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La laurea trova lavoro

di gcavallaro

laureato L’ultima fotografia del panorama universitario italiano, AlmaLaurea l’ha fornita di recente (potete leggerne qui). Si trattava dell’ XIII Rapporto del Consorzio pubblico che rappresenta 62 università e il 77 per cento dei laureati del Belpaese, che ha indagato su una popolazione di 191.358 ex studenti usciti dall’università nel 2010.
Ebbene, ieri 22 giugno il canale del digitale terrestre “Repubblica Tv” ha ospitato sulle proprie frequenze Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea, insieme a Ivano Dionigi, rettore dell’università di Bologna. Con loro anche Federico Pace, responsabile del portale lavoro di Repubblica.it. Tema del programma “Le università più richieste dal mercato, cosa e dove conviene studiare” . Ecco, per chi se la fosse persa, la puntata integrale andata in onda ieri (http://tv.repubblica.it/palinsesto/2011-06-22/10202?video). Gli spunti per saperne di più e magari orientarsi, non mancano.

Data: 24 giugno 2011

AlmaLaurea: “Pochi investimenti in università e ricerca”

di Claudia Cervini

finanziamentiI numeri degli investimenti italiani in istruzione universitaria, ricerca e sviluppo non sono proprio da capogiro. Lo dice chiaramente il Consorzio universitario AlmaLaurea che, nel suo ultimo rapporto (clicca qui), dedica un capitoletto intitolato Pochi investimenti in istruzione, ricerca e sviluppo, proprio a questo tema.

Il finanziamento italiano in istruzione universitaria “è più elevato soltanto di quello della Repubblica Slovacca e dell’Ungheria, secondo la documentazione ufficiale più recente” che prende in considerazione gli investimenti dei 28 Paesi Oecd (Organizzazione per la cooperazione, ricerca e sviluppo). L’Italia vi destina lo 0,88 per cento del Pil contro l’1,07 della Germania, l’1,27 del Regno Unito, l‘1,39 della Francia e il 3,11 degli Stati Uniti.

Il quadro non migliora se si considera uno dei settori strategici per la crescita di un Paese: Ricerca e sviluppo. Il Belpaese nel 2008 vi ha destinato l’1,23 per cento del Pil, classificandosi ultimo tra i Paesi europei più avanzati che infatti investono in questo settore almeno il 2 per cento del prodotto interno lordo. La Svezia è in testa a tutti col 3,75 per cento, seguita dalla Germania che destina lo 2,63 per cento, dalla Francia con il 2,02 per cento e dal Regno Unito che investe l’1,88 per cento del Pil.

In questo contesto ancora più importante risulta per il Belpaese l’apporto del privato, del mondo delle imprese che, però, rimane debole. 0,65 la percentuale di Pil destinata dalle aziende italiane alla Ricerca e allo sviluppo, poco più della metà della cifra complessiva. Nei Paesi europei più avanzati è almeno il doppio con picchi in Germania (2,78 per cento) e in Svezia (2,78 per cento).

Data: 3 giugno 2011

La foto di AlmaLaurea

di Claudia Cervini

almalaurea_questionario1AlmaLaurea dà i suoi numeri su laureati e mondo del lavoro. Il XIII Rapporto del Consorzio pubblico che rappresenta 62 università e il 77 per cento dei laureati del Belpaese e che ha indagato una popolazione di 191.358 ex studenti usciti dall’università nel 2010 punta i riflettori sul contesto di riferimento: tra neododottori pari soltanto al 20 per cento della popolazione (percentuale ben lontana dalla media dei Paesi Oced che viaggiano sul 35 per cento e lontana anche dalla meta del 40 per cento stabilita dalla Commissione europea entro il 2020), immatricolazioni in calo del 13 per cento negli ultimi sette anni e un’occupazione che, nonostante tutto, non si decide a ripartire.

Alcuni segnali positivi ci sono: crescono gli studenti-lavoratori (dieci laureati su cento hanno lavorato stabilmente durante gli studi) e le esperienze di studio e lavoro all’estero durante il percorso universitario (20 per cento tra gli specioalistici) e si accorciano i tempi del conseguimento del titolo: 39 laureati su 100 concludono il percorso nei tempi previsti.

L’indagine occupazionale di AlmaLaurea, che ha coinvolto invece 400mila laureati, non ha rivelato belle sorprese: la disoccupazione tra i laureati triennali a un anno dal titolo è al 16 per cento (di un punto percentuale superiore all’anno precedente), mentre tra gli specialistici è al 18 per cento, divario dovuto soprattutto alle numerose attività di formazione retribuita (praticantati, tirocioni e dottorati) che coinvolgono soprattutto i laureati +2.

Il settore che paga di più è, neanche a dirlo, quello medico: a tre anni dal titolo il 97,2 per cento dei laureati in Medicina e Professioni sanitarie lavora, all’estremo opposto troviamo invece il gruppo geo-biologico con solo il 47 per cento degli occupati. Altro fanalino di coda il settore chimico-farmaceutico  con il 48,5 per cento degli occupati, mentre bene il gruppo economico-statistico (85,8 per cento) e architettura (85,8 per cento). Ingegneria si trova invece soltanto al quarto posto con l’84,7 per cento.

Data: 1 giugno 2011

Roma1 e il questionario sul merchandising

di Claudia Cervini

Sapienza oggettiDopo aver interrogato le famiglie (Roma1 verso fine febbraio aveva messo online un questionario per domandare a mamma e papà l’efficienza dei servizi e della didattica dell’ateneo), La Sapienza ha deciso di sentire i pareri degli studenti, su un tema, però, assai meno centrale:  le linee di merchandaising dell’università.

Ebbene sì, in tempi duri, di dati AlmaLaurea su neolaureati e occupazione, di riforma dell’università, di agenzie di valutazione in arrivo, anche l’occhio vuole la sua parte… Così l’ateneo romano ha pubblicato sul proprio portale il questionario Sapienza merchandising, finalizzato a raccogliere i pareri degli studenti in materia di catalogo. Cliccando sul link si può scegliere di rispondere a domande sugli oggettini in vendita: dagli orologi alle t-shirt, dal porta pc al foular, sui prezzi e sulla “fedeltà” al brand Sapienza.

Un progetto dell’ufficio Marketing d’ateneo che ha deciso di unire le tradizionali indagini di mercato su rinnovo del catalogo, fasce di prezzo e punti vendita al gusto degli studenti. Il tutto condito da una nota sentita dell’ateneo che introduce così l’indagine in corso: “Sapienza Merchandising è il progetto pensato per sottolineare il senso di appartenenza alla comunità universitaria di studenti, docenti e personale, attraverso prodotti capaci di veicolarne il nome, i valori e le tradizioni. Gli studenti sono invitati a migliorare il catalogo compilando i questionari consultabili al sito”.

Mah… chissà se il mese prossimo gli studenti oltre a gadget, quaderni e felpe saranno chiamati a giudicare anche il placement, la spendibilità dei corsi di laurea e la qualità dell’alta formazione.

Data: 23 marzo 2011

Classifiche, da Enna la prima bufala

bufala “E’ la Kore di Enna il migliore Ateneo della Sicilia secondo la classifica annuale redatta dalla Guida dell’Universita’ 2010 di Campus”. L’anteprima del Rating di Campus,  proposta oggi dai nostri colleghi di ItaliaOggi, complice forse il caldo, ha dato alla testa a qualcuno. L’università voluta in maniera bipartisan dalla politica locale – il pds-pd Mirello Crisafulli insieme all’ex-socialista , Salvo Andò, che ne è l’attuale rettore -  risulta la migliore dell’Isola, non è chiaro se per autoproclamazione o per distrazione di qualche collega giornalista o per entrambe le cause.

“In sei dei nove indicatori considerati”, scrivono Adn-Kronos e Repubblica Palermo, riprendendo probabilmente una nota stampa dell’ateneo, “infatti, Enna si piazza al primo posto. La Kore supera gli altri tre atenei siciliani, in qualche caso di gran lunga, per quanto riguarda i punteggi relativi agli studenti, ai docenti, alle strutture, alla internazionalizzazione, e alla valutazione da parte degli iscritti”.

Sempre secondo la notizia “Enna ‘perde’ (con tanto di virgolette, sic)  invece negli indicatori per la ricerca (troppo giovane per avere ancora una solida attivita’ scientifica) e, naturalmente, in quelli delle tasse”. ”E’ un risultato straordinario che però mi aspettavo”,  chiosa addirittura dichiara Cataldo Salerno, presidente della Kore, “perché la qualità delle nostre realizzazioni, della didattica e dei docenti è di livello altissimo nella nostra università, e giustamente gli studenti l’apprezzano”. Sfugge all’anonimo estensore – ma anche ai colleghi di Adn e Repubblica Palermo che non si sono presi la briga di leggersi l’anticipazione – che Kore perde nella categoria ‘Lavoro’, che da sola, vale quasi un terzo dell’intera classifica. Motivo? Kore non dà alcun dato di placement e neppure partecipa ai rapporti AlmaLaurea e Stella, come fanno invece gli atenei storici isolani: Palermo, Catania e Messina. Per questa omissione, Kore risulta senza voto – non classificata- nel Rating di Campus che dà, per l’appunto un voto complessivo e finale. E quindi è falso definirla il migliore ateneo della Sicilia. Una piccola o grande bufala, casereccia, costruita grazie alla distrazione di qualche collega. Secondo il Rating di Campus, Kore sta per l’appunto in fondo alla classifica nazionale e quindi anche a quella siciliana.

Data: 5 luglio 2010

Fra Bamboccioni e Neet

nene

Della tempesta di numeri che ci ha travolti ieri – Istat più AlmaLaurea – colpisce la forza luogocomunista di certi stereotipi.

L’epiteto Bamboccione, come si sa, l’aveva coniato l’economista Tommaso Padoa Schioppa in un momento di smemoratezza. Ministro, tecnico, del Governo Prodi, il professore, annunciando provvedimenti in favore delle giovani coppie, si lasciò scappare una chiosa davvero professorale: “Manderemo fuori casa i bamboccioni”.

Smemorato, perché anche allora, per quanto fossimo alla vigilia della grande crisi che ancora ci attanaglia, i giovani, specie se neolaureati, già si dibattevano fra stage col buono pasto e contrattini che non arrivavano a mille euro.

Smemorato perché uno come lui, figlio di un amministratore delegato delle Generali, che aveva potuto permettersi gli studi in Bocconi e che aveva cominciato a lavorare nella Milano di fine anni ‘60 – insomma, uno che quantomeno aveva avuto la fortuna dalla sua -   non aveva certo i titoli per ironizzare. Campus, all’epoca, mise in piedi anche una paginetta di Facebook: Bamboccioni, mai più

Eppure, quell’espressione oggi domina sui commenti al Rapporto Istat.  Ha forse perso quella sua connotazione negativa,  limitandosi a profilare il non più giovanissimo che insiste sotto il tetto paterno.

Il futuro oggetto di pubblica invettiva di commentatori, osservatori, esperti sedicenti o reali, c’è da giurarci, saranno i NeetNot in education, employment or training, vale a dire coloro che non studiano, non lavorano, né si formano, altrimenti indicati come Né Né.

Prevediamo un’ondata di sdegno socio-psicologico su un fenomeno che rivela un disagio molto forte, più che un giacimento di fancazismo.

Come accade sempre più spesso in questo Paese,  invece di chiacchiere sparse, avremmo bisogno di risolvere i problemi.

Leggi qui un nostro precedente articolo sulla Generazione Né Né

Qui e qui, altri articoli sui Bamboccioni

Data: 27 maggio 2010

Economisti contro

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Scintille economiche. A Bari, durante la presentazione dell’XI Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazione dei laureati italiani, duro intervento di Gian Franco Viesti, docente presso l’ateneo di casa e attuale presidente dell’Agenzia per l’innovazione tecnologica della Regione Puglia.

Intervenendo nella tavola rotonda a commento dei dati esposti, Viesti ha spiegato come il Rapporto evidenzi le tre emergenze italiane: i giovani, cui è negata la mobilità sociale; le donne, che continunano ad essere discriminate sul lavoro (”un differenziale di salario del 23% a cinque anni dalla laurea, è incivile”, ha detto); il Sud, che fa da incubatore ad entrambi gli squilibri.

Sullo sfondo, ha spiegato Viesti, un investimento decrescente in formazione e un numero di laureati ancora clamorosamente insufficiente.

“Un ritardo drammatico”, ha detto l’economista, “la cui emergenza è rappresentata in modo burlesco e insufficiente anche da alcuni economisti miei colleghi”.

Nella Sala degli Affeschi dell’Università di Bari, in molti hanno pensato a Roberto Perotti, Francesco Giavazzi e Tito Boeri, economisti della Bocconi, che sono peraltro fondatori o collaboratori de LaVoce.info, sito di economisti cui lo stesso Viesti collabora.

Data: 12 marzo 2009

Vendola, pregiudizio antimeridionale su atenei

Nicky Vendola scende in campo a difesa delle università del Mezzogiorno italiano. “È in atto una presentazione del sud come fenomenologia del male”, ha detto intervenendo alla presentazione del Rapporto AlmaLaurea a Bari. Per il presidente della Regione Puglia, “l’università è stata usata come repertorio di una discesa agli inferi, quadro suggestivo ma privo di documentazione seria”.

“C’è un sentimento antimeridionalista che perma il un nuovo estabilishment culturale prima che politico”, ha detto Vendola, “pensare che i nostri atenei siaano un pozzo di spatrizio dello spreco è folle”.

Data: 12 marzo 2009
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