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Nature vs Berlusconi

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“Il Governo Berlusconi può anche pensare che tagli draconiani ai finanziamenti siano necessari, ma i suoi attacchi alla ricerca di base italiana sono stolti e miopi”. Parola di Nature, insieme a Science forse la più nota rivista scientifica internazionale, sull’ultimo editoriale.

In un editoriale intitolato New law threatens italian research jobs, ovvero una nuova legge minaccia i posti della ricerca italiana, si aggiunge che 2.000 ricercatori lasceranno “le posizioni stabili promesse”.

Accusati, oltre il capo del governo, la ministra Gelmini e il responsabile della Funzione pubblica, Brunetta, responsabile, secondo Nature, dei tagli fra i ricercatori precari degli enti di ricerca.

Secondo la rivista, “il Governo ha trattato la ricerca esattamente come qualsiasi spesa da tagliare, mentre in realtà deve essere considerata un investimento per la costruzione dell’economia della conoscenza del ventunesimo secolo” e ricorda come l’Italia, sottoscrivendo l’Agenda di Lisbona 2000 dell’Unione Europea, si impegnava ad innalzare gli investimenti in Ricerca e Sviluppo al 3% del Pil. L’Italia, con il suo 1,1%, ricorda Nature, è molto indietro nell’area del G8, “meno di metà di Paesi comparabili come Francia e Germania”.

Non fa una grinza il Nature-pensiero. O meglio, una la fa: lo scivolamento dei nostri indicatori di spesa verso il basso è da ascrivere anche ai predecessori di Berlusconi, almeno nell’ultimo decennio. Tutti, chi più chi meno, hanno fatto macelleria scientifica.

Sul sito di Nature molti ricercatori italiani hanno dato vita a un acceso dibattito.

L’editoriale è stato subito rilanciato da Dica33 e gli altri siti che stanno coagulando la protesta universitaria contro il provvedimento di Giulio Tremonti che introduce forti tagli all’area scientifica e accademica.

Data: 18 ottobre 2008

Agli atenei ci pensa il Giornale

L’università alza la testa? Ci pensa Mario Giordano.
Non è ancora partita la protesta contro i tagli – Sapienza, Polimi e gli atenei toscani, i primi – che il quotidiano più vicino alla presidenza del Consiglio (anche perché controllato dal fratello del premier, Paolo Berlusconi) apre con le malafatte dell’università.
I privilegi dei baroni. E protestano pure, titola il quotidiano diretto da Giordano. Occhiello: Le mani sull’Università, nientemeno. Sommario: Lavorano 3 ore al giorno e guadagnano 10mila euro al mese. Eppure minacciano scioperi.
Per l’occasione si rispolvera un’inchiesta del Sole 24 Ore, uscita nel maggio scorso, che citava i dati della Ragioneria dello Stato.
Piccolo dettaglio, quell’indagine e anche l’articolo di Matthias Pfaender non tengono in nessun conto l’attività di ricerca.
L’inchiesta poi recupera i casi più eclatanti di malauniversità dell’ultimo periodo: test truccati, esami comprati, familismi di varia estrazione.
Vorremmo sbagliare ma questa estate sarà molto calda per i professori universitari italiani.

Data: 4 agosto 2008
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