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Università: all’estero mobilitazione anti riforma

di cgalleani

erasmus9dicFinora hanno manifestato la loro solitarietà agli studenti che protestano nel nostro Paese con iniziative simboliche ma abbastanza slegate. Ora però alcuni studenti italiani che vivono all’estero hanno deciso di coordinarsi per dar vita a una mobilitazione unitaria. Prevista per domenica 12 dicembre, la manifestazione dovrebbe coinvolgere numerose città, sparse in ben sedici Paesi. Per questa data sono previsti presidi nei luoghi più significativi delle città e un’opera di volantinaggio che spieghi ai cittadini locali il significato della manifestazione. Questi  giovani universitari che stanno trascorrendo un periodo di studio fuori dall’Italia intendono dare, in questo modo, il loro appoggio a chi protesta contro il ddl Gelmini e, più in generale, contro il degrado dell’università italiana.

Data: 10 dicembre 2010

La protesta in Europa

di cgalleani

protesta-erasmusLa preoccupazione per il futuro dell’università italiana sta raggiungendo anche gli  studenti e i ricercatori che hanno scelto di trascorrere un periodo di studio all’estero. Già da alcuni giorni gli studenti Erasmus fanno sentire la loro voce dalle principali città europee, temendo che al loro rientro in Italia il ddl Gelmini sia divenuto legge. Questa mattina, poi, la protesta ha raggiunto il Cern di Ginevra, dove si trova un buon numero di dottorandi e ricercatori italiani. Questi ultimi sono saliti sul tetto del più grande laboratorio di fisica al mondo per esprimere la loro solidarietà a chi manifesta nel nostro Paese e per chiedere che non vengano inflitti ulteriori tagli ai fondi per la ricerca.

Data: 29 novembre 2010

Primato della Bocconi, ma…

di Maria Teresa Melodia

vision_1L’ateneo privato batte il Politecnico di Milano nella classifica di Vision, il network di laureati italiani con esperienza di lavoro all’estero che già lo scorso anno aveva pubblicato una graduatoria analoga. Che però denuncia: “Non siamo competitivi a livello internazionale”. A fronte della valutazione sono stati esaminati diversi elementi, tra cui la produzione di ricerca, l’impatto occupazionale e la capacità di attirare finanziamenti.

Analizzando la classifica, il Politecnico milanese si piazza al terzo posto, dopo l’Università di Bologna, che fa un balzo dal sesto posto dell’anno scorso al secondo. Esce dal podio il Politecnico di Torino, terzo lo scorso anno, che perde una posizione. Al quinto e al sesto posto due atenei romani, che migliorano entrambi di quattro posizioni rispetto al 2009: il Campus Bio-Medico e la Luiss. Sempre di quattro posti sale l’Università di Firenze, settima; mentre ancora meglio fanno l’Università di Padova, ottava (+11 posizioni); La Sapienza di Roma, nona (+13 posizioni) e l’Università di Torino, decima (+10 posizioni). Fuori dalle prime dieci, un piccolo miglioramento per la Vita Salute San Raffaele di Milano, dal 14 all’11° posto, e poi tre atenei che invece l’anno scorso erano nella top ten: l’Università di Pisa, dodicesima (-5 posizioni); quella di Milano, tredicesima (-8 posizioni); e quella di Perugia, quattordicesima (-10 posizioni). Chiude le migliori 15 l’Università di Parma, che perde due posizioni.

Tra gli aspetti che balzano all’occhio c’è la forte concentrazione territoriale delle migliori università: otto sono nel centro, sei nel nord-ovest. Per trovare un ateneo del sud bisogna scendere fino al 39° posto, dove c’è l’Università di Messina. E in generale, si conferma il poco appeal degli atenei italiani all’estero. “Le università italiane vivono una situazione di scarsa capacità di competere a livello internazionale”, dice lo studio, che mostra come in Italia gli studenti stranieri siano soltanto il 3% della popolazione studentesca, mentre in Inghilterra sono il 17,3%, in Francia l’11,2% e in Germania il 9,4%. Non a caso al momento nessuna università italiana fa parte delle prime cento del mondo.

Premesso che ultimamente le classifiche degli atenei proliferano, neanche a farlo apposta, ci sarebbe da chiedersi: le università Italiane hanno VISION, aldilà del loro naso, pardon, cortile?

Data: 18 ottobre 2010

E voi, pensate di emigrare?

di Maria Teresa Melodia

Secondo l’ultimo rapporto sul mercato del lavoro diffuso dall’Istat l’aumento della disoccupazione in Italia fra i ragazzi fra i 15 e i 24 anni è salito a maggio al 29,2% dal 29,1% di aprile e si tratta del dato più elevato dal 2004.

E se l’Italia sembra non offrire molto ai più giovani, e molte delle cronache recenti riportano gli italiani tra coloro che, più di altri, sono costretti, ma anche pronti, a “fuggire” all’estero, da una recente indagine di Eurobarometro (il servizio della Commissione europea, che misura ed analizza le tendenze dell’opinione pubblica in tutti gli Stati membri e nei paesi candidati) condotta su un campione di 27 mila europei, traspare un risultato inaspettato: i più “mobili” sono i danesi, mentre i meno pronti gli italiani. Infatti solo il 4 per cento degli italiani dice di immaginarsi in un lavoro in un’altra nazione. La percentuale più bassa di tutti e 27 i paesi coinvolti, come riporta anche il quotidiano La Repubblica.it.

Inoltre, nella classifica delle mete ambite per il lavoro l’Italia si piazza all’ottavo posto, superata dalla Spagna che, con la quarta posizione, è il primo paese “latino” tra le mete ideali degli europei. Il top nella testa degli europei è costituito dagli Stati Uniti (preferito dal 21% degli europei intervistati), nonostante il crollo finanziario abbia avuto origine proprio nel cuore tradizionale del capitalismo mondiale; seguono, un poco distanziati, il Regno Unito (scelto dal 16%) e poi l’Australia (15%).

Entra nella top 5 anche la Germania con il 12 per cento, e l’Italia viene preceduta dalla Francia e dal Canada, mentre con il 9 per cento delle preferenze, il nostro Paese supera mete come l’Olanda, la Nuova Zelanda, la Svezia e la Norvegia.

La molla principale per cambiare paese? La possibilità di guadagnare di più (lo dice il 35 per cento) e a guidare chi cerca un impiego fuori dai confini nazionali sono soprattutto i contatti personali, ma molti altri (il 43 per cento) fanno riferimento a Internet e a tutte le informazioni che possono recuperare attraverso la Rete. Circa uno su cinque invece chiede aiuto ai servizi pubblici per l’impiego o cerca da sé, quando riesce, un contatto diretto con un datore di lavoro all’estero.

Data: 19 luglio 2010
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