Cepu e pubblicità, cosa c’è dietro?
Dalla fine di agosto, il gruppo del tycoon toscano Francesco Polidori, patron di Cepu, ha cominciato ad investire massicciamente sui principali quotidiani italiani. Botte da una pagina in cronaca nazionale che, anche in tempi di vacche magre pubblicitarie, non possono costare meno di 70mila euro. Che cosa c’è dietro questa campagna monstre?
Non che in passato, spot e affissioni mancassero. Anzi, la stagione dei Del Piero e dei Di Pietro affissi nelle fiancate degli autobus non è lontana. Stavolta, però, dopo un anno di flessione (il 2007), Cepu torna in grande stile e sceglie quotidiani come Repubblica e Corriere della Sera o siti e magazine specializzati, come Studenti.it e Studenti Magazine.
Un assaggio di questa stagione di forti investimenti c’era stato, nel maggio scorso e aveva riguardato il marchio Grandi Scuole. Un accordo con Studenti MediaGroup, appunto l’editrice di Studenti.it, aveva corollato anni di aspre polemiche fra il portale e Cepu, oggetto di una serie di inchieste e forum piuttosto arrabbiati (inchieste e forum che, fino a poco tempo fa, erano richiamate con un certa evidenza nella pagina ‘università’ e che oggi si fatica davvero a recuperare. Sarà un caso?).
Certo, c’era (e c’è) un nuovo prodotto da collocare: un ateneo online nuovo di pacca: l’Università telematica eCampus di Novedrate, in provincia di Como.
In una grande struttura residenziale appartenuta all’Ibm, Polidori aveva piazzato, due anni orsono, la Bertrand Russell University, stringendo un accordo di accreditamento con un ateneo gallese, progetto rivelatosi poi un flop. Ma il magnate delle ripetizioni non ha dovuto sbaraccare l’edificio perché, nel frattempo, come manna dal cielo, a fine gennaio 2006, è arrivato dal ministero dell’Università il riconoscimento all’ateneo telematico.
Il sogno del re dell’assistenza scolastica e universitaria – quello di possedere un proprio ateneo – si è quindi coronato e il Cepu ha un’università tutta sua, che ha aperto i battenti già in questo anno accademico ma che si appresta a fare scintille, almeno a giudicare dagli investimenti, nel prossimo.
La strategia è chiara: si assiste tutto l’anno con Cepu e si vanno a fare esami a eCampus. Anzi, meglio: maturità con Grandi Scuole, laurea con eCampus ma servoassistita da Cepu.
Unico neo del progetto, la rivolta dei tutor di Grandi Scuole che, partita a giugno da Bologna e patrocinata dalla Cgil, era culminata con il primo, storico, sciopero dei precari Cepu e sembrava dilagare a macchia d’olio.
A settembre, uno dopo l’altro, come tappi di champagne, i tutor rivoltosi sono saltati: la Cesd SpA, società che gestisce il marchio Grandi Scuole, non ha rinnovato loro i contratti annuali.
A quanto risulta a Campus, nella scorsa settimana, un gruppo di ex-tutor ha incontrato, ancora a Bologna, i legali della Cgil per studiare le contromosse, che prevederebbero una richiesta di reintegro davanti al magistrato del lavoro, configurandosi un rapporto professionale, di fatto, subordinato e, di conseguenza, un vero e proprio licenziamento.
Forse la massiccia campagna di advertising del signor Polidori serviva (anche) a smerigliare l’immagine del gruppo di San Sepolcro (Arezzo), in previsione di un autunno caldo.
