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Lauree on the road, protesta a Padova

Furbetti della laureaProclamare i laureati in piazza. Secondo l’antica tradizione ma nella pubblica via. E’ la protesta che venerdì prossimo insceneranno i docenti e i ricercatori della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali dell’Università di Padova, la seconda più antica d’Italia.

Per protestare contro i tagli alla formazione universitaria,  quelli del corso di  Informatica laureeranno 30 neodottori della prossima sessione in mezzo di strada (che è pur sempre l’antica Piazza dei Signori).

Garantita la formula di rito, con tanto di chiamata ad alta voce del nome del laureato.

La cerimonia “on the road” sarà preceduta, avverte una nota del Bo, il rettorato patavino, “da un breve discorso del residente della commissione di laurea,  professor Gilberto Filè, che illustrerà a studenti e famiglie le motivazioni di questo gesto così inusuale”.

Data: 22 settembre 2010

Ci ripensi, presidente

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La mail è arrivata in queste ore agli oltre tremila iscritti dell’ateneo telematico eCampus e porta la firma del “rettore”, Lanfranco Rosati: lunedì 19 luglio mattina, il premier Silvio Berlusconi visiterà privatamente il campus di Novedrate  “e parlerà con studenti e docenti”.

Un evento, scrive Rosati a ogni studente telematico, “che arricchirà la tua esperienza formativa”.  Gli iscritti,  cui è richiesta una conferma via mail o telefonica, sono invitati a indossare “l’abbigliamento formale”.

Dunque Berlusconi, seppur privatamente, visita l’università del fondatore di Cepu, Francesco Polidori. Fatto rilevante, perché arriva contemporaneamente alla prime proteste contro i tagli e contro la riforma Gelmini.

Una visita davvero poco opportuna, per diversi motivi, che forse lo stesso premier non conosce. Proviamo a ricordarli.

1) E’ di poche settimane fa, una severa mozione del Cun che segnala al ministro Gelmini molte incongruenze sul funzionamento delle università telematiche in Italia;

2) eCampus è per l’appunto l’unica telematica italiana attivata con il parere contrario del Consiglio universitario nazionale-Cun e del Comitato nazionale della valutazione sull’università-Cnsvu;

3) entro l’anno – anche se non  è stata ancora calendarizzata- è prevista la visita degli esperti Cnsvu a Novedrate, sede di eCampus, per verificare proprio la rispondenza dell’offerta didittica di quell’ateneo agli standard di legge;

4) eCampus, come ha mostrato una lunga e articolata inchiesta di Campus (e scusateci il gioco di parole), è sostanzialmente parte integrante del Gruppo Cepu, leader dell’assistenza universitaria, il cui intricatissimo assetto societario è oggi riconducibile a una fiduciaria lussemburghese, JMD International Sa, di cui non è chiara la proprietà;

5) nelle agenzie Cepu, dove si propone l’iscrizione ai corsi di laurea eCampus, che rilasciano titoli con valore legale, si offrono anche  lauree della Libera università di Herisau, più volte inserita nella lista nera dei titoli falsi dal ministero dell’Università.

Senza contare che questa vicenda rischia fortemente di imbarazzare Mariastella Gelmini: la visita del premier all’ateneo del Cepu, quando la sua la sua tribolata riforma dell’università arriva al Senato per un passaggio piuttosto delicato, rischia davvero di scaldare gli animi, oltre quello che sono già.

Insomma, presidente, chi glielo fa fare di andare a Novedrate?

Data: 16 luglio 2010

Più tasse per tutti

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“(…) Avvertono gli studenti e le loro famiglie che, in assenza di una correzione della linea politica del Governo sul finanziamento alle università, che riduca in modo consistente i tagli al fondo di finanziamento ordinario, sarà necessario per gli Atenei procedere a deliberare sensibili aumenti della contribuzione studentesca”. Firmato Aquis, ovvero gli atenei eccellenti e con i conti in ordine, raggruppati nell’Associazione per la qualità dell’università statali italiane.

Università del calibro di Bologna, Padova, Politecnico di Torino, Tor Vergata, in un documento di commento al ddl di riforma Gelmini, scrivono a chiare lettere che si va verso un aumento delle tasse.

Gli atenei, si legge nel documento, “si impegnano a spiegare con una lettera agli studenti ed alle loro famiglie in modo puntuale e dettagliato le motivazioni di tale scelta, tanto dolorosa e spiacevole quanto inevitabile ed obbligata”.

L’idea che era circolata nel mondo accademico un po’ di mesi fa era che la riforma su governance e reclutamento potesse essere “scambiata” con un rientro dei tagli previsti proprio dal 2010. Si è persino diffusa la notizia che le risorse per far rientrare i tagli fossero state individuate fra l’ingente tesoretto dello scudo fiscale.

Per questo, in generale, la maggioranza dei rettori italiani ha accolto con favore il contenuto della riforma.

Ma, a parte l’assenza di impegni formali da parte del ministro, questa speranza si infrange nelle determinazione di Giulio Tremonti.

L’unica promessa formale l’ha fatta, proprio dalle colonne di CampusPRO, il senatore Valditara (aennino del Pdl), che ha garantito un emendamento alla futura Finanziaria, dell’ordine di circa 500 milioni: quanto basterebbe per aprire le aule e non bloccare le lezioni nel nuovo anno solare.

L’impressione è che la soluzione, se sarà trovata, arriverà in dirittura d’arrivo dell’iter parlamentare.

Intanto, nei rettorati, si preparano le missive per gli studenti e le loro famiglie: si tratterebbe di aumenti davvero consistenti, forse dell’ordine del 100%, come aveva sostenuto, tempo addietro, la Voce.info e come spesso preconizzato dal bocconiano Giavazzi.  Da gennaio le lettere potrebbero arrivare nelle case di chi ha i figli all’università.

Con una problema di ordine politico: un governo nato sullo slogan “meno tasse per tutti” presenterebbe un conto piuttosto salato a 1,6 milioni di famiglie italiane.

Data: 11 novembre 2009

Atenei, le riforme di Via Solferino

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Non bastava Francesco Giavazzi a dettare la linea della politica universitaria dalle colonne del Corriere – praticamente su tutto, dal reclutamento alla governance fino alla necessità di aumentare le tasse.

Via Solferino ora schiera Pierluigi Panza, caposervizio in cultura, apprezzato autore di numerosi romanzi per Bompiani.

Panza, plurilaureato e dottorato, è comparso ieri nella pagina Idee&opinioni del giornale per proporre la riforma di un settore universitario: il suo.  E’ infatti professore a contratto in Beni culturali e, dopo aver ricordato la sperequazione, di impegno e salariale, con i “colleghi” di ruolo e lanciato una poderosa invettiva – la docenza a contratto come “espressione di un filantropico volontariato, nei casi migliori, parcheggio per portaborse e parenti, nei casi peggiori” – distilla, anche lui, la sua ricetta.

Vale a dire introdurre un “concorso nazionale per titoli che identifichi tutti gli idonei tra i quali le università possano chiamare, sia per contratti che per assunzioni”.  Ciò, secondo Panza, consentirebbe “certezza qualitativa, costringerebbe i docenti di ruolo a lavorare in università e i Cda degli atenei ad assumersi la responsabilità di chi chiamano”.

Oltre allo slancio innovatore, parrebbe che Panza abbia voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Che abbia problemi con qualche esponente del “baronismo” ai cui ricatti, come scrive, sono sottoposti i docenti a contratto?

Già ma proprio qui sta il punto: aldilà delle idee, anche in parte condivisibili, non stride a nessuno – Panza per primo -  il fatto che un giornalista del Corriere usi il suo giornale per un problema che lo riguarda direttamente?

La vicenda ricorda Aldo Grasso (un altro accademico) che, qualche anno fa, tuonava dalle colonne dello stesso quotidiano, contro i bonghisti che, dalle Colonne di San Lorenzo a Milano e sulle quali si affacciavano le sue finestre, gli facevano passare le notti in bianco.

Ma tornando all’ansia (furia?) riformatrice di Via Solferino, qualche pagina prima del commento di Panza, in una galleria di opinioni sulla proposta giavazziana di aumento delle tasse universitarie, le parole più giuste le diceva proprio Tremonti che ricordava: “Scrivere un fondo sul Corriere è più facile che fare una riforma”.

Data: 16 luglio 2009

C’è una hidden law sugli atenei?

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C’è una versione nascosta del del ddl che riforma (tra l’altro) la governance delle università italiane.

A chiederselo è l’Andu-Associazione nazionale docenti universitari, commentando l’intervento di Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera di ieri.  In effetti l’economista bocconiano scrive: “(…) il ministro Gelmini da mesi ha nel cassetto una riforma ambiziosa e contrastata (ad esempio i rettori si oppongono alla proposta di vedersi sottratta la presidenza del cda degli atenei e non vogliono veder modificato il meccanismo con cui sono eletti)”.

Come rileva l’Andu “nelle varie proposte di Ddl ministeriali (e in quella parallela e convergente del Pd) è  prescritto che sia proprio il rettore a presiedere il consiglio di amministrazione” e non si parla di “un meccanismo elettivo del rettore diverso da quello attuale”. Secondo il sindacato “o Francesco Giavazzi ha un accesso privilegiato al cassetto segreto del ministro Gelmini o egli continua a sparare le sue opinioni senza preoccuparsi di leggere quello su cui scrive”.

Insomma, lettura distratta, intepretazione libera dei desiderata della ministra (o di una certa politica) o c’è (c’è stato) un altro testo?

In un comunicato di ieri che anticipa alcuni punti del Ddl che dovrebbe essere licenziato venerdì da Consiglio dei ministri, la Gelmini non accenna a niente di simile. Si accenna a un tetto per il numero dei membri, “11 per superare assemblerismo e paralisi” e “oragani pletorici e poco responsabilizzati”. Gelmini vede anche dei cda “fortemente responsabilizzati e competenti con il 40%” e promette che sarà “aumentata la rappresentanza studentesca”, elemento che pare in controtendenza con l’orientamento delle università che, in questo periodo, si erano date nuovi statuti o stavano per farlo.

Data: 15 luglio 2009
Campus
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