Università & ranking mondiali: veri o falsi?
Ezio Pelizzetti, rettore dell’Università di Torino, non ci sta a vedere le università italiane come fanalini di coda dei ranking mondiali e già tempo fa, scrisse una lettera su come leggere queste classifiche basate spesso su parametri di confronto disomogenei e quindi non attendibili. La lettera alberga ancora sull’hompage dell’Unito (nella sezione “Dal rettore“) forse come monito o per rispondere a tutti i ranking globali da qui a venire…Chissà se tra questi si trova anche la recente classifica partorita dal Qs world university ranking (di cui abbiamo dato notizia qui).
Nella lettura delle classifiche globali bisogna “tener conto dell’handicap con cui l’Italia si presenta al confronto”: il rapporto tra studenti e docenti e l’ammontare delle risorse disponibili non possono non essere considerati da chi stila questi ranking.
Infatti il Belpaese avrebbe un rapporto docenti-studenti (1-38) che è doppio rispetto alla media Ocse e un’allocazione di risorse pubbliche ridicola rispetto a quanto destinato a Università e ricerca da Usa e da molti Paesi europei. Dunque? Dunque “tale situazione accresce la necessità/urgenza che operi a livello nazionale un’agenzia come l’Anvur, in grado di valutare gli atenei con parametri condivisi e trasparenti”.
Il rettore continua citando un’altra classifica mondiale, questa volta virtuosa, “concepita utilizzando il sistema bibliometrico messo a punto nel prestigioso Karolinska Institute di Stoccolma“. In essa si valutano i prodotti della ricerca di circa 5mila atenei di 87 Paesi e: sorpresa…fra questi ci sono ben 15 università italiane (tra cui l’Unito…) che “hanno superato il livello alto di 5mila prodotti di ricerca tra il 2003 e il 2007.” E mettendo in relazione questo numero di pubblicazioni con la quota del Pil che i singoli Paesi destinano a Università e ricerca, queste scalerebbero la classifica portandosi in pole position.
Il rettore conclude con un’altro riconoscimento all’intelligenza made in Italy: “è già di per sé straordinario”, scrive il magnifico, “che i ricercatori universitari italiani siano in Europa al terzo posto per produttività scientifica”.
“Alimentare”, quindi, “un gioco al massacro contro l’università italiana”, basato oltretutto su dati fasulli, “si traduce in un gravissimo danno economico e di immagine per il nostro Paese”, senza considerare che riduce notevolmente l’attrattività degli atenei, penalizzando sia l’università che gli studenti. Parola di rettore…
Una circolare dell’Università di Genova porta alla ribalta un tema dibattuto in passato senza risultati rilevanti: l’uso del libretto universitario dello studente. I voti riportati nei singoli esami vanno trascritti sul libretto o questa pratica finisce per penalizzare ingiustamente gli studenti che hanno una media bassina e per aiutare quelli con voti stellari, indipendentemente dal valore della prova sostenuta?
Pubblichiamo qui l’editoriale che troverete sul nuovo numero di CampusPRO (consultabile a questo 



