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Giù le mani dall’Università della California

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Non ci sono solo i mega tagli al bilancio della California a mettere in crisi Berkeley, Ucla, San Diego e i vari atenei di quello Stato.

Il mega piano, che Arnolod Schwarzenneger ha fatto approvare a fine luglio, e che ha determinato ferie forzate (e non pagate), licenziamenti, mancati rinnovi e chiusure di corsi in tutte le università californiane, si accompagna a due provvedimenti dell’assemblea legislativa  tali da mettere in discussione l’intero sistema formativo dell’University of California.

Si tratta dei provvedimenti noti con le sigle “SCA 21” e “ACA 24“, contro i quali sale in queste ore la protesta dei campus sul Pacifico. I due emendamenti presentati alla California Legislature, vale a dire Camera e Senato californiani, puntano a ridurre l’autonomia degli atenei e del loro sistema di autogoverno rappresentato dal Board of Regents, il Consiglio dei Reggenti, prevedendo un diretto controllo dei campus da parte del potere legislativo.

La petizione, lanciata dal presidente dell’associazione alumni Alan Mendelson, sta facendo il giro del mondo.Vi si ricordano i 140 anni del sistema pubblico californiano che ha laureato più di 1,6 milioni di studenti e dato, con la sua ricerca, 55 premi Nobel agli Stati Uniti, “garantendo immensi benefici accademici, di salute, scientifici ed economici alla California”.

La petizione, intitolata Hands off UC, vale a dire “Giù le mani dall’UC” è stata rilanciata in Italia da studiosi come il sociologo Guido Martinotti (Milano Bicocca), può essere sottoscritta qui.

Data: 28 agosto 2009

Terremoto: aiuti a studenti e atenei

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Mentre non è ancora chiaro il bilancio delle vittime della Casa dello Studente crollata a L’Aquila, scatta anche in campo universitario la solidarietà.
I primi a organizzarsi sono stati gli studenti dell’Unione degli Universitari -Udu che si sta mobilitando.

L’associazione  sta coordinando la messa a disposizione di posti letto per gli studenti sfollati e smista, verso i centri di raccolta, eventuali donatori di sangue. Per offrire la propria disponibilità scrivere a organizzazione@udu.it.

La Conferenza dei rettori italiani-Crui ha invece aperto una sottoscrizione “Università emergenza terremoto” per aiutare l’ateneo aquilano, le cui strutture sono state duramente colpite dal sisma.

“Non c’e’ un’unica struttura universitaria agibile” ha detto all’Agenzia Italia il  il rettore dell’universita, Ferdinando Di Orio, “e ci sono 27mila studenti; non so proprio come gestire la transizione”.
Tutte le informazioni per aderire su www.crui.it 

A Roma, il Policlinico universitario Campus Bio-Medico  ha messo a disposizione 20 posti letto vittime del sisma ed ha inviato un mezzo con materiale sanitario di prima necessità alla volta dell’Aquila.

“L’ateneo”, spiega una nota, “ha comunicato la propria disponibilità all’Università dell’Aquila, per condividere presso il campus universitario di Trigoria strutture didattiche e laboratori delle proprie Facoltà (Medicina e Chirurgia e Ingegneria)”.

Data: 6 aprile 2009

Mangiare fuori: i consigli per gli studenti fuori sede

Pranzo a sacco   Dura la vita da studenti. Lezioni che si accavallano, orari più disparati, intere giornate fuori casa. E spesso il momento più difficile è il pasto. Dove mangiare? Cosa? Come conciliare un’alimentazione sana con la fretta? E come fare poi per non spendere tanti soldi?

Molte volte il pranzo è per gli studenti universitari un vero e proprio dilemma: meglio un panino imbottito o un fast food? La schiscetta portata da casa o saltare del tutto il pasto?

Se poi si tratta di studenti fuori sede il problema è ancora più grande: come fare la spesa? Quali sono le cose migliori da tenere in casa?

La poco voglia di cucinare fa il suo ruolo, e spesso gli impegni e lo studio fanno sì che il tempo a disposizione sia inesistente.

Quali sono allora i consigli da dare agli studenti fuori sede?

Alice Lindeman dell’università dell’Indiana, in Usa, ha da poco presentato una ricerca sull’argomento secondo cui nemmeno vivere in un fitness center rappresenta una soluzione al problema. Tutti i giovani infatti sembrano preferire il cibo grab and go, prendi e mangia.

Come dice la ricercatrice, la voglia (e lasciatemi dire, la pazienza) di preparare da soli pranzo e cena incide parecchio. «Le abitudini prese all’università restano anche dopo e avranno effetti negativi sulle famiglie che questi ragazzi formeranno», fa notare la Lindeman.

Il segreto allora pare stare in una costante attività fisica: lo sport aiuta il corpo a vivere bene e a digerire anche i pasti più sbagliati e gli studenti americani sembrano averlo capito. Il 56 per cento di loro infatti pratica uno sport.

«Un’ora in palestra ascoltando musica con l’iPod alla fine è pure piacevole», ha detto Alessandro Pinto, dell’Istituto di Scienza dell’Alimentazione dell’università La Sapienza di Roma. Che ha aggiunto «Dovremmo abituarci a riflettere di più sulle scelte alimentari».

Insomma, mangiare fuori casa pare davvero un grande ostacolo per gli studenti, soprattutto fuori sede.

La soluzione potrebbe quindi essere scegliere cibi sani, fare molta attività fisica, evitare merendine e schifezze varie, preferendo invece cibi sani ed equilibrati.

Foto da i202.photobucket.com

Via|Corriere

Data: 2 dicembre 2008

Giornata mondiale contro l’Aids: studenti in campo

Lotta contro l’aidsOggi è la ventunesima Giornata mondiale contro l’Aids e gli studenti universitari non restano indifferenti.

Gli iscritti ai tre atenei romani hanno infatti dato vita al progetto Facoltà di amarsi che è partito proprio oggi, data simbolo per la lotta all’Aids.

L’iniziativa è divisa in due fasi:  la prima è quella di formazione ed è affidata a esperti scientifici de La Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre e saranno coinvolti anche 140 studenti delle tre università.

Subito dopo partirà la campagna di sensibilizzazione: gli studenti universitari romani parleranno direttamente ai loro coetanei della prevenzione e della necessità di adottare tutte le precauzioni possibili in modo da evitare il contagio del virus.

Durante questa fase, che durerà sei mesi, saranno organizzati dei punti d’incontro tra gli studenti all’interno dei tre atenei. Verranno distribute brochure informative e preservativi.

Il progetto Facoltà di amarsi è finanziato dall’assessorato alle Politiche sociali della Regione Lazio.

Alla faccia di chi dice che gli studenti di oggi non sanno più organizzare iniziative costruttive, ma solo proteste.

Foto da www.smemoranda.it

Via|Il messaggero

Data: 1 dicembre 2008
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