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	<title>Il blog universitario di Campus &#187; Bamboccioni</title>
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		<title>Milleuristi sì, bamboccioni no grazie</title>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2011 19:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3494" title="bamboccioni" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/bamboccioni.jpg" alt="bamboccioni" width="135" height="102" />Si torna a parlare di <strong>bamboccioni</strong>, termine come si ricorderà coniato dall&#8217;ex-ministro <strong>Tommaso Padoa Schioppa</strong>, per indicare i giovani non più tanto giovani che vivevano ancora con mamma e papà. Il neologismo, con connotazione negativa era, già allora, ingeneroso nei confronti di tanti under 30 che, già alle prese con stage, tirocini, contrattini e magri rimborsi non riuscivano proprio a uscire dal nido familiare.</p>
<p>Oggi i &#8220;bamboccioni&#8221; d&#8217;Italia sono più di<strong> 7 milioni</strong>, secondo una stima <strong>Cgil-Sunia</strong> (sindacato degli inquilini) che indaga le ragioni della condizione, ormai non più transitoria (<strong>il</strong> <strong>40 per cento ha più di 25 anni </strong>e <strong>il 50 per cento ha un lavoro</strong>, anche se precario) &#8211; e scagiona una volta per tutte i giovani del Belpaese impossibilitati ad andare a vivere da soli, a costruirsi una vita e un&#8217;indipendenza economica visti i contratti e gli stipendi che percepiscono.</p>
<p><strong>Meno di mille euro al mese</strong> il reddito percepito dal <strong>60 per cento</strong> dei giovani fino a <strong>35 anni</strong>, non sufficiente per pagare un affitto che, sempre secondo il sindacato, supera di poco i mille euro per quanto riguarda i nuovi contratti nelle grandi città.</p>
<p>Interessanti sono le voci del migliaio di giovani intervistati dai sindacati: l&#8217; <strong>83% </strong>dichiara che vorrebbe vivere fuori dalla  casa dei genitori, per avere &#8220;<strong>indipendenza economica</strong>&#8221; (47%), &#8220;<strong>sposarsi</strong>&#8221;  (18%), &#8220;<strong>misurarsi da soli con la vita</strong>&#8221; (15%). Una percentuale altina che sfata lo stereotipo dell&#8217;italiano mammone e sfaticato.</p>
<p>Anche l&#8217;<strong>Università Cattolica di Milano</strong>, come ricordato nel rapporto, ha svolto uno studio sulla generazione dei &#8220;milleuristi&#8221; affermando che &#8220;nei prossimi anni ci saranno in Italia 13-15 milioni di famiglie con un reddito mensile intorno ai 1.500 euro al mese&#8221; composte da pensionati, ma soprattutto da giovani. Quale generazione mille euro, dunque? Bisognerà forse coniare un nuovo termine rbassato di qualche centinaio di euro&#8230;</p>
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		<title>Manager di se stessi per reagire</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 12:40:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/ragazzi1.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/ragazzi1.jpg" alt="ragazzi" title="ragazzi" width="90" height="60" class="alignnone size-full wp-image-2651" /></a>Sono stati etichettati con l&#8217;odioso termine <strong>Bamboccioni</strong> seguito dalla generalizzazione dell&#8217;epiteto <strong>Neet</strong> (Not in education, employment or training). Sono i giovani di una generazione che il <strong>Presidente Napolitano</strong> ha definito &#8220;inascoltata&#8221; e in attesa di risposte.<br />
Dopo un 2010 negativo, tra picchi di disoccupazione, proteste e sfiducia crescente, un segnale positivo per captare le opportunità arriva da una capacità auto imprenditoriale, almeno secondo <strong>Irene Tinagli </strong>che su <em>La Stampa</em> titola: &#8220;Gli studenti saranno manager di se stessi&#8221;. Il punto di ri-partenza? Quello degli studi. L&#8217;importante è che siamo quelli giusti. &#8220;La vera sfida sarà soprattutto rafforzare la loro capacità economico-imprenditoriale, da affiancare a qualsiasi tipo di specializzazione, scientifica o umanistica, tecnica o artistica&#8221;, sottolinea <strong>Tinagli</strong>. Insomma, un modo per tirarsi fuori da una situazione di stallo con le proprie braccia, grazie a doti organizzative e gestionali supportate dallo sviluppo di nuove idee. E ad affiancare una base solida di intuizioni e competenze di altissimo livello, un aiuto economico arriva dai talent scout finanziari, i cosiddetti &#8220;<strong>venture capital</strong>&#8220;. Una tendenza emersa negli ultimi anni nei quali si sono moltiplicate iniziative volte a promuovere l’imprenditorialità a 360 gradi. Quindi, se il posto fisso rimane una chimera, il rischio e l’investimento su se stessi sembra essere la via da intraprendere. Che tra privati e innovazione si ricrei addirittura una nuova Italia?</p>
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		<title>Diritto al futuro. Il Governo sostiene i giovani</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 10:29:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/diritto_al_futuro-192x144.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/diritto_al_futuro-192x144.jpg" alt="diritto_al_futuro--192x144" title="diritto_al_futuro--192x144" width="112" height="114" class="alignnone size-full wp-image-2317" /></a>Gioventù bloccata tra contratti atipici e conseguenze della crisi. La più recente risposta del Governo a questo triste quadro si chiama “<strong>Diritto al Futuro”, sottotitolo “Bamboccioni a chi?”</strong>, iniziativa voluta dal ministro della Gioventù Giorgia Meloni e presentata pochi giorni fa a Palazzo Chigi.<br />
Si tratta di un insieme di misure per i giovani <strong>under 35 </strong>a sostegno del lavoro, della casa e dello studio. In sintesi: un finanziamento di <strong>216 milioni di euro</strong>, che diventeranno <strong>300 </strong>grazie al cofinanziamento pubblico e privato.<br />
Per quanto riguarda il <strong>lavoro</strong>, il Governo vara misure a favore di giovani under 35 precari o disoccupati che siano già genitori. Chi è in possesso di questi requisiti porterà in dote all’azienda che lo assume a tempo indeterminato un bonus di 5 mila euro. L’idea è di incentivare così l’azienda ad inserire il lavoratore in maniera stabile. L’ammontare del fondo è di <strong>51 milioni di euro</strong> e secondo il Governo dovrebbe portare all’assunzione di 10 mila persone.<br />
Tra gli altri punti, <strong>la casa</strong>. L’obiettivo è offrire garanzia bancaria e permettere l’acquisto della prima casa alle giovani coppie under 35 con difficoltà ad ottenere un mutuo. Ammontare del fondo: <strong>50 milioni di euro</strong>, la stima delle coppie che ne dovrebbe usufruire è di 10mila.<br />
Alla voce <strong>Talento e impresa</strong>, l’iniziativa prevede  la mobilitazione　di　<strong>100　milioni  di　euro</strong>(40 da parte del ministero　della　Gioventù,　60　milioni  da 　parte　di　privati) attraverso　il　cofinanziamento　pubblico　al　40%,　di　iniziative　messe　in　 campo　da　soggetti　privati　(grandi　aziende　e　fondazioni)　che　decidono　di　 rischiare e　investire　in　proprio　sulle　capacità e　il　talento　dei　giovani　 under　35. In area <strong>Formazione</strong>, per chi desidera proseguire gli studi, il Governo ha pensato ad un prestito per i giovani più meritevoli che siano iscritti a: corsi di laurea triennale, magistrale, master universitari di primo o secondo livello, dottorati di ricerca. I finanziamenti verranno erogati in rate annuali da un minimo di 3 mila euro ad un massimo di 5mila (<strong>per 25 mila euro </strong>complessivi) e la restituzione inizierà 30 mesi dopo l’erogazione dell’ultima tassa e dovrà avvenire tra i 3 e i 15 anni. Il finanziamento sarà attivabile presso tutti gli istituti di credito che aderiranno all’iniziativa. Fondo previsto: <strong>19 milioni di euro </strong>che, secondo il Governo, aiuteranno 30 mila giovani.<br />
Infine, altre risorse verranno stanziate alla voce: 20 campus per il job placement dei migliori laureati e accordi con gli enti locali.<br />
Tutti i dettagli sono disponibili sul<a href="http://www.gioventu.gov.it/diritto-al-futuro/diritto-al-futuro-300milioni-di-euro-oggi-per-il-domani-dei-giovani-italiani.aspx"> sito del Ministero della Gioventù</a><strong>.</p>
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		<title>I due volti della “generazione boomerang”</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 08:22:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1738" title="boomerang" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/boomerang2.jpg" alt="boomerang" width="163" height="152" />La risposta all’articolo pubblicato un paio di giorni fa dal <strong><em>New York Magazine</em> </strong>che parla di &#8220;<strong>generazione boomerang</strong>&#8221; (sinonimo, più o meno, del nostro “<strong>bamboccione</strong>”) e di ragazzi che tornano a casa dai genitori dopo l’università perché non riescono a mantenersi, conservatori avversi al rischio, invece che idealisti alla ricerca di se stessi come i loro predecessori, arriva con <strong>Denis Trivellato</strong>, lo studente risparmiatore intervistato ieri dal<em><strong> Corriere della Sera</strong></em>.</p>
<p>“<strong>Vivo con 14 euro al mese</strong>, per rispetto dei miei genitori; <strong>studio</strong> e <strong>lavoro part-time</strong>.” Non il ragazzo pigro e svogliato che descrivono le cronache di questi giorni, né mammone, ma obbligato dal contesto a vivere in casa di mamma e papà mentre si dà da fare per costruirsi un futuro. Denis ha <strong>28 anni</strong> e una laurea in <strong>Filosofia</strong> che non gli basta. Ha capito che la sua strada è un’altra e così si è iscritto a<strong> Psicologia</strong>.</p>
<p>Ecco le <strong>regole di Denis</strong> per non pesare sulla famiglia: lavorare part-time per non tralasciare troppo lo studio, mangiare in casa o alle sagre di paese, limitare gli Sms (ha infatti creato un gruppo su Facebook per risparmiare nelle comunicazioni), studiare su libri usati, prendere appunti su fogli A4 (molto più convenienti dei quaderni), fare vacanze in tenda, ridurre la vis consumistica al minimo e annotare tutte le spese.</p>
<p>Un ragazzo che non approfitta della sua condizione e che avverte: “quando sento parlare di bambinoni divento una belva”.</p>
<p>Fanno sentire la loro voce anche gli altri ragazzi indulgenti e volenterosi che non si riconoscono nello stereotipo di bamboccione o boomerang e che hanno obbligato i giornalisti del <em>New York Magazine</em> a staccare il telefono per le decine di chiamate di protesta seguite all’articolo citato, come riporta il blog universitario <em><strong>Edu in Review</strong></em>.</p>
<p>Come dire: non siamo tutti bambinoni, il mercato influisce sulla nostra condizione e sulle nostre scelte, inutile generalizzare.</p>
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		<title>Una commedia che vede lontano?</title>
		<link>http://www.campus.it/blog/2010/06/07/una-commedia-che-vede-lontano/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 16:18:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Trentenni precari che si fanno rapitori. E’ il plot de <em>La banda del brasiliano</em>, un lungometraggio, firmato dal collettivo <strong>John Snellinberg </strong>di Prato e in vendita in dvd dall’8 giugno per la CG Home Video.<br />
Realizzato a bassissimo costo in Toscana con <strong>Carlo Monni</strong>, storica spalla di <strong>Benigni</strong>, unico attore protagonista, <em>La banda del brasiliano</em> racconta di tre giovani balordi che si improvvisano sequestratori di persona, arrabbiati contro una generazione, quella dei 50enni, di cui dicono: “Ci ha dato i mezzi ma ci ha tolto gli scopi”.<br />
“La colpa è della generazione dei nostri padri”, ha detto il regista, <strong>Patrizio Gioffredi</strong>, a <img class="alignleft size-full wp-image-1274" title="Monni" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/Monni.jpg" alt="Monni" width="170" height="183" /><em>Corriere.it</em>.  Una generazione “che ha contribuito a lasciarci in eredità un’Italia dove i diritti dei lavoratori si sono affievoliti, il bagaglio culturale è disperso e il potere è concentrato nelle mani di pochi”.<br />
Lo scontro sociale prossimo venturo?</p>
<p><a href="http://vids.myspace.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&amp;videoid=63272845">La Banda del Brasiliano</a></p>
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		<title>Fra Bamboccioni e Neet</title>
		<link>http://www.campus.it/blog/2010/05/27/fra-bamboccioni-e-neet/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 10:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1199" title="nene" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/05/nene.jpg" alt="nene" width="118" height="100" /></p>
<p>Della tempesta di numeri che ci ha travolti ieri &#8211; Istat più <strong>AlmaLaurea</strong> &#8211; colpisce la forza luogocomunista di certi stereotipi.</p>
<p><em> </em>L&#8217;epiteto<em> Bamboccione</em>, come si sa, l&#8217;aveva coniato l&#8217;economista <strong>Tommaso Padoa Schioppa</strong> in un momento di smemoratezza. Ministro, tecnico, del Governo <strong>Prodi</strong>, il professore, annunciando provvedimenti in favore delle giovani coppie, si lasciò scappare una chiosa davvero professorale: &#8220;Manderemo fuori casa i bamboccioni&#8221;.</p>
<p>Smemorato, perché anche allora, per quanto fossimo alla vigilia della grande crisi che ancora ci attanaglia, i giovani, specie se neolaureati, già si dibattevano fra stage col buono pasto e contrattini che non arrivavano a mille euro.</p>
<p>Smemorato perché uno come lui, figlio di un amministratore delegato delle Generali, che aveva potuto permettersi gli studi in <strong>Bocconi</strong> e che aveva cominciato a lavorare nella Milano di fine anni &#8216;60 &#8211; insomma, uno che quantomeno aveva avuto la fortuna dalla sua -   non aveva certo i titoli per ironizzare. <em>Campus</em>, all&#8217;epoca, mise in piedi anche una paginetta di <a href="http://www.facebook.com/#!/group.php?gid=26572256966&amp;ref=ts">Facebook</a>: <em>Bamboccioni, mai più</em></p>
<p>Eppure, quell&#8217;espressione oggi domina sui commenti al <strong>Rapporto Istat</strong>.  Ha forse perso quella sua connotazione negativa,  limitandosi a profilare il non più giovanissimo che insiste sotto il tetto paterno.</p>
<p>Il futuro oggetto di pubblica invettiva di commentatori, osservatori, esperti sedicenti o reali, c&#8217;è da giurarci, saranno i <strong>Neet</strong>,  <em>Not in education, employment or training,</em> vale a dire coloro che non studiano, non lavorano, né si formano, altrimenti indicati come <strong>Né Né</strong>.</p>
<p>Prevediamo un&#8217;ondata di sdegno socio-psicologico su un fenomeno che rivela un disagio molto forte, più che un giacimento di fancazismo.</p>
<p>Come accade sempre più spesso in questo Paese,  invece di chiacchiere sparse, avremmo bisogno di risolvere i problemi.</p>
<p>Leggi <a href="http://www.campus.it/blog/2009/07/17/dagli-addosso-al-ne-ne/">qui</a> un nostro precedente articolo sulla <strong><em>Generazione Né Né</em></strong></p>
<p><a href="http://www.campus.it/blog/2009/02/13/litalia-dei-borrelli/">Qui</a> e <a href="http://www.campus.it/blog/2009/06/11/debora-ragazza-di-39-anni/">qui</a>, altri articoli sui <strong><em>Bamboccioni</em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Pasotti odia i bamboccioni</title>
		<link>http://www.campus.it/blog/2010/04/30/pasotti-odia-i-bamboccioni/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 22:50:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalle fiction di Canale 5 ad esperto consigliere.  E&#8217; la parabola di Giorgio Pasotti, attore sulla soglia dei 37 anni, che dalle pagine del magazine &#8216;Men&#8217;s Health&#8217; lancia la sua provocazione e invita i giovani a lasciare la casa dei genitori e a non finire nella categoria dei bamboccioni. 
&#8220;I bamboccioni? Mi fanno proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle fiction di Canale 5 ad esperto consigliere.  E&#8217; la parabola di <strong>Giorgio Pasotti</strong>, attore sulla soglia dei 37 anni, che dalle pagine del magazine <em>&#8216;Men&#8217;s Health&#8217;</em> lancia la sua provocazione e invita i giovani a lasciare la casa dei genitori e a non finire nella categoria dei bamboccioni. </p>
<p><strong>&#8220;I bamboccioni? Mi fanno proprio girare le palle. Vorrei invitarli a lasciare la casa di mamma e papà, a non rimbambirsi davanti alla Playstation, a mandare a quel paese il lavoro sicuro per realizzare i sogni&#8221;</strong>, ha dichiarato l&#8217;attore.</p>
<p>Chi glielo dice a Pasotti che di soli sogni non si campa?</p>
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		<title>Sei stato candidato</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 21:38:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/03/AnonymousBecause.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/03/AnonymousBecause.jpg" alt="AnonymousBecause" title="AnonymousBecause" width="104" height="118" class="alignnone size-full wp-image-1063" /></a><strong>Alzi la mano chi, almeno una volta, non si è imbattuto in domande folli a un colloquio di lavoro.</strong> Finalmente è arrivata l&#8217;occasione per condividere i quesiti più strani o le situazioni più insolite affrontate. E dove, se non sul web? Infatti, sul sito <strong>www.seistatocandidato.it</strong>, creato dal team di InfoJobs, è possibile raccontare la propria storia ai colloqui di lavoro, inserire le domande più strane che si sono ricevute, scrivere i consigli utili per superare brillantemente un colloquio. Basta entrare nel portale e pubblicare il proprio contributo. L&#8217;obiettivo del progetto è quello di dare vita alla prima user generated guide del mondo del lavoro, la prima guida scritta dagli utenti.<strong> Scadenza per partecipare: 15 aprile 2010.</strong></p>
<p>Finora le testimonianze sono davvero molte ed esilaranti. Ecco qualche esempio:<br />
&#8220;Ah quindi lei ha 30 anni e vive ancora con i suoi..allora è una bambocciona vero?&#8221;<br />
&#8220;Ha paura del buio?&#8221;<br />
&#8220;Ma lei è così sicura di voler lavorare??è cosi giovane!!(candidata di 26 anni)<br />
&#8220;Se fosse un personaggio di fantasia quale sarebbe?&#8221;<br />
&#8220;Ha in progetto, anche se mi ha detto che è single, di fidanzarsi, sposarsi e avere figli?&#8221;</p>
<p>E ora? Tocca a voi. Spazio a gioie e dolori dei candidati web 2.0</p>
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		<title>Una generazione da rappresentare</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 10:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un&#8217;intervista, pubblicata, il 18 marzo, dal web magazine della Fondazione Farefuturo, Antonio De Napoli, 25enne, laureato in Scienze politiche, portavoce del Forum nazionale dei giovani, ha dichiarato la necessità di una &#8220;rivoluzione culturale&#8221;. 
E&#8217; assodato che in questo paese la causa dello scarso spazio per il merito sia da imputare spesso a  un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un&#8217;intervista, pubblicata, il 18 marzo, dal web magazine della<em> Fondazione Farefuturo</em>, <strong>Antonio De Napoli</strong>, 25enne, laureato in Scienze politiche, portavoce del Forum nazionale dei giovani, ha dichiarato la necessità di una <strong>&#8220;rivoluzione culturale&#8221;. </strong></p>
<p>E&#8217; assodato che in questo paese la causa dello scarso spazio per il merito sia da imputare spesso a  un sistema culturale sedimentato nel dna dell’italiano. <strong>“Però, se non inizia questa generazione, non ne verremo mai fuori&#8221;, </strong>ha ribattuto De Napoli riferendosi a un&#8217;inversione di marcia che parta dai ventenni.<br />
E alla domanda perché un giovane dovrebbe scegliere di rimanere in Italia? &#8220;Perché la ama. (&#8230;) <strong>Se i migliori vanno fuori, questo paese non si risolleva più&#8221;</strong>, ha affermato il portavoce del Forum. Frasi che sembrano facili, a dirsi, ma che sono profondamente vere: i giovani, in Italia, devono fare massa critica per essere portavoce delle loro istanze. Solo in questo modo potranno farsi notare da chi li rabbonisce con qualche parola consolatoria. Nella pratica? <strong> &#8220;Serve un organismo di rappresentanza generazionale che sia parte sociale nei confronti delle istituzioni&#8221;</strong> ha concluso De Napoli. La scommessa è sulla rappresentanza. Parte da qui l&#8217;Italia anti-bamboccioni e pro giovani che vogliono progettare il proprio futuro.<br />
E chissà che Gianfranco Fini non stia tramando qualcosa? D’altronde il presidente della Fondazione Farefuturo è proprio lui e il misterioso progetto &#8220;Generazione Italia&#8221; sta sbocciando&#8230;</p>
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		<title>Brunetta II meglio del primo</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 09:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-813" title="ministroBrunetta" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/01/ministroBrunetta1.jpg" alt="ministroBrunetta" width="133" height="90" /><strong>Brunetta</strong> zuzzerellone. Una battuta via l&#8217;altra, il ministro s&#8217;aggiudica una ribalta non sua, punzecchia Tremonti e lancia una lunghissima campagna elettorale per Venezia.</p>
<p>Sullo sfondo, i giovani. Dopo averli bacchettati domenica scorsa, riesumando l&#8217;epiteto bamboccionico di <strong>Padoa Schioppa</strong>, ora Brunetta propone un assegno per l&#8217;autonomia, <strong>500 euro</strong> al mese come sostegno a chi lascia la casa paterna. E i soldi? Semplice per Brunetta: li prendiamo dalle pensioni. Cosa che ha fatto gridare leopposizioni allo scandalo della guerra fra poveri.</p>
<p>Lo scandalo vero è procedere per boutade su un terreno di mese in mese più drammatico, con l&#8217;ingrossarsi delle schiere dei neolaureati disoccupati.</p>
<p>E se il <strong>Brunetta I</strong> è davvero irricevibile dai giovani italiani, sul secondo forse una riflessione va fatta. Perché siamo l&#8217;Italia delle laute pensioni dei padri (come ha ricordato di recente <a href="http://www.campus.it/blog/2010/01/18/per-una-previdenza-previdente/">Boeri</a>) e il vuoto di futuro dei figli, e non solo in senso previdenziale.</p>
<p>L&#8217;idea del bonus non è peregrina né del tutto originale: <strong>Massimo Livi Bacci</strong>, nel suo <a href="http://www.campus.it/blog/2008/10/10/non-e-un-paese-per-giovani/"><em>Avanti giovani alla riscossa</em></a>, propone una dote statale alla nascita di ogni bambino, da spendere in formazione/autonomia dopo i 20 anni.</p>
<p>Soluzioni che però continuano a dimenticare l&#8217;aspetto de lavoro:  se si continua a prospettare a un laureato 2/3 anno di stage non remunerati e poi, dai 30 anni, una infinita gavetta a  <strong>1000 euro</strong>, non c&#8217;è bonus che possa tenere.</p>
<p>E perché nessuno parla più di imprenditoria giovanile? Una <strong><em>no tax area</em></strong> di 3 anni, per le startup di neolaureati potrebbe essere un sostegno intelligente alla creatività e al bisogno di autonomia.</p>
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		<title>Dinosauri vs Talenti</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 10:23:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/12/dinosauro.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/12/dinosauro.jpg" alt="dinosauro" title="dinosauro" width="127" height="128" class="alignnone size-full wp-image-1337" /></a>&#8220;<strong>Torneremmo, ma via i dinosauri</strong>&#8220;. E’ questo l’incipit della missiva inviata al capo dello Stato da 16 professionisti italiani, tra i 28 e i 40 anni, emigrati all’estero per lavoro. Una lettera pubblicata da <em>Repubblica</em> in risposta alla provocazione di papà Celli, all’interno del dibattito scaturito in questi giorni. </p>
<p>Declino, parentele, baroni, passato, diritti acquisiti, privilegi, interessi, illegalità sono alcune delle parole con le quali i talenti in fuga identificano l’Italia di oggi. Tra i motivi denunciati per cui non tornerebbero in patria spicca il nepotismo, ma amettono che farebbero retromarcia a condizione di un cambiamento profondo che ammazzerebbe per prima la convinzione che la via furba è quella giusta per raggiungere i propri obiettivi. Una svolta che vedrebbe protagonisti valori quali onestà e legalità, talento e trasparenza, meritocrazia e moralità, giustizia e uguaglianza sociale. </p>
<p>L’aspetto positivo di tutta la faccenda è che almeno giornali e tv riparlino di giovani e lavoro, in  attesa che lo faccia anche  il Governo, riaccendendo  i riflettori su questa tematica.</p>
<p>Sarebbe bello che questo Natale molti ragazzi &#8211; lavoratori trovassero sotto l&#8217;albero un contratto e magari risposte positive a domande come: “l&#8217;estero oggi è solo una fuga o una delle tante possibilità tra cui scegliere?” “In un paese precario, è ancora possibile recuperare l’orgoglio nazionale o emigrare rimane l’unica soluzione? Rimanere in Italia significa subire o è possibile cambiare? Le opportunità in Italia sono una questione di classe sociale o dipendono dal merito?</p>
<p>Spingere i talenti all’estero non è come portare via capitali, sottraendo ricchezza al paese? Fuggire è davvero l’unica soluzione nella speranza che qualche ‘papi’ lasci la poltrona?<br />
Ne parliamo anche <a href="http://www.campus.it/blog/2009/11/30/dovera-celli/">qui</a></p>
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		<title>Dov&#8217;era Celli?</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 14:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-612" title="celli02" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/celli02.JPG" alt="celli02" width="139" height="105" /></p>
<p>&#8220;Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo&#8221;. Comincia così la lettera di <strong>Pierluigi Celli</strong>, direttore generale <strong>Luiss</strong>, al figlio e pubblicata da <em>Repubblica</em>.  Una missiva, anzi un&#8217;invettiva sul Paese che non ha da offrire niente ai giovani di oggi.  &#8220;È per questo che ti parlo con amarezza&#8221;, scrive Celli, &#8221; pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio&#8221;.  Celli motiva e ampiamente le ragioni del suo consiglio.  Sono le stesse che scriviamo da un po&#8217; dalle colonne di <em>Campus</em>.  Viva Celli, dunque?<br />
No. Perché Celli non ha purtroppo i titoli per lanciare questi j&#8217;accuse.  Lo ricorda la firma in calce al pezzo e la qualifica sottostante (&#8221;già direttore generale della <em>Rai</em>&#8220;) che non abilita certo il direttore della Luiss all&#8217;utilizzo di questi toni.<br />
Può infatti chi ha speso una vita dentro il sistema e ai più alti livelli, chiamarsene improvvisamente fuori?<br />
Dov&#8217;era Celli quando in Italia si costruiva tutto questo? Quante volte ha detto &#8220;non ci sto&#8221;? Cos&#8217;ha fatto, concretamente, per sottrarsi, anche lui, alla costruzione di un&#8217;Italia chiusa ai giovani come quella che vediamo, in cui il merito è solo una parola buona a farsi pubblicità e in cui il futuro di tanti è appeso a un filo?</p>
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		<title>Coppola: Italia&#8230; patrigna</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 09:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Francis-Ford-Coppola1.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-585" title="Francis Ford Coppola" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Francis-Ford-Coppola1.jpg" alt="Francis Ford Coppola" width="125" height="125" />Siamo un paese in cui i padri divorano i figli. Parola di regista e che regista. L’ italo-americano, <strong>Francis Ford Coppola</strong>, al Torino Film Festival per presentare l’ultima  fatica cinematografica <em>Tetro</em>, ha parlato del nostro paese al quotidiano <em>La Stampa</em>: “<strong>Amo l&#8217;Italia ma mi rende triste. Non offre opportunità ai giovani</strong>. In giro per il mondo, persino in Messico o Guatemala, trovi ragazzi italiani che cercano occasioni di lavoro. Per avere un futuro ci vogliono buoni genitori alle spalle. <strong>I padri italiani, invece, sono come quelli dei miei film, vogliono tutto per se stessi, i soldi, le ragazze, il centro dell’attenzione.</strong> Sono addirittura capaci di rubare la fidanzata ai figli, come in <em>Tetro</em>” .</p>
<p>Affermazioni, quelle del regista del Padrino che fanno sobbalzare, se non altro per l’inconscia punta di orgoglio nazionale che è ancora viva in ognuno di noi, ma anche parole che fanno riflettere e pensare in modo istintivo alle tipologie di ‘padri’ nell’ Italia contemporanea.</p>
<p> I padri ‘di sangue’ che fanno di tutto per tenere le cose in famiglia e tramandare la loro ‘proprietà’ al figlio, padri per i quali  non c’è spazio per i figli altrui, anche se bravi e talentuosi. La discriminante non è il merito, ma lo è il far  parte del circolo dei parenti o degli amici stretti.</p>
<p>Poi ci sono i padri intesi come i maestri professionali, i ‘capoccia delle imprese’, i politici e i dirigenti, quelli che decidono a chi assegnare il posto in azienda, su quali persone puntare e a quali dare spazio, quelli che possono decidere se investire sui giovani e su quali, se allevarli, o spremerli con stage o contratti a progetto poco lungimiranti.</p>
<p>Le loro scelte sono attutite da altri padri ancora, i padri di famiglia che hanno fatto di tutto per assicurare ai figli l&#8217; avvenire migliore e che si trovano a pagare le spese straordinarie dei loro stessi ‘bambini’ laureati, giovani, precari e insicuri con retribuzioni minime, che poi sono quelli che il ministro Padoa Schioppa aveva definito i <strong><a href="http://www.campus.it/blog/2009/06/11/debora-ragazza-di-39-anni/">bamboccioni.</a></strong></p>
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		<title>Per sempre giovani?</title>
		<link>http://www.campus.it/blog/2009/11/05/per-sempre-giovani/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 08:47:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/meloni.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-537" title="meloni" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/meloni.jpg" alt="meloni" width="88" height="119" /></p>
<p>&#8220;Per sempre giovani&#8221;, cantava in un vecchissimo disco (<em>Ullalla, 1976</em>) l&#8217;intramontabile <strong>Antonello Venditti</strong>.</p>
<p>Potrebbe essere la colonna sonora di <em>Young Blood</em>, l&#8217;iniziativa di <em>Next Exit</em>, sponsorizzata dal ministro della Gioventù, <strong>Giorgia Meloni</strong>.</p>
<p>Young blood ha realizzato un annuario dei giovani talenti della moda e del design che si sono fatti valere nel mondo. Con un piccolo neo:un terzo dei creativi premiati, come avvertono le cronache, ha più di 35 anni. Nelle foto pubblicate si vede pure un fotografo di 39.</p>
<p>Ora, siamo i primi, a <em>Campus</em>, a dire che l&#8217;Italia non è un paese per <a href="http://www.campus.it/blog/2009/02/13/litalia-dei-borrelli/">giovani</a>,  che l&#8217;ascensore sociale s&#8217;è rotto e tutto quello che ne consegue, però se consideriamo giovani gli <strong>over 35</strong> non ne usciamo più&#8230;</p>
<p>Anche la Meloni &#8211; di cui siamo fan personali, per quanto di buono sta costruendo &#8211; sbaglia quando avalla questa idea o, almeno, non ne sottolinea il limite.</p>
<p>Siamo il Paese dove, seguendo il tg, si può sentire dare del &#8220;giovane&#8221; o, peggio, del &#8220;ragazzo&#8221; &#8211; come scrisse l&#8217;<a href="http://www.campus.it/blog/2009/06/11/debora-ragazza-di-39-anni/"><em>Unità</em></a> della <strong>Serracchiani</strong>, avvocato 39nne &#8211; a chi vede da vicino i quaranta.</p>
<p>E la fine del dinamismo sociale nel nostro Paese, il pregiudizio &#8220;bamboccioni&#8221;, è figlia anche di questa mentalità.</p>
<p>Per la cronaca, il nostro <strong>ministero del Lavoro</strong> considera giovane &#8220;la persona di età compresa fra i 19 e i 25 anni, oppure fino a 29 se laureata&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dagli addosso al né-né</title>
		<link>http://www.campus.it/blog/2009/07/17/dagli-addosso-al-ne-ne/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 16:53:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/07/nene.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/07/nene.jpg" title="nene.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/07/nene.jpg" alt="nene.jpg" width="141" height="122" /></a></p>
<p>Il <em>Rapporto Giovani</em> (dell&#8217;omonimo Dipartimento dell&#8217;omonimo Ministero) ha lanciato il sasso in uno stagno melmoso: <strong>700</strong> <strong>giovani</strong>, fra <strong>15</strong> e<strong> 35 anni</strong> (<em>giovani </em>di 35 anni?) non studiano né lavorano. Deliberatamente.</p>
<p>Il <em>Corriere della Sera</em>, ieri, ha dato spazio alla notizia e le grida si sono levate altissime.</p>
<p>Vagabondi, fannulloni, mangiapane a ufo, <strong>bamboccioni</strong> sono stati gli epiteti migliori. Sulla graticola è finita anche l&#8217;università, accusata in qualche modo di esaltare eccessivamente le aspettative di una generazione.</p>
<p>Per contro, c&#8217;è chi la mena col precariato e con lo sfruttamento, dicendo: &#8220;I né-né&#8221; hanno ragione.</p>
<p>Chi ha torto? Chi ha ragione?</p>
<p>Queste statistiche (elaborate dal <strong>Dipartimento di studi sociali</strong> de La Sapienza)  sono affidabili? O c&#8217;è da evocare il solito <strong>Trilussa</strong>, buonanima, con la famosa invettiva sugli italiani che mangiano un pollo a testa?</p>
<p>Personalmente sono un po&#8217; scettico: in vita mia ne ho conosciute di persone giovani che non studiavano né lavoravano ma, dieci volte su dieci, rivelavano fragilità, depressioni, spesso malattie vere e proprie. Anche quando erano mascherate da scelte consapevoli.</p>
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