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	<title>Il blog universitario di Campus &#187; Brunetta</title>
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		<title>Una generazione da rappresentare</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 10:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campus]]></category>
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		<description><![CDATA[In un&#8217;intervista, pubblicata, il 18 marzo, dal web magazine della Fondazione Farefuturo, Antonio De Napoli, 25enne, laureato in Scienze politiche, portavoce del Forum nazionale dei giovani, ha dichiarato la necessità di una &#8220;rivoluzione culturale&#8221;. 
E&#8217; assodato che in questo paese la causa dello scarso spazio per il merito sia da imputare spesso a  un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un&#8217;intervista, pubblicata, il 18 marzo, dal web magazine della<em> Fondazione Farefuturo</em>, <strong>Antonio De Napoli</strong>, 25enne, laureato in Scienze politiche, portavoce del Forum nazionale dei giovani, ha dichiarato la necessità di una <strong>&#8220;rivoluzione culturale&#8221;. </strong></p>
<p>E&#8217; assodato che in questo paese la causa dello scarso spazio per il merito sia da imputare spesso a  un sistema culturale sedimentato nel dna dell’italiano. <strong>“Però, se non inizia questa generazione, non ne verremo mai fuori&#8221;, </strong>ha ribattuto De Napoli riferendosi a un&#8217;inversione di marcia che parta dai ventenni.<br />
E alla domanda perché un giovane dovrebbe scegliere di rimanere in Italia? &#8220;Perché la ama. (&#8230;) <strong>Se i migliori vanno fuori, questo paese non si risolleva più&#8221;</strong>, ha affermato il portavoce del Forum. Frasi che sembrano facili, a dirsi, ma che sono profondamente vere: i giovani, in Italia, devono fare massa critica per essere portavoce delle loro istanze. Solo in questo modo potranno farsi notare da chi li rabbonisce con qualche parola consolatoria. Nella pratica? <strong> &#8220;Serve un organismo di rappresentanza generazionale che sia parte sociale nei confronti delle istituzioni&#8221;</strong> ha concluso De Napoli. La scommessa è sulla rappresentanza. Parte da qui l&#8217;Italia anti-bamboccioni e pro giovani che vogliono progettare il proprio futuro.<br />
E chissà che Gianfranco Fini non stia tramando qualcosa? D’altronde il presidente della Fondazione Farefuturo è proprio lui e il misterioso progetto &#8220;Generazione Italia&#8221; sta sbocciando&#8230;</p>
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		<title>Brunetta II meglio del primo</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 09:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campus]]></category>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/01/ministroBrunetta1.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-813" title="ministroBrunetta" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/01/ministroBrunetta1.jpg" alt="ministroBrunetta" width="133" height="90" /><strong>Brunetta</strong> zuzzerellone. Una battuta via l&#8217;altra, il ministro s&#8217;aggiudica una ribalta non sua, punzecchia Tremonti e lancia una lunghissima campagna elettorale per Venezia.</p>
<p>Sullo sfondo, i giovani. Dopo averli bacchettati domenica scorsa, riesumando l&#8217;epiteto bamboccionico di <strong>Padoa Schioppa</strong>, ora Brunetta propone un assegno per l&#8217;autonomia, <strong>500 euro</strong> al mese come sostegno a chi lascia la casa paterna. E i soldi? Semplice per Brunetta: li prendiamo dalle pensioni. Cosa che ha fatto gridare leopposizioni allo scandalo della guerra fra poveri.</p>
<p>Lo scandalo vero è procedere per boutade su un terreno di mese in mese più drammatico, con l&#8217;ingrossarsi delle schiere dei neolaureati disoccupati.</p>
<p>E se il <strong>Brunetta I</strong> è davvero irricevibile dai giovani italiani, sul secondo forse una riflessione va fatta. Perché siamo l&#8217;Italia delle laute pensioni dei padri (come ha ricordato di recente <a href="http://www.campus.it/blog/2010/01/18/per-una-previdenza-previdente/">Boeri</a>) e il vuoto di futuro dei figli, e non solo in senso previdenziale.</p>
<p>L&#8217;idea del bonus non è peregrina né del tutto originale: <strong>Massimo Livi Bacci</strong>, nel suo <a href="http://www.campus.it/blog/2008/10/10/non-e-un-paese-per-giovani/"><em>Avanti giovani alla riscossa</em></a>, propone una dote statale alla nascita di ogni bambino, da spendere in formazione/autonomia dopo i 20 anni.</p>
<p>Soluzioni che però continuano a dimenticare l&#8217;aspetto de lavoro:  se si continua a prospettare a un laureato 2/3 anno di stage non remunerati e poi, dai 30 anni, una infinita gavetta a  <strong>1000 euro</strong>, non c&#8217;è bonus che possa tenere.</p>
<p>E perché nessuno parla più di imprenditoria giovanile? Una <strong><em>no tax area</em></strong> di 3 anni, per le startup di neolaureati potrebbe essere un sostegno intelligente alla creatività e al bisogno di autonomia.</p>
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		<title>Quanto piace il voto al prof</title>
		<link>http://www.campus.it/blog/2009/06/26/quanto-piace-il-voto-al-prof/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 07:40:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
				<category><![CDATA[StranoCampus]]></category>
		<category><![CDATA[Brunetta]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[Dillo alla Gelmini anche noi valutiamo]]></category>
		<category><![CDATA[Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[Isabella Bossi Fedrigotti]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Berchet]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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		<category><![CDATA[voti ai professori]]></category>

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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/06/anche_noi_for_web1.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/06/anche_noi_for_web1.jpg" title="anche_noi_for_web1.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/06/anche_noi_for_web1.jpg" alt="anche_noi_for_web1.jpg" width="104" height="147" /></a></p>
<p>Pochi giorni fa, la notizia degli studenti milanesi del liceo <strong>Berchet</strong> che danno i voti ai loro docenti è apparsa su tutte le prime pagine dei giornali.</p>
<p>Commenti estasiati salvo, forse, la <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/giugno/24/Quelle_Pagelle_Professori_Ennesima_Umiliazione_co_9_090624068.shtml">Bossi Fedrigotti</a> sul <em>Corriere della Sera</em>. Qualcuno ha festeggiato l&#8217;affermarsi di un &#8220;<strong>modello Brunetta</strong>&#8221; anche fra i banchi delle superiori.</p>
<p>Pochi sanno che, in Italia, la valutazione degli studenti è introdotta per legge già da qualche anno, all&#8217;università. O meglio, sarebbe, perché come <em><a href="http://www.campus.it/news/769916-valutazione-yes-we-can-2.html">Campus</a></em> ha già scritto più volte quest&#8217;anno (lanciando anche la campagna <em><a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=62631019847&amp;ref=ts">Dillo alla Gelmini, anche noi valutiamo</a></em>), quest&#8217;obbligo è surrettiziamente disatteso.  Come? L&#8217;esito questionari di valutazione, distribuiti a fine corso,  viene occultato dalla maggioranza degli atenei italiani. Si contano sulle dita di due mani, quelli che li comunicano tramite web d&#8217;ateneo. L&#8217;unica università che aveva iniziato a pubblicizzare i dati, indicando il nominativo dei docenti, era <strong>Trieste</strong> ma l&#8217;aggiornamento dei dati si è misteriosamente bloccato.</p>
<p>Nell&#8217;ateneo giuliano, qualche maligno ha anche detto che la caduta del rettore <strong>Romeo</strong>, tre anni orsono, fosse imputabile proprio a questa iniziativa.</p>
<p>Eppure la parola valutazione è diventato il mantra di ogni commentatore, politico od accademico, dei fatti universitari.</p>
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		<title>Nature vs Berlusconi</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 11:20:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
				<category><![CDATA[StranoCampus]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda di Lisbona]]></category>
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&#8220;Il Governo Berlusconi può anche pensare che tagli draconiani ai finanziamenti siano necessari, ma i suoi attacchi alla ricerca di base italiana sono stolti e miopi&#8221;. Parola di Nature, insieme a Science forse la più nota rivista scientifica internazionale, sull&#8217;ultimo editoriale.
In un editoriale intitolato New law threatens italian research jobs, ovvero una nuova legge minaccia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2008/10/naturemagazine.jpg" alt="naturemagazine.jpg" width="128" height="174" /></p>
<p>&#8220;Il Governo Berlusconi può anche pensare che tagli draconiani ai finanziamenti siano necessari, ma i suoi attacchi alla ricerca di base italiana sono stolti e miopi&#8221;. Parola di <em>Nature</em>, insieme a <em>Science</em> forse la più nota rivista scientifica internazionale, sull&#8217;ultimo <a href="http://dica133.wordpress.com/" title="Qui, una versione tradotta"><strong>editoriale</strong></a>.</p>
<p>In un editoriale intitolato <em>New law threatens italian research jobs</em>, ovvero una nuova legge minaccia i posti della ricerca italiana, si aggiunge che 2.000 ricercatori lasceranno &#8220;le posizioni stabili promesse&#8221;.</p>
<p>Accusati, oltre il capo del governo, la ministra <strong>Gelmini</strong> e il responsabile della Funzione pubblica, <strong>Brunetta</strong>, responsabile, secondo Nature, dei tagli fra i ricercatori precari degli enti di ricerca.</p>
<p>Secondo la rivista, &#8220;il Governo ha trattato la ricerca esattamente come qualsiasi spesa da tagliare, mentre in realtà deve essere considerata un investimento per la costruzione dell’economia della conoscenza del ventunesimo secolo&#8221; e ricorda come l&#8217;Italia, sottoscrivendo l’<a href="http://www.pubblica.istruzione.it/buongiorno_europa/lisbona.shtml"><strong>Agenda di Lisbona 2000</strong></a> dell’Unione Europea, si impegnava ad innalzare gli investimenti in Ricerca e Sviluppo al <strong>3%</strong> del Pil. L’Italia, con il suo 1,1%, ricorda <em>Nature</em>, è molto indietro nell&#8217;area del G8, &#8220;meno di metà di Paesi comparabili come Francia e Germania&#8221;.</p>
<p>Non fa una grinza il <em>Nature</em>-pensiero. O meglio, una la fa: lo scivolamento dei nostri indicatori di spesa verso il basso è da ascrivere anche ai predecessori di Berlusconi, almeno nell&#8217;ultimo decennio. Tutti, chi più chi meno, hanno fatto <strong><em>macelleria scientifica.</em></strong></p>
<p>Sul sito di <em>Nature</em> molti ricercatori italiani hanno dato vita a un acceso<strong><a href="http://www.nature.com/news/2008/081015/full/455840b.html"> dibattito</a></strong>.</p>
<p>L&#8217;editoriale è stato subito rilanciato da <a href="http://dica133.wordpress.com/"><strong>Dica33</strong></a> e gli altri siti che stanno coagulando la protesta universitaria contro il provvedimento di <strong>Giulio Tremonti </strong>che introduce forti tagli all&#8217;area scientifica e accademica.</p>
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