In edicola

Il Blog

Numero chiuso? Per i medici affaristi

medicoSordi

Mentre tutti celebrano il boom di iscrizione ai test di Medicina, previsti nei prossimi giorni (giovedì 2 settembre), arriva la vicenda tragicomica di Messina: tragica perché una donna e il suo bambino rischiano la vita, comica perché un assegnista di ricerca e un ricercatore si sono azzuffati in sala parto contendendosi la paziente, che sarebbe stata anche cliente privata di uno dei due.
La Gelmini dovrebbe rivedere d’urgenza le prove di Medicina, richiamando i test che il Cineca dovrebbe aver ormai preparato, ed aggiungere una bella sezione con la quale sondare le motivazioni degli aspiranti dottori.
Poche domandine facili facili per far emerge e possibilmente escludere i biechi affaristi. Per i quali il numero dovrebbe auspicabilmente restringersi ancor di più: la loro schiera è già nutrita (per fortuna fra tanti medici seri e scrupolosi).

Data: 30 agosto 2010

Nina la bocconiana

il giorno della laurea

“L’università dà sostanza, non è come uno yogurt che scade”. Parola di Nina Senicar, la bella serba, classe 1985, protagonista di Velone e altri show targati Mediaset.
In un’intervista dei giorni scorsi a Il Giornale, la soubrettina, laureata in Economia internazionale alla Bocconi di Milano ha risposto così al giornalista Maurizio Caverzan che gli chiedeva come mai “una laureata che parla sei lingue” facesse la showgirl televisiva.
“Alcuni miei ex-compagni lavorano in banca o fanno i manager mentre io sculetto in tv”, ha detto, “ma ci sono ragazzi bravi e preparati che faticano a trovare lavoro e a pagare l’affitto. Perciò mi ritengo fortunata”.
Bocconi di realismo.

Data: 23 agosto 2010

Meeting di Rimini senza università

MeetingSorpresa: università scomparsa al Meeting di Rimini.

Forse per la prima volta da quando l’evento esiste, vale a dire dal 1980, un tema tanto caro alla gente di Comunione e liberazione, non è nel programma. Non un dibattito, né una presentazioncina, magari defilata, lontana dai clamori dell’Auditorium, in genere appannaggio di ministri e capi di stato. Niente.  Il solo riferimento agli atenei riguarda uno stand commerciale, quello della Illy, in cui è allestita l’Università del caffè (ma la parola “università” non era tutelata dalla legge?)

A scorrere il vasto (e interessantissimo) programma dell’edizione 2010, si trova molto sociale, abbastanza politica (con una forte sottolineatura del lavoro), tanta tantissima cultura, ricca e qualificata attenzione alla Chiesa, ma nessun riferimento alla formazione superiore.
Sebbene non manchino davvero gli universitari. Oltre ad alcuni habitués dell’evento, come i giuristi Lorenza Violini (Unimi), Luca Antonini (Unipd), Andrea Simoncini (Unifi), Marta Cartabia (Unimib); gli scienziati come Marco Bersanelli (Unimi), i filosofi come Carmine Di Martino (Statale Milano); gli storici come Giorgio Feliciani (Cattolica), – senza dimenticare Giancarlo Cesana e Giorgio Vittadini, rispettivamente medico il primo, statistico il secondo, entrambi a Milano Bicocca e di fatto fondatori dell’evento -, quest’anno si possono trovare a Rimini il rettore di Bologna, Ivano Dionigi, e molti altri studiosi di altrettanti atenei, italiani e stranieri.
Eppure nessuna riflessione strutturata sull’università (e peraltro neppure sulla scuola), né è in calendario una visita di Mariastella Gelmini, che proprio al Meeting, due anni orsono, si era presentata all’Italia.
Possibile che gli organizzatori abbiano voluto scansare un tema così caro agli aderenti al movimento di don Luigi Giussani (che nacque nei licei degli anni ‘50 ma che raggiunse la sua massima diffusione negli atenei degli anni ‘70)?

Forse per evitare di far da cassa di risonanza alle polemiche esterne?

O piuttosto per non concedere la tribuna riminese a quanti volessero farne di nuove?

Data: 20 agosto 2010

Bossi, laureando ad honorem

umberto_bossi

Umberto Bossi laureato, anzi laurendo, ad honorem. Lo rivela l’Unità di oggi che cita, a sua volta, la Prealpina, quotidiano di Varese. E Varese è la città dell’ateneo dell’Insubria deputato a riconoscere i meriti del senatore, ci si passi il calembour parlamentare.

La Prealpina, pochi giorni fa, ha pubblicato anche una lettera del presidente della Provincia di Varese, Dario Galli, leghista, che rilanciava una proposta vecchia almeno di quattro anni.

Sempre secondo il quotidiano, nei giorni scorsi,  il ministro Gelmini in persona avrebbe telefonato al rettore dell’ateneo, Renzo Dionigi, per caldeggiare l’ipotesi.

Per la verità, sempre secondo le cronache, Dionigi si sarebbe da tempo dichiarato favorevole ma la richiesta, aveva ricordato lui stesso, sarebbe dovuta arrivare dalle singole facoltà. Che parrebbero nicchiare.

O forse no. Perché a Varese e a Como (l’Insubria è un particolarissimo caso di università bicefala), le facoltà sono: Medicina, Giurisprudenza, Economia e Scienze. Scorrendo, l’offerta formativa di ognuna, non si intravede – a Legge o a Economia – uno straccio di corso di laurea in Scienze politiche, dove evidentemente la pluriennale esperienza del senatur potrebbe essere giustamente riconosciuta.

A meno che non si pensi di laureare Bossi in Economia e servizi di impresa (a Varese) o Scienze del Turismo (nella facoltà di Legge – sigh – di Como).

La sensazione è che il fondatore della Lega debba tenersi, per un po’, quegli esami di Medicina che, secondo le biografie, sostenne alla fine degli anni ‘70 a Pavia. Se proprio lo si vuol laureare a Varese. Diversamente, la Scienza della politica ha facoltà in tutt’Italia…

Aggiornamento 20 agosto 2010: la laurea papabile è quella in Scienze comunicazione ma che si trova sotto la facoltà di… Scienze matematiche, fisiche e naturali…(misteri dell’università italiana)

Data: 5 agosto 2010

Sotto inchiesta l’ateneo di Mr.Cepu

polidori1L’ateneo di Mr. Cepu sotto inchiesta. Lo ha rivelato Repubblica di lunedì 26 luglio, con una corrispondenza da Bari di Giuliano Foschini dal titolo: “Il Cavaliere all’ Università del Cepu ma l’ ateneo on line  è sotto inchiesta”.

Sarebbe infatti proprio la Procura del capoluogo pugliese ad aver aperto un “fascicolo esplorativo” sull’ateneo di Novedrate e sui vari atenei telematici. “Nel mirino, tra le altre cose”, spiega Foschini, “la gestione dei docenti: l’ università di Novedrate, per esempio, ha un solo professore di ruolo, una cinquantina di ricercatori a tempo determinato pi i professori a contratto (compresi molti docenti che insegnano in altre facoltà)”.
Nell’articolo si cita anche il fatto che Francesco Polidori controlli il Cepu per il tramite di una fiduciaria lussemburghese, fatto scoperto e raccontato da Campus nella sua inchiesta “Cepu che cosa c’è dietro”.

Secondo Repubblica, il fascicolo era aperto da tempo. Probabilmente, il clamore suscitato dalla visita privata di Silvio Berlusconi a Novedrate, lo ha riportato in evidenza.

Data: 27 luglio 2010

Quest’uomo è un genio

Dalla visita di Silvio Berlusconi, ieri, all’ateneo eCampus di Novedrate (Como), emerge in tutta la sua evidenza la genialità del fondatore del Cepu, Francesco Polidori.

Nella mezz’ora che il premier gli ha dedicato, il patron del Cepu è riuscito a ricavare una dichiarazione pubblica – o almeno resa agli studenti o ritenuti tali che affollavano il campus – circa il mantenimento del valore legale del titolo di laurea.
In questo modo, vengono archiviati in un colpo solo tante ansie riformiste pidielline che facevano perno proprio sulla liberalizzazione del titolo. Ricette che, nel passato recente, aveva affascinato anche la Gelmini, sebbene avesse sempre dichiarato che l’abolizione del valore legale non era una sua priorità.
E su questo benedetto-maledetto valore si regge tutto il sistema delle università telematiche, eCampus inclusa.
Non solo. Polidori è riuscito a ottenere la visita berlusconiana nel momento più critico per l’università telematica in generale, quando cioè il Cun, dopo tante cautele, si era deciso a inviare al ministro una mozione sulla necessità di mettere ordine nel settore, denunciando alcune situazioni ormai ingestibili e non in linea con la attuale legislazione.
Se quel parere poteva spingere la Gelmini a prendere qualche decisione, ora con la scelta del presidente del Consiglio di visitare Novedrate, il ministro dovrà fare qualche riflessione aggiuntiva.
E cosa dire degli esperti del Cnsvu che, entro quest’anno, dovranno recarsi all’ateneo di Polidori per verificare gli standard dell’offerta formativa? Riusciranno a non farsi condizionare dalla festosa eco della visita presidenziale?
Last but not least: Polidori è riuscito a nascondere a Berlusconi il suo lungo passato dipietrista, ascoltando senza batter ciglio le ironie del premier sulla laurea di Di Pietro.

Evidentemente, Berlusconi non sapeva che l’Idv è stata fondata nel hotel polidori1 Il Borgo a Borgo S.Sepolcro (Arezzo), di proprietà di Polidori; aveva dimenticato le ossessive campagne pubblicitarie dell’ex-pm in favore del Cepu; aveva rimosso le lezioni-show di Di Pietro sul diritto penale e processuale tenute nei suoi centri e anche il tentativo di Polidori di creare una lista autonomista, di vago sentore leghista, alle ultime elezioni regionali in Umbria.
Per questo e per molto altro, Francesco Polidori è indiscutibilmente un genio. Chapeau.

Data: 20 luglio 2010

Ci ripensi, presidente

berlusconi_home

La mail è arrivata in queste ore agli oltre tremila iscritti dell’ateneo telematico eCampus e porta la firma del “rettore”, Lanfranco Rosati: lunedì 19 luglio mattina, il premier Silvio Berlusconi visiterà privatamente il campus di Novedrate  “e parlerà con studenti e docenti”.

Un evento, scrive Rosati a ogni studente telematico, “che arricchirà la tua esperienza formativa”.  Gli iscritti,  cui è richiesta una conferma via mail o telefonica, sono invitati a indossare “l’abbigliamento formale”.

Dunque Berlusconi, seppur privatamente, visita l’università del fondatore di Cepu, Francesco Polidori. Fatto rilevante, perché arriva contemporaneamente alla prime proteste contro i tagli e contro la riforma Gelmini.

Una visita davvero poco opportuna, per diversi motivi, che forse lo stesso premier non conosce. Proviamo a ricordarli.

1) E’ di poche settimane fa, una severa mozione del Cun che segnala al ministro Gelmini molte incongruenze sul funzionamento delle università telematiche in Italia;

2) eCampus è per l’appunto l’unica telematica italiana attivata con il parere contrario del Consiglio universitario nazionale-Cun e del Comitato nazionale della valutazione sull’università-Cnsvu;

3) entro l’anno – anche se non  è stata ancora calendarizzata- è prevista la visita degli esperti Cnsvu a Novedrate, sede di eCampus, per verificare proprio la rispondenza dell’offerta didittica di quell’ateneo agli standard di legge;

4) eCampus, come ha mostrato una lunga e articolata inchiesta di Campus (e scusateci il gioco di parole), è sostanzialmente parte integrante del Gruppo Cepu, leader dell’assistenza universitaria, il cui intricatissimo assetto societario è oggi riconducibile a una fiduciaria lussemburghese, JMD International Sa, di cui non è chiara la proprietà;

5) nelle agenzie Cepu, dove si propone l’iscrizione ai corsi di laurea eCampus, che rilasciano titoli con valore legale, si offrono anche  lauree della Libera università di Herisau, più volte inserita nella lista nera dei titoli falsi dal ministero dell’Università.

Senza contare che questa vicenda rischia fortemente di imbarazzare Mariastella Gelmini: la visita del premier all’ateneo del Cepu, quando la sua la sua tribolata riforma dell’università arriva al Senato per un passaggio piuttosto delicato, rischia davvero di scaldare gli animi, oltre quello che sono già.

Insomma, presidente, chi glielo fa fare di andare a Novedrate?

Data: 16 luglio 2010

Classifiche, da Enna la prima bufala

bufala “E’ la Kore di Enna il migliore Ateneo della Sicilia secondo la classifica annuale redatta dalla Guida dell’Universita’ 2010 di Campus”. L’anteprima del Rating di Campus,  proposta oggi dai nostri colleghi di ItaliaOggi, complice forse il caldo, ha dato alla testa a qualcuno. L’università voluta in maniera bipartisan dalla politica locale – il pds-pd Mirello Crisafulli insieme all’ex-socialista , Salvo Andò, che ne è l’attuale rettore -  risulta la migliore dell’Isola, non è chiaro se per autoproclamazione o per distrazione di qualche collega giornalista o per entrambe le cause.

“In sei dei nove indicatori considerati”, scrivono Adn-Kronos e Repubblica Palermo, riprendendo probabilmente una nota stampa dell’ateneo, “infatti, Enna si piazza al primo posto. La Kore supera gli altri tre atenei siciliani, in qualche caso di gran lunga, per quanto riguarda i punteggi relativi agli studenti, ai docenti, alle strutture, alla internazionalizzazione, e alla valutazione da parte degli iscritti”.

Sempre secondo la notizia “Enna ‘perde’ (con tanto di virgolette, sic)  invece negli indicatori per la ricerca (troppo giovane per avere ancora una solida attivita’ scientifica) e, naturalmente, in quelli delle tasse”. ”E’ un risultato straordinario che però mi aspettavo”,  chiosa addirittura dichiara Cataldo Salerno, presidente della Kore, “perché la qualità delle nostre realizzazioni, della didattica e dei docenti è di livello altissimo nella nostra università, e giustamente gli studenti l’apprezzano”. Sfugge all’anonimo estensore – ma anche ai colleghi di Adn e Repubblica Palermo che non si sono presi la briga di leggersi l’anticipazione – che Kore perde nella categoria ‘Lavoro’, che da sola, vale quasi un terzo dell’intera classifica. Motivo? Kore non dà alcun dato di placement e neppure partecipa ai rapporti AlmaLaurea e Stella, come fanno invece gli atenei storici isolani: Palermo, Catania e Messina. Per questa omissione, Kore risulta senza voto – non classificata- nel Rating di Campus che dà, per l’appunto un voto complessivo e finale. E quindi è falso definirla il migliore ateneo della Sicilia. Una piccola o grande bufala, casereccia, costruita grazie alla distrazione di qualche collega. Secondo il Rating di Campus, Kore sta per l’appunto in fondo alla classifica nazionale e quindi anche a quella siciliana.

Data: 5 luglio 2010

L’invasione delle lauree-tarocche

Tomba

Ci mancava pure San Cirillo a Malta. La notizia della laurea honoris causa in Scienze della comunicazione ad Alberto Tomba, da parte della sin qui sconosciuta università maltese di Sancti Cyrilli, è di quelle che gettano nella costernazione.

Non bastavano le scuole europee fanfarone, che promettono cinque-milioni-cinque (in euro) di borse di studio, né la pletora di bogus universities che, anche da noi, offrono titoli di “doctor” a prezzi stracciati o, ancora, la mitica libera università di Herisau, il cui titolo si “compra” nelle agenzie Cepu, le stesse in cui si va a iscriversi nella telematica (riconosciuta ma discussa) eCampus.

Non erano abbastanza gli odontoiatri laureati in Romania e gli avvocati abilitati a Madrid (anche questi ultimi grazie a Cepu, anche se il Corriere della Sera di ieri, occupandosene, è riuscito a non scriverlo).

Ci mancava San Cirillo (che, buonanima, con Metodio sarebbe anche patrono d’Europa).

La notizia fa pensare a un imminente sbarco dell’ennesima para-università nel ricco mercato delle bufale italiane. Anche perché la cerimonia avverrà in Italia – si dice addirittura alla Camera – e, con Tomba-la bomba,  saranno addottorati anche gli attori Elena Sofia Ricci e Giulio Scarpati. Perché mai,  se no, non li laureano a La Valletta dove, stando al sito internet, offrono corsi (a distanza) di fitoterapia per medici e farmacisti?

Data: 25 giugno 2010

Ecampus e le domande senza risposta

polidori1

Anticipiamo l’editoriale di Campus giugno, in edicola domani

Cominciata, a novembre del 2009, con la notizia della vendita del Cepu a una società sconosciuta, la nostra storia del più grande gruppo formativo italiano termina, in questo numero, con un aggiornamento di quel percorso societario: adesso il controllo della Cesd Srl, holding operativa, è nella mani di una società anonima lussemburghese. Nel frattempo abbiamo ripercorso le tappe del successo personale di Francesco Polidori, da microimprenditore a Città di Castello (Perugia), che si arrabattava, alla fine degli anni 60, con i corsi per corrispondenza, a capitano di industria da 100 milioni di fatturato.

Una storia non sempre lineare, anzi con qualche incidente di percorso. Una storia con qualche punto oscuro, che ci sarebbe piaciuto chiarire con lui, il Fondatore, che però non ha ritenuto mai di doverci parlare.

Per questo a pagina 25, pubblichiamo, un po’ malinconicamente, le domande che avremmo voluto sottoporre a Polidori. Domande a cui, chi opera sul mercato non dovrebbe sottrarsi, a maggior ragione se si controlla, di fatto, un’università telematica privata come eCampus, l’ateneo che ha iniziato a operare nel 2006, con decreto dell’allora ministro Letizia Moratti, malgrado il parere contrario di Cun e Cnsvu.

Domande cui, indirettamente, pare porsi anche il Consiglio universitario nazionale-Cun che, il 1° di giugno, ha rilasciato un documento sugli atenei telematici piuttosto severo, in cui rilancia una serie di requisiti minimi di cui un’università, ancorché online, dovrebbe essere dotata. Fra questi, leggiamo, disporre di «di personale proprio, in quantità sufficiente a coprire adeguatamente ciascun corso di studio» ma anche «ricercatori a tempo determinato che non eccedano una determinata percentuale dei professori di ruolo» e, ancora, che anche nelle telematiche si faccia ricerca e che la stessa venga valutata.

Domande che forse dovrebbero porsi al ministero dell’Università, dove siede un ministro che parla di serietà degli studi a ogni piè sospinto.

Data: 15 giugno 2010

Il papa no, il guru sì

Paoletti

“Una trattazione sulla felicità e la modellizzazione dell’eccellenza, per comprendere a fondo concetti direttamente legati al successo, quali: Self-Efficacy, Life-long Learning e Problem Solving”. Così, il 7 giugno scorso, la lezione show di Patrizio Paoletti, guru della formazione che, vivente, si è dedicato una fondazione (www.fondazionepatriziopaoletti.org).

Nel sito dell’istituzione, dove ovviamente al maestro è dedicata un’intera area,  Paoletti si celebra così: “Con più di venticinque anni di impegno in ambito formativo, è tra i massimi esperti di comunicazione relazionale. I metodi e le tecniche da lui messe a punto hanno innovato il panorama della formazione motivazionale”.

Non solo, “imprenditore di successo, ha posto al centro del suo lavoro i processi connessi a sostenibilità, innovazione ed eccellenza. Attento al continuo miglioramento dei potenziali umani, come scrittore ha pubblicato, per diversi editori, testi sui nuovi orizzonti della didattica per il terzo millennio”.

Ecco, alla Sapienza, per illuminare la didattica degli anni 2000, per le sorti magnifiche e progressive della formazione, avevano bisogno di questo mostro sacro della comunicazione: mancavano, evidentemente,  i sociologici, i pedagogisti, i semiologi.

Altri atenei (Padova, Bari, Ancona)  avevano giù concesso aule a Paoletti, almeno a quanto afferma il suo sito, ma mai nessuno aveva osato con quella dove si inaugurano gli anni accademici, ultimo residuato di una tradizione che pure daterebbe intorno al XIV secolo (per Roma, al 1303).

A meno che,  in tempo di tagli, non lo si sia fatto per il vil denaro, per rimpinguare le casse dell’ateneo e allora, davvero, nessuno avrebbe potuto obiettare.

Sta di fatto che, da quando Luigi Frati regna sotto la Minerva, il “maestro” si è guadagnato l’aula un paio di volte: lo scorso anno e lunedì  (addirittura introdotto dal prorettore Francesco Avallone) e le foto delle storiche lezioni troneggiano sui suoi siti

Quella stessa aula che molti docenti della stessa Sapienza (ma non Frati, a onor del vero) considerarono in pericolo per l’arrivo del prof. Joseph Ratzinger, tanto da scrivere profluvi di documenti di protesta.

Forse il romano pontefice non era considerato scientificamente all’altezza di questo  napoletano, classe 1960, con la laurea in Scenografia.

Data: 10 giugno 2010

Un protocollo contro i furbetti

tasse

Il rettore padovano Giuseppe Zaccaria, e il comandante provinciale della Guardia di Finanza,  Ivano Maccani, hanno firmato oggi al Bo, storico rettorato patavino, un protocollo di collaborazione. Come si può leggere in una nota dell’ufficio stampa dell’università,  ” la nuova intesa  tra Università e Fiamme Gialle mira a smascherare gli studenti che dichiarano il falso a scapito di altri universitari onesti e delle casse dell’ateneo”.

Oltre a semplificare e rendere più efficaci i controlli, il protocollo “ha lo scopo di evitare che avanzi in graduatoria o paghi contribuzioni inferiori chi povero non è”.

Buona notizia, senza dubbio.  Da tempo, anche noi di Campus, scriviamo che è ora di finirla con i furbetti del diritto allo studio, quelli che si beccano l’alloggio, l’esonero e la borsa perché il papà evade il fisco – come si evince dagli abiti firmati e dal tenore di vita degli studenti stessi.

La cosa disarmante è che non lo si facesse già e che per mettere in piedi una seria azione di controllo, ci sia bisogno di un protocollo d’intesa.

Data: 3 giugno 2010
Campus
© 2010 Campus. Riproduzione riservata