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La crisi? La paghino gli studenti

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Ci risiamo. La mungitura dello studente come panacea di tutti i mali universitari.

Oggi la propina un economista, Francesco Giavazzi, editoralista del Corriere e consigliere un tempo molto ascoltato di Mariastella Gelmini.

Intervenendo oggi sul quotidiano – Prova di verità per gli atenei – Giavazzi ricorda che, dal prossimo anno accademico, graveranno sulle università italiane svariati milioni di euro di tagli ai trasferimenti: 10% nel prossimo anno, 18% in quello successivo.  Con le attuali regole – dice il professore – “per cui anche i bidelli eleggono i rettori”, gli atenei così a corte di risorse “saranno destinati a chiudere”. Con la governance attuale, l’accademia non sarebbe in grado di adeguarsi, rivoluzionando completamente criteri di ripartizione delle risorse e di spesa.

Giavazzi poi elogia parzialmente il ministro per aver bloccato il reclutamento con le vecchie regole, di aver agganciato il 5% dei fondi dell’anno in corso (in chiusura) alla valutazione e per aver abbozzato una riforma della governance.

Idee che, secondo l’autorevole bocconiano, trovano ostacolo nel gattopardismo degli universitari, dei sindacati e nella durezza di Tremonti nel non voler rivedere i tagli previsti.

Ergo, in questa situazione di stallo, aumentiamo le rette degli studenti che, livellate come sono, ultimamente, non sono che un trasferimento di risorse dai poveri ai ricchi.  Introducendo, contestualmente, “borse di studio di pari valore per i meno abbienti”.

Economista, forse un po’ sofista (molte affermazioni sono piuttosto discutibili), Giavazzi invoca la solita vecchia politichetta: “Agli zoppi? Grucciate”.

La Gelmini non riesce a riformare? I baroni fanno resistenza? I sindacati s’arroccano? Tremonti non sente ragioni? Paghino gli studenti e le loro famiglie.

Data: 24 giugno 2009

Bocconi, se il test è un feticcio

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Un sabato coi numeri giusti, il prossimo, alla Bocconi di Milano. L’ateneo di Via Sarfatti ospita infatti le Olimpiadi di Matematica, con 3.600 giovanissimi partecipanti da tutto il mondo.

Si tratta di studenti delle superiori che hanno il santo per i numeri.

Con tutto quello che si dice sull’allergia dei più giovani, soprattutto italiani, verso le scienze dure, iniziativa meritoria. Così come lo sono i riconoscimenti offerti: “Premi informatici, telefonini, giochi didattici, calcolatrici e buoni libro”, spiega un comunicato. Senza contare che ai migliori punteggi “sarà riconosciuto un credito formativo”.

Di più e meglio: per i ragazzi degli ultimi anni delle superiori, in palio anche “due iscrizioni alla Bocconi”, nel senso che la retta viene azzerata ma a condizione, si legge più avanti, “che venga superato il test di ingresso”.

Ma come, caro professor Tabellini, rettore bocconiano, scovate due genietti della matematica – con la letterattura a bizzeffe che è stata scritta sulle caratteristiche intellettuali degli ésprits mathématiques – tanto che siete disposti ad abbonargli diverse migliaia di euro, e poi li sottoponete alle forche caudine dei test?

Talvolta anche il dinamismo bocconiano, probabilmente nelle pieghe della burocrazia, si appanna: il test d’ingresso, grande leva meritocratica negli intenti, diventa un feticcio. A cui sacrificare, eventualmente, anche due genietti dei numeri.

Data: 21 maggio 2009

Borromeo, generazione mille euro

 La Borromeo a Markette di La7

La contessa è in vista della laurea. Beatrice Borromeo, discendente del grande cardinale, cognata di Jaki Elkann e già stellina della santoriana Annozero, l’ha rivelato in un’intervista al settimanale Gioia.

B.B, studentessa di Giurisprudenza in Bocconi, lavora ad  una tesi sui problemi della giustizia in Italia ma l’intervista non chiarisce se Marco Travaglio, suo collega da Santoro e grande esperto della materia, le stia dando una mano.

Nell’intervista, la futura dottoressa rivela anche il suo cachet ai tempi della trasmissione di Raitre: 1mille euro lordi.  Ma non al mese. A puntata. Generazione mille euro, alla sua maniera.

Del resto, nella stessa intervista, la Borromeo spiega come continui a fare la studentessa-lavoratrice, rivelando che collabora con un nuovo periodico inglese, Above, per il quale ha confezionato un’intervista a Roberto Saviano.

“Mi faccio un mazzo così per avere una professionalità che non possa essere messa in discussione”, ha detto.

Vabbeh.

Data: 8 maggio 2009

C’è la crisi? Vado alla Luiss

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In tempi di crisi, le famiglie italiane sembrano voler investire di più in istruzione. Lo confermerebbero i nuovi dati di pre-iscrizione della Luiss, diffusi recentemente dall’ateneo romano legato a Confindustria.

L’università intitolata a Guido Carli registra infatti un 6% in più di applications rispetto al 2008 che, rapportato agli ultimi quattro anni si traduce in un 80% di incremento.

Sono, infatti, 2.922 gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori che hanno deciso di iscriversi al test di ingresso per i corsi di laurea triennale in Economia e Scienze Politiche e a ciclo unico in Giurisprudenza dell’anno accademico 2009-2010 e di concorrere, così, all’ammissione dei 1.130 posti complessivamente disponibili.

La prova si terrà a Roma e contemporaneamente in altre 29 città italiane lunedì 6 aprile.

“Per quanto riguarda il bacino di attrazione, risultati particolarmente positivi al Nord dove cresce sempre di più l’interesse delle aspiranti matricole verso la realtà formativa dell’università capitolina” sottolinea una nota della stessa Luiss, in cui non si può non cogliere un accento di piccola revanche rispetto al gigante milanese Bocconi.

A questo riguardo, prosegue la nota, “tirano la volata, Piemonte, Lombardia e Toscana che mettono a segno incrementi a due cifre e confermano l’avanzamento della Luiss in regioni non tradizionalmente vicine all’ateneo di Confindustria”.

Molto forte, come da tradizione, l’afflusso di domande dal Centro e dal Sud: il Lazio raccoglie un aumento del 10% di domande e “trend positivo consolidato al Sud, con Campania, Abruzzo e Sicilia in testa”. Ottima perfomance della Basilicata dove le iscrizioni al test salgono del 27%.

Tra le tre facoltà, la più gettonata resta Economia, seguita da Giurisprudenza che registra, comunque, l’incremento di domande più alto in termini percentuali con un +11%. Stabili le preferenze per il corso di laurea in Scienze Politiche.

Data: 3 aprile 2009

Economisti contro

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Scintille economiche. A Bari, durante la presentazione dell’XI Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazione dei laureati italiani, duro intervento di Gian Franco Viesti, docente presso l’ateneo di casa e attuale presidente dell’Agenzia per l’innovazione tecnologica della Regione Puglia.

Intervenendo nella tavola rotonda a commento dei dati esposti, Viesti ha spiegato come il Rapporto evidenzi le tre emergenze italiane: i giovani, cui è negata la mobilità sociale; le donne, che continunano ad essere discriminate sul lavoro (”un differenziale di salario del 23% a cinque anni dalla laurea, è incivile”, ha detto); il Sud, che fa da incubatore ad entrambi gli squilibri.

Sullo sfondo, ha spiegato Viesti, un investimento decrescente in formazione e un numero di laureati ancora clamorosamente insufficiente.

“Un ritardo drammatico”, ha detto l’economista, “la cui emergenza è rappresentata in modo burlesco e insufficiente anche da alcuni economisti miei colleghi”.

Nella Sala degli Affeschi dell’Università di Bari, in molti hanno pensato a Roberto Perotti, Francesco Giavazzi e Tito Boeri, economisti della Bocconi, che sono peraltro fondatori o collaboratori de LaVoce.info, sito di economisti cui lo stesso Viesti collabora.

Data: 12 marzo 2009

Cosa insegna Obama

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C’è una lezione per l’università italiana dall’ascesa di Barak Obama? Sì, quella che il diritto allo studio è una cosa seria.

Grazie alla discussa Affirmative action, la norma che negli Stati Uniti riserva quote alle minoranze, il figlio di un studente-immigrato keniota è arrivato sino ad Harvard, un luogo dovestudiare costa 50mila dollari all’anno circa.

Da noi, ancora oggi, centinaia di migliaia di giovani (e di famiglie) anche se lo volessero o avessero le capacità, non possono permettersi di studiare alla Bocconi.

In Italia, le politiche di diritto allo studio offrono borse scarse che spesso, troppo spesso, sono appannaggio di furbetti ed evasori totali o parziali.

E fa anche riflettere che, nel dibattito politico italiano, siano non pochi a scagliarsi contro l’università di massa o, peggio, l’università sotto casa. Affermazioni a cui è sottesa l’idea che la formazione superiore non possa essere che di pochi.

Cosa ne pensate?

Data: 5 novembre 2008

L’Università è truccata?

Roberto Perotti Sta alimentando il dibattito, e non poteva essere altrimenti, il libro del bocconiano Roberto Perotti, L’Università truccata, edito da Einaudi.

Perotti, storico censore della malauniversità e della parentopoli, pubbica da tempo un proprio Bollettino concorsi nel quale, dati alla mano, dimostra che regolarmente non vanno in cattedra i migliori.

Al libro ha tirato la volata un altro castigamatti degli atenei, l’editorialista del Corriere, Gian Antonio Stella e un collega e amico dell’autore, oltre che collega bocconiano, Tito Boeri, animatore con Perotti stesso de LaVoce.info, sito di economisti dell’area riformista.

Perotti o la Einaudi, o tutti e due, hanno poi fatto sfoggio di una tempistaica scientifica per l’uscita del libro che è uscito in concomitanza con il rinnovo rettorale de La Sapienza e di Tor Vergata.

Ai vertici dei due atenei sono andati, secondo le previsioni,  altrettanti docenti spesso discussi per la parantela accademica. Il primo, Luigi Frati, ha una consorte, una figlia e un figlio che insegnano nella sua stessa facoltà, quella di Medicina di cui è preside. Il secondo, Renato Lauro, preside anche’egli a Medicina, ha un figlio-collega.

Alla presentazione di Stella e a un editoriale antiFrati di Boeri su Repubblica, hanno fatto seguito una lunga lettera il prorettore uscente dalla Sapienza, Marietti, che accusa Boeri di ingerenza elettorale,  e un documentato intervento del matematico Figà-Talamanca che obietta proprio sull’uso dei numeri (le statistiche) operato dall’economista.

Su laVoce.info, invece, confuso fra i vari commenti, si può trovare anche un intervento del rettore dell’Università di Trento, Davide Bassi, che  dice: “Non basta combattere il familismo. Dobbiamo aggredire le cause della malattia: le università non sono tutte uguali, così come non lo sono i professori. Bisogna abbandonare i concorsi e gli automatismi di carriera, attivare i contratti di tenure track, ridurre l’età di pensionamento dei docenti e limitare a due mandati le cariche elettive. Perotti propone di liberalizzare il sistema e di affidare al mercato (leggi studenti) il compito di selezionare gli atenei”.

Il rettore poi paventa uno scenario sconfortante: “Io ho molti dubbi sulla bontà della sua ricetta iperliberiste. Chi ci garantisce che gli atenei, per attirare più studenti, non dilapidino risorse in attività di grande impatto mediatico e di scarso contenuto scientifico?”.

E altri interrogativi non mancano.

Perché non abolire i concorsi e aprire ad un sistema “a chiamata”, tale da inchiodare gli atenei alle loro responsabilità? Chi mette le capre in cattedra ne pagherebbe le conseguenze in termini di reputazione, di finanziamento (perché abbasserebbero la qualità della didattica) e di immatricolazioni.

Data: 15 ottobre 2008
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