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Il Blog

Vezzi accademici

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Sette, il bel magazine del Corriere della Sera, spesso si occupa di università. Anche perché fra le proprie firme annovera docenti come Ernesto Galli della Loggia, Aldo Grasso e Angelo Panebianco.

Gli stessi talvolta utilizzano le loro rubriche senza tenere in grande considerazione i possibili conflitti di interesse legati al loro status accademico.

Si ricordano gli strali di Galli Della Loggia contro Scienze della Comunicazione, essendo lui docente a Scienze politiche;  o le bacchettate di Aldo Grasso sui titoli dei corsi di marketing e comunicazione Iulm, pur essendo al libro paga (come docente) della Cattolica, ateneo competitor.

Anche Panebianco non è uno che, in genere, si fa scrupolo della propria appartenenza accademica. Eppure, nel numero del magazine diffuso ieri con il Corriere, dedica la sua rubrica, Tono su tono, alla proposta sul reclutamento del prof. Fulvio Cammarano, docente a Bologna.

“Una proposta originale”, scrive Panebianco, “è stata avanzato dal prof. Cammarano sul Corriere Adriatico“.

Per la cronaca Cammarano è direttore del Dipartimento di Politica, Istituzioni e Storia dell’Alma Mater, lo stesso dell’editorialista. Con tutta probabilità sono vicini di stanza e  forse si incrociano la mattina al bar della facoltà,  essendo entrambi docenti a Scienze politiche.

La domanda che sorge spontanea è questa: non avrebbe fatto meglio, l’illustre politologo a scrivere una cosa del tipo: “Il collega Cammarano” oppure,  “il direttore del mio dipartimento avanza una proposta interessante”?

Inficiava la bontà della proposta? La rilevanza dell’idea?

Quale prurito impedisce che al lettore sia celato questo dettaglio? O è solo un vezzo accademico?

Data: 5 marzo 2010

Il taglio degli appelli fa discutere

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Il tema del taglio degli appelli, lanciato a luglio sul Sole 24 Ore da Giacomo Vaciago della Cattolica e discusso da questo blog, torna suscitare interesse. Forse perché, col nuovo anno, in molti atenei la ricetta potrebbe essere adottata.
Sul gruppo Facebook della stessa Cattolica (oltre 4.300 membri), il post di Campus.it, inserito in bacheca, ha registrato alcuni contributi.

Francesco, ad esempio, è più vaciaghiano di Vaciago: “L’Italia è un paese molto sui generis da questo punto di vista… quattro sessioni d’esame ogni anno, almeno otto appelli, facoltà di rifiutare il voto quando più fa comodo, anni e anni di fuori corso, etc.”. E conclude: “Magari è un pò estrema come iniziativa, ma ritengo vada nella direzione giusta!”.

Gli fa eco Pierquinto, uno dei fondatori del gruppo stesso. Contrarissimo: “Bisogna ricordarsi che a sostenere gli esami ci sono persone! persone che vivono, s’innamorano, stanno male, fanno incidenti… e altre mlioni di cose che possono fargli saltare appelli o rendere di meno…”. E poi, prosegue, “sappiamo tutti che inserirsi nel mondo del lavoro in ritardo è sempre più difficile, quest’idea peggiorerebbe solo le cose…”.

In un post successivo è ancora lui a precisare il concetto: “Mi permetto di considerare l’organizzazione dei corsi: in Giurisprudenza e Scienze Politiche”, osserva, “gli esami sono 6 o 7 annuali e vanno dai 9/10 ai 15 crediti, in Economia invece sono semestrali, ma in numero maggiore e vanno dai 4 ai 9 crediti al massimo. Ovviamente per la natura dei corsi Giurisprudenza e Scienze Politiche hanno in prevalenza esami orali, mentre Economia esami scritti”.
Va più per le spicce Alessandro: “Il taglio degli appelli è una boiata… soprattutto quando devi dare otto esami in un anno!!!! Non facciamo i moralisti tanto qualche appello in più fa solo bene”. E lancia una frecciatina ai docenti: “Ovvio”, scrive, “per i professori è ottimo visto che così da luglio a settembre fanno tre mesi di vacanze pieni sotto il solo”.
Il dibattito prosegue. Neno appelli per favorire il merito? O per altre ragioni?

Data: 10 settembre 2009

Harvard, 1,5 milioni di dollari per la cattedra gay

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Un milione e mezzo di dollari per una cattedra in Studi su gay, lesbiche, bisessuali e transgender: lo riceverà l’università di Harvard dall’associazione Gay and Lesbian Caucus dello stesso ateneo. Lo rivela il New York Times di oggi.

L’insegnamento, che sarà affidato a un visiting professor, è il primo di questo genere negli Stati Uniti, dopo che negli anni ‘90, Yale aveva rifiutato di istituire una cattedra in Gay studies, dietro la proposta di donazione di un milione di dollari da parte dello scrittore ed attivista anti-Aids, Lerry Kramer.

Peraltro, dal 1986, alla City University di New York esiste un corso in Gay, lesbian, transgender Studies, ma è la prima volte che una cattedra del genere viene affidata dietro donazione.

Ad Harvard il corso sarà intitolato a F.O. Matthiessen, un docente dell’ateneo e critico letterario “esempio inusuale di omossessuale che viveva la sua sessualità come un segreto aperto, alle metà del ventesimo secolo”, recita un comunicato.

Data: 4 giugno 2009
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