Una generazione da rappresentare
In un’intervista, pubblicata, il 18 marzo, dal web magazine della Fondazione Farefuturo, Antonio De Napoli, 25enne, laureato in Scienze politiche, portavoce del Forum nazionale dei giovani, ha dichiarato la necessità di una “rivoluzione culturale”.
E’ assodato che in questo paese la causa dello scarso spazio per il merito sia da imputare spesso a un sistema culturale sedimentato nel dna dell’italiano. “Però, se non inizia questa generazione, non ne verremo mai fuori”, ha ribattuto De Napoli riferendosi a un’inversione di marcia che parta dai ventenni.
E alla domanda perché un giovane dovrebbe scegliere di rimanere in Italia? “Perché la ama. (…) Se i migliori vanno fuori, questo paese non si risolleva più”, ha affermato il portavoce del Forum. Frasi che sembrano facili, a dirsi, ma che sono profondamente vere: i giovani, in Italia, devono fare massa critica per essere portavoce delle loro istanze. Solo in questo modo potranno farsi notare da chi li rabbonisce con qualche parola consolatoria. Nella pratica? “Serve un organismo di rappresentanza generazionale che sia parte sociale nei confronti delle istituzioni” ha concluso De Napoli. La scommessa è sulla rappresentanza. Parte da qui l’Italia anti-bamboccioni e pro giovani che vogliono progettare il proprio futuro.
E chissà che Gianfranco Fini non stia tramando qualcosa? D’altronde il presidente della Fondazione Farefuturo è proprio lui e il misterioso progetto “Generazione Italia” sta sbocciando…
Brunetta zuzzerellone. Una battuta via l’altra, il ministro s’aggiudica una ribalta non sua, punzecchia Tremonti e lancia una lunghissima campagna elettorale per Venezia.
