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Cepu olé, avvocati facili

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Diavolo d’un Cepu. Se c’è una scorciatoia, un strada in discesa, un bypass nel mondo formativo e universitario, quelli di Cepu la conoscono. E te la vendono.

L’ultimo arrivato, nell’articolata offerta del gruppo di San Sepolcro fondato da Francesco Polidori,  riguarda l’abilitazione alla professione di avvocato.

In Italia, ogni anno, migliaia di laureati, dopo un duro praticantato legale, spesso neppure pagato, negli studi professionali, si sottopongo alle forche caudine dell’esame professionale, spesso ultraselettivo perché gli ordini locali, in mano agli avvocati, hanno tutto l’interesse a bloccare l’ingresso ai concorrenti di domani.

Una prova così difficile che molti neodottori in legge hanno scoperto il “turismo dell’accesso professionale”, andando a sostenere la prova (ed esercitare il relativo praticantato) in collegi remoti, dove la concorrenza è basse e gli ordini di manica larga.

Fenomeno tornato alla ribalta anche di recente, quando si seppe che anche l’avvocato Mariastella Gelmini, da poco designato come ministro dell’Università, dalla natia Brescia era andata ad abilitarsi a Reggio Calabria.

E Cepu? Il diplomificio (Grandi Scuole)-esamificio(Cepu)-laureificio(eCampus) ha messo a fuoco una scorciatoia spagnola.

Basta essere un laurendo o laureato in legge: utilizzando le sedi Cepu in Italia o la sede madrilena del gruppo (che ospita anche l’Accademia della Moda, la branca fashion della conglomerata), si potrà studiare “spagnolo forense”, per poi sostenere (seguiti da un tutor) l’esame integrativo previsto dalla legge iberica, superato il quale il Cepu vi iscriverà all’albo degli avvocati spagnoli come “stabilito”.

Tre anni di esercizio e sarete avvocati a tutti gli effetti. Olè. Una legge italiana (il D.L. n° 96/2001) vi garantisce infatti la piena equiparazione agli avvocati del Bel Paese.

Il tutto perché nel paese di Zapatero non esiste l’esame di abilitazione. Ancora per poco. Come avverte lo stesso Cepu nel suo sito, “affrettatevi perché dal 2011 verrà introdotto l’esame d’accesso, in base alla legge 34/2006″.

Il costo? Per conoscerlo bisogna mettersi in contatto con il Cepu stesso, compilando l’apposito format.

Prezzo a parte, resta da capire come si svolgano i tre anni di esercizio forense in Spagna. Perché se fosse necessario stabilirsi all’estero per un periodo così lungo, la scorciatoia non sembrerebbe essere davvero tale. A meno che, l’esercizio della professione da parte di un avvocato “stabilito” possa essere del tutto figurativo. Ed espletato anche comodamente dall’Italia, assumendo semplicemente un domicilio professionale presso uno studio iberico compiacente. Ri-olé.

Dopo qualche progetto abortito o quasi, come Ateneo Formas (formazione tv) e Bertrand Russell University (laurea in università gallese), un’intuizione che promette bene. Almeno fino al 2011.

Data: 11 luglio 2009

Lo strano caso Cepu

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Apre e chiude le società con grande facilità, talvolta le mette in liquidazione e le tiene in questo stato per anni. Possiede un ateneo vero e proprio o meglio, lo controlla attraverso una fondazione.

Stiamo parlando del Cepu, Centro europeo per la preparazione universitaria o anche di Grandi Scuole, di Cesd, di eCampus, di inCampus, di Local Campus, di Ateneo Formas, di Bertrand Russell University, di Accademia del Lusso. Il complesso sistema societario messo in piedi da Francesco Polidori, patron del Gruppo, è ramificato in varie attività formative.

Si va dal recupero degli anni scolastici alle superiori, con il marchio Grandi Scuole, al sostegno nella preparazione degli esami universitari, con l’immarcescibile brand Cepu, alla frequenza universitaria vera e propria, con l’ateneo telamatico eCampus di Novedrate (Como), sul cui sito sventola ancora il decreto ministeriale di attuazione.

Coinvolto in passato in vicende giudiziare burrascose – un’inchiesta su esami comprati ad Urbino che si risolse con la condanna dei responsabili dell’agenzia locale mentre i vertici nazionali rimasero fuori – colpito dalla damnatio accademica (ma oggi professori di ruolo di università statali tengono in piedi eCampus), Cepu pare ormai essere sdoganato o forse non interessa più a nessuno.

Neppure ai tanti politici-editorialisti (spesso universitari)-giornalisti che continuamente puntano il dito contro i laureifici nostrani.

Malgrado, fra il giugno e il settembre dell’anno scorso, i precari di Grandi Scuole abbiano dato filo da torcere sul piano sindacale, aprendo una vertenza durissima col supporto della Cgil: accompagnata inzialmente da alcune cronache, se ne è perso l’esito.

Il business parrebbe florido, a giudicare dai cospicui investimenti pubblicitari, soprattutto via web, dove Polidori e i suoi risultano grandi clienti di Google Advertising. Basta provare ad andare sul motore di ricerca e digitare parole come ‘università’, ‘laurea’, ‘campus’: fra i link sponsorizzati, in alto, compare subito un rimando al Cepu. E così se siete utenti Gmail e siete usi a parlare di università: i link di Polidori vi accompagneranno ossessivamente.

Del resto a massicci investimenti pubblicitari – con testimonial di rango: Del Piero, Vieri, Di Pietro, Sgarbi, la Koestner è l’ultima – corrispondono talvolta anche singolari modifiche nella linea editoriale di chi tratta Cepu: è il caso, già documentato da questo blog, di Studenti.it, il portale che una volta era spietato accusatore del gruppo di San Sepolcro (Arezzo) e che da un po’ di tempo ha fatto sparire dalla propria homepage la sezione ad esso dedicata. Operazione che coincide, a livello temporale, con una pianificazione pubblicitaria importante del marchio Grandi Scuole, sullo stesso portale.

Insomma, Cepu non scandalizza più nessuno – e questo potrebbe essere un bene – ma di Cepu non parla più nessuno. E questo va meno bene.

Nei prossimi numeri di Campus e CampusPRO e su questo sito, colmeremo questa lacuna. Almeno per quanto ci riguarda.

Data: 27 maggio 2009
Campus
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