In edicola

Il Blog

Vezzi accademici

00120620

Sette, il bel magazine del Corriere della Sera, spesso si occupa di università. Anche perché fra le proprie firme annovera docenti come Ernesto Galli della Loggia, Aldo Grasso e Angelo Panebianco.

Gli stessi talvolta utilizzano le loro rubriche senza tenere in grande considerazione i possibili conflitti di interesse legati al loro status accademico.

Si ricordano gli strali di Galli Della Loggia contro Scienze della Comunicazione, essendo lui docente a Scienze politiche;  o le bacchettate di Aldo Grasso sui titoli dei corsi di marketing e comunicazione Iulm, pur essendo al libro paga (come docente) della Cattolica, ateneo competitor.

Anche Panebianco non è uno che, in genere, si fa scrupolo della propria appartenenza accademica. Eppure, nel numero del magazine diffuso ieri con il Corriere, dedica la sua rubrica, Tono su tono, alla proposta sul reclutamento del prof. Fulvio Cammarano, docente a Bologna.

“Una proposta originale”, scrive Panebianco, “è stata avanzato dal prof. Cammarano sul Corriere Adriatico“.

Per la cronaca Cammarano è direttore del Dipartimento di Politica, Istituzioni e Storia dell’Alma Mater, lo stesso dell’editorialista. Con tutta probabilità sono vicini di stanza e  forse si incrociano la mattina al bar della facoltà,  essendo entrambi docenti a Scienze politiche.

La domanda che sorge spontanea è questa: non avrebbe fatto meglio, l’illustre politologo a scrivere una cosa del tipo: “Il collega Cammarano” oppure,  “il direttore del mio dipartimento avanza una proposta interessante”?

Inficiava la bontà della proposta? La rilevanza dell’idea?

Quale prurito impedisce che al lettore sia celato questo dettaglio? O è solo un vezzo accademico?

Data: 5 marzo 2010

Dite al Corriere che Grasso è un prof

grassook.jpg

Bellissimo reportage fotografico sulla Cattolica di Milano firmato da un trentenne ex allievo dell’ateneo di padre Gemelli, William Willinghton. Si tratta di Italian Students, un anno di scatti in bianco e nero nei chiostri milanesi (ma anche nelle tante sedi distaccate) a cogliere il popolo della Cattolica, ovvero le migliaia di giovani che ne frequentano i corsi.

Foto che saranno esposte in una mostra allestita proprio nel cortile d’onore del rettorato, a Milano, dal prossimo 29 ottobre al 28 febbraio del 2010.

A commentarle un ex-studente di rilievo: Aldo Grasso, critico televisivo del Corriere della Sera.  E proprio il magazine del Corrierone ha dedicato, ieri, un grande servizio (ben nove pagine)  all’iniziativa.

Nel boxino che dettaglia la mostra, le biografie degli autori. Di Grasso si ricorda solo il passato studentesco omettendone, singolarmente, il presente accademico: ordinario di Storia della radio e della televisione presso la stessa Cattolica.

Una svista? O una pruderie del giornale? Essendo, l’autorevole collaboratore, dipendente dell’università di cui si parla, qualche lettore potrebbe eccepire trattarsi di (un minuscolo) conflitto di interessi.

Sicuramente, per Grasso il problema non si pone: alcuni anni fa,  proprio dalle colonne del Magazine, il critico ironizzò pesantemente (e in una maniera che allora apparve pretestuosa) sul titolo di un corso della Iulm, ateneo competitor di Cattolica in alcune discipline dell’area della Comunicazione.

Data: 23 ottobre 2009

Atenei, le riforme di Via Solferino

corrierelogo.jpg
Non bastava Francesco Giavazzi a dettare la linea della politica universitaria dalle colonne del Corriere – praticamente su tutto, dal reclutamento alla governance fino alla necessità di aumentare le tasse.

Via Solferino ora schiera Pierluigi Panza, caposervizio in cultura, apprezzato autore di numerosi romanzi per Bompiani.

Panza, plurilaureato e dottorato, è comparso ieri nella pagina Idee&opinioni del giornale per proporre la riforma di un settore universitario: il suo.  E’ infatti professore a contratto in Beni culturali e, dopo aver ricordato la sperequazione, di impegno e salariale, con i “colleghi” di ruolo e lanciato una poderosa invettiva – la docenza a contratto come “espressione di un filantropico volontariato, nei casi migliori, parcheggio per portaborse e parenti, nei casi peggiori” – distilla, anche lui, la sua ricetta.

Vale a dire introdurre un “concorso nazionale per titoli che identifichi tutti gli idonei tra i quali le università possano chiamare, sia per contratti che per assunzioni”.  Ciò, secondo Panza, consentirebbe “certezza qualitativa, costringerebbe i docenti di ruolo a lavorare in università e i Cda degli atenei ad assumersi la responsabilità di chi chiamano”.

Oltre allo slancio innovatore, parrebbe che Panza abbia voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Che abbia problemi con qualche esponente del “baronismo” ai cui ricatti, come scrive, sono sottoposti i docenti a contratto?

Già ma proprio qui sta il punto: aldilà delle idee, anche in parte condivisibili, non stride a nessuno – Panza per primo -  il fatto che un giornalista del Corriere usi il suo giornale per un problema che lo riguarda direttamente?

La vicenda ricorda Aldo Grasso (un altro accademico) che, qualche anno fa, tuonava dalle colonne dello stesso quotidiano, contro i bonghisti che, dalle Colonne di San Lorenzo a Milano e sulle quali si affacciavano le sue finestre, gli facevano passare le notti in bianco.

Ma tornando all’ansia (furia?) riformatrice di Via Solferino, qualche pagina prima del commento di Panza, in una galleria di opinioni sulla proposta giavazziana di aumento delle tasse universitarie, le parole più giuste le diceva proprio Tremonti che ricordava: “Scrivere un fondo sul Corriere è più facile che fare una riforma”.

Data: 16 luglio 2009
Campus
© 2012 Campus. Riproduzione riservata