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Neolaureati & disoccupati

unpaid_internships_jobs-279x300A spasso un giovane su quattro. Lo dice l’Istat: a luglio, fra gli italiani fra i 15 e i 24 anni, era senza lavoro il 26,8%. Esulta il ministro del Welfare, Sacconi, che ricorda come la percentuale sia migliorata dello 0,6% e che i dati europei siano ben più preoccupanti.

Per le migliaia di giovani che il prossimo anno conseguiranno l’agognata laurea, uno scenario preoccupante, anche perché si innesta in un trend – del tutto antecedente alla crisi – in cui le prospettive lavorative si dibattevano già intorno alle varie forme di lavoro precario.

Gli stessi giovani che, quando aprono il giornale, leggono di un accanito dibattito politico spesso incentrato sul nulla di turno: alcove passate-presenti e future, quartierini monegaschi, crisi di coscienza editoriali. Finché dura…

Data: 31 agosto 2010

eCampus, i misteri della Formula College

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Dopo l’exploit politico di inizio agosto – meeting di tre ore con i vertici del Pdl a Palazzo Grazioli a spiegare e a offrire a Berlusconi il  modello di “vicinato politico” – Francesco Polidori torna a parlare  della sua università telematica e lo fa con la pubblicità.

Oggi su La Stampa e sul Corriere della Sera, eCampus è presente con due pagine intere di advertising che contengono alcune notizie.

La prima è che gli studenti di Novedrate sono 7mila. Il dato era stato annunciato proprio a margine della visita del premier all’ateneo ma ora viene scritto nero su bianco.

Solo un anno fa gli iscritti alla telematica di Mr. Cepu era circa 3mila e il Ministero, per l’anno 2009/2010, ne registra 4.100. Dunque il notevole battage su eCampus, soprattutto attraverso le pubblicità di Google, ha fatto raddoppiare in un anno gli studenti.

L’altra notizia riguarda la Formula College. “Gli studenti ‘a tempo pieno’ (??, ndr) possono scegliere anche la formula College – attivata con successo nell’anno 2009-2010 – che permette di vivere la propria vita universitaria nel campus di Novedrate. (…) Gli studenti – seguiti costantemente da un team di tutor – si troveranno quindi nelle condizioni ideali per studiare e laurearsi con successo entro i tempi previsti”.

Il che significa che l’ateneo telematico si sta trasformando, di fatto, in un’università tradizionale, addirittura residenziale, in cui gli studenti sono tutorati. Forse dagli stessi tutor Cepu che, in virtù della convenzione con l’ateneo, preparano gli studenti nelle varie sedi del Centro europeo,  sparse in tutta Italia.

Già, ma perché un’università telematica, per sua natura “a distanza”, contempla la residenzialità degli studenti? Che senso hanno degli universitari che si stabiliscono a Novedrate a scaricare slide di professori che vedranno solo in fase d’esame?

E perché uno studente che sceglie la laurea online, dovrebbe stabilirsi (con elevati costi di soggiorno) a Novedrate per  “laurearsi con successo ed entro i tempi previsti”?

Significa che chi scelga di studiare da casa, magari perché impegnato quotidianamente nel lavoro, avrà difficoltà? Che non riuscirà a laurearsi in tempo?

Data: 17 agosto 2010

Fra Bamboccioni e Neet

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Della tempesta di numeri che ci ha travolti ieri – Istat più AlmaLaurea – colpisce la forza luogocomunista di certi stereotipi.

L’epiteto Bamboccione, come si sa, l’aveva coniato l’economista Tommaso Padoa Schioppa in un momento di smemoratezza. Ministro, tecnico, del Governo Prodi, il professore, annunciando provvedimenti in favore delle giovani coppie, si lasciò scappare una chiosa davvero professorale: “Manderemo fuori casa i bamboccioni”.

Smemorato, perché anche allora, per quanto fossimo alla vigilia della grande crisi che ancora ci attanaglia, i giovani, specie se neolaureati, già si dibattevano fra stage col buono pasto e contrattini che non arrivavano a mille euro.

Smemorato perché uno come lui, figlio di un amministratore delegato delle Generali, che aveva potuto permettersi gli studi in Bocconi e che aveva cominciato a lavorare nella Milano di fine anni ‘60 – insomma, uno che quantomeno aveva avuto la fortuna dalla sua -   non aveva certo i titoli per ironizzare. Campus, all’epoca, mise in piedi anche una paginetta di Facebook: Bamboccioni, mai più

Eppure, quell’espressione oggi domina sui commenti al Rapporto Istat.  Ha forse perso quella sua connotazione negativa,  limitandosi a profilare il non più giovanissimo che insiste sotto il tetto paterno.

Il futuro oggetto di pubblica invettiva di commentatori, osservatori, esperti sedicenti o reali, c’è da giurarci, saranno i NeetNot in education, employment or training, vale a dire coloro che non studiano, non lavorano, né si formano, altrimenti indicati come Né Né.

Prevediamo un’ondata di sdegno socio-psicologico su un fenomeno che rivela un disagio molto forte, più che un giacimento di fancazismo.

Come accade sempre più spesso in questo Paese,  invece di chiacchiere sparse, avremmo bisogno di risolvere i problemi.

Leggi qui un nostro precedente articolo sulla Generazione Né Né

Qui e qui, altri articoli sui Bamboccioni

Data: 27 maggio 2010

Giù le mani dall’Università della California

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Non ci sono solo i mega tagli al bilancio della California a mettere in crisi Berkeley, Ucla, San Diego e i vari atenei di quello Stato.

Il mega piano, che Arnolod Schwarzenneger ha fatto approvare a fine luglio, e che ha determinato ferie forzate (e non pagate), licenziamenti, mancati rinnovi e chiusure di corsi in tutte le università californiane, si accompagna a due provvedimenti dell’assemblea legislativa  tali da mettere in discussione l’intero sistema formativo dell’University of California.

Si tratta dei provvedimenti noti con le sigle “SCA 21” e “ACA 24“, contro i quali sale in queste ore la protesta dei campus sul Pacifico. I due emendamenti presentati alla California Legislature, vale a dire Camera e Senato californiani, puntano a ridurre l’autonomia degli atenei e del loro sistema di autogoverno rappresentato dal Board of Regents, il Consiglio dei Reggenti, prevedendo un diretto controllo dei campus da parte del potere legislativo.

La petizione, lanciata dal presidente dell’associazione alumni Alan Mendelson, sta facendo il giro del mondo.Vi si ricordano i 140 anni del sistema pubblico californiano che ha laureato più di 1,6 milioni di studenti e dato, con la sua ricerca, 55 premi Nobel agli Stati Uniti, “garantendo immensi benefici accademici, di salute, scientifici ed economici alla California”.

La petizione, intitolata Hands off UC, vale a dire “Giù le mani dall’UC” è stata rilanciata in Italia da studiosi come il sociologo Guido Martinotti (Milano Bicocca), può essere sottoscritta qui.

Data: 28 agosto 2009

Terremoto: aiuti a studenti e atenei

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Mentre non è ancora chiaro il bilancio delle vittime della Casa dello Studente crollata a L’Aquila, scatta anche in campo universitario la solidarietà.
I primi a organizzarsi sono stati gli studenti dell’Unione degli Universitari -Udu che si sta mobilitando.

L’associazione  sta coordinando la messa a disposizione di posti letto per gli studenti sfollati e smista, verso i centri di raccolta, eventuali donatori di sangue. Per offrire la propria disponibilità scrivere a organizzazione@udu.it.

La Conferenza dei rettori italiani-Crui ha invece aperto una sottoscrizione “Università emergenza terremoto” per aiutare l’ateneo aquilano, le cui strutture sono state duramente colpite dal sisma.

“Non c’e’ un’unica struttura universitaria agibile” ha detto all’Agenzia Italia il  il rettore dell’universita, Ferdinando Di Orio, “e ci sono 27mila studenti; non so proprio come gestire la transizione”.
Tutte le informazioni per aderire su www.crui.it 

A Roma, il Policlinico universitario Campus Bio-Medico  ha messo a disposizione 20 posti letto vittime del sisma ed ha inviato un mezzo con materiale sanitario di prima necessità alla volta dell’Aquila.

“L’ateneo”, spiega una nota, “ha comunicato la propria disponibilità all’Università dell’Aquila, per condividere presso il campus universitario di Trigoria strutture didattiche e laboratori delle proprie Facoltà (Medicina e Chirurgia e Ingegneria)”.

Data: 6 aprile 2009

Mangiare fuori: i consigli per gli studenti fuori sede

Pranzo a sacco   Dura la vita da studenti. Lezioni che si accavallano, orari più disparati, intere giornate fuori casa. E spesso il momento più difficile è il pasto. Dove mangiare? Cosa? Come conciliare un’alimentazione sana con la fretta? E come fare poi per non spendere tanti soldi?

Molte volte il pranzo è per gli studenti universitari un vero e proprio dilemma: meglio un panino imbottito o un fast food? La schiscetta portata da casa o saltare del tutto il pasto?

Se poi si tratta di studenti fuori sede il problema è ancora più grande: come fare la spesa? Quali sono le cose migliori da tenere in casa?

La poco voglia di cucinare fa il suo ruolo, e spesso gli impegni e lo studio fanno sì che il tempo a disposizione sia inesistente.

Quali sono allora i consigli da dare agli studenti fuori sede?

Alice Lindeman dell’università dell’Indiana, in Usa, ha da poco presentato una ricerca sull’argomento secondo cui nemmeno vivere in un fitness center rappresenta una soluzione al problema. Tutti i giovani infatti sembrano preferire il cibo grab and go, prendi e mangia.

Come dice la ricercatrice, la voglia (e lasciatemi dire, la pazienza) di preparare da soli pranzo e cena incide parecchio. «Le abitudini prese all’università restano anche dopo e avranno effetti negativi sulle famiglie che questi ragazzi formeranno», fa notare la Lindeman.

Il segreto allora pare stare in una costante attività fisica: lo sport aiuta il corpo a vivere bene e a digerire anche i pasti più sbagliati e gli studenti americani sembrano averlo capito. Il 56 per cento di loro infatti pratica uno sport.

«Un’ora in palestra ascoltando musica con l’iPod alla fine è pure piacevole», ha detto Alessandro Pinto, dell’Istituto di Scienza dell’Alimentazione dell’università La Sapienza di Roma. Che ha aggiunto «Dovremmo abituarci a riflettere di più sulle scelte alimentari».

Insomma, mangiare fuori casa pare davvero un grande ostacolo per gli studenti, soprattutto fuori sede.

La soluzione potrebbe quindi essere scegliere cibi sani, fare molta attività fisica, evitare merendine e schifezze varie, preferendo invece cibi sani ed equilibrati.

Foto da i202.photobucket.com

Via|Corriere

Data: 2 dicembre 2008

Giornata mondiale contro l’Aids: studenti in campo

Lotta contro l’aidsOggi è la ventunesima Giornata mondiale contro l’Aids e gli studenti universitari non restano indifferenti.

Gli iscritti ai tre atenei romani hanno infatti dato vita al progetto Facoltà di amarsi che è partito proprio oggi, data simbolo per la lotta all’Aids.

L’iniziativa è divisa in due fasi:  la prima è quella di formazione ed è affidata a esperti scientifici de La Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre e saranno coinvolti anche 140 studenti delle tre università.

Subito dopo partirà la campagna di sensibilizzazione: gli studenti universitari romani parleranno direttamente ai loro coetanei della prevenzione e della necessità di adottare tutte le precauzioni possibili in modo da evitare il contagio del virus.

Durante questa fase, che durerà sei mesi, saranno organizzati dei punti d’incontro tra gli studenti all’interno dei tre atenei. Verranno distribute brochure informative e preservativi.

Il progetto Facoltà di amarsi è finanziato dall’assessorato alle Politiche sociali della Regione Lazio.

Alla faccia di chi dice che gli studenti di oggi non sanno più organizzare iniziative costruttive, ma solo proteste.

Foto da www.smemoranda.it

Via|Il messaggero

Data: 1 dicembre 2008
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