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Mr. Cepu non farà il sindaco

polidori1Non ce l’ha fatta Mr. Cepu a diventare sindaco di Città di Castello, che l’ha visto nascere 65 anni fa. La municipalità del centro umbro va al centrosinistra, con il 51% dei consensi e oltre 6mila voti.
Francesco Polidori ottiene un modesto 12,23%, le sue liste con molti parenti e collaboratori mettono insieme circa 1.200 voti, con 629 per la sua creatura politica, il Federalismo democratico umbro (in cui candidava il nipote e il direttore marketing del Cepu). Le altre liste polidoriane sono andate maluccio: la eDemocracy capitanata dal figlio Pietro Luigi, grande appassionato di Internet, ha messo insieme 292 voti mentre  Noi donne e Nuova Forza Italia hanno raggranellato rispettivamente 424 e 281 consensi.

Non è andata meglio al parente e collaboratore (dirigente Cepu) Gianluca Polidori, in lizza nella vicina Borgo S.Sepolcro, sede degli affari di Mr. Cepu (dall’hotel il Borgo al quartier generale del Gruppo). Gianluca, pur essendo un straordinario venditore ed espertissimo di Programmazione neurolinguistica, ha convinto solo 363 votanti (3,61%) a votare per lui e per il Federalismo democratico unitario, variante del Fdu umbro perché com’è noto la cittadina è in Toscana.

E’ fallita malamente l’opa politica dei Polidori sui centri più importanti della Val Tiberina, ai cui cittadini aveva promesso di impiantare, anche qui, le facoltà ingegneristiche della propria università a distanza, l’eCampus di Novedrate.

Ma aldilà del dato politico locale, che comunque non era un semplice divertissement, a preoccupare ora Mr. Cepu è l’assetto nazionale: negli ultimi anni, Francesco Polidori ha stretto legami molto forti e pubblicamente rivendicati con Silvio Berlusconi, che esce un po’ ammaccato da questa tornata elettorale.

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PolidorFdu

Data: 17 maggio 2011

Igienisti dentali, non solo Minetti

Stefania Barile Nessuno li ha sentiti, nessuno ha chiesto loro cosa provino, ora che la loro qualifica è finita nel tritacarne mediatico-giudiziario. Sono gli igienisti dentali, giovani che per tre anni si sono piegati sui libri, hanno sostenuto esami, insomma si son fatti il mazzo e che oggi, grazie alla Minetti story, sono finiti oggetto dei frizzi e dei lazzi di amici e conoscenti. Che al mattino, su un treno o un su un tram, recandosi al lavoro (che poi consiste nel mettere le mani fra le gengive altrui), sentono ironizzare sulle loro lauree tanto sudate.

Già, ai triennalisti laureati in Igiene orale chi pensa ora?

Listerine, per fortuna. Proprio così, la nota marca di colluttori ha istituito un premio di laurea (2.500 euro) rivolto ai tesisti di cinque atenei: La Sapienza, l’Università dell’Insubria, l’Università di Modena e Reggio Emilia, l’Università di Catanzaro e Milano Bicocca. A vincerlo, una neolaureata di quest’ultima università, Stefania Barile (nella foto), 22 anni, comasca, si è aggiudicata il primo premio con una tesi dal titolo: «Valutazione dell’efficacia di antisettici orali nel trattamento delle parodontopatie moderate o severe mediante analisi microbiologica».
«Un risultato che premia il lavoro svolto dall’intero team del centro di Igiene orale», spiega in una nota stampa il professor Marco Baldoni, direttore della Clinica odontoiatrica dell’Università di Milano-Bicocca a cui fa capo il corso, «il premio è anche un riconoscimento alla figura dell’igienista dentale che ha ormai acquisito in ambito odontoiatrico, grazie ad una formazione accademica sempre più precisa e capillare, un ruolo e delle competenze lavorative specifiche».
Stefania ha convinto la giuria «con una ricerca sulla sperimentazione dell’efficacia di due diversi irriganti parodontali e sulla valutazione dell’evoluzione della flora batterica durante i trattamenti effettuati».

E ridato dignità, in un colpo solo, agli igientisti laureati di tutt’Italia.

Data: 2 febbraio 2011

Medicina, il Giornale scopre i test

Sallusti“Mio figlio bocciato a quei test iniqui di medicina”, che “non servono a stabilire sei i ragazzi hanno attitudine a diventare bravi dottori”. Parola di Alberto Zangrillo, cardiochirurgo del San Raffaele intervistato da Ok  Salute e ripreso ieri dal Giornale.

Zangrillo, ricorda il quotidiano orbato di Feltri e ora sallustiano 100%, è “medico personale di Silvio Berlusconi“. Forse per questo ne raccoglie l’amaro sfogo: “Il mio primogenito non è riuscito a sostenere con esito positivo gli ormai famigerati test di ingresso della facoltà di Medicina”.

Incredibile/1. Non che uno stimato chirurgo (e professore ordinario di Medicina) dica che i test non funzionino: su questo c’è da anni un dibattito ormai stanco ma che citi, come esemplificazione di tale malfunzionamento, la bocciatura del figlio. Che significa? Garantisce lui, da padre, sull’attitudine della progenie? In quanto figlio di chirurgo, Zangrillo jr, è evidentemente più versato per la Medicina?

Incredibile/2 Una testata che ha fatto della parentopoli universitaria un genere giornalistico – memorabili le inchiestissime che accompagnarono il decreto 133  tremontiano – non eccepisca niente, in questo senso, allo sfogo paterno. Per un altro accademico, probabilmente la chiosa sarebbe stata – c’è da scommetterci -  sul barone di Medicina che pretende  il figlio dottore.

Data: 13 gennaio 2011

Sfiducia bocciata, c’entra Mr. Cepu?

polidori1C’è un po’ di Cepu nelle votazioni sulla mozione di sfiducia al Governo Berlusconi, in corso alla Camera.

A sorpresa, Catia Polidori, cugina del fondatore Francesco, si dissocia da Futuro & Libertà, cui aveva aderito, ed ha votato con il Pdl. La Polidori non aveva fatto trapelare niente, non faceva parte – per intendersi – del gruppo delle “colombe”, capitanato dal finiano (orami ex), Silvano Moffa.

Mr. Cepu c’entra qualcosa in questo cambio d’opinione? Si sa che i cugini sono in ottimi rapporti,  l’ha confermato Catia ai primi d’agosto, in un’intervista al  Corriere della Sera, quando si parlava del possibile contributo di Francesco alla macchina propagandistica del Pdl.  Si vedono spesso a Fraccano (Perugia),  paese d’origine della famiglia, dove Mr. Cepu si reca spesso, pur risiedendo a San Marino.

Se così fosse, Francesco Polidori, dopo il colpo da maestro con cui aveva portato Berlusconi all’eCampus di  Novedrate a luglio, in visita privata, a riconfermare l’intangibilità del valore legale della laurea (a pochi giorni da un pronunciamento opposto del responsabile università del Pdl), davvero si confermerebbe uno stratega politico di grande profilo. Ri-chapeu!

Se così fosse, però, tutto il lavorio di Mariastella Gelmini sul Decreto di Programmazione 2010-2012, che prevede la possibilità per gli atenei telematici di convertirsi in tradizionali, e del Pdl in Commissione cultura della Camera, per far approvare un subemendamento alla riforma che permettesse di finanziare le università online, assumerebbe una luce davvero sinistra. In quel subemendamento – votato anche dai finiani – che ruolo ebbe Catia Polidori?

Data: 14 dicembre 2010

e Campus: non useremo la “riforma Cepu”

polidoriForse la decisione è stata presa dopo che in una accalorata puntata di Ballarò, Rosi Bindi l’aveva sparata grossa: “Stiamo votando una riforma dell’università che toglie risorse all’università ed equipara il Cepu di Berlusconi all’Università Cattolica”. Sta di fatto che eCampus ha inviato, come accade raramente, una smentita agli organi di stampa.

L’esponente del Pd, che forse ha ancora il dente avvelenato per le “belle laureate non come la Bindi” che il Premier dichiarò di aver incontrato all’eCampus di Novedrate nella sua visita privata di luglio, in effetti ha fatto confusione: nel ddl di riforma in discussione alla Camera (e su cui anche oggi il Governo è andato in minoranza) non c’è traccia di tutto questo. E’ però invece vero che nel suo Docreto di programmazione 2010-2012, come ha scritto ItaliaOggi riprendendo un’anticipazione di CampusPRO (qui, registrandosi, si può scaricarne una copia), l’aveva chiamata la “riforma Cepu”.

Un errore nella forma ma non nella sostanza, visto che il Decreto è un documento politico nel quale il ministro dell’Università chiarisce gli obiettivi di un triennio.

Ma Polidori è notoriamente uomo di sostanza e per lui ce n’era abbastanza per rompere la proverbiale riservatezza.

“Non abbiamo alcuna intenzione di trasformare la nostra università on line in un’università tradizionale”, esordisce  la nota stampa che prosegue: “Ci teniamo a dirlo per rispondere agli articoli e ai servizi che parlano di un articolo a nostro favore contenuto nel decreto di programmazione 2010-2012″.

Da eCampus chiariscono “la volontà che ci ha spinti a istituire un’università on line, anziché un’università tradizionale: la nostra scelta è frutto della convinzione, maturata per esperienza diretta, che il modello organizzativo delle università on line sia vincente per qualità ed efficienza”.

Segue la rivendicazione della bontà del modello telematico: “Le più grandi università del mondo sono on line”, recita il comunicato e, attenzione,  “hanno sedi locali che gli permettono di assicurare l’assistenza amministrativa, logistica e tutoriale necessaria ad ogni studente (corsivo nostro, ndr)“.

È per questo, conclude il comunicato, ” che abbiamo deciso di realizzare questo modello in Italia, istituendo un’Università on line e ottenendo ottimi risultati“.

Oltre alla novità di eCampus che comunica – era successo solo nel pomeriggio della trionfale visita privata di Berlusconi – che annuncia di non volersi avvalere della possibilità di conversione che verrà offerta dal Decreto, è proprio il passaggio sulle sedi locali quello di maggior interesse.

eCampus ha una sede principale e due sedi distaccate a Roma e a Messina (che peraltro non risultano dal sito del ministero ma questa è un’altra storia).  Altre sedi, non esistono. A meno che, non ci si voglia riferire alle 120 sedi Cepu convenzionate, dove viene commercialmente proposta l’iscrizione a eCampus.

Passi per l’assistenza tutoriale; passi pure quella logistica. Ma è l’assistenza amministrativa che dà da pensare:  non sarà che nelle agenzie Cepu si sbrigano pratiche amministrative dell’ateneo eCampus? Sembra difficile, visto che a Novedrate, Polidori ha chiamato un “capitano di lungo corso” dell’amministrazione universitaria, Silvio Colombo,  già dirigente di Liuc e Cattolica: difficilmente un dirigente navigato accetterebbe che si espletassero altrove pratiche di stretta pertinenza accademica.  Che invece non si parli di un modello che si vuol costruire?

P.s. potenza dell’algoritmo di Google e dei grandi investimenti di Mr. Cepu, al secolo Francesco Polidori, può accadere che cliccando su YouTube il video sul passaggio di Bindi a Ballarò, compaia a fianco una bella pubblicità dell’ateneo di Novedrate.

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Data: 25 novembre 2010

eCampus, i misteri della Formula College

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Dopo l’exploit politico di inizio agosto – meeting di tre ore con i vertici del Pdl a Palazzo Grazioli a spiegare e a offrire a Berlusconi il  modello di “vicinato politico” – Francesco Polidori torna a parlare  della sua università telematica e lo fa con la pubblicità.

Oggi su La Stampa e sul Corriere della Sera, eCampus è presente con due pagine intere di advertising che contengono alcune notizie.

La prima è che gli studenti di Novedrate sono 7mila. Il dato era stato annunciato proprio a margine della visita del premier all’ateneo ma ora viene scritto nero su bianco.

Solo un anno fa gli iscritti alla telematica di Mr. Cepu era circa 3mila e il Ministero, per l’anno 2009/2010, ne registra 4.100. Dunque il notevole battage su eCampus, soprattutto attraverso le pubblicità di Google, ha fatto raddoppiare in un anno gli studenti.

L’altra notizia riguarda la Formula College. “Gli studenti ‘a tempo pieno’ (??, ndr) possono scegliere anche la formula College – attivata con successo nell’anno 2009-2010 – che permette di vivere la propria vita universitaria nel campus di Novedrate. (…) Gli studenti – seguiti costantemente da un team di tutor – si troveranno quindi nelle condizioni ideali per studiare e laurearsi con successo entro i tempi previsti”.

Il che significa che l’ateneo telematico si sta trasformando, di fatto, in un’università tradizionale, addirittura residenziale, in cui gli studenti sono tutorati. Forse dagli stessi tutor Cepu che, in virtù della convenzione con l’ateneo, preparano gli studenti nelle varie sedi del Centro europeo,  sparse in tutta Italia.

Già, ma perché un’università telematica, per sua natura “a distanza”, contempla la residenzialità degli studenti? Che senso hanno degli universitari che si stabiliscono a Novedrate a scaricare slide di professori che vedranno solo in fase d’esame?

E perché uno studente che sceglie la laurea online, dovrebbe stabilirsi (con elevati costi di soggiorno) a Novedrate per  “laurearsi con successo ed entro i tempi previsti”?

Significa che chi scelga di studiare da casa, magari perché impegnato quotidianamente nel lavoro, avrà difficoltà? Che non riuscirà a laurearsi in tempo?

Data: 17 agosto 2010

Quest’uomo è un genio

Dalla visita di Silvio Berlusconi, ieri, all’ateneo eCampus di Novedrate (Como), emerge in tutta la sua evidenza la genialità del fondatore del Cepu, Francesco Polidori.

Nella mezz’ora che il premier gli ha dedicato, il patron del Cepu è riuscito a ricavare una dichiarazione pubblica – o almeno resa agli studenti o ritenuti tali che affollavano il campus – circa il mantenimento del valore legale del titolo di laurea.
In questo modo, vengono archiviati in un colpo solo tante ansie riformiste pidielline che facevano perno proprio sulla liberalizzazione del titolo. Ricette che, nel passato recente, aveva affascinato anche la Gelmini, sebbene avesse sempre dichiarato che l’abolizione del valore legale non era una sua priorità.
E su questo benedetto-maledetto valore si regge tutto il sistema delle università telematiche, eCampus inclusa.
Non solo. Polidori è riuscito a ottenere la visita berlusconiana nel momento più critico per l’università telematica in generale, quando cioè il Cun, dopo tante cautele, si era deciso a inviare al ministro una mozione sulla necessità di mettere ordine nel settore, denunciando alcune situazioni ormai ingestibili e non in linea con la attuale legislazione.
Se quel parere poteva spingere la Gelmini a prendere qualche decisione, ora con la scelta del presidente del Consiglio di visitare Novedrate, il ministro dovrà fare qualche riflessione aggiuntiva.
E cosa dire degli esperti del Cnsvu che, entro quest’anno, dovranno recarsi all’ateneo di Polidori per verificare gli standard dell’offerta formativa? Riusciranno a non farsi condizionare dalla festosa eco della visita presidenziale?
Last but not least: Polidori è riuscito a nascondere a Berlusconi il suo lungo passato dipietrista, ascoltando senza batter ciglio le ironie del premier sulla laurea di Di Pietro.

Evidentemente, Berlusconi non sapeva che l’Idv è stata fondata nel hotel polidori1 Il Borgo a Borgo S.Sepolcro (Arezzo), di proprietà di Polidori; aveva dimenticato le ossessive campagne pubblicitarie dell’ex-pm in favore del Cepu; aveva rimosso le lezioni-show di Di Pietro sul diritto penale e processuale tenute nei suoi centri e anche il tentativo di Polidori di creare una lista autonomista, di vago sentore leghista, alle ultime elezioni regionali in Umbria.
Per questo e per molto altro, Francesco Polidori è indiscutibilmente un genio. Chapeau.

Data: 20 luglio 2010

Debora, “ragazza” di 39 anni

deborah.jpg“Questa ragazza ha battuto Berlusconi”, titolava, a due giorni dal voto, l’Unità, proponendo l’exploit di Debora Serracchiani nella circoscrizione Nord-Est, dove l’esponente pd ha raccolto un mare di preferenze e, nel Friuli, ha sopravanzato il presidente del Consiglio.

Non vogliamo parlare di politica, né commentare i flussi elettorali, europeei ed amministrativi dello scorso week-end. Non vogliamo chiosare su chi ha vinto e chi ha perso.

Usiamo questo titolo del giornale fondato da Antonio Gramsci per riflettere, ancora una volta, su come la questione giovanile sia davvero incistata in questa Italia.

Il fatto che una persona di quasi quarant’anni, che fa l’avvocato da anni,  sia infatti considerata una “ragazza” dimostra, in modo inequivocabile, come il pregiudizio bamboccionico – quello che rese celebre Padoa-Schioppa, per il quale i giovani amerebbero la sicurezza della casa familiare, non avendo il coraggio di affrontare la vita – sia vivo, vivissimo.

I giovani italiani, che si sentono legittimamente, esclusi dalla vita civile – nel senso che la società del Bel Paese gli si è chiusa contro, lasciandogli solo le briciole – sappiano che qui continua a tirare una brutta aria.

E a Debora Serracchiani rivolgiamo un modesto appello: oltre a inserire la questione giovanile nella sua agende politica a Strasburgo, si ribelli quando la si etichetta come “ragazza”. Sappia che, più o meno incosciamente, stanno fregando tutti i giovani d’Italia. E forse anche lei.

Data: 11 giugno 2009

I soliti noti

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Oddio! Il patinatissimo magazine del più importante quotidiano italiano mette in copertina tre giovani, neppure trentenni, che hanno un’idea imprenditoriale (una galleria d’arte a Milano). Titolo: “Ragazzi con una buona idea”.

Che succede? Il mondo alla rovescia? L’esplosione del merito in Italia? La fine delle gerontocrazie dominanti? La rivoluzione generazionale? La fine del pregiudizio bamboccionico?

Basta leggere bene, per tranquillizzarsi: i nostri tre sono Nicolò Cardi, figlio di un grande gallerista; Martina Mondadori, dell’omonima dinastia di editori e Barbara Berlusconi, il cui padre fa di mestiere il presidente del Consiglio.

Vabbe.

Data: 28 febbraio 2009

Obanomics: miliardi per l’istruzione

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Il più grande investimento statale in educazione dopo la Seconda Guerra mondiale, così il New York Times di oggi definisce gli aiuti al sistema formativo che, salvo sorprese, saranno approvati oggi dal Congresso americano.

Si tratta di 150 miliardi di dollari, più del doppio dell’intero budget federale dell’istruzione, destinati a tutto il sistema: dagli asili alle università.

Un investimento biennale previsto dal Programma Stimulus, messo a punto nelle scorse settimane dallo stesso Congresso, in accordo con il presidente Obama, ancora non in carica.
Un provvedimento antirecessivo di stampo keynesiano, dall’economista inglese che negli anni 30 teorizzò l’intervento dello Stato in economia e che influenzò il presidente Roosvelt.
Con il New Deal, l’inquilino della Casa Bianca avviò una stagione di grandi investimenti pubblici – opere, ponti, attività federali – che dette lavoro a milioni di americani impoveriti dalla crisi (qualcuno ha letto Furore di Steinbeck?), iniettando ricchezza nelle vene esangui dell’economia. Fece, cioè, qualcosa di anticiclico.

Come sta facendo Obama, appunto.

Gli Stati Uniti guardano a università, ricerca e il capitale umane in genere, come ai destinatari di nuovi investimenti antirecessivi:in questo modo, non solo si fa circolare moneta attraverso gli stipendi degli addetti, ma si creerebbe innovazione a beneficio del mondo produttivo e si migliorerebbe la qualità della forza lavoro.

In Italia, per adesso, il governo Berlusconi (soprattutto Tremonti, un po’ meno la Gelmini),  in queste aree ha pensato a tagliare:  riordinando, razionalizzando, premiando gli atenei virtuosi – tutto quel che volete – ma, di fatto, brandendo la scure.

Data: 28 gennaio 2009

La graticola dei berluscones

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L’avevamo scritto in tempi non sospetti: ai primi d’agosto, quando la portata dell’allora decreto 112, messo a punto da Giulio Tremoni, riservava all’università italiana una cura da cavallo. Un pezzo di stampa italiana avrebbe fatto la festa ai docenti universitari.

Al primo dissenso che aveva osato levarsi dall’accademia, la stampa più vicina al Governo, nel caso specifico il Giornale del fratello del presidente del Consiglio, Paolo Berlusconi, aveva sparato una bella prima pagina contro i professori universitari del Bel Paese, i più pagati, i meno efficienti ecc ecc. E prevedevamo un’estate caldissima per la classe docente, che sarebbe finita sulla graticola.

Previsione sbagliata di pochi mesi. E’ bastato che dalle università partisse la protesta antiGelmini, che i giornali d’area pdl hanno aperto le danze.

Ieri è arrivata puntuale la copertina di Panorama, targata Belpietro (piuttosto bruttarella, da un punto di vista giornalistico, ma questa è un’altra storia) e un servizio da battaglia di Antonio Rossitto, sugli sprechi degli atenei.

Rossitto, oltre a riesumare la solita statistica delle classi senza studenti (la cui attendibilità veniva messa in dubbio, ieri sera a Matrix, dallo scrupoloso Mentana), inanellava una serie di esempi di malauniversità. Con un particolare curioso: gli atenei citati o erano governati da rettori notoriamente di centrosinistra o si trovavano in città amministrate dal centrosinistra: Firenze, Siena, La Sapienza, L’Aquila, Genova, Federico II, Messina.

Gli opposti estremisti sono a lavoro. Ci perderemo tutti.

Data: 25 ottobre 2008

Basta opposti estremismi

Il generale Bava Beccaris

C’è un’evidente escalation nella protesta anti legge 133, da un lato, e nella difesa dell’azione governativa, dall’altro: quella dei toni. Sempre più duri, sempre più esasperati.

A leggere in maniera sinottica L’Unità e il Giornale parebbe di vivere, da un lato, in una repubblica delle banane con la polizia che pesta ragazzini inermi, dall’altro in un’università in mano a khemer rossi pronti a tutto. Così una carica di alleggerimento dei celerini davanti alla stazione milanese di Piazza Cadorna è diventata, d’un colpo, un nuovo G8 genovese. E la cronaca di pacifiche e brevi occupazioni qua e là, in giro per l’Italia, sono diventate, per contro, violente gazzarre in stile ‘77.

Al contrario, come ha documentato ItaliaOggi alcuni giorni fa, la vita negli atenei scorre regolare. La gran parte degli studenti italiani non sta neppure alla finestra. Un po’ per disimpegno, un po’ perché non è facile capire i contorni della vicenda.

Chi protesta mette tutto nello stesso calderone: la scuola e l’università. Parla di “riforma Gelmini”, quando invece si ha a che fare, per l’università, con i tagli di Tremonti. Urla contro la privatizzazione, quando la legge 133 introduce di possibilità, per gli atenei, di trasformarsi in fondazioni.

Chi contesta la protesta, d’altro canto, pesta nel mortaio le parentopoli accademiche, la proliferazione delle cattedre, i corsi di laurea burletta. E l’università italiana diventa un bordello in mano alle più volgari baronie familiste.

Ecco serviti gli opposti estremismi. Che non servono a gestire il risanamento degli atenei italiani – schiacciati da 8 miliardi di debiti, come ha ricordato Aquis ieri, segno che qualcosa che non funziona c’è -  né a frenare le spinte ultraliberiste di chi sembra voler far fuori una concezione stessa di università.

Oggi, a rincarare la dose ci si è messo il premier Berlusconi, con una intemerata: “Contro le occupazioni, arriverà la polizia” e con un messaggio un po’ spiacevole alla stampa “Portate i nostri saluti ai vostri direttori…”. Non male neppure il leader Prc, Ferrero, che ha evocato gli spettri del 1898, ricordando il generale Bava Beccaris,  quello che bombardò i milanesi che aveva eretto barricate contro il carovita.

Sarebbe forse il caso di abbassare i toni e tornare a ragionare su fatti,  numeri, idee.

La politica, quella dei palazzi romani così come quella delle assemblee milanesi, dovrebbe servire a questo. Dovrebbe essere questo.

Data: 22 ottobre 2008
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