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	<title>Il blog universitario di Campus</title>
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		<title>Under 35 convocati a Torino</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 13:23:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/small_logo-thinkingpot_jpg.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/small_logo-thinkingpot_jpg.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/small_logo-thinkingpot_jpg.jpg" alt="small_logo thinkingpot_jpg" title="small_logo thinkingpot_jpg" width="110" height="100" class="alignnone size-full wp-image-1834" /></a>Il capoluogo piemontese, capitale dei Giovani per l’anno 2010, dedica cinque giorni ai ragazzi under 35. <strong>Dall’8 al 12 settembre</strong>, nel centro di Torino, tra il Lingotto, il Politecnico e il cortile di Palazzo Carignano, va in scena infatti <strong>“Thinking pot &#8211; Diritto al futuro”</strong>,  meeting aperto ai giovani di tutta Europa.</p>
<p>I protagonisti saranno coloro che reclamano il proprio diritto al futuro, che in questa occasione potranno incontrarsi, parlare e mettersi in gioco attraverso le loro idee e proposte. </p>
<p>In programma eventi ed incontri. Dopo la prima giornata d&#8217;accoglienza, il 9 settembre parte con l&#8217;intervento Quo vadis Europa? dello storico <strong>Donald Sasson</strong>, che  rifletterà sull’identità dell’Europa passata, presente e futura. La giornata del 10 punta invece l’obiettivo sul lavoro con 3 career day dedicati ai green jobs, ai social jobs e ai web jobs, proseguendo con un business game a squadre con un iPAD in premio per il vincitore. Infine, sabato 11 tocca a personaggi del giornalismo e della letteratura che si interrogheranno sul tema “Diritto al futuro”. Tra gli ospiti spiccano <strong>David Bainbridge</strong>, docente presso l&#8217;Università di Cambridge, e <strong>Riccardo Iacona</strong>, noto conduttore e giornalista d&#8217;inchiesta della televisione italiana.</p>
<p>Per tutte le informazioni, potete visitare il sito <strong>www.thinkingpot.eu</strong></p>
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		<title>Cercasi hostess per party di saluto</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 07:35:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campus]]></category>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/hostess-2.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/hostess-2.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/hostess-2.jpg" alt="hostess (2)" title="hostess (2)" width="155" height="103" class="alignnone size-full wp-image-1817" /></a>&#8220;Le hostess, evidentemente, vanno forte in questo periodo&#8221;, ironizza <em>Il Corriere.it</em>, che racconta di un’azienda di Varese che si occupa di servizi cimiteriali in cerca di una ragazza da assumere part time nei campisanti intorno a Milano, per dar conforto ai parenti del caro estinto nell’ultimo saluto alla vita terrena. La paga? Otto euro all’ora.</p>
<p>Come riporta il Corriere, nel sito <a href="http://www.infojobs.it/selezionare/hostess-di-cimitero/of-iB27BEF11-0881-A94C-85A1201C7325296D%26utm_source=jobcrawler%26utm_medium=cpc%26utm_campaign=jobcrawler">Infojobs</a>, che rimanda all’agenzia di lavoro interinale <strong>Randstad</strong>, appare la descrizione dell’offerta pubblicata online: &#8220;Ricerchiamo una hostess che si occupi di accogliere i parenti dei defunti e di accompagnarli alla tomba in occasione dell&#8217;esumazione della salma. La risorsa dovrà fornire un supporto ai parenti del defunto e dovrà essere in grado di non farsi coinvolgere emotivamente dalle situazioni. Orario di lavoro è part-time, 3 ore e mezzo al giorno da martedì a venerdì. Possibilità di utilizzo dell&#8217;auto aziendale per gli spostamenti tra i cimiteri&#8221;.</p>
<p>E dall&#8217;interinale la unit manager ha raccontato: &#8220;Abbiamo ricevuto già 50 curricula in cinque giorni&#8221;.Tra i requisiti fondamentali? Naturalmente le qualità psicologiche. &#8220;Deve essere una persona predisposta a questo tipo di circostanze. Non fredda ma professionale. Potrebbe avere, per esempio, esperienza come infermiera o operatrice socio-assistenziale&#8221;, ha puntualizzato la manager, sottolineando: &#8220;Non si tratterà, nel futuro, di accompagnare i parenti nell’esumazione della salma, ma se l’idea funziona, di organizzare una sorta di party di saluto, come avviene negli Stati Uniti&#8221;.<br />
Nuovi lavori dell&#8217;altro mondo, pur sempre precari&#8230;</p>
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		<title>Dall’Udu a Facebook: il no al numero chiuso</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:41:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1807" title="facebudu" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/facebudu.jpg" alt="facebudu" width="201" height="101" />Se digitate su <strong>Facebook</strong> la frase “No al numero chiuso” appariranno una <strong>decina </strong>di <strong>gruppi studenteschi</strong>: <em>No al numero chiuso! Sì al diritto allo studio</em>, <em>Il diritto allo studio è sacro</em>, <em>no al numero chiuso</em>, <em>No ai corsi ad accesso programmato</em> e altri che recitano più o meno allo stesso modo. I primi due gruppi contano rispettivamente <strong>1.500</strong> e <strong>700 membri</strong>, tanto per far capire le dimensioni della <strong>protesta</strong>.</p>
<p>Ieri, a <strong>Catania, il sindacato studentesco</strong> <strong>Udu</strong> (<strong>Unione degli universitari</strong>) ha organizzato un sit-in contro l&#8217;accesso programmato, segnalato sempre su Facebook tra gli eventi.</p>
<p>Proprio l’Udu quest’anno ha anche redatto l’opuscolo “<strong>test sicuro</strong>” per tutelare gli studenti dalle irregolarità riscontrate durante la prova d’ammissione e indicare le modalità per fare <strong>ricorso</strong>, come riporta <strong><em>La Repubblica</em> </strong>del 1° settembre. Il testo, una sorta di vademecum, è stato distribuito davanti alle aule.</p>
<p>Innanzitutto le situazioni sospette durante lo svolgimento della prova devono essere segnalate, si legge sull’opuscolo, se nessuno interviene lo studente potrà rivolgersi alle forze dell’ordine. In caso di mancato superamento del test si può far ricorso al <strong>Tar del Lazio</strong> entro <strong>60 giorni </strong>dalla pubblicazione delle graduatorie. L’Udu inoltre, come riporta la testata di Ezio Mauro, da diversi anni promuove <strong>ricorsi collettivi</strong> per studenti che non sono stati ammessi ai corsi, per dare loro la possibilità di entrare in “sovrannumero”. Questo perché l’Udu ritiene il sistema lesivo del<strong> diritto allo studio</strong> , oltre che privo di efficacia. &#8220;È una selezione che ha fallito sotto tutti i punti di vista. Ci sono molti modi per superarlo, ma per farlo dobbiamo guardare all&#8217;interesse collettivo e staccarci dagli interessi particolari degli ordini professionali, gli unici che hanno tratto vantaggio dal numero chiuso&#8221;.</p>
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		<title>Test d’ingresso? Una lotteria</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 10:20:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Cimpanelli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1802" title="testingress" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/testingress1.jpg" alt="testingress" width="133" height="112" /></p>
<p>Dallo stato alla lotteria: è questa l’immagine che <strong>Beppe Severgnini</strong>, nell’editoriale del <em>Corriere</em> di oggi, utilizza per inquadrare il cambiamento di modalità nell’accesso accademico tra ieri e oggi. “Un tempo i ragazzi italiani lottavano per entrare in aule affollate; oggi affrontano quiz esoterici”, commenta.</p>
<p>Tre, secondo il giornalista, le problematiche che affliggono il fatidico “numero chiuso”: non si tiene conto dei risultati delle superiori, i test non affiancano colloqui attitudinali ma li sostituiscono (e come cita l’editoriale “…ogni professione richiede predisposizione e passione – e con i quiz non si vedono.”), terzo, il sistema non tiene conto delle necessità che cambiano, se trent’anni fa venivano “sfornati” troppi medici, oggi ce ne sono troppo pochi.</p>
<p>La soluzione proposta nell’editoriale? Un sistema che preveda accesso libero con barriera al secondo anno. Ma qui subentrano le ben note difficoltà relative alla carenza di spazi che contengano grandi folle sia all’interno delle strutture universitarie che in collegi e residenze.</p>
<p>E, come abbiamo accennato nell’apertura dell’ultimo numero di  <a href="http://www.campus.it/index.php?option=com_content&amp;Itemid=0&amp;id=1009028177&amp;task=view"><em>CampusPRO</em></a>, sorge il dubbio che il fenomeno test sia anche un’ottima occasione per gli atenei di “far cassa” e per agevolare società e consorzi specializzati del settore. Il fatto che intorno al sistema si muova ogni anno un indotto di circa 50 milioni di euro potrebbe levare ogni dubbio sul perché, per esempio, dei test valutativi non selettivi.</p>
<p>La conclusione di Severgnini sull’argomento riassume in maniera esemplare quello che tutti si augurerebbero ma che l’Italia non accenna neanche lontanamente: “La Repubblica fondata sullo stage ai suoi figli dovrebbe almeno offrire un’università serena e una speranza vera”.</p>
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		<title>Allarme dall&#8217;Unione Universitari</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 07:21:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/Job-Wanted.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/Job-Wanted.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/Job-Wanted.jpg" alt="Job Wanted" title="Job Wanted" width="155" height="152" class="alignnone size-full wp-image-1788" /></a>Dopo il rapporto Istat sull&#8217;<a href="http://www.campus.it/blog/2010/08/31/neolaureati-disoccupati/">alta percentuale di under 25 senza impiego</a>, <strong>Giorgio Paterna</strong>, coordinatore nazionale dell&#8217;<strong>Udu</strong>, <em>l&#8217;Unione degli universitari</em>, parla di &#8220;deriva del futuro per il nostro paese&#8221;, aggiungendo che &#8220;allo stesso tempo diminuiscono le immatricolazioni all&#8217;università degli studenti che provengono dalle fasce della popolazione economicamente più svantaggiate&#8221;.</p>
<p>Il rappresentante degli studenti ritiene che sia sempre più chiaro un dato: l&#8217;Italia sta &#8220;tornando verso una separazione di classi sociali creata ad arte dal governo che continua la sua opera di smantellamento dello stato sociale, agendo sul diritto al lavoro e sul diritto allo studio&#8221;. </p>
<p>La domanda è &#8220;<em>a quale futuro è interessato il governo italiano?</em>&#8220;</p>
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		<title>Test di ammissione: set da 007</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 09:19:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1782" title="MI150604INT_0001" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/test-di-ammissione6.jpg" alt="MI150604INT_0001" width="162" height="109" />Vita dura per chi pensava di superare i <strong>test d’ammissione</strong> navigando col cellulare in <strong>internet</strong>, munendosi di auricolare (rigorosamente nascosto sotto la folta chioma), o semplicemente copiando dal foglio dell’amico.</p>
<p>Gli atenei infatti non si fanno trovare impreparati, anzi, hanno predisposto un set da 007 per difendersi dal nuovo spaventoso nemico dell’esame di ammissione: la <strong>tecnologia</strong>. La notizia è di <em><strong>Repubblica</strong></em> di oggi: a <strong>Bari</strong> metal detector e aule schermate con disturbatori di cellulari, alla <strong>Federico ΙΙ di Napoli</strong>, divieto di portarsi le penne da casa, a <strong>Firenze</strong> chi ha i capelli lunghi durante il test dovrà legarli.</p>
<p>Insomma gli studenti potranno contare solo sulle loro forze e si dovranno accontentare di sbagliare con la loro testa.</p>
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		<title>Perché i talenti fuggono?</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 08:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;articolo di Irene Tinagli, intitolato Perché non siamo un Paese per scienziati e pubblicato su La Stampa.it, suona come un appello alla classe politica e accademica italiana.
Una classifica della Virtual Italian Academy, associazione di accademici espatriati che valuta la performance in termini di pubblicazioni e di impatto accademico di 400 ricercatori italiani, ci ricorda infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/tinagli_grande.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1761" title="tinagli_grande" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/tinagli_grande.jpg" alt="tinagli_grande" width="100" height="100" /></a>L&#8217;articolo di <strong>Irene Tinagli</strong>, intitolato <em>Perché non siamo un Paese per scienziati</em> e pubblicato su <em>La Stampa.it</em>, suona come un appello alla classe politica e accademica italiana.<br />
<a href="http://www.topitalianscientists.org/Top_300_italian_scientists_VIA-Academy.aspx">Una classifica della Virtual Italian Academy</a>, associazione di accademici espatriati che valuta la performance in termini di pubblicazioni e di impatto accademico di 400 ricercatori italiani, ci ricorda infatti che tra i migliori cervelli Italiani <strong>due su tre</strong> lavorano all&#8217;estero.</p>
<p>Se <strong>su 400 nomi</strong> di grandi cervelli, in <strong>268</strong> lavorano ancora i<strong>n Italia</strong>, circa <strong>6 su 10</strong>, il punto è, come sottolinea la <strong>Tinagli</strong>, che tra i migliori <strong>20 solo 7 </strong>lavorano in Italia, gli altri <strong>13</strong>, ovvero il <strong>65%</strong>, sono tutti fuori. Allargando la lista ai <strong>top 50</strong> le cose non migliorano molto: <strong>quasi il 60% dei migliori 50 </strong>è all’estero”. Non solo gli altri Paesi ci rubano tutti quelli più bravi, ma significa che, come sottolinea la <strong>Tinagli</strong>, &#8220;chi è andato all’estero, pur avendo già una marcia in più, ha trovato le condizioni giuste per poter sfruttare questa marcia e correre più veloce verso la meta&#8221;.</p>
<p>E’ una questione di contesto in cui si forma e opera la produttività intellettuale. In Italia, come emerge dalla classifica, non ci sono le condizioni per crescere e affermarsi, e neppure quelle per formare le nuove generazioni di scienziati. In Paesi come gli Usa, la Francia, la Svizzera, vige un sistema oliato, che come puntualizza la <strong>Tinagli,</strong> non a caso Docente all&#8217;Università Carlos III di Madrid, non solo garantisce all’individuo bravo l’opportunità di lavorare bene e di emergere, ma dà a tutto il sistema di ricerca nazionale una continuità fondamentale per contribuire al benessere e alla crescita del Paese”. Ulteriore aspetto che evidenzia sempre su <em>La Stampa</em> <strong>Flavia Amabile</strong> è poi che proprio i cervelli italiani più giovani con <strong>meno di 55 anni</strong> sono all’estero. Quelli che ce l’hanno fatta senza fuggire hanno tutti <strong>più di 55 anni</strong>.</p>
<p>Come conclude la docente collaboratrice de <em>La Stampa</em> ci vogliono qualità come costanza, consapevolezza, lungimiranza, dentro e fuori le università, che implicano uno sforzo collettivo, economico e culturale. Per questo l’emergenza italiana è quella di lavorare di più sulle condizioni per creare un sistema motivante e funzionale, affinché chi resta in patria possa essere produttivo al pari dei propri colleghi all’estero. Per superare una situazione anomala in un Paese con così tanti talenti.</p>
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		<title>Neolaureati &amp; disoccupati</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 11:34:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1283" title="unpaid_internships_jobs-279x300" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/unpaid_internships_jobs-279x300.jpg" alt="unpaid_internships_jobs-279x300" width="106" height="114" />A spasso un giovane su quattro. Lo dice l’<strong>Istat</strong>: a luglio, fra gli italiani fra i <strong>15</strong> e i <strong>24 anni</strong>, era senza lavoro il <strong>26,8%</strong>. Esulta il ministro del Welfare, <strong>Sacconi</strong>, che ricorda come la percentuale sia migliorata dello <strong>0,6%</strong> e che i dati europei siano ben più preoccupanti.</p>
<p>Per le migliaia di giovani che il prossimo anno conseguiranno l’agognata laurea, uno scenario preoccupante, anche perché si innesta in un trend – del tutto antecedente alla crisi – in cui le prospettive lavorative si dibattevano già intorno alle varie forme di lavoro precario.</p>
<p>Gli stessi giovani che, quando aprono il giornale, leggono di un accanito dibattito politico spesso incentrato sul nulla di turno: alcove passate-presenti e future, quartierini monegaschi, crisi di coscienza editoriali. Finché dura&#8230;</p>
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		<title>Numero chiuso? Per i medici affaristi</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 11:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1751" title="medicoSordi" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/medicoSordi.jpg" alt="medicoSordi" width="90" height="128" /></p>
<p>Mentre tutti celebrano il boom di iscrizione ai test di <strong>Medicin</strong>a, previsti nei prossimi giorni (<strong>giovedì 2 settembr</strong>e), arriva la vicenda tragicomica di <strong>Messina</strong>: tragica perché una donna e il suo bambino rischiano la vita, comica perché un assegnista di ricerca e un ricercatore si sono azzuffati in sala parto contendendosi la paziente, che sarebbe stata anche cliente privata di uno dei due.<br />
La <strong>Gelmini</strong> dovrebbe rivedere d&#8217;urgenza le prove di Medicina, richiamando i test che il <strong>Cineca</strong> dovrebbe aver ormai preparato, ed aggiungere una bella sezione con la quale sondare le motivazioni degli aspiranti dottori.<br />
Poche domandine facili facili per far emerge e possibilmente escludere i biechi affaristi. Per i quali il numero dovrebbe auspicabilmente restringersi ancor di più: la loro schiera è già nutrita (per fortuna fra tanti medici seri e scrupolosi).</p>
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		<title>Il caro-affitti stende gli studenti</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 14:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1742" title="affittasi" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/affittasi.jpg" alt="affittasi" width="212" height="159" />Sulle difficoltà che gli studenti fuorisede incontrano nella ricerca della casa,<em><strong> Campus</strong> </em>ha insistito parecchio. Tra contratti in nero, proprietari esosi e imprevisti di varia natura, trovare un posto-letto a costi ragionevoli e in condizioni accettabili è un’impresa quasi titanica per le matricole.</p>
<p>Sul mensile di <strong>luglio</strong> abbiamo pubblicato una <strong>Guida casa</strong> con notizie sugli aiuti concessi dagli atenei, sulle possibilità offerte dalle aziende regionali per il diritto allo studio, con alcuni consigli e avvertimenti. Siamo poi tornati a parlare di casa sul nostro <a href="http://www.campus.it/news/437356-campus-vi-da-una-mano-nell-ardua-impresa.html">portale</a>.</p>
<p>Oggi il<strong> Corriere della Sera Milano</strong> affronta l’argomento con un eloquente titolo <em>Stangata per gli universitari. «Boom degli affitti»</em>. La testata riporta che gli studenti non residenti a Milano sono almeno <strong>80mila</strong>, molti si sono mossi in anticipo e si sono già assicurati una stanza. Il problema è il caro-affitti: un posto-letto arriva a costare anche <strong>650 euro </strong>mensili, le camere singole in zone limitrofi agli atenei fino a <strong>800 euro</strong>. Secondo il sindacato<strong> Sunia</strong> c’è stato un aumento del <strong>10 per cento</strong> dei canoni e molti studenti e famiglie davanti alle bacheche alloggi degli atenei si lamentano del costo esorbitante dello studio in Italia. Chi vuole pagare intorno ai <strong>350 euro</strong> (fortunato se incappa in questa soluzione) deve accettare un elenco di condizioni: condividere la camera con due o più ragazzi o ragazze, fare la settimana corta (da lunedì a venerdì), essere non fumatore, pagare le spese (acqua, luce e gas) a parte e via discorrendo.</p>
<p>In questo momento gli appartamenti più convenienti sono già stati presi e cresce il pericolo delle irregolarità e dei contratti in nero. Il consiglio è di non accettare queste soluzioni, farsi registrare il contratto e prima di pagare chiedere una lista degli inquilini precedenti per conoscere il loro parere sulla sistemazione. Altro monito: in questo momento i proprietari stanno sparando cifre stellare, meglio declinare e aspettare che i prezzi scendano, spiega <strong>Dario Casati</strong> prorettore della <strong>Statale</strong>. Casati sottolinea l’attenzione che gli atenei stanno rivolgendo al problema: quest’anno gli alloggi messi a disposizione dall’ateneo di via Festa del Perdono sono<strong> 1.500</strong>, 400 in più rispetto all’anno scorso e in gennaio 200 sono in arrivo.</p>
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		<title>I due volti della “generazione boomerang”</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 08:22:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1738" title="boomerang" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/boomerang2.jpg" alt="boomerang" width="163" height="152" />La risposta all’articolo pubblicato un paio di giorni fa dal <strong><em>New York Magazine</em> </strong>che parla di &#8220;<strong>generazione boomerang</strong>&#8221; (sinonimo, più o meno, del nostro “<strong>bamboccione</strong>”) e di ragazzi che tornano a casa dai genitori dopo l’università perché non riescono a mantenersi, conservatori avversi al rischio, invece che idealisti alla ricerca di se stessi come i loro predecessori, arriva con <strong>Denis Trivellato</strong>, lo studente risparmiatore intervistato ieri dal<em><strong> Corriere della Sera</strong></em>.</p>
<p>“<strong>Vivo con 14 euro al mese</strong>, per rispetto dei miei genitori; <strong>studio</strong> e <strong>lavoro part-time</strong>.” Non il ragazzo pigro e svogliato che descrivono le cronache di questi giorni, né mammone, ma obbligato dal contesto a vivere in casa di mamma e papà mentre si dà da fare per costruirsi un futuro. Denis ha <strong>28 anni</strong> e una laurea in <strong>Filosofia</strong> che non gli basta. Ha capito che la sua strada è un’altra e così si è iscritto a<strong> Psicologia</strong>.</p>
<p>Ecco le <strong>regole di Denis</strong> per non pesare sulla famiglia: lavorare part-time per non tralasciare troppo lo studio, mangiare in casa o alle sagre di paese, limitare gli Sms (ha infatti creato un gruppo su Facebook per risparmiare nelle comunicazioni), studiare su libri usati, prendere appunti su fogli A4 (molto più convenienti dei quaderni), fare vacanze in tenda, ridurre la vis consumistica al minimo e annotare tutte le spese.</p>
<p>Un ragazzo che non approfitta della sua condizione e che avverte: “quando sento parlare di bambinoni divento una belva”.</p>
<p>Fanno sentire la loro voce anche gli altri ragazzi indulgenti e volenterosi che non si riconoscono nello stereotipo di bamboccione o boomerang e che hanno obbligato i giornalisti del <em>New York Magazine</em> a staccare il telefono per le decine di chiamate di protesta seguite all’articolo citato, come riporta il blog universitario <em><strong>Edu in Review</strong></em>.</p>
<p>Come dire: non siamo tutti bambinoni, il mercato influisce sulla nostra condizione e sulle nostre scelte, inutile generalizzare.</p>
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		<title>College USA: “genitori, alzate i tacchi!”</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 11:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1719" title="College" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/College.jpg" alt="College" width="178" height="103" />Il <strong>Morehouse college di Atlanta</strong>, cerca di tagliare il cordone ombelicale. Dà il benvenuto agli studenti arrivati al college per trascorrere il primo anno di studio e contemporaneamente dà il ben servito ai genitori, che si presentano alla porta insieme ai figlioli.<br />
Stranezze americane? Niente affatto, abbiamo parlato ieri sempre sul nostro <a href="http://www.campus.it/blog/2010/08/24/con-mamma-in-ateneo/">blog</a> del fenomeno dilagante (in Italia e altrove) di <strong>studenti</strong> mammoni e di <strong>genitori</strong> che si presentano in università con o al posto dei figli. Perché? Per iscriverli, ottenere informazioni allo sportello orientamento, consegnare documenti in segreteria e via discorrendo.<br />
Il<em><strong> New York Times</strong></em> riporta che il <strong>Morehouse</strong> per aiutare i ragazzi a sviluppare una certa indipendenza e a rendere la separazione indolore ha istituito una <strong>cerimonia di congedo</strong>. Insomma il college vuole  lasciare gli studenti liberi di conoscere i futuri compagni e di negoziare camera e  posto letto senza <strong>ingerenze adulte</strong>. L’obiettivo? Rendere più matura e veloce la separazione, per evitare scene troppo emotive, nocive alla permanenza degli studenti nel campus. Durante la negoziazione del posto letto gli adulti vengono accompagnati in una sala apposita dove anche i genitori faranno conoscenza. La giornata è scandita in diverse tappe. A seguire un incontro in palestra dove tutti i ragazzi saranno disposti in fila, frontalmente ai loro genitori, dove ascolteranno un discorso del rettore. Un momento per far capire agli adulti che i loro figli non sono soli, ma insieme a un gruppo nutrito di coetanei, con cui potranno costruire esperienze di vita. Dopodiché i genitori vengono chiusi fuori dai cancelli. Arrivederci alla prossima visita.<br />
La separazione dal dolce nido, dunque, è dolorosa anche oltre oceano. Cade il cliché degli italiani mammoni? No, si allarga anche al resto del mondo.</p>
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		<title>Con mamma in ateneo</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 09:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1712" title="genitori" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/genitori1.gif" alt="genitori" width="152" height="108" />Mamma e papà insieme all’università, al posto dei figli. Il <strong><em>Corriere della Sera</em></strong> di oggi riporta un fenomeno inedito: alle giornate di orientamento, in fila alle segreterie di facoltà, all’altro capo del ricevitore per richiesta di informazioni ormai ci sono sempre più genitori. Barbara Rosina, responsabile del Cosp, il centro per l’orientamento della <strong>Statale di Milano</strong> riferisce che il<strong> 50%</strong> delle <strong>telefonate </strong>sono di mamma e papà e in<strong> Bicocca</strong> <strong>7 iscrizioni su 10</strong> arrivano dai genitori. Le segreterie, come i centri orientamento sono bombardati dalle domande degli adulti: “Scusi, mio nipote vorrebbe iscriversi a Medicina, cosa dobbiamo fare?” oppure “Mio figlio vorrebbe iscriversi a Lettere, noi preferiamo Economia, cosa mi consiglia?”. E pensare che solo pochi anni fa al pensiero di farsi pescare in ateneo con mamma e papà si arrossiva di imbarazzo.</p>
<p>Alcune università sono corse al riparo riporta il quotidiano: la <strong>Bocconi</strong> ha organizzato un <strong>incontro</strong> a inizio anno solo per<strong> genitori</strong>, con il monito di rivedersi soltanto alla laurea e ha abolito il libretto dei voti rendendoli visibili on-line soltanto con l’inserimento della password segreta. Lo stesso accade al<strong> Politecnico di Milano</strong> e il rettore <strong>Giulio Ballio</strong> alle mamme che chiamano per avere informazioni sui figli risponde che non può accontentarle per motivi di <strong>privacy</strong>.</p>
<p>Alcuni chiamano semplicemente per assicurarsi che i figli siano arrivati a destinazione. Chissà se si presenteranno anche ai <strong>test d’ingresso</strong> per accertare la presenza dei ragazzi.</p>
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		<title>Test d’ingresso: costi bollenti ma iscrizioni in crescita</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 14:19:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1702" title="testingresso" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/testingresso2.jpg" alt="testingresso" width="108" height="134" />È iniziato il conto alla rovescia per gli studenti che, terminata la maturità, si sono rimessi a studiare per i<strong> test d’ingresso</strong> universitari. Non solo i futuri medici e gli ingegneri, ma anche economisti, letterati, comunicatori, linguisti, psicologi, insomma oggi i test d’ingresso sono disseminati a macchia di leopardo nelle facoltà delle università italiane e regolano l’accesso ai più diversi corsi di studio.</p>
<p>Ci siamo già occupati su<strong><em> CampusPRO</em></strong> (<a href="http://www.mfiu.it/campuspro/" target="_blank">http://www.mfiu.it/campuspro/</a> basta registrarsi gratuitamente per sfogliarlo) del fenomeno dilagante dei test selettivi e valutativi che da settembre piovono sui banchi universitari, un business che vale circa <strong>50 milioni</strong> che finiscono nelle casse degli atenei e in quelle di società specializzate per la preparazione dei test, nei libri di testo, nella creazione dei servizi agli studenti.</p>
<p>Anche se di dubbia utilità (c’è chi sostiene la necessità di tali prove per ragioni di razionalizzazione e c’è chi le ritiene una lesione al diritto allo studio) e rigorosamente a pagamento, le <strong>iscrizioni</strong> alle prove <strong>continuano ad aumentare</strong>, come riporta oggi il <strong><em>Corriere della Sera</em></strong>.</p>
<p>Ci sono già i primi numeri: <strong>10.194</strong> gli iscritti ai test d’ingresso della<strong> Statale di Milano</strong>, ben <strong>2mila</strong> <strong>in più</strong> rispetto al <strong>2009</strong>. La prova bollente è quella del <strong>San Raffaele</strong>, <strong>150 euro</strong> il costo della tassa d’iscrizione alla prova di medicina. Di seguito troviamo la <strong>Bocconi </strong>con<strong> 100 euro</strong>, la <strong>Cattolica</strong> con <strong>60</strong> e infine <strong>Politecnico</strong> e <strong>Statale </strong>con <strong>50 euro</strong>.</p>
<p>Oltre alla tassa gli studenti devono mettere in conto altre spese, come quella dei <strong>libri di testo</strong> (che arriva a superare i 100 euro) e la <strong>trasferta</strong> per gli studenti “fuori-sede” (pernottamenti, pasti ecc.) Senza contare che c’è chi, nel dubbio, ne prova più di uno e tutto ciò senza garanzie di successo, perché dopo tanto studio, sudore e soldi si può essere esclusi. Allora rimangono due possibilità: iscriversi a un’altra facoltà che non prevede il numero chiuso o apettare l’anno successivo.</p>
<p>Ottime dunque le idee del<strong> Politecnico</strong> che da quest’anno ha deciso di alleggerire studenti e genitori caricando <strong>on-line 10mila copie di libri di testo</strong> con gli esercizi preparatori e di consentire a chi ha le idee chiare di effettuare le <strong>prove</strong> già al termine del <strong>quarto anno di liceo</strong>. Il vantaggio? Non rimettersi a studiare subito dopo la maturità e avere la certezza di entrare.</p>
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		<title>Nina la bocconiana</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 07:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/senicarOk1.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1692" title="Nina Senicar" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/senicarOk1.jpg" alt="il giorno della laurea" width="133" height="135" /></p>
<p>&#8220;L&#8217;università dà sostanza, non è come uno yogurt che scade&#8221;. Parola di <strong>Nina Senicar</strong>, la bella serba, classe 1985, protagonista di <em>Velone</em> e altri show targati Mediaset.<br />
In un&#8217;intervista dei giorni scorsi a <em>Il Giornale</em>, la soubrettina, laureata in Economia internazionale alla <strong>Bocconi </strong>di Milano ha risposto così al giornalista <strong>Maurizio Caverzan</strong> che gli chiedeva come mai &#8220;una laureata che parla sei lingue&#8221; facesse la showgirl televisiva.<br />
&#8220;Alcuni miei ex-compagni lavorano in banca o fanno i manager mentre io sculetto in tv&#8221;, ha detto, &#8220;ma ci sono ragazzi bravi e preparati che faticano a trovare lavoro e a pagare l&#8217;affitto. Perciò mi ritengo fortunata&#8221;.<br />
Bocconi di realismo.</p>
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