Tiraboschi su precari e lavoro
I giovani viaggiatori della speranza li ha chiamati Gad Lerner nell’ultima puntata de L’Infedele (11 aprile) riferendosi sia ai tunisini che sbarcano in questi giorni sulle nostre coste sia ai precari italiani che si barcamenano tra stage (con rimborsi spese che permettono poco più di un gelato al giorno), contratti che definirli atipici è un complimento e varie forme di collaborazione quaquaraqua.
Non condivide la metafora del conduttore di La7 Michele Tiraboschi, ordinario di Diritto del Lavoro all’Unimore e consulente per il welfare del ministro Sacconi che, durante la puntata, afferma: “Se offri ai nostri laureati un lavoro a 50 minuti da casa lo rifiutano“, e aggiunge che bisogna approfondire il tema del mercato del lavoro guardando alle competenze che i giovani possono offrire alle aziende. “Quei ragazzi che lavorano nei call center e alle casse (dei supermercati ndr) che lauree hanno fatto? Lauree che, già dieci anni fa sapevamo, che non portano a un’occupazione“…
L’ultima riflessione del giuslavorista in proposito riguarda la distinzione tra il settore pubblico e quello privato. “Quale imprenditore vero non stabilizza un giovane che vale?” Secondo il professore tutti i veri imprenditori stabilizzano e pagano i giovani capaci perché ne hanno tutto l’interesse. Ma una domanda sorge alla scrittrice Michela Murgia (anche lei ospite in studio): “Quale imprenditore se può pagare meno contributi e meno stipendio a una persona per svolgere lo stesso lavoro non lo fa?”