Vezzi accademici

Sette, il bel magazine del Corriere della Sera, spesso si occupa di università. Anche perché fra le proprie firme annovera docenti come Ernesto Galli della Loggia, Aldo Grasso e Angelo Panebianco.
Gli stessi talvolta utilizzano le loro rubriche senza tenere in grande considerazione i possibili conflitti di interesse legati al loro status accademico.
Si ricordano gli strali di Galli Della Loggia contro Scienze della Comunicazione, essendo lui docente a Scienze politiche; o le bacchettate di Aldo Grasso sui titoli dei corsi di marketing e comunicazione Iulm, pur essendo al libro paga (come docente) della Cattolica, ateneo competitor.
Anche Panebianco non è uno che, in genere, si fa scrupolo della propria appartenenza accademica. Eppure, nel numero del magazine diffuso ieri con il Corriere, dedica la sua rubrica, Tono su tono, alla proposta sul reclutamento del prof. Fulvio Cammarano, docente a Bologna.
“Una proposta originale”, scrive Panebianco, “è stata avanzato dal prof. Cammarano sul Corriere Adriatico“.
Per la cronaca Cammarano è direttore del Dipartimento di Politica, Istituzioni e Storia dell’Alma Mater, lo stesso dell’editorialista. Con tutta probabilità sono vicini di stanza e forse si incrociano la mattina al bar della facoltà, essendo entrambi docenti a Scienze politiche.
La domanda che sorge spontanea è questa: non avrebbe fatto meglio, l’illustre politologo a scrivere una cosa del tipo: “Il collega Cammarano” oppure, “il direttore del mio dipartimento avanza una proposta interessante”?
Inficiava la bontà della proposta? La rilevanza dell’idea?
Quale prurito impedisce che al lettore sia celato questo dettaglio? O è solo un vezzo accademico?




