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	<title>Il blog universitario di Campus &#187; Corriere della Sera</title>
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		<title>Il cane nero</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 20:51:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gcavallaro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2011/06/depre.jpg" alt="depre" title="depre" width="150" height="160" class="alignleft size-full wp-image-3583" /> <strong>Rebecca Hunt</strong>, nel suo romanzo d’esordio (“<em>Il cane nero</em>” – ed. Ponte alle Grazie) la dipinge paragonandola ad una mastodontica creatura dal folto pelo nero, sempre presente e dispettosa. Specie nei momenti meno opportuni. Si tratta della <strong>depressione</strong>, un male oscuro, trasversale, che non ha età. Possibile che “il cane nero” o <em>Black Pat</em> come lo chiama l’autrice sia passato da <strong>Padova</strong>, magari in zona studi. Perché un altro <strong>giovane studente universitario</strong> si è fatto sopraffare, cedendo. E’ successo dopo un <strong>esame universitario andato male</strong>, come riporta il <em>corrieredellasera.it</em>, forse (ma non solo) la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.<br />
Così uno studente <strong>22enne di Santa Cristina di Quinto (Treviso)</strong>, ieri pomeriggio si è tolto la vita nella sua camera. Il giovane, iscritto alla facoltà di <strong>Scienze dell’alimentazione</strong> proprio nel capoluogo patavino, ha aspettato di essere solo per compiere il tragico gesto. A ritrovarlo ormai privo di vita è stata una zia. E lo spettacolo dev’essere stato davvero straziante, dato che il futuro dottore si è impiccato con una cintura alla maniglia dell’armadio della sua stanza da letto.<br />
La <strong>fragilità</strong> di un giovane lasciato solo, forse, ha vinto ancora una volta. Solitudine e fragilità che il ragazzo ha espresso in un messaggio indirizzato ai familiari, una lettera in cui, con poche parole, ha chiesto <strong>perdono</strong> ai genitori e alla sorella e si è scusato per il dolore che avrebbe loro provocato.<br />
Tra l’altro, riporta sempre il Corriere della Sera in versione web e come analizzato approfonditamente anche da<a href="http://www.campus.it/campusmix/365557-prima-che-sia-troppo-tardi-3.html"> Campus</a>, il suicidio del 22enne è solo l’ultimo di una <strong>serie di episodi analoghi </strong>, proprio nella zona del Trevigiano, con protagonisti <strong>giovani o giovanissimi</strong>. Non necessariamente universitari. Ma tremendamente <strong>soli</strong>. Accompagnati però da quel cane nero ,<strong> peloso e dispettoso</strong>. </p>
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		<title>I 700mila: quell&#8217;esercito di finti Neet</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 19:28:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2999" title="internship-1" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/internship-1.jpg" alt="internship-1" width="300" height="184" />Sono tutti dati negativi i numeri in parte elaborati, in parte ricordati ieri dal Corriere della Sera, che punta ancora una volta i riflettori sulla <strong>questione giovanile</strong> parlando di &#8220;Paese gambero&#8221; e di &#8220;società che si ripiega su se stessa&#8221;.</p>
<p><strong>500mila stagisti</strong> e <strong>200mila praticanti</strong>. Almeno queste sono le cifre che si conoscono perché ci sono tanti stagisti che addirittura, senza neanche un <strong>contratto di stage né l&#8217;assicurazione</strong> (e naturalmente senza busta paga) fanno <strong>esperienze di tirocinio in nero</strong>.</p>
<p>Ecco perché ha ricordato <strong>Eleonora Voltolina</strong>, autrice del libro <em>La Repubblica degli stagisti</em> che oggi è anche un sito internet: &#8220;Gli inattivi risultano così numerosi nel nostro Paese; perché ci sono circa 700mila giovani tra stagisti e praticanti che<strong> nelle statistiche non si sa nemmeno dove piazzare</strong>&#8220;.</p>
<p>Dunque è forviante parlare di una fascia consistente di <strong>Neet</strong> tra i giovani italiani: non sono sconsolati (almeno non tutti), non di certo svogliati, ma spesso impegnati in <strong>forme di lavoro</strong> che la nostra società e le nostre statistiche nemmeno concepiscono. C&#8217;è davvero qualcosa che non va&#8230; Soprattutto se si continua a scorrere la lista dei numeri del precariato: il <strong>41,4 per cento</strong> degli under 35 vive coi genitori a fronte del <strong>10 per cento</strong> che restava nella casa paterna negli anni Settanta e dulcis in fundo il <strong>40 per cento </strong>di chi esce di casa perché ha trovato un lavoro, non ce la fa e torna dai genitori. E potremmo continuare con la lista dei numeri sconcertanti. Sarà, ma tutti ne parlano e forse a nessuno conviene cambiare veramente lo status quo.</p>
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		<title>&#8220;Aiutini Cepu&#8221;, il mini-endorsement del Corriere</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 17:31:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1467" title="berlusconi_home" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/berlusconi_home.jpg" alt="berlusconi_home" width="180" height="108" /></p>
<p>&#8220;Gli aiutini a Mister Cepu e alle casse dei partiti&#8221; titola oggi il <em>Corriere della Sera</em>. Si tratta di un commento del velenoso <strong>Sergio Rizzo</strong>, fustigatore stabile, insieme a <strong>Gian Antonio Stella</strong>, del malcostume politico italiano e spesso anche di quello accademico.</p>
<p>Rizzo cita la denuncia del deputato Pd, <strong>Walter Tocci</strong>, nel bel mezzo delle votazioni alla Camera sulla Riforma Gelmini. Tocci, con altri colleghi, aveva presentato un emendamento teso ad escludere le telematiche da un fondo ministeriale sul merito a favore degli atenei &#8220;non statali&#8221;, paventando che quei fondi  potessero finire &#8220;all&#8217;università del Cepu&#8221;.  Il rischio, secondo Tocci, derivava appunto dalla bozza di <em>Decreto programmazione 2010-2012,</em> licenziato dalla Gelmini e di cui <a href="http://www.campus.it/blog/2010/11/18/e-la-gelmini-vara-la-riforma-cepu/">CampusPRO</a> e <a href="http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&amp;accessMode=FA&amp;id=1687292&amp;codiciTestate=1&amp;sez=notfoundG&amp;testo=Cepu&amp;titolo=Universit&amp;agrave;,%20ecco%20la%20riforma%20Cepu">ItaliaOggi</a> hanno per primi parlato.</p>
<p>Come si sa, il decreto prevede che le università a distanza possano trasformarsi in atenei tradizionali anche se eCampus ha <a href="http://www.campus.it/blog/2010/11/25/e-campus-non-useremo-la-riforma-cepu/">smentito</a> decisamente di essere interessato alla possibilità.</p>
<p>In aula, visto che anche i finiani parevano poter votare con l&#8217;opposizione, con<strong> Luca Barbaresch</strong>i a guidare i duri, il Governo aveva accantonato del tutto l&#8217;articolo in questione.</p>
<p>Oggi il<em> Corrierone</em>, che da qualche tempo sembrava poco sensibile alle vicende delle telematiche in generale e di eCampus in particolare &#8211; malgrado le sue pagine, fra agosto e ottobre,  si siano riempite di pubblicità dell&#8217;ateneo di Novedrate per quella che chiamammo campagna <em>monstre</em> &#8211; arriva  sulla questione.</p>
<p>Buon ultimo, anche perché ieri dell&#8217;emendamento di Tocci (e di un subemendamento, approvato anche da Fli, che ritrasferisce il potere al ministro), si era occupata <em>ItaliaOggi</em>.</p>
<p>In ogni caso, un piccolo, timido, endorsement: che il duo Rizzo-Stella sia al lavoro?</p>
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		<title>Da oggi nelle sale la storia di Facebook</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 15:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/mark-zuckerberg-facebook1.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2181" title="mark-zuckerberg-facebook" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/mark-zuckerberg-facebook1.jpg" alt="mark-zuckerberg-facebook" width="182" height="129" /></p>
<p>Oggi sui nostri schermi arriva <strong><em>The social network</em></strong>, il film diretto da<strong> David Fincher</strong>, che racconta la storia di un mondo (virtuale e non solo) e di <strong>Mark Zuckerberg</strong>, genio solitario oggi diventato il miliardario più giovane del pianeta.</p>
<p>Un aspetto del plot ci interessa particolarmente: la creatività, il coraggio, l’iniziativa, la capacità imprenditoriale, la sregolatezza di giovani studenti universitari, e come sottolinea Beppe Severgnini sul <em>Corriere</em> di oggi, lo sfondo del college, che fa reagire queste qualità.</p>
<p>Una vicenda che va oltre il capitalismo americano, ma che ricorda come altri giganti dell’informatica siano nati proprio tra le stanze del campus e tra le aule universitarie: <strong>Bill Gates</strong> e<strong> Steve Ballamer</strong> si conobbero a Harvard e misero il primo tassello di <strong>Microsoft</strong>, <strong>Google </strong>è stato “concepito” a <strong>Standford</strong>; per citare solo due delle imprese che hanno cambiato il nostro modo di fare ricerca, di approcciare il  mondo e la professione.</p>
<p>Un film che racconta anche il <strong>campus americano</strong>: quel luogo dove insegnano a pensare sopra le righe, dove le idee si incontrano, dove vige la sregolatezza che caratterizza gli anni universitari. In Italia all’università manca per definizione (e non solo) questo contesto. Gli universitari studiano divisi: in appartamento, i collegi sono pochi e condividere è più difficile. Ma soprattutto manca qualcuno che insegni a “creare”, a mettersi in gioco. Qualcuno che convinca gli studenti che fare una start up, avere un’idea, un progetto, vale di più che fare il “compitino” regolare, senza disturbare nessuno o rompere le scatole. Manca una <strong>cultura imprenditoriale giovane</strong>. Ma i giovani e le idee non mancano, per fortuna. E qualcuno trova comunque il modo di farle reagire.</p>
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		<title>Come studiare da lode</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 10:36:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="file:///Users/administrator/Library/Caches/TemporaryItems/moz-screenshot.png" alt="" /><img class="alignleft size-full wp-image-1920" title="NewYorkTimesLogo" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/NewYorkTimesLogo.gif" alt="NewYorkTimesLogo" width="111" height="109" />Studiate tanto ma con scarsi risultati? È sempre più difficile preparare gli esami? I <strong>ricercatori Usa</strong> soccorrono gli studenti poco zelanti con <strong>quattro consigli</strong> per ottenere un buon risultato.</p>
<p>Primo: <strong>cambiare stanza</strong>. Il cervello associa i concetti in via di assimilazione a particolari ambientali, quindi è meglio variare l’ambiente di lavoro. Addio  alla stanzetta appartata, silenziosa e ordinata. Non studiare solo una materia per volta ma <strong>mescolare i contenuti</strong>. O almeno differenziare il tipo di esercizio. Evitare la full-immersion finale e <strong>studiare a più riprese</strong>; in questo modo i concetti restano più a lungo. Infine <strong>sottoporsi a diverse prove</strong>, i test servono a migliorare la conoscenza.</p>
<p>È il <strong><em>New York Times </em></strong>a pubblicare i consigli dei ricercatori della  <strong>University of California di Los Angeles</strong> e riportati dal<em> <strong>Corriere della Sera</strong></em> che rilancia le scoperte del gruppo di ricerca. Non tutti sono d’accordo però: <strong>Anna Oliviero Ferrarsi</strong>, ordinario di Psicologia alla <strong>Sapienza di Roma</strong> commenta: “l’ambiente esterno conta poco, è meglio darsi una regola interna, sapersi organizzare.” Corretti però gli altri suggerimenti.</p>
<p><em>Campus ogni mese</em> dà consigli alle matricole sullo studio e sulla vita studentesca. Come affrontare uno scritto? Come superare la prova orale? Come vivere al meglio l’ateneo? Trovate questi e altri suggerimenti in <a href="http://www.campus.it/index.php?option=com_content&amp;Itemid=0&amp;id=1009202467&amp;task=view">How to: consigli alle matricole</a><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/NewYorkTimesLogo.gif"><em></em></a>, la rubrica curata da Mariateresa Melodia.</p>
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		<title>Dottorando senza sbocchi si uccide in facoltà</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 08:41:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/università-di-palermo_home1.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1883" title="università di palermo_home" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/università-di-palermo_home1.jpg" alt="università di palermo_home" width="125" height="115" />Il padre lo ha definito un “omicidio di stato”. Sono parole forti, nate dal dolore di un uomo che ha perso il figlio, studente modello, <strong>laureato con lode in Filosofia</strong> della conoscenza e della comunicazione e <strong>dottorando a fine corso</strong> a <strong>Palermo</strong>.</p>
<p><strong>Norman Zarcone</strong>, ventisettenne palermitano, si è suicidato buttandosi dal <strong>settimo piano</strong> della <strong>facoltà</strong>. “Colpa dei baroni” racconta il padre al <strong><em>Corriere della sera</em></strong> “i prof gli dicevano che non c’erano sbocchi, pare che in un paio di riunioni dei dottorandi non lo avessero neanche convocato. Qualche sera fa aveva confessato agli amici di sentirsi un fallito”.</p>
<p>Norman, <strong>giornalista pubblicista </strong>che amava le lettere, suonava il <strong>piano</strong> e la <strong>chitarra</strong> e coltivava il sogno di diventare <strong>ricercatore</strong>, prima di buttarsi lascia un appunto “la libertà di pensare e anche la libertà di agire”.</p>
<p>Il padre chiude con questo appello “Presidente Lombardo, rettore, ministro Gelmini: cosa farete per togliere potere ai “<strong>baroni</strong>” e ridare dignità a questi ragazzi?”</p>
<p>Una tragica notizia di cronaca che torna a far parlare di un’università che concede poco futuro ai nostri <strong>giovani cervelli</strong>.</p>
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		<title>Cercasi hostess per party di saluto</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 07:35:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/hostess-2.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/hostess-2.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/hostess-2.jpg" alt="hostess (2)" title="hostess (2)" width="155" height="103" class="alignnone size-full wp-image-1817" /></a>&#8220;Le hostess, evidentemente, vanno forte in questo periodo&#8221;, ironizza <em>Il Corriere.it</em>, che racconta di un’azienda di Varese che si occupa di servizi cimiteriali in cerca di una ragazza da assumere part time nei campisanti intorno a Milano, per dar conforto ai parenti del caro estinto nell’ultimo saluto alla vita terrena. La paga? Otto euro all’ora.</p>
<p>Come riporta il Corriere, nel sito <a href="http://www.infojobs.it/selezionare/hostess-di-cimitero/of-iB27BEF11-0881-A94C-85A1201C7325296D%26utm_source=jobcrawler%26utm_medium=cpc%26utm_campaign=jobcrawler">Infojobs</a>, che rimanda all’agenzia di lavoro interinale <strong>Randstad</strong>, appare la descrizione dell’offerta pubblicata online: &#8220;Ricerchiamo una hostess che si occupi di accogliere i parenti dei defunti e di accompagnarli alla tomba in occasione dell&#8217;esumazione della salma. La risorsa dovrà fornire un supporto ai parenti del defunto e dovrà essere in grado di non farsi coinvolgere emotivamente dalle situazioni. Orario di lavoro è part-time, 3 ore e mezzo al giorno da martedì a venerdì. Possibilità di utilizzo dell&#8217;auto aziendale per gli spostamenti tra i cimiteri&#8221;.</p>
<p>E dall&#8217;interinale la unit manager ha raccontato: &#8220;Abbiamo ricevuto già 50 curricula in cinque giorni&#8221;.Tra i requisiti fondamentali? Naturalmente le qualità psicologiche. &#8220;Deve essere una persona predisposta a questo tipo di circostanze. Non fredda ma professionale. Potrebbe avere, per esempio, esperienza come infermiera o operatrice socio-assistenziale&#8221;, ha puntualizzato la manager, sottolineando: &#8220;Non si tratterà, nel futuro, di accompagnare i parenti nell’esumazione della salma, ma se l’idea funziona, di organizzare una sorta di party di saluto, come avviene negli Stati Uniti&#8221;.<br />
Nuovi lavori dell&#8217;altro mondo, pur sempre precari&#8230;</p>
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		<title>Test d’ingresso? Una lotteria</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 10:20:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Cimpanelli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1802" title="testingress" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/testingress1.jpg" alt="testingress" width="133" height="112" /></p>
<p>Dallo stato alla lotteria: è questa l’immagine che <strong>Beppe Severgnini</strong>, nell’editoriale del <em>Corriere</em> di oggi, utilizza per inquadrare il cambiamento di modalità nell’accesso accademico tra ieri e oggi. “Un tempo i ragazzi italiani lottavano per entrare in aule affollate; oggi affrontano quiz esoterici”, commenta.</p>
<p>Tre, secondo il giornalista, le problematiche che affliggono il fatidico “numero chiuso”: non si tiene conto dei risultati delle superiori, i test non affiancano colloqui attitudinali ma li sostituiscono (e come cita l’editoriale “…ogni professione richiede predisposizione e passione – e con i quiz non si vedono.”), terzo, il sistema non tiene conto delle necessità che cambiano, se trent’anni fa venivano “sfornati” troppi medici, oggi ce ne sono troppo pochi.</p>
<p>La soluzione proposta nell’editoriale? Un sistema che preveda accesso libero con barriera al secondo anno. Ma qui subentrano le ben note difficoltà relative alla carenza di spazi che contengano grandi folle sia all’interno delle strutture universitarie che in collegi e residenze.</p>
<p>E, come abbiamo accennato nell’apertura dell’ultimo numero di  <a href="http://www.campus.it/index.php?option=com_content&amp;Itemid=0&amp;id=1009028177&amp;task=view"><em>CampusPRO</em></a>, sorge il dubbio che il fenomeno test sia anche un’ottima occasione per gli atenei di “far cassa” e per agevolare società e consorzi specializzati del settore. Il fatto che intorno al sistema si muova ogni anno un indotto di circa 50 milioni di euro potrebbe levare ogni dubbio sul perché, per esempio, dei test valutativi non selettivi.</p>
<p>La conclusione di Severgnini sull’argomento riassume in maniera esemplare quello che tutti si augurerebbero ma che l’Italia non accenna neanche lontanamente: “La Repubblica fondata sullo stage ai suoi figli dovrebbe almeno offrire un’università serena e una speranza vera”.</p>
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		<title>I due volti della “generazione boomerang”</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 08:22:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1738" title="boomerang" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/boomerang2.jpg" alt="boomerang" width="163" height="152" />La risposta all’articolo pubblicato un paio di giorni fa dal <strong><em>New York Magazine</em> </strong>che parla di &#8220;<strong>generazione boomerang</strong>&#8221; (sinonimo, più o meno, del nostro “<strong>bamboccione</strong>”) e di ragazzi che tornano a casa dai genitori dopo l’università perché non riescono a mantenersi, conservatori avversi al rischio, invece che idealisti alla ricerca di se stessi come i loro predecessori, arriva con <strong>Denis Trivellato</strong>, lo studente risparmiatore intervistato ieri dal<em><strong> Corriere della Sera</strong></em>.</p>
<p>“<strong>Vivo con 14 euro al mese</strong>, per rispetto dei miei genitori; <strong>studio</strong> e <strong>lavoro part-time</strong>.” Non il ragazzo pigro e svogliato che descrivono le cronache di questi giorni, né mammone, ma obbligato dal contesto a vivere in casa di mamma e papà mentre si dà da fare per costruirsi un futuro. Denis ha <strong>28 anni</strong> e una laurea in <strong>Filosofia</strong> che non gli basta. Ha capito che la sua strada è un’altra e così si è iscritto a<strong> Psicologia</strong>.</p>
<p>Ecco le <strong>regole di Denis</strong> per non pesare sulla famiglia: lavorare part-time per non tralasciare troppo lo studio, mangiare in casa o alle sagre di paese, limitare gli Sms (ha infatti creato un gruppo su Facebook per risparmiare nelle comunicazioni), studiare su libri usati, prendere appunti su fogli A4 (molto più convenienti dei quaderni), fare vacanze in tenda, ridurre la vis consumistica al minimo e annotare tutte le spese.</p>
<p>Un ragazzo che non approfitta della sua condizione e che avverte: “quando sento parlare di bambinoni divento una belva”.</p>
<p>Fanno sentire la loro voce anche gli altri ragazzi indulgenti e volenterosi che non si riconoscono nello stereotipo di bamboccione o boomerang e che hanno obbligato i giornalisti del <em>New York Magazine</em> a staccare il telefono per le decine di chiamate di protesta seguite all’articolo citato, come riporta il blog universitario <em><strong>Edu in Review</strong></em>.</p>
<p>Come dire: non siamo tutti bambinoni, il mercato influisce sulla nostra condizione e sulle nostre scelte, inutile generalizzare.</p>
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		<title>College USA: “genitori, alzate i tacchi!”</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 11:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1719" title="College" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/College.jpg" alt="College" width="178" height="103" />Il <strong>Morehouse college di Atlanta</strong>, cerca di tagliare il cordone ombelicale. Dà il benvenuto agli studenti arrivati al college per trascorrere il primo anno di studio e contemporaneamente dà il ben servito ai genitori, che si presentano alla porta insieme ai figlioli.<br />
Stranezze americane? Niente affatto, abbiamo parlato ieri sempre sul nostro <a href="http://www.campus.it/blog/2010/08/24/con-mamma-in-ateneo/">blog</a> del fenomeno dilagante (in Italia e altrove) di <strong>studenti</strong> mammoni e di <strong>genitori</strong> che si presentano in università con o al posto dei figli. Perché? Per iscriverli, ottenere informazioni allo sportello orientamento, consegnare documenti in segreteria e via discorrendo.<br />
Il<em><strong> New York Times</strong></em> riporta che il <strong>Morehouse</strong> per aiutare i ragazzi a sviluppare una certa indipendenza e a rendere la separazione indolore ha istituito una <strong>cerimonia di congedo</strong>. Insomma il college vuole  lasciare gli studenti liberi di conoscere i futuri compagni e di negoziare camera e  posto letto senza <strong>ingerenze adulte</strong>. L’obiettivo? Rendere più matura e veloce la separazione, per evitare scene troppo emotive, nocive alla permanenza degli studenti nel campus. Durante la negoziazione del posto letto gli adulti vengono accompagnati in una sala apposita dove anche i genitori faranno conoscenza. La giornata è scandita in diverse tappe. A seguire un incontro in palestra dove tutti i ragazzi saranno disposti in fila, frontalmente ai loro genitori, dove ascolteranno un discorso del rettore. Un momento per far capire agli adulti che i loro figli non sono soli, ma insieme a un gruppo nutrito di coetanei, con cui potranno costruire esperienze di vita. Dopodiché i genitori vengono chiusi fuori dai cancelli. Arrivederci alla prossima visita.<br />
La separazione dal dolce nido, dunque, è dolorosa anche oltre oceano. Cade il cliché degli italiani mammoni? No, si allarga anche al resto del mondo.</p>
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		<title>Con mamma in ateneo</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 09:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1712" title="genitori" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/genitori1.gif" alt="genitori" width="152" height="108" />Mamma e papà insieme all’università, al posto dei figli. Il <strong><em>Corriere della Sera</em></strong> di oggi riporta un fenomeno inedito: alle giornate di orientamento, in fila alle segreterie di facoltà, all’altro capo del ricevitore per richiesta di informazioni ormai ci sono sempre più genitori. Barbara Rosina, responsabile del Cosp, il centro per l’orientamento della <strong>Statale di Milano</strong> riferisce che il<strong> 50%</strong> delle <strong>telefonate </strong>sono di mamma e papà e in<strong> Bicocca</strong> <strong>7 iscrizioni su 10</strong> arrivano dai genitori. Le segreterie, come i centri orientamento sono bombardati dalle domande degli adulti: “Scusi, mio nipote vorrebbe iscriversi a Medicina, cosa dobbiamo fare?” oppure “Mio figlio vorrebbe iscriversi a Lettere, noi preferiamo Economia, cosa mi consiglia?”. E pensare che solo pochi anni fa al pensiero di farsi pescare in ateneo con mamma e papà si arrossiva di imbarazzo.</p>
<p>Alcune università sono corse al riparo riporta il quotidiano: la <strong>Bocconi</strong> ha organizzato un <strong>incontro</strong> a inizio anno solo per<strong> genitori</strong>, con il monito di rivedersi soltanto alla laurea e ha abolito il libretto dei voti rendendoli visibili on-line soltanto con l’inserimento della password segreta. Lo stesso accade al<strong> Politecnico di Milano</strong> e il rettore <strong>Giulio Ballio</strong> alle mamme che chiamano per avere informazioni sui figli risponde che non può accontentarle per motivi di <strong>privacy</strong>.</p>
<p>Alcuni chiamano semplicemente per assicurarsi che i figli siano arrivati a destinazione. Chissà se si presenteranno anche ai <strong>test d’ingresso</strong> per accertare la presenza dei ragazzi.</p>
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		<title>Test d’ingresso: costi bollenti ma iscrizioni in crescita</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 14:19:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1702" title="testingresso" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/testingresso2.jpg" alt="testingresso" width="108" height="134" />È iniziato il conto alla rovescia per gli studenti che, terminata la maturità, si sono rimessi a studiare per i<strong> test d’ingresso</strong> universitari. Non solo i futuri medici e gli ingegneri, ma anche economisti, letterati, comunicatori, linguisti, psicologi, insomma oggi i test d’ingresso sono disseminati a macchia di leopardo nelle facoltà delle università italiane e regolano l’accesso ai più diversi corsi di studio.</p>
<p>Ci siamo già occupati su<strong><em> CampusPRO</em></strong> (<a href="http://www.mfiu.it/campuspro/" target="_blank">http://www.mfiu.it/campuspro/</a> basta registrarsi gratuitamente per sfogliarlo) del fenomeno dilagante dei test selettivi e valutativi che da settembre piovono sui banchi universitari, un business che vale circa <strong>50 milioni</strong> che finiscono nelle casse degli atenei e in quelle di società specializzate per la preparazione dei test, nei libri di testo, nella creazione dei servizi agli studenti.</p>
<p>Anche se di dubbia utilità (c’è chi sostiene la necessità di tali prove per ragioni di razionalizzazione e c’è chi le ritiene una lesione al diritto allo studio) e rigorosamente a pagamento, le <strong>iscrizioni</strong> alle prove <strong>continuano ad aumentare</strong>, come riporta oggi il <strong><em>Corriere della Sera</em></strong>.</p>
<p>Ci sono già i primi numeri: <strong>10.194</strong> gli iscritti ai test d’ingresso della<strong> Statale di Milano</strong>, ben <strong>2mila</strong> <strong>in più</strong> rispetto al <strong>2009</strong>. La prova bollente è quella del <strong>San Raffaele</strong>, <strong>150 euro</strong> il costo della tassa d’iscrizione alla prova di medicina. Di seguito troviamo la <strong>Bocconi </strong>con<strong> 100 euro</strong>, la <strong>Cattolica</strong> con <strong>60</strong> e infine <strong>Politecnico</strong> e <strong>Statale </strong>con <strong>50 euro</strong>.</p>
<p>Oltre alla tassa gli studenti devono mettere in conto altre spese, come quella dei <strong>libri di testo</strong> (che arriva a superare i 100 euro) e la <strong>trasferta</strong> per gli studenti “fuori-sede” (pernottamenti, pasti ecc.) Senza contare che c’è chi, nel dubbio, ne prova più di uno e tutto ciò senza garanzie di successo, perché dopo tanto studio, sudore e soldi si può essere esclusi. Allora rimangono due possibilità: iscriversi a un’altra facoltà che non prevede il numero chiuso o apettare l’anno successivo.</p>
<p>Ottime dunque le idee del<strong> Politecnico</strong> che da quest’anno ha deciso di alleggerire studenti e genitori caricando <strong>on-line 10mila copie di libri di testo</strong> con gli esercizi preparatori e di consentire a chi ha le idee chiare di effettuare le <strong>prove</strong> già al termine del <strong>quarto anno di liceo</strong>. Il vantaggio? Non rimettersi a studiare subito dopo la maturità e avere la certezza di entrare.</p>
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		<title>eCampus, i misteri della Formula College</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 13:35:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/eCampusDett1.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1667" title="eCampusDett" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/eCampusDett1.jpg" alt="eCampusDett" width="170" height="115" /></p>
<p>Dopo l&#8217;exploit politico di inizio agosto &#8211; meeting di tre ore con i vertici del Pdl a <strong>Palazzo Grazioli</strong> a spiegare e a offrire a <strong>Berlusconi</strong> il  modello di &#8220;vicinato politico&#8221; &#8211; <strong>Francesco Polidori</strong> torna a parlare  della sua università telematica e lo fa con la pubblicità.</p>
<p>Oggi su <em>La Stampa</em> e sul <em>Corriere della Sera</em>, eCampus è presente con due pagine intere di advertising che contengono alcune notizie.</p>
<p>La prima è che gli studenti di Novedrate sono <strong>7mila</strong>. Il dato era stato annunciato proprio a margine della visita del premier all&#8217;ateneo ma ora viene scritto nero su bianco.</p>
<p>Solo un anno fa gli iscritti alla telematica di <strong>Mr. Cepu</strong> era circa <strong>3mila</strong> e il Ministero, per l&#8217;anno 2009/2010, ne registra <strong>4.100</strong>. Dunque il notevole battage su eCampus, soprattutto attraverso le pubblicità di Google, ha fatto raddoppiare in un anno gli studenti.</p>
<p>L&#8217;altra notizia riguarda la <strong>Formula College</strong>. &#8220;Gli studenti &#8216;a tempo pieno&#8217; (??, <em>ndr</em>) possono scegliere anche la formula College &#8211; attivata con successo nell&#8217;anno 2009-2010 &#8211; che permette di vivere la propria vita universitaria nel campus di Novedrate. (&#8230;) Gli studenti &#8211; seguiti costantemente da un team di tutor &#8211; si troveranno quindi nelle condizioni ideali per studiare e laurearsi con successo entro i tempi previsti&#8221;.</p>
<p>Il che significa che l&#8217;ateneo telematico si sta trasformando, di fatto, in un&#8217;università tradizionale, addirittura residenziale, in cui gli studenti sono tutorati. Forse dagli stessi tutor Cepu che, in virtù della convenzione con l&#8217;ateneo, preparano gli studenti nelle varie sedi del Centro europeo,  sparse in tutta Italia.</p>
<p>Già, ma perché un&#8217;università telematica, per sua natura &#8220;a distanza&#8221;, contempla la residenzialità degli studenti? Che senso hanno degli universitari che si stabiliscono a Novedrate a scaricare slide di professori che vedranno solo in fase d&#8217;esame?</p>
<p>E perché uno studente che sceglie la laurea online, dovrebbe stabilirsi (con elevati costi di soggiorno) a Novedrate per  &#8220;laurearsi con successo ed entro i tempi previsti&#8221;?</p>
<p>Significa che chi scelga di studiare da casa, magari perché impegnato quotidianamente nel lavoro, avrà difficoltà? Che non riuscirà a laurearsi in tempo?</p>
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		<title>L&#8217;invasione delle lauree-tarocche</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 16:28:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
				<category><![CDATA[StranoCampus]]></category>
		<category><![CDATA[abogados]]></category>
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		<category><![CDATA[Università di Sancti Cyrilli]]></category>

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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/Tomba.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1350" title="Tomba" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/Tomba.jpg" alt="Tomba" width="78" height="112" /></p>
<p>Ci mancava pure San Cirillo a Malta. La notizia della laurea honoris causa in Scienze della comunicazione ad <strong>Alberto Tomba</strong>, da parte della sin qui sconosciuta università maltese di Sancti Cyrilli, è di quelle che gettano nella costernazione.</p>
<p>Non bastavano le scuole europee fanfarone, che promettono cinque-milioni-cinque (in euro) di borse di studio, né la pletora di <em>bogus universities</em> che, anche da noi, offrono titoli di &#8220;doctor&#8221; a prezzi stracciati o, ancora, la mitica libera università di <strong>Herisau</strong>, il cui titolo si &#8220;compra&#8221; nelle agenzie <strong>Cepu</strong>, le stesse in cui si va a iscriversi nella telematica (riconosciuta ma discussa)<strong> </strong><a href="http://www.campus.it/blog/2010/04/09/laurearsi-con-le-slide/">eCampus</a>.</p>
<p>Non erano abbastanza gli odontoiatri laureati in <strong>Romania</strong> e gli avvocati abilitati a <a href="http://www.campus.it/blog/2009/07/11/cepu-ole-avvocati-facili/">Madrid</a> (anche questi ultimi grazie a Cepu, anche se il <em>Corriere della Sera</em> di ieri, occupandosene, è riuscito a non scriverlo).</p>
<p>Ci mancava San Cirillo (che, buonanima, con Metodio sarebbe anche patrono d&#8217;Europa).</p>
<p>La notizia fa pensare a un imminente sbarco dell&#8217;ennesima para-università nel ricco mercato delle bufale italiane. Anche perché la cerimonia avverrà in Italia &#8211; si dice addirittura alla Camera &#8211; e, con Tomba-la bomba,  saranno addottorati anche gli attori <strong>Elena Sofia Ricci</strong> e <strong>Giulio Scarpati</strong>. Perché mai,  se no, non li laureano a La Valletta dove, stando al sito internet, offrono corsi (a distanza) di fitoterapia per medici e farmacisti?</p>
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		<title>Giovani vittime. Ecco il perché.</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 23:01:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campus]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione giovanile]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/laureato482.jpg_370468210.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/laureato482.jpg_370468210.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/laureato482.jpg_370468210.jpg" alt="laureato482.jpg_370468210" title="laureato482.jpg_370468210" width="112" height="100" class="alignnone size-full wp-image-1234" /></a><em>&#8220;I giovani vittime della crisi&#8221;</em> ha tuonato l&#8217;ultimo rapporto Istat. E perchè proprio loro? </p>
<p>Come riporta<em> il Corriere della Sera</em>, la fascia <strong>tra i 20 e i 34 anni</strong> è la più colpita dalla contingente crisi economica per cause molto chiare: la maggiore diffusione dei contratti di lavoro a termine (i primi a saltare) e la contrazione delle nuove assunzioni, stimata nel <strong>20%</strong>. In più i salari di ingresso ristagnano in termini reali da quindici anni e a fronte di una ripresa lenta la tendenza sarà ad avere retribuzioni successive permanentemente più basse.</p>
<p><strong>Il punto chiave? </strong>La differenza sempre più ampia tra insider e outsider, una differenza strutturale tanto che <strong>Pietro Ichin</strong>o parla di &#8220;<em>apartheid</em>&#8220;. Aggravante è poi il deficit di rappresentanza che affligge il mondo dei giovani. Sindacati e partiti sembrano essere bravi solo ad emettere constatazioni e a fare gli interessi degli insider.</p>
<p>Che fare? <em><strong>&#8220;Il mercato del lavoro è da cambiare. Ma anche la formazione&#8221;</strong></em>, scrive sul <em>Corriere </em> <strong>Dario Di Vico</strong>. Oltre alla revisione del percorso formativo, Di Vico sostiene che<strong> sia necessaria una battaglia culturale che sradichi l’idea che un lavoro manuale sia in ogni caso da evitare.</strong> Insomma, in tempi di recessione la mentalità va adattata.<br />
Ma sul lungo periodo, è veramente la più giusta la strada del &#8220;meno ambizioni e più buon senso&#8221;?</p>
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