Il cane nero
Rebecca Hunt, nel suo romanzo d’esordio (“Il cane nero” – ed. Ponte alle Grazie) la dipinge paragonandola ad una mastodontica creatura dal folto pelo nero, sempre presente e dispettosa. Specie nei momenti meno opportuni. Si tratta della depressione, un male oscuro, trasversale, che non ha età. Possibile che “il cane nero” o Black Pat come lo chiama l’autrice sia passato da Padova, magari in zona studi. Perché un altro giovane studente universitario si è fatto sopraffare, cedendo. E’ successo dopo un esame universitario andato male, come riporta il corrieredellasera.it, forse (ma non solo) la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Così uno studente 22enne di Santa Cristina di Quinto (Treviso), ieri pomeriggio si è tolto la vita nella sua camera. Il giovane, iscritto alla facoltà di Scienze dell’alimentazione proprio nel capoluogo patavino, ha aspettato di essere solo per compiere il tragico gesto. A ritrovarlo ormai privo di vita è stata una zia. E lo spettacolo dev’essere stato davvero straziante, dato che il futuro dottore si è impiccato con una cintura alla maniglia dell’armadio della sua stanza da letto.
La fragilità di un giovane lasciato solo, forse, ha vinto ancora una volta. Solitudine e fragilità che il ragazzo ha espresso in un messaggio indirizzato ai familiari, una lettera in cui, con poche parole, ha chiesto perdono ai genitori e alla sorella e si è scusato per il dolore che avrebbe loro provocato.
Tra l’altro, riporta sempre il Corriere della Sera in versione web e come analizzato approfonditamente anche da Campus, il suicidio del 22enne è solo l’ultimo di una serie di episodi analoghi , proprio nella zona del Trevigiano, con protagonisti giovani o giovanissimi. Non necessariamente universitari. Ma tremendamente soli. Accompagnati però da quel cane nero , peloso e dispettoso.
Sono tutti dati negativi i numeri in parte elaborati, in parte ricordati ieri dal Corriere della Sera, che punta ancora una volta i riflettori sulla questione giovanile parlando di “Paese gambero” e di “società che si ripiega su se stessa”.


Studiate tanto ma con scarsi risultati? È sempre più difficile preparare gli esami? I ricercatori Usa soccorrono gli studenti poco zelanti con quattro consigli per ottenere un buon risultato.
Il padre lo ha definito un “omicidio di stato”. Sono parole forti, nate dal dolore di un uomo che ha perso il figlio, studente modello, laureato con lode in Filosofia della conoscenza e della comunicazione e dottorando a fine corso a Palermo.

La risposta all’articolo pubblicato un paio di giorni fa dal New York Magazine che parla di “generazione boomerang” (sinonimo, più o meno, del nostro “bamboccione”) e di ragazzi che tornano a casa dai genitori dopo l’università perché non riescono a mantenersi, conservatori avversi al rischio, invece che idealisti alla ricerca di se stessi come i loro predecessori, arriva con Denis Trivellato, lo studente risparmiatore intervistato ieri dal Corriere della Sera.
Il Morehouse college di Atlanta, cerca di tagliare il cordone ombelicale. Dà il benvenuto agli studenti arrivati al college per trascorrere il primo anno di studio e contemporaneamente dà il ben servito ai genitori, che si presentano alla porta insieme ai figlioli.
Mamma e papà insieme all’università, al posto dei figli. Il Corriere della Sera di oggi riporta un fenomeno inedito: alle giornate di orientamento, in fila alle segreterie di facoltà, all’altro capo del ricevitore per richiesta di informazioni ormai ci sono sempre più genitori. Barbara Rosina, responsabile del Cosp, il centro per l’orientamento della Statale di Milano riferisce che il 50% delle telefonate sono di mamma e papà e in Bicocca 7 iscrizioni su 10 arrivano dai genitori. Le segreterie, come i centri orientamento sono bombardati dalle domande degli adulti: “Scusi, mio nipote vorrebbe iscriversi a Medicina, cosa dobbiamo fare?” oppure “Mio figlio vorrebbe iscriversi a Lettere, noi preferiamo Economia, cosa mi consiglia?”. E pensare che solo pochi anni fa al pensiero di farsi pescare in ateneo con mamma e papà si arrossiva di imbarazzo.
È iniziato il conto alla rovescia per gli studenti che, terminata la maturità, si sono rimessi a studiare per i test d’ingresso universitari. Non solo i futuri medici e gli ingegneri, ma anche economisti, letterati, comunicatori, linguisti, psicologi, insomma oggi i test d’ingresso sono disseminati a macchia di leopardo nelle facoltà delle università italiane e regolano l’accesso ai più diversi corsi di studio.