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Il Blog

Diritto vs delitto (allo studio)

di gcavallaro

diritto Un’altra iniziativa, dopo quella che vi abbiamo segnalato qualche post fa circa gli studenti di Catania, che riguarda il web. Ed in particolare Facebook, ormai fucina perenne di idee, anche legate al mondo dell’università.
Questa voltala pagina da segnalare è “Diritto allo studio vs. Delitto allo studio” . L’idea arriva dai ragazzi di Link Siena che hanno deciso di creare questo spazio nella Rete. Per quale motivo? Semplice: per dare chiarezza e risposte, ad alcuni tra i molti dubbi che attanagliano gli studenti. Insomma “tutto ciò che avreste sempre voluto sapere, ma non avete mai osato chiedere sul diritto allo studio universitario” dicono gli amministratori.
Alcuni esempi? Volete sapere tutto su borse di studio, posti alloggio, crediti e bonus, mense universitarie, residenze e tutte le attività culturali che riguardano gli atenei toscani? Ecco, pronta per l’uso, la pagina sul più popolare tra i social network. Per far si che a prevalere sia il diritto, e non il delitto, allo studio.

Data: 2 luglio 2011

Test gate nel Salento

di Claudia Cervini

udu_lecceAll’Università del Salento non c’è pace. Dopo il caso tasse, proseguito per mesi e non ancora concluso (leggi qui) l’Unione degli universitari e l’ateneo sono ancora sul piede di guerra. Questa volta il sindacato studentesco – tra i più attivi della penisola – rivendica, in nome del diritto allo studio, un posto a Ingegneria ed Economia, che invece da quest’anno saranno a numero chiuso e potranno ospitare al massimo 150 studenti.

“La decisione”, racconta il sindacato, “è arrivata in seguito alle norme ministeriali che prevedono il calcolo del Fondo di finanziamento ordinario, che ogni anno il ministero eroga alle università, sulla base del numero degli studenti rispetto al numero dei docenti. Ogni corso per essere attivato e reiterato nel tempo, infatti, deve avere un numero minimo di 12 docenti garanti, con un massimo di studenti iscritti di 150 (DM 17/2010). Se il numero di iscritti al corso”, continuano, “supera la quota prevista dalle normative, l’FFO viene decurtato. In corsi di laurea senza il numero programmato possono accedere quindi tutti gli studenti, mentre invece con le normative applicate lo scorso senato accademico il numero di studenti non può superare le 150 unità, prevedendo dei test di ingresso con tanto di pre-iscrizione che permettono l’accesso questi corsi”.

Una decisione presa in Senato accademico lo scorso 9 giugno, dove l’Udu ha dissentito energicamente: “Abbiamo espresso il nostro parere nettamente contrario al numero programmato, frutto di norme ministeriali che vedono l’istruzione come riservata ad un élite di pochi studenti. Tale situazione”, fanno sapere, “se pur approvata nel Senato accademico dell’Università del Salento, è generata da una politica sull’istruzione scellerata. L’inasprimento delle norme ministeriali, che obbligano le università a programmare il numero degli studenti in ingresso per motivi meramente numerici, di fatto va a penalizzare i soli studenti che non potranno più sognare il futuro che vorrebbero“.

Data: 15 giugno 2011

Home sweet home

di gcavallaro

home Vivono ancora con i genitori, passano più ore sui libri rispetto a 20 anni fa, spesso sono pendolari e se devono scegliere un’esperienza di studio all’estero, preferiscono i paesi anglofoni. E’ questa la fotografia che scaturisce dalla “Sesta Indagine Eurostudent” sulle condizioni di vita e di studio degli studenti universitari italiani (campione di 4.499 studenti, con riferimento all’anno accademico 2008-2009), realizzata dalla Fondazione Rui in collaborazione con il Miur.
Tra i primi dati che saltano all’occhio, quello per cui il 73% degli universitari italiani vive ancora in famiglia. Il restante 24% è invece fuorisede: il 17 vive in appartamento, spesso condiviso e solo il 2.4 ha modo di usufruire degli appartamenti messi a disposizione dal’ente regionale per il diritto allo studio. Questo perché, visti i chiari di luna, essere già indipendenti a 20 anni non è prerogativa di tutti, almeno nel Belpaese. Ma i tentativi di farcela da soli non mancano: i ventenni con un lavoro sono il 22% , tra i 24 e i 27 anni sono impegnati il 48% e l’83% dopo i 27. Ma probabilmente non basta, tanto che il 50,6% fa la spola da pendolare tra casa e la sede di studio. Un modo per risparmiare, senza gravare sul portafoglio di mamma e papà che, solo per le tasse d’ateneo, hanno i loro grattacapi.
Ma la voglia di impegnarsi nello studio non manca. L’indagine infatti dimostra come, rispetto a 20 anni fa, quando in media si dedicava all’attività universitaria tra lezioni e studio un totale di 32 ore settimanali, oggi questa forbice si è allargata, arrivando a toccare un monte ore di 41,sempre a settimana. Insomma studenti sempre più diligenti, tanto da ponderare più di un pensiero alla formazione anche dopo il canonico percorso accademico. E per molti, la meta del futuro è lontana dall’Italia. L’indagine ha rivelato infatti che i Paesi di lingua anglofona sono in testa alle preferenze di chi medita di perfezionarsi: il 33% preferirebbe il Regno Unito, l’11% gli Usa e il 9% l’Irlanda.

Data: 9 giugno 2011

Il peso delle tasse

di gcavallaro

taxIl tasto dolente delle tasse universitarie. Periodicamente ritorna, caldissimo, il tema ed anche questa volta non sono belle notizie. Nel corso del 2009/2010, in media, ogni studente ha dovuto sborsare qualcosa come 68 euro in più dell’anno precedente: più 8%.
A certificarlo è lo stesso Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca con il notiziario sulla “contribuzione studentesca negli atenei italiani“. Per fare frequentare ai propri figli un anno in un ateneo pubblico le famiglie italiane hanno dovuto sborsare oltre mille euro: per la laurea, le tasse universitarie sono schizzate a 939 euro. Cui occorre aggiungere la tassa regionale per il diritto allo studio (in parecchie regioni si aggira attorno ai 100 euro) e l’imposta di bollo, dove previste.
Un aumento notevole, soprattutto se paragonato ai dati dell’anno accademico 2005/2006, quando la spesa media era di 757 euro. Negli ultimi quattro anni, quindi, l’aumento è stato del 24%.
Il focus, mirato regione per regione, dice che gli aumenti cambiano a seconda degli atenei in cui ci si iscrive. Le tasse universitarie risultano più alte nel Nord-Ovest, dove in media uno studente paga 1.350 euro per l’iscrizione, rispetto ai 650 euro degli atenei di Sardegna e Sicilia. Allo stesso tempo, però, in Sicilia nell’ultimo anno c’è stato un aumento del 25% ed in Sardegna, Puglia e Campania del 23%, mentre nel Friuli Venezia Giulia l’aumento è stato del 12%. Ed il dato maggiormente inquietante è che tutto ciò sembra dovuto ad una diminuzione delle immatricolazioni. Il tasso degli studenti che decidono di continuare gli studi e di arrivare alla laurea è in netto ribasso. Secondo le stime, in Europa circa il 32,2% delle persone tra 30 e 34 anni ha conseguito la laurea. Ma in Italia la percentuale è nettamente inferiore: si arriva poco sotto il 20% .

Data: 26 maggio 2011

Piano borse 2011: vince il merito

di Claudia Cervini

borse di studio60 + 20 opportunità di studiare. Sono i numeri del diritto allo studio dell’Istituto Toniolo , ente fondatore dell’Università Cattolica, che per questo 2011 mette a disposizione 80 borse di studio per studiare all’Unicatt.

Il piano borse di studio 2011, attivato anche grazie ai fondi raccolti durante la Giornata universitaria, è ai nastri di partenza: per accedere a una delle 80 borse previste bisogna partecipare a un concorso nazionale (che avrà sede in sei città italiane da Bari a Cagliari, da Milano a Palermo, da Roma a Verona) iscrivendosi entro il 20 maggio.

60 borse da 2.500 euro sono destinate alle matricole per frequentare un corso di laurea triennale o magistrale, mentre per i laureati di primo livello, sono previste 20 borse, del valore di 3.500 euro, per proseguire nella specialistica.

Nel caso il vincitore venisse ammesso nel sistema dei Collegi in Campus dell’Università Cattolica, la borsa garantirebbe il rimborso completo delle tasse universitarie e l’opportunità di rinnovo per gli anni successivi.

Il concorso, svolto a livello nazionale, si terrà in ciascuna sede sabato 28 maggio alle ore 14.00. Per tutte le info cliccare il portale o scrivere a borsedistudio@istitutotoniolo.it

È il caso di dirlo: onore al merito.

Data: 18 maggio 2011

Ca’ Foscari & tasse: sconti a fratelli e sorelle

di Claudia Cervini

cattaneo2Mentre alcuni atenei incrementano le tasse per far fronte ai tagli subìti (il caso più eclatante e contestato è quello dell’Università del Salento), la Ca’ Foscari stabilisce uno sconto per gli studenti che hanno già un fratello o una sorella nella stessa università. Lo scrive il rettore Carlo Carraro, che nel suo blog, dedica il post Buone notizie per gli studenti ad alcune iniziative di Ca’ Foscari, discusse nell’ultimo Cda in tema di servizi e diritto allo studio.

Lo sconto sarebbe di un minimo di 200 euro e un massimo di 400 euro all’immatricolazione e può essere richiesto dagli studenti con reddito familiare ISEE inferiore ai 40mila euro, (una riduzione che può essere cumulata con le altre già esistenti).

“Si tratta di un gesto piccolo ma, speriamo, significativo, con il quale l’ateneo vuole mostrare la sua vicinanza alle famiglie degli studenti e in particolare a quelle che, con plurime iscrizioni al nostro ateneo, dimostrano un particolare gradimento per Ca’ Foscari”, scrive il lettore dalle colonne di Parliamone.

Data: 15 marzo 2011

Tax gate all’Università del Salento

di Claudia Cervini

Locandina-Udu2Dalle assemblee studentesche al Palazzo del Comune. La questione tasse all’Università del Salento non si esaurisce, ma lievita.

Sono ormai settimane che nell’ateneo salentino si porta avanti la battaglia contro l’incremento delle tasse (di cui abbiamo dato notizia qui).

E mentre continuano le assemblee e i seminari in ateneo, anche il sindaco Paolo Perrone risponde all’appello degli studenti, che si erano rivolti nei giorni scorsi, niente meno che al primo cittadino.

Il sindaco, pur ritenendo le richieste “sacrosante”, ha dichiarato che non stanzierà fondi per  l’Università del Salento, promettendo però un maggior impegno proprio sui servizi agli studenti.. (anche se non sono chiari i termini dell’intervento).

L’Udu infatti non ha gradito: “Ci sembra che il Comune abbia una visione irrealistica della nostra università e del contesto in cui è inserita: è vero che qualcosa è stato fatto, ma la strada per considerare Lecce una vera città universitaria, è ancora lunga”, commentano dal sindacato studentesco. “A giugno è prevista, per l’università, una rata di 1,5 milioni di euro che finirà nelle casse del Comune: il primo cittadino dimostri con i fatti di sostenere l’ateneo e il diritto allo studio nel proprio territorio cancellando parte del pagamento e permettendo così di usare quella cifra per coprire le lievitate rette a carico degli studenti”.

L’ultima parola sulla vicenda tasse spetterà al Cda dell’ateneo salentino che si riunirà il 28 marzo (e non oggi come era stato deciso nei giorni scorsi).

Intanto continuano le assemblee al polo scientifico.

Data: 15 marzo 2011

Università: “Io non merito l’aumento”, atto secondo

di Claudia Cervini

Locandina-Udu2Gli studenti salentini non si danno per vinti e sostenuti dall’Unione degli universitari di Lecce continuano la protesta contro l’aumento delle tasse d’ateneo. La protesta si sposta oggi da internet alle aule: è stata infatti indetta una conferenza stampa per discutere del nuovo modello di tassazione.

Come raccontato negli articoli precedenti, i tagli conseguenti alla legge 133/2008, hanno notevolmente ridimensionato il Fondo di finanziamento ordinario. L’università leccese ha così deciso di coprire il “buco” attraverso un aumento della contribuzione studentesca, col risultato che se prima gli studenti appartenenti alla prima e alla seconda fascia di reddito erano esenti dal pagamento delle tasse, oggi per richiedere l’esenzione oltre al reddito dichiarato devono subentrare requisiti di merito (voto di maturità per le matricole, crediti conseguiti per gli iscritti al secondo e terzo anno di corso e voto di laurea triennale per gli studenti che proseguono gli studi). Chi non è in possesso di questi filtri di merito pagherà la retta massima stabilita dalla facoltà, come gli studenti con redditi superiori.

La questione naturalmente preoccupa gli universitari che attraverso l’Udu esprimono il  dissenso contro la nuova manovra economica. La battaglia viene combattuta in parte sul portale periodicamente aggiornato con il resoconto della controversia: dalle aule ai Cda, in parte sui social network, in parte attraverso metodi più tradizionali come la redazione di locandine e opuscoli per informare su quanto sta accadendo alle tasche degli studenti.

Stamattina il sindacato studentesco ha organizzato una conferenza stampa con focus sugli sviluppi riguardanti il modello di tassazione al centro delle proteste di queste settimane. Il motivo di questo incontro? Capire se i filtri di merito, che sono stati mantenuti nel corso dell’ultima Commissione tasse, potranno essere rimossi e se verrà trovata una nuova forma di sostentamento per rimpinzare il Fondo di finanziamento ordinario.

Il 15 marzo dovrebbe essere la data fatidica: l’ateneo si pronuncerà sull’attuazione o meno di questo modello di contribuzione. Agli studenti rimane una settimana di tempo per dire la loro e cercare di riorientare le politiche economiche dell’università salentina.

Data: 7 marzo 2011

Il rettore non apre sulle tasse

di gcavallaro

LaForgia1A proposito della protesta studentesca seguita agli aumenti delle tasse universitarie, di cui abbiamo già dato notizia qui, riceviamo e pubblichiamo alcuni stralci di una lettera che gli stessi rappresentanti dell’Udu Lecce hanno voluto inoltrare agli organi di informazione e che circola anche su Facebook.
Al centro dell’attenzione, in base a quanto riferiscono gli studenti pugliesi, la posizione del rettore, il diritto allo studio ed il merito. Si comincia dal Laforgia pensiero.
“Dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi del prorettore Pasimeni che riteneva i tagli necessari ma era pronto al dialogo con gli studenti, oggi invece il Rettore prende una posizione nettamente contraria: l’aumento è necessario, niente passi indietro.”
Quindi gli studenti si soffermano sul problema del diritto allo studio. “Il rettore parla anche di un’ università che non debba occuparsi di diritto allo studio, perché, a suo avviso, ci sono altri organi predisposti a farlo. Ma cosa vuol dire diritto allo studio? Sicuramente è riduttivo parlare di questo diritto semplicemente in termini di borse di studio, alloggi e mense. Il diritto allo studio è molto di più. Vuol dire avere dei sistemi tali da poter consentire a chiunque di poter continuare gli studi e con un sistema di tassazione come questo molti saranno costretti a lasciare il percorso universitario non riuscendo a superare quest’ostacolo economico insormontabile. Se poi si considera come i sistemi di sostegno (borse di studio, alloggi, mense e biglietti a tariffa ridotta per i trasporti) nella nostra regione siano largamente insufficienti, l’ amministrazione dell’ateneo ha la responsabilità e il dovere di mettere gli studenti nelle condizioni più favorevoli possibili per facilitare il loro percorso di formazione. Come fa uno studente che rientra nelle prime due fasce di reddito a dover lavorare e studiare per poter sopperire alle mancanze di un sistema di diritto allo studio carente?”
Ed infine, una valutazione sul merito . “Pesanti sono le accuse anche sul merito. Secondo il rettore infatti molti studenti userebbero l’università come parcheggio. Ma come fa uno studente a laurearsi in tempo con una didattica scadente, una burocrazia lenta e con i grandi problemi tecno-amministrativi caratteristici del nostro ateneo? Prima di pensare a modelli di tassazione analoghi a questo, responsabilmente il rettore dovrebbe pensare a risolvere i problemi. Ad esempio nel nostro ateneo non esiste lo stato amministrativo di studente a tempo parziale (studente lavoratore) che, per necessità, non può concentrare tutte le energie sullo studio, e quindi non può superare i filtri meritocratici imposti dal sistema di tassazione. Vorremmo che l’amministrazione considerasse lo studente il centro dell’università e non solo una risorsa da cui trarre fondi.” Il contraddittorio, comunque, è destinato a continuare.

Data: 22 febbraio 2011

Da Milano le ragioni del no

di Claudia Cervini

nave-affonda-300x199A Milano gli studenti non si arrendono. Non appena arriva la notizia del voto alla Camera, alle ore 20.00 parte un nuovo corteo da Corso Venezia. “In queste giornate le manifestazioni si sono tenute in diversi luoghi della città: da Rogoredo a Duomo, da Cadorna a Porta Venezia”, spiega Michele del Collettivo Città Studi. “I diversi collettivi si sono uniti per assistere alle assemblee, ma poi si sono organizzati per manifestare seguendo itinerari divesi. Non ci fermiamo”, continua Michele, “adesso che il Ddl ha superato l’esame alla Camera. Ieri sera abbiamo fatto partire un nuovo corteo, sono state occupate l’Accademia di Brera, la Facoltà di Lettere in Statale e domani ci sarà una nuova assemblea a Fisica organizzata dal Collettivo, ma aperta a tutti”. Cosa non funziona di questa Riforma? “Una cosa è la Riforma, una la Finanziaria. Ma il punto è che non si può fare una vera riforma senza le risorse. Quindi è una riforma un po’ finta e un po’ sbagliata. I punti che non ci piacciono sono inerenti al Diritto allo studio, che viene ammazzato”, spiega Michele, che riporta il parere di tutto il Collettivo. “Le borse di studio, già rare scompaiono, viene attuato il meccanismo dei prestiti d’onore, il Fondo nazionale per il merito è inesistente, o meglio c’è, ma di che fondi si avvale? E poi”, conclude lo studente, “prima si mette in condizione di studiare chi non ne ha la possibilità e poi si stanziano fondi per i meritevoli”. Oltre a questo che è il punto nevralgico anche per la Run, l’Udu e i Giovani democratici c’è la questione dei ricercatori con cui gli studenti hanno solidarizzato. “Non dovrebbe riguardarci il fatto che questa riforma inreoduce la figura del ricercatore precario? Questo provvedimento non avrà ricadute sulla didattica? Non dobbiamo interessarci del futuro della ricerca in Italia? Per me siamo tutti potenziali ricercatori”.

Data: 1 dicembre 2010

In ateneo per fare servizio civile

di Claudia Cervini

Servizio_Civile2Dall’osservatorio astronomico alla redazione, dalla biblioteca alla palestra, dall’aula studio alla clinica veterinaria. Queste alcune delle realtà dove poter svolgere il servizio civile restando in università. Tante strutture collegate agli atenei, dove poter lavorare come volontario per un anno a 433 euro mensili.

E per chi vuole fare un’esperienza completamente immersa nel sociale, può scegliere di prestare assistenza ai disabili o di garantire il diritto allo studio nelle carceri.

Tutti i principali atenei italiani offrono questa possibilità, che può rivelarsi utile anche in materia di crediti formativi o tirocinio curriculare. Se siete interessati e non vi siete ancora iscritti, fatelo in fretta perché il bando scade il 4 ottobre. Troverete il materiale sui siti d’ateneo o sul portale del servizio civile nazionale: www.serviziocivile.it. Per altre informazioni cliccate il nostro portale e non perdetevi il  servizio in uscita sul prossimo numero di Campus PRO, dove approfondiremo l’argomento.

Data: 1 ottobre 2010

Numero chiuso: precedenza ai lombardi

di Claudia Cervini

testingresso5Considerare la residenza e non il voto di maturità per l’accesso ai corsi a numero chiuso. Questo quello che chiede la Lega con due emendamenti presentati dal Carroccio e approvati dalla settima  commissione regionale Cultura e formazione professionale.

Stabilire quindi una corsia preferenziale per gli studenti lombardi (o residenti in regione da almeno cinque anni) e dedicare il 20% del programma ad argomenti legati al territorio.

“Oggi gli studenti lombardi partono svantaggiati” spiega il consigliere regionale leghista Massimiliano Orsetti a Repubblica “perché nei test di ammissione alle università a numero chiuso si tiene conto anche del voto preso all’esame di maturità, che in alcune regioni del Sud è notoriamente dato con generosità.”

Inoltre la Lega chiede di sostenere in via prioritaria gli studenti lombardi anche in tema di diritto allo studio: residenze universitarie, borse di studio ecc.

Come ricorda il consigliere regionale Pd Fabio Pizzul “potenzialmente saranno penalizzati anche gli studenti novaresi o piacentini, che abitano appena al di là dei confini della regione” e che, con riferimento a certi settori, non trovano alternative nelle loro città. Il rischio come ricorda Pizzul è di escludere studenti meritevoli privandoli della possibilità di frequentare il corso prescelto. Insomma, nuova lesione del diritto allo studio.

Data: 23 settembre 2010
Campus
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