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Lavoro interinale, parola ai manager

di gcavallaro

jobDopo il parere del sindacalista (nello scorso post) ecco come i manager di tre agenzie per il lavoro radicate sul nostro terriitorio raccontano la loro realta: quella del lavoro che i più chiamano “interinale”. L’anno spartiacque è stato il 1997: con la legge 196 del cosiddetto “pacchetto Treu” si iniziava a parlare timidamente di lavoro interinale, anche se l’Italia è stato il penultimo Paese Europeo ad istituzionalizzare questa tipologia di contratto. Seguita solo dalla Grecia. Poi nel 2003 la legge 30 o legge Biagi ha sdoganato in maniera definitiva il lavoro somministrato, ratificando l’intermediazione di manodopera e ampliando il raggio d’azione delle agenzie per il lavoro. Arrivando a far sì che, oggi, si tratti di una tipologia di contratto con pari dignità rispetto ad altri strumenti come, ad esempio, il contratto a termine, liberalizzato in Italia con il dl 368 del 2001, ma che non ha avuto il boom sperato. Proprio perché il lavoro in somministrazione a termine dava gli stessi risultati con maggiori garanzie sia per le aziende che per i lavoratori.

“Secondo dati interni all’azienda, il 16% dei neolaureati italiani non trova un’occupazione ad un anno dalla laurea. Quindi, salvo rare eccezioni, ovvero i neodottori che provengono da corsi a numero chiuso come Ingegneria o Medicina, l’inserimento nel mondo del lavoro è particolarmente complicato. Rivolgersi ad un’agenzia interinale significa entrare in contatto con un operatore qualificato che ha un osservatorio esteso e privilegiato rispetto a tutto il territorio nazionale e non solo, per entrare in contatto con le richieste di un mercato che si evolve velocemente. Anche e soprattutto perché fare numerose esperienze professionali, accresce la consapevolezza di quale sia realmente il proprio settore d’impiego” sostiene Stefano Agarossi, Field Operation Director di Manpower, che nel 2010 ha impiegato con contratti di somministrazione il 22% dei neolaureati, tra i candidati totali, la maggior parte (il 31%) con mansioni impiegatizie in ruoli del settore amministrazione e contabilità. I numeri poi parlano chiaro. “Non bisogna dimenticare” racconta Fabio Roberto Imperadore, responsabile commerciale della filiale Milano – Filzi di OpenJob, “che sottoponendo il proprio cv ad un’agenzia per il lavoro, si ha modo di far pervenire la propria candidatura ad un parco di 500/600 aziende, condizione difficilmente raggiungibile con la sola iniziativa personale.

PRO E CONTRO

Partendo dal presupposto che il lavoro in somministrazione, seppur preso in considerazione tardi rispetto alle tempistiche europee “ha portato una indispensabile dose di flessibilità al lavoro, concedendo al candidato di avere molte più opportunità quanto meno per entrare a far parte di un’azienda” come dice Anna Bogatto, Candidate Management Director di Adecco, è giusto valutare quali siano gli aspetti positivi e quelli negativi di questa tipologia contrattuale. “In maniera veloce si ha un colloquio, una valutazione ed una certificazione delle proprie competenze di fronte ad un vero e proprio agente personale che propone il curriculum alle aziende in maniera proattiva ed efficace” aggiunge la manager di Adecco, per cui nel 2010 sono stati gli ingegneri (gestionali, ambientali e informatici tra gli altri) con il 36% i neolaureati più richiesti sul mercato. I contro, invece, hanno più natura culturale. “Una parte del nostro mondo d’impresa e di chi seleziona il personale pensava fino a qualche tempo fa che un cv che riportasse tante e diverse esperienze lavorative fosse da considerare una criticità. Oggi, per fortuna, c’è una forte evoluzione in atto che sta soppiantando questo modo di considerare i lavoratori” aggiunge Agarossi.

IL TREND DEL FUTURO

Certamente negli ultimi anni il mondo della somministrazione si è guadagnato una fetta sempre più grande nel mercato del lavoro” rivela Imperadore, la cui filiale su Milano ha impiegato solo nel 2010 il 71% dei neodottori sottoposti a colloquio. “La crisi ha avuto l’effetto di far aprire gli occhi a quelle aziende che erano dubbiose ma che hanno saputo reagire con determinazione, affrontando gli alti e bassi del mercato e della produttività. Le agenzie del lavoro, in tutto questo, diventeranno sempre più un attore primario che può coniugare la professionalità e la rapidità di riuscire a coprire i bisogni delle aziende che si trovano sempre più spesso ad esternalizzare sia la fase di selezione sia le pratiche amministrative connesse alla gestione del personale” conclude. Anche se si può fare di più. “La Francia ha una percentuale di interinali sul totale degli occupati che è più del triplo della nostra. Ma la maturazione del comparto, nel giro dei prossimi anni, sarà completa e molto più vicine a quelle che sono le medie europee”, chiosa Agarossi.

FOCUS NEOLAUREATI

Ma come, queste agenzie, si focalizzano sui neodottori? “Adecco ha un fitto calendario di attività di orientamento negli atenei, con workshop anche tecnici, ultimamente incentrati sull’utilizzo dei social network, di gran voga fra i giovani ma se valutati nel modo giusto, anche uno strumento importante per collegarsi al mondo del lavoro” rivela Bogatto. “Il link con il mondo accademico è molto forte per OpenJob” dice Imperadore. “Partecipiamo attivamente ai career day organizzati dalle università, relazionandoci in maniera continua con gli uffici, interni alle sedi accademiche, preposti ai servizi di collocazione professionale. Non tralasciando di utilizzare al meglio i fondi del Forma.temp, stanziati per proporre corsi di formazione organizzati ad hoc per i neolaureati.” E Manpower? “L’azienda ha l’ambizione forte di volersi imporre come provider per i lavoratori, partendo proprio dai neolaureati, accompagnandoli nel corso del proprio percorso professionale a tutti i livelli. Lo facciamo, ad esempio, attraverso Junior Achievement, una organizzazione internazionale che si propone di avvicinare gli studenti al mondo professionale, ingaggiandoli su progetti e business plan in dinamiche molto simili a quelle che si andranno ad affrontare davvero nelle aziende. Insomma fornendo spunti pratici e concreti, a tutti quei giovani che arrivano impreparati ad affrontare le sfide del lavoro e possono così incrementare la propria spendibilità sul mercato”, conclude Agarossi.

Data: 22 luglio 2011

I social network: una cosa serissima

di Maria Teresa Melodia

Occhio alla vostra reputazione digitale! Tradotto: prima di postare qualcosa online direttamente associabile al vostro nome, pensateci. Che sia un blog, twitter, la vostra pagina Facebook con relative foto, l’azienda alla quale avete mandato il curriculum potrebbe consultarlo e fare un primo screening sulla base delle informazioni disponibili su di voi.

Ne ha scritto, tra il serio e il faceto, Valerio Mariani su La Stampa.it, in un articolo nel quale il giornalista racconta di aver ricevuto dei comunicati sull’argomento: “Reputazione online e ricerca del lavoro: molte le aziende che consultano i Social Network per le referenze dei candidati” sunto di una ricerca congiunta Adecco, 123People e Digital Reputation. E un altro: “Social network e business: l’Italia è in ritardo” , altro sunto di una ricerca commissionata da Regus.

Da Linkedin, come conferma il giornalista de La Stampa, sempre più spesso le agenzie di ricerca lavoro contattano i potenziali candidati, nonostante spesso dimostrino poca conoscenza del mezzo, soprattutto per ricercare profili nuovi richiesti dalle aziende clienti di cui spesso neanche loro sanno tracciare le linee guida.

Secondo la ricerca Adecco, citata dal quotidiano torinese, il 36% dei responsabili delle Human Resources dice di ricorrere all’online per approfondimenti e verifiche su referenze e contatti professionali, ma anche per scoprire informazioni private sul candidato. E benchè, secondo la ricerca di Regus, solo il 22% delle aziende italiane ha stanziato un budget per specifiche attività di marketing sui social network (contro la media del 27% nel mondo), se anche voi come Mariani vi chiedete cosa siano i social network per un’azienda, nel dubbio, tra un giochetto per recruiter curiosi o uno strumento potente di self-marketing, magari da oggi, controllate che il vostro profilo su Facebook non sia totalmente aperto, ed evitate foto in qualche modo compromettenti… gli head hunter potrebbero sguazzarci.

Sul tema qui potete vedere Overexposed, il video vincitore del 2010 Trend Micro Internet Safety Video Competition, che, ironizzando su un verosimile colloquio di lavoro tra un giovane candidato “sprovveduto” e un selezionatore “spione” si conclude con un monito: Next time you’ll apply for a job, remember: don’t overexpose yourself online! La prossima volta che ti candidi per un lavoro, ricorda, evita di sovraesporti online.

Insomma, una buona reputazione online è sempre più importante in un mondo sempre più connesso. Candidato avvisato, mezzo salvato!

Data: 19 luglio 2010

Dopo la laurea, il cacciatore di teste

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Potrebbe essere le nuova frontiera del placement. Basta uffici con personale riciclato, alla Iulm di Milano calano l’asso del head hunter. Proprio così, nell’annuale incontro con i giornalisti, svoltosi stamane nel capoluogo lombardo, il rettore Gianni Puglisi ha presentato un accordo con la società americana Lee Hecth Harrison-LHH (gruppo Adecco), molto nota nel mondo delle risorse umane e presente in 240 paesi.

Dal prossimo anno, i laureandi specialistici dello Iulm del corso di Comunicazione, Lingue e Letterature potranno avvalersi gratuitamente dei servizi di questa società. Si tratterà di 3 seminari di formazione (come scrivere cv, come affrontare il colloquio) e 2 incontri individuali di coaching per individuare caratteristiche, competenze, punti di forza e debolezza, contesto lavorativo ideale. Inoltre i curricula di chi si rivolge al servizio saranno inseriti per sei mesi nella banca dati e nel Career Book.

Per i laureati triennali, il servizio sarà proposta a pagamento ma ad un prezzo convenzionato (non ancora stabilito).

Data: 13 maggio 2009
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