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Giovani vittime. Ecco il perché.

di Maria Teresa Melodia

laureato482.jpg_370468210“I giovani vittime della crisi” ha tuonato l’ultimo rapporto Istat. E perchè proprio loro?

Come riporta il Corriere della Sera, la fascia tra i 20 e i 34 anni è la più colpita dalla contingente crisi economica per cause molto chiare: la maggiore diffusione dei contratti di lavoro a termine (i primi a saltare) e la contrazione delle nuove assunzioni, stimata nel 20%. In più i salari di ingresso ristagnano in termini reali da quindici anni e a fronte di una ripresa lenta la tendenza sarà ad avere retribuzioni successive permanentemente più basse.

Il punto chiave? La differenza sempre più ampia tra insider e outsider, una differenza strutturale tanto che Pietro Ichino parla di “apartheid“. Aggravante è poi il deficit di rappresentanza che affligge il mondo dei giovani. Sindacati e partiti sembrano essere bravi solo ad emettere constatazioni e a fare gli interessi degli insider.

Che fare? “Il mercato del lavoro è da cambiare. Ma anche la formazione”, scrive sul Corriere Dario Di Vico. Oltre alla revisione del percorso formativo, Di Vico sostiene che sia necessaria una battaglia culturale che sradichi l’idea che un lavoro manuale sia in ogni caso da evitare. Insomma, in tempi di recessione la mentalità va adattata.
Ma sul lungo periodo, è veramente la più giusta la strada del “meno ambizioni e più buon senso”?

Data: 3 giugno 2010

Perito batte laureato 1-0

di Maria Teresa Melodia

laurea1254La disoccupazione giovanile? Tutta colpa del tessuto imprenditoriale italiano, composto da piccole medie imprese, in gran parte incapaci di valorizzare i laureati. E’ questo quanto dichiarato in soldoni da Roger Abravanel lo scorso 7 aprile in un’ intervista, pubblicata dal quotidiano Il Messaggero, con il titolo “Nelle piccole aziende il perito vince sul laureato”. Una frase che fa eco al costante aumento della disoccupazione giovanile che non trascura i laureati italiani, tutt’altro.

Una situazione, di cui prendere coscienza, causata anche, secondo Abravanel, dalla scarsa qualità dei percorsi universitari, che non preparano in modo adeguato i ragazzi, determinandone quindi l’insuccesso. “Prima di preoccuparsi della scarsità dei laureati, l’Italia ha il problema di non avere laureati preparati. I giovani escono dalle università con delle specializzazioni, ma non hanno le competenze, le competenze della vita. Non sono capaci di fare lavori di gruppo, non sanno ragionare, né sanno risolvere problemi …”, ha sostenuto il consulente e saggista, autore del best seller Meritocrazia.

Premesse di certo non incoraggianti per un giovane che si affaccia sul mondo del lavoro, ma prima di scoraggiarvi badate bene: la laurea paga, come ha sostenuto lo stesso Abravanel, “il tasso di disoccupazione dei laureati rimane inferiore a quello dei diplomati. Sarebbe un errore colossale se i giovani pensassero che la laurea sia un “pezzo di carta” che non serve”.

Peccato che però l’agognato pezzo di carta non sia accessibile a tutti. In primo luogo, un’università di qualità costa. A ciò si aggiunge la necessità per gli studenti meno fortunati di dover lavorare per pagarsi retta e libri, a cui si somma l’affitto per i fuori sede. La variabile discriminante rimane ancora il portafoglio di papà e non il merito del figlio/figlia in questione, come dovrebbe essere.

Data: 18 aprile 2010

Brunetta II meglio del primo

ministroBrunettaBrunetta zuzzerellone. Una battuta via l’altra, il ministro s’aggiudica una ribalta non sua, punzecchia Tremonti e lancia una lunghissima campagna elettorale per Venezia.

Sullo sfondo, i giovani. Dopo averli bacchettati domenica scorsa, riesumando l’epiteto bamboccionico di Padoa Schioppa, ora Brunetta propone un assegno per l’autonomia, 500 euro al mese come sostegno a chi lascia la casa paterna. E i soldi? Semplice per Brunetta: li prendiamo dalle pensioni. Cosa che ha fatto gridare leopposizioni allo scandalo della guerra fra poveri.

Lo scandalo vero è procedere per boutade su un terreno di mese in mese più drammatico, con l’ingrossarsi delle schiere dei neolaureati disoccupati.

E se il Brunetta I è davvero irricevibile dai giovani italiani, sul secondo forse una riflessione va fatta. Perché siamo l’Italia delle laute pensioni dei padri (come ha ricordato di recente Boeri) e il vuoto di futuro dei figli, e non solo in senso previdenziale.

L’idea del bonus non è peregrina né del tutto originale: Massimo Livi Bacci, nel suo Avanti giovani alla riscossa, propone una dote statale alla nascita di ogni bambino, da spendere in formazione/autonomia dopo i 20 anni.

Soluzioni che però continuano a dimenticare l’aspetto de lavoro:  se si continua a prospettare a un laureato 2/3 anno di stage non remunerati e poi, dai 30 anni, una infinita gavetta a  1000 euro, non c’è bonus che possa tenere.

E perché nessuno parla più di imprenditoria giovanile? Una no tax area di 3 anni, per le startup di neolaureati potrebbe essere un sostegno intelligente alla creatività e al bisogno di autonomia.

Data: 25 gennaio 2010

A.A.A. laureato cercasi? Roba vecchia

di Maria Teresa Melodia

CBR003863C’è poco da festeggiare (anche) per i laureati d’oltremanica. Infatti, secondo una ricerca, citata dal quotidiano inglese The Guardian, nel 2010 le assunzioni di neolaureati avranno una secca battuta d’arresto. L’88% delle 502 piccole e medie aziende intervistate ha dichiarato di non essere intenzionato a dare lavoro a giovani che hanno appena lasciato le aule universitarie, a causa della recessione economica. E giusto per rincarare la dose, la quasi totalità delle aziende interpellate ha sottolineato di non aver assunto nessun neolaureato nell’ultimo anno.

A fronte di una crescita vertiginosa della disoccupazione fra i giovani tra 18 e i 24 anni in possesso di laurea, il governo inglese aveva già cercato di porre rimedio, creando un piano, demominato The Graduate Talent Pool, che facesse incontrare domanda e offerta, oltre ad istituire fondi per sostenere 10.000 tirocicini nelle piccole imprese. Azioni che però si sono rivelate poco efficaci dal momento che a detta di circa il 48% delle imprese della suddetta ricerca non ci sono offerte di lavoro per nessun livello, mentre il 39% ha espresso chiaramente l’esigenza di un grado d’esperienza nettamente superiore a quello dei neolaureati. L’unica lieve nota di sollievo si presenterebbe, secondo la metà delle imprese intervistate, nel caso in cui il governo si impegnasse a dare delle sovvenzioni alle aziende che accolgono neolaureati, benchè la maggior parte dei potenziali datori di lavoro converga sul fatto che la selezione del candidato è basata più sulle sue competenze e sul livello d’esperienza, che sul tipo di laurea.
Insomma, dove vai se l’esperienza non ce l’hai?

Data: 8 gennaio 2010

Laurearsi al tempo della crisi

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Dalla Gran Bretagna arriva una notizia da far paura: rispetto all’anno scorso, i neolaureati disoccupati sono aumentati del 44%, avete letto bene: quarantaquattro percento. Il dato fa il paio con un altro: il 7,9% dei laureati del 2008, a gennaio di quest’anno stava ancora cercando lavoro.
Peter Orszag, il direttore del Bilancio dell’amministrazione Obama, parlando nei giorni scorsi agli studenti della New York University, ha fatto un discorso molto chiaro agli studenti che affollavano l’aula magna della Wagner School: anche dopo la crisi ci vorranno anni, almeno 15, perché i salari ritorni ai livelli precedenti.

Secondo Orszag, che con i suoi 40anni è il più giovane collaboratore di Obama, chi si laurea quando c’è disoccupazione deve accettare salari più bassi di almeno il 6%.

In Italia, invece il punto dei giovani laureati senza lavoro non è all’ordine del giorno, né nell’agenda politica.

Eppure il problema esiste, anche se è vero che l’economia italiana, meno finanziarizzata di quella americana e britannica e con un sistema bancario meno compromesso, ha retto un po’ meglio all’urto della crisi.

Campus in edicola dedica alla questione un’ampia inchiesta, con le voci dei neolaureati raccolte in quattro grandi career-day da Nord a Sud (eccone un estratto da CampusTv)

E continueremo ad occuparcene aumentando lo spazio e l’attenzione a questi temi.

Data: 13 novembre 2009
Campus
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