle nostre tasse. Eppure solo i privilegiati possono permettersi il prestigioso stage negli studi di New York della Rai (azienda pubblica italiana) , o il formativo bando MAE in varie sedi nel mondo”, aggiungono. “Se supereremo i 100.000 fan della pagina fb, se riuniremo migliaia di firme, allora avremo i numeri per cambiare le cose”, rivendicano.

Per aderire e partecipare al gruppo basta cliccare qui.

Data: 14 dicembre 2010

Università: il giro del mondo delle proteste

di Claudia Cervini

UPR_4Le proteste universitarie fanno il giro del mondo: dai Balcani ai Caraibi. Dopo lo sciopero della fame degli studenti serbi che, accampati con tende e picchetti davanti al Palazzo del Governo, hanno ottenuto 500mila euro di fondi pubblici per lo storico ateneo di Belgrado (78mila studenti iscritti), è la volta di Porto Rico.

Gli studenti dell’isola caraibica hanno intensificato le proteste contro il taglio dei sussidi (borse di studio per merito e borse per reddito agli umanisti e agli sportivi) che proseguono da oltre un mese tra manifestazioni dimostrative e occupazioni. Ieri la polizia è entrata nel campus della Universidad de Puerto Rico (UPR) per arrestare l’occupazione e far uscire gli studenti dal campus. Erano vent’anni che le forze dell’ordine non facevano irruzione nell’università, per l’esattezza dal lontano 1981. Gli studenti intanto davanti all’ateneo, non potranno rientrare fino all’uscita della polizia.
Gli universitari portoricani sono attivissimi sui principali social network, dove hanno aperto pagine Facebook e Twitter per denunciare la loro condizione e continuano a far sentire la loro voce antigovernativa nel web aprendo blog e forum di discussione.

Data: 9 dicembre 2010

5.701 studenti rispondono a Emilio Fede

di Claudia Cervini

Emilio fedeIn Facebook ci sono almeno dieci gruppi sorti contro Emilio Fede e questo già prima dello sfogo in diretta, durante l’edizione serale del Tg4 del 24 novembre.

Certo è che la frase, “un popolo civile quale noi siamo dovrebbe intervenire e menare questi studenti, perché questi capiscono solo di essere menati”, pronunciata a commento delle immagini sulla protesta e sull’irruzione di alcuni studenti in Senato, ha fatto imbufalire il popolo giovane su svariati social network: da Facebook a YouTube. Gli studenti non  vogliono sentir parlare di rettifica. Basti pensare che il video fatto circolare su YouTube due giorni fa’ ha totalizzato ben 5.701 commenti.

Il video è stato poi postato nelle pagine dei gruppi studenteschi e viene commentato a volte con ironia, a volte con rabbia. I primi evidenziano l’ossimoro tra Repubblica democratica, popolo civile e l’incitazione alla violenza sui manifestanti, i secondi ci vanno giù un po’ più pesante. Altri si limitano a liquidare la frase con una battuta che mantiene lo stesso tono: “Un popolo civile, quale noi siamo dovrebbe menare questi giornalisti”, oppure, riprendendo un’altra frase scappata a Fede durante la stessa emissione: “Sì, siamo tutti gentaglia! Tutti gli studenti italiani, tutti i ricercatori, tutti i professori sono gentaglia!”

Data: 29 novembre 2010

Tutti giù dal tetto

di gcavallaro

UniToScesi dai tetti di Palazzo Nuovo, studenti e ricercatori torinesi sceglieranno una via meno rumorosa ma altrettanto significativa per protestare contro il Ddl Gelmini. In un evento che si svolgerà quest’oggi, al Politecnico di Torino, in una serata aperta a tutti dove gli studenti, i ricercatori precari e strutturati e i docenti condivideranno alcuni momenti con importanti esponenti della cultura torinese e tutti coloro che hanno a cuore il destino dell’università pubblica. “La serata (con inizio previsto alle ore 17,30 presso l’Aula Magna) prevede diversi contributi musicali, teatrali e riflessioni culturali, per ribadire con forza la richiesta di ritiro del ddl, alla vigilia della votazione alla Camera di martedì 30, e per far sì che quella di lunedì non sia l’ultima notte dell’università pubblica” si legge sulla bacheca dell’evento postato su Facebook (http://www.facebook.com/home.php?#!/event.php?eid=136023963117657).
Dunque diversi contributi tra musica, teatro e riflessioni culturali, saranno di scena grazie anche alla presenza, tra gli altri, di Luciana Littizzetto, Gustavo Zagrebelsky e Max Casacci, chitarrista e fondatore dei Subsonica.

Data: 29 novembre 2010

Protesta: a Lecce fanno network

di Claudia Cervini

gruppo-facebookI gruppi creati sui social network contro il Ddl università, contro il ministro Gelmini e contro la riforma dell’università non si contano. Ma quello sorto oggi ad opera degli studenti di Lecce è qualcosa di diverso. Una pagina nata appositamente per coordinare la protesta universitaria cittadina che titola Ateneo salentino occupato.

Gruppo che più esattamente serve a coordinare gli occupanti dell’Università di Lecce, che prima si sono appropriati del rettorato e poi dell’intera università. Sulla pagina si legge che per introdursi nell’ateneo bisogna munirsi di libretto universitario oltre alle sollecitazioni a tenersi pronti per partecipare alla seconda assemblea plenaria dell’occupazione.

Un’organizzazione degna della generazione digitale. Forse questa mobilitazione nazionale cambierà le modalità e la concezione stessa di protesta. Un fenomeno da studiare nelle aule di comunicazione.

Data: 26 novembre 2010

Erasmus solidale

di gcavallaro

erasmus“Nel Nord Europa, le università investono il 70% dei loro finanziamenti in cultura, in ricerca. Noi siamo quegli studenti che alla domanda “a cosa serve ancora l’Italia ai Paesi sviluppati?”, vogliamo continuare a rispondere che serve a fare cultura, innovazione, a creare pensiero e a diffonderlo in tutto il mondo. Noi siamo quegli studenti che hanno deciso di partire per tornare. Noi siamo quegli studenti partiti per noi stessi, per metterci alla prova una prima volta, col sogno di essere cittadini del mondo.”

E’ questo solo uno dei segnali di protesta che arrivano dalla rete, in particolar modo dai blog (http://spaghettibcn.com/). Lo strumento ideale, specie per gli studenti in Erasmus, per essere solidali con i colleghi che in queste ore calde stanno facendo sentire la propria voce contro il Ddl Gelmini.

Da Madrid, a Dublino, da Oporto a Trondheim, passando per Parigi, Cardiff, Berlino, Granada, Coimbra, Lisbona e ancora Nottingham e Anversa. Sono queste solo alcune delle città teatro degli eventi di protesta che gli studenti stanno mettendo in atto.

Una delle comunità di studenti italiani più attivi è a Barcellona, ad esempio, dove gli studenti hanno deciso senza esitazioni “di farsi sentire, al fine di lanciare un segnale concreto del sostegno ai coetanei che in questi momenti si stanno battendo in Italia per i diritti di tutti, aderendo all’iniziativa che l’UdU – Unione degli Universitari sta portando avanti anche in altri Atenei europei, “Gli Erasmus si mobilitano: Fermate il DDL e la fuga dei cervelli”. “La nostra idea è quella di incontrarci domenica pomeriggio (28 novembre), indicativamente intorno alle 16.30 al Parc Güell” dicono gli studenti della città catalana.

E naturalmente, il passa parola per cercare di coinvolgere quanti più studenti possibile, anche all’estero, passa dalle bacheche di Facebook. A Madrid (http://www.facebook.com/event.php?eid=148113458569919) sono già quasi un centinaio gli studenti che si ritroveranno alla Puerta del Sol. In attesa di sviluppi, anche dalle principali capitali accademiche europee è in arrivo una valanga di foto. Tutte di protesta.

Data: 26 novembre 2010

Diretta radio dai cieli universitari

di Claudia Cervini

on airUltimo aggiornamento dai cieli parmensi. Gli studenti hanno montato lo studio di RadiorEvolution, la radio d’ateneo, sul tetto della facoltà di Matematica. “Seguiteci, vi racconteremo la protesta in diretta!” scrivono gli studenti isctitti all’Udu (Unione degli universitari) sulla pagina Facebook.

La protesta è comunicata e seguita in tempo reale non solo a Parma. Foto della manifestazione vengono caricate direttamente dal cellulare, sui tetti oltre agli iPhone ci sono netbook per documentare le giornate di agitazione. Anche se le vecchie tecniche non vengono dimenticate, soprattutto al Sud dove si continua con volantinaggio e passa parola, non solo in rete.

Data: 26 novembre 2010

Unical: volantini e tam-tam in rete

di Claudia Cervini

unical protestaE all’Unical ad essere occupato è niente meno che il luogo più solenne dell’ateneo:  l’aula magna. Notizia di qualche minuto fa come si evince dal tam-tam che gli studenti più “agguerriti” stanno organizzando su tutti i principali social network e in particolare sulla loro pagina Facebook Ateneo controverso. L’obiettivo? Pianificare l’assemblea delle 15.30 e attirare nuovio adepti. Gli studenti calabresi sono tra i più organizzati: il loro è un vero e proprio piano di comunicazione che prevede anche un sistematico volantinaggio non solo attorno al campus di Arcavacata ma per tutta la città di Rende e persino a Cosenza. Ma gli studenti non sono soli. I docenti della facoltà di Scienze politiche si dichiarano pronti a dimettersi.

Data: 26 novembre 2010

Udu: in diretta dal tetto

di Claudia Cervini

Udu parma“In diretta dal tetto, dal tramonto all’alba! A breve anche i video…La pioggia non ci ferma, portateci tutti i teli di plastica che avete ” posta l’Udu di Parma  (Unione degli universitari) su Facebook. Continua la protesta studentesca nei cieli e ha raggiunto anche l’ateneo parmense. L’Udu (Unione degli universitari) vive da due giorni sul tetto della facoltà di matematica e da lì scrive comunicati, carica video e foto sui principali social network. Una redazioneen plain air” per raccontare una protesta che è partita in sordina, ma coinvolge ormai tutti gli atenei italiani, da Bari a Torino e non si sa quali dimensioni potrebbe assumere. “Nonostante il freddo e la pioggia siamo qui”, postano i manifestanti sulla pagina Faccebook: “Vai ragazzi! Siamo tutti coinvolti”.

Data: 26 novembre 2010
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