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Test revolution

di Claudia Cervini

MI150604INT_0001Come saranno i nuovi test d’ammissione alle facoltà a numero chiuso che prevedono la prova d’ingresso? Da Medicina a Farmacia, da Architettura a Ingegneria, cosa cambierà? è il momento di chiederselo dato che il decreto Miur è alle porte e visto che si conoscono già le principali anticipazioni.

Innanzitutto un test unico per accedere a corsi di Scienze biologiche, Chimica, Biotecnologie mediche e farmaceutiche, Biotecnologie per l’innovazione dei processi e di prodotti, Tecniche erboristiche, Chimica e tecnologia farmaceutica e Farmacia, a seguito del quale è prevista una due giorni di orientamento per chi ha superato la prova e deve decidere a quale facoltà iscriversi.

Altra importante new entry – come si evince dall’elenco dei corsi citati – tra le facoltà che prevederanno un test d’ammissione ci sarà anche Chimica con 75 posti disponibili.

Anche la natura del test cambierà: chi si siederà ad affrontare il test troverà 75 quesiti a risposta multipla senza più la sessione di cultura generale – giudicata superflua dal ministro per un biologo o un medico – e con una buona dose di quesiti in inglese (circa il 10 per cento).

In ultimo entrare nella facoltà sperata sarà un po’ più difficile perché sono stati ridotti i posti disponibili a Chimica (come si è detto), Biologia e Scienze erboristiche per un totale di 245 posti in meno e i test saranno su base regionale, fatto che permetterà agli studenti di accedere alle graduatorie di tutta la Regione.

Le ragioni di questa mutazione genetica del test risiederebbero in un abbattimento dei costi per gli studenti che non dovranno più prepararsi e affrontare più test per accedere alle varie facoltà, con un risparmio in termini economici, ma anche di stress mentale e di fatica. Quello dei test d’ingresso è infatti un vero e proprio business che, come anticipato da un’inchiesta di CampusPRO 9/2010 (clicca qui) si aggirerebbe intorno a 50milioni di euro tra università, operatori privati che organizzano le prove, editoria specializzata e realtà locali che offrono assistenza Va da sé che la riforma del test sarebbe anche una semplificazione da un punto di vista organizzativo.

Bene la semplificazione e l’abbattimento dei costi. Ma che cosa pensate del numero chiuso? Ci sono ancora molte realtà – come l’Associazione universitaria studentesca Link - che ritengono il numero chiuso una limitazione del diritto allo studio degli studenti e soprattutto credono che il test d’ammissione non sia la strada migliore per individuare gli studenti che in un futuro svolgeranno al meglio la professione. Perché di questo si tratta: decidere chi può fare il medico oppure no. Eppure il tema se limitare o meno il numero di accessi a un corso di laurea, in un momento di crisi di mercato, disoccupazione e precariato è, più che mai, di attualità.

Data: 14 giugno 2011

Il cv vincente

di gcavallaro

cvCostruire un curriculum e una lettera di presentazione non è un’operazione banale: chi seleziona il personale sceglie di contattare i candidati a seguito di una rapida esplorazione dei due documenti canonici,di solito, pervenuti da parte di chi si candida:il curriculum e la lettera di presentazione. Ma come riuscire dunque ad essere sintetici, completi, coerenti con i requisiti richiesti dall’azienda in questione e allo stesso tempo incisivi in sole tre o quattro pagine?
Come si selezionano le esperienze da presentare nel curriculum? Come si può redigere un cv adeguato ad ogni candidatura? E ancora: quali contenuti possono essere inseriti nella lettera di presentazione?
A queste domande cercheranno di dare risposta i professionisti del settore che Soul, il Sistema di Orientamento Università Lavoro che raccoglie nel proprio network tutti gli atenei del Lazio, schiera in una due giorni tutta dedicata al tema. L’evento si chiamerà “Officina del cv” e si svolgerà il 22 e 23 giugno, dalle ore 10.30 alle 16.30 presso la città universitaria della Sapienza- Piazzale Aldo Moro 5 a Roma.
Il tutto si svolgerà nella massima tranquillità, perché tutte le domande potranno essere poste agli esperti in un colloquio one to one. I consulenti del sistema di placement universitario che saranno presenti, sono esperti formati per offrire agli utenti anche consulenze professionali per l’analisi delle competenze, problematiche legate all’orientamento, assistenza e sostegno sulle tecniche di ricerca attiva del lavoro. Per saperne di più, c’è il web: cliccate il sito www.jobsoul.it

Data: 14 giugno 2011

In Ue double degrees itineranti al via

di Claudia Cervini

mba_lettersTutto si può dire tranne che le nostre università non siano attente all’internazionalizzazione che è invece un tema caro a tanti atenei del Belpaese tra i quali c’è sicuramente la Ca’ Foscari di Venezia. 14 università di 8 Paesi europei sono stati ospiti dell’ateneo veneziano lo scorso week end in occasione dell’Annual Hermes Network Meeting, importrante meeting con focus sullo stato dell’alta formazione e della ricerca nel management e nell’Economia, che finalmente si è tenuto all’interno dei confini italiani. Un incontro parallelo a quello spagnolo tenutosi il 9 giugno nella capitale mediterranea, sempre per discutere di alta formazione, che ha richiamato più di 200 addetti ai lavori del mondo accademico.

Scopo principale del meeting veneziano stabilre doppi titoli di studio in ambito economico e manageriale. Tra le priorità la creazione di una Scuola di dottorato internazionale, di un master Mba itinerante negli atenei del network e l’istituzione di una certificazione Hermes come garanzia di internazionalizzazione e qualità.

Durante il week end di lavoro sono state accolte anche due nuove realtà entrate a far parte del network: l’Academy of Economic Studies of Bucarest e l’Athens University of Economics and Business.

A breve l’ateneo comunicherà i frutti di questo incontro e consiglia gli economisti ambiziosi di tenersi pronti a iscriversi alla nuova internazionalissima scuola di dottorato o a frequentare il primo Mba itinerante in otto Paesi Ue.

Data: 13 giugno 2011

La tesi? Un’impresa!

di Claudia Cervini

Tesi5mila euro per chi redigerà la miglior tesi…d’impresa. L’Unione imprese storiche toscane bandisce il primo concorso per premiare la tesi di laurea magistrale in ambito manageriale, storico, economico e sociale afferente le Imprese storiche italiane in genere. Il ruolo dell’imprenditore, la longevità delle imprese, l’etica nei comportamenti imprenditoriali i temi maggiormente apprezzati dalla giuria del concorso.

Possono concorrere tutti i laureati magistrali o specialistici delle università italiane, la cui tesi è stata discussa tra il 1 ottobre 2009 e 31 luglio 2011 e che ha ottenuto una valutazione di 100 su 110.

La deadline per le iscrizioni cade il 30 settembre. La domanda va indirizzata al presidente dell’Unione imprese storiche toscane per raccomandata AR indirizzata a UIST – Via Pasquale Villari, 7 – 50136 Firenze.

Per info cliccare il portale dell’Unione.

Data: 11 giugno 2011

Phd in testa

di Claudia Cervini

ricercaUn super incontro per discutere delle sorti del dottorato si terrà oggi a Madrid: circa 200 addetti ai lavori tra rettori, professori, politici, ricercatori e stakeholders del mondo accademico si riuniranno alla Carlos III University of Madrid per una due giorni all’insegna dell’alta formazione. Si tratta del congresso annuale EUA Council for doctoral education il cui scopo è formulare proposte su come crescere e supportare talenti nel campo della ricerca a partire dal Phd, come migliorare le strutture e creare le condizioni per l’innovazione. Dibattiti, case study, case history, analisi comparative dei diversi settori di studio e del sistema dottorato nei diversi Paesi.

“L’alta formazione è una delle precondizioni per la diffusione e lo sviluppo non solo della conoscenza, ma anche della società. Ecco perché pur in un momento difficile com’è quello che sta passando la Spagna è importante questo appuntamento per definire le sorti non solo della ricerca, ma anche del Paese, in quanto quello della ricerca e dello sviluppo è considerato uno dei settori strategici per eccellenza”, ha dichiarato Eua secretary general Lesley Wilson.

In un momento in cui il dottorato in Italia è estremamente in difficoltà e i precari della ricerca hanno sempre meno chance, tutele e garanzie (leggi qui) un meeting per parlare di alta formazione, Phd e ricerca sarebbe come “oro colato”.

Per info sull’evento spagnolo cliccare http://www.eua.be/fourth-eua-cde-madrid.aspx

Data: 9 giugno 2011

Home sweet home

di gcavallaro

home Vivono ancora con i genitori, passano più ore sui libri rispetto a 20 anni fa, spesso sono pendolari e se devono scegliere un’esperienza di studio all’estero, preferiscono i paesi anglofoni. E’ questa la fotografia che scaturisce dalla “Sesta Indagine Eurostudent” sulle condizioni di vita e di studio degli studenti universitari italiani (campione di 4.499 studenti, con riferimento all’anno accademico 2008-2009), realizzata dalla Fondazione Rui in collaborazione con il Miur.
Tra i primi dati che saltano all’occhio, quello per cui il 73% degli universitari italiani vive ancora in famiglia. Il restante 24% è invece fuorisede: il 17 vive in appartamento, spesso condiviso e solo il 2.4 ha modo di usufruire degli appartamenti messi a disposizione dal’ente regionale per il diritto allo studio. Questo perché, visti i chiari di luna, essere già indipendenti a 20 anni non è prerogativa di tutti, almeno nel Belpaese. Ma i tentativi di farcela da soli non mancano: i ventenni con un lavoro sono il 22% , tra i 24 e i 27 anni sono impegnati il 48% e l’83% dopo i 27. Ma probabilmente non basta, tanto che il 50,6% fa la spola da pendolare tra casa e la sede di studio. Un modo per risparmiare, senza gravare sul portafoglio di mamma e papà che, solo per le tasse d’ateneo, hanno i loro grattacapi.
Ma la voglia di impegnarsi nello studio non manca. L’indagine infatti dimostra come, rispetto a 20 anni fa, quando in media si dedicava all’attività universitaria tra lezioni e studio un totale di 32 ore settimanali, oggi questa forbice si è allargata, arrivando a toccare un monte ore di 41,sempre a settimana. Insomma studenti sempre più diligenti, tanto da ponderare più di un pensiero alla formazione anche dopo il canonico percorso accademico. E per molti, la meta del futuro è lontana dall’Italia. L’indagine ha rivelato infatti che i Paesi di lingua anglofona sono in testa alle preferenze di chi medita di perfezionarsi: il 33% preferirebbe il Regno Unito, l’11% gli Usa e il 9% l’Irlanda.

Data: 9 giugno 2011

Stage nell’Ue: le deadline di giugno

di gcavallaro

faro_ue Tirocini e non solo per neodottori all’estero, con buone possibilità di retribuzione. Sono le condizioni che le agenzie europee, organi specializzati e decentrati dell’Ue (sono circa una quarantina in tutto) dedica a chi cerca un’esperienza formativa importante.
Tra queste da segnalare due bandi del programma “Young Graduate Trainees“: il primo è un vero e proprio contratto di lavoro annuale, non rinnovabile, con una retribuzione che oscilla tra i 2.000 e i 2.300 euro netti a seconda delle destinazioni, più spese di viaggio. C’è tempo fino a lunedì 13 giugno per uno dei tre posti disponibili presso il cuore operativo dell’agenzia, l’Estec, nei Paesi bassi. In questo caso nelle selezioni si cercano neolaureati e laureandi dell’area tecnico-scientifica: Ingegneria, Fisica, Scienze dei materiali, Informatica. Necessaria anche l’ottima conoscenza di inglese e francese.
Nella Guyana francese ha sede invece un ufficio di rappresentanza dell’Esa, che qui fino al 19 giugno offre altri tre posti per chi ha fatto, o sta finendo, studi nel settore comunicazione e conosce bene sia inglese che francese. In entrambi i casi è necessario candidarsi online cliccando qui http://www.esa.int/hr/ygt.htm .
A Lisbona invece, l’European maritime safety agency, fino al 15 giugno offre quattro tirocini di cinque mesi l’uno con un rimborso di 925 euro mensili e viaggi spesati: tutte le info qui .
Il 15 giugno è una data da segnare anche per un’altra deadline, quella per i tirocini semestrali della londinese European Medicines agency :ci sono 40 posti con rimborso a 1.530 euro. Un’ottima conoscenza dell’inglese oltre al titolo di studio congruente alle richieste sono i requisiti minimi per concorrere inviando per posta il modulo di candidatura. Naturalmente lauree del settore scientifico maggiormente ricercate, ma ci sono occasioni anche nelle risorse umane, affari legali e area amministrativa . Modulo di candidatura disponibile qui .

Data: 8 giugno 2011

Under 30 in mezza pensione

di Claudia Cervini

agevolazioni-fiscali-pensione-200x125“Pensioni continuative e flessibilità, scommessa vincente o combinazione fatale per i giovani?” Se l’è chiesto l’Università degli studi di Milano che ha condotto un’analisi sulle pensioni che 20enni e 30enni percepiranno dall’Inps e soprattutto in che termini essi dovranno ricorrere alla previdenza complementare. In altre parole quanto il singolo dovrà versare per avere una pensione che gli consenta di arrivare tranquillamente alla fine del mese?

Per chi non è assunto a tempo indeterminato sono dolori perché bastano cinque anni di contratto atipico per ridurre l’assegno pensionistico dell’8 per cento rispetto all’assegno pieno di chi è assunto per una vita con l’indeterminato. Come affrontare questa situazione? “Un diverso tipo di welfare pubblico, maggiormente retributivo e più previdenza complementare per chi se lo può permettere”, spiega Matteo Jessuola, ricercatore del dipartimento studi sociali della Statale di Milano.

Milano Finanza ha commissionato un’analisi sulle future pensioni di chi oggi ha 20-30 anni alla società Progetica: “A conti pubblici in ordine potranno corrispondere assegni pensionistici pubblici che a fatica copriranno i primi 15 giorni del mese”, afferma Andrea Carbone di Progetica. Per aggiungere mille euro di rendita privata all’assegno pubblico, andranno versati nel fondo pensione 400 euro mensili, spiegano da Progetica. Ma con uno stipendio medio di mille euro al mese (leggi qui) versarne 400 diventa un’impresa. La soluzione del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Maurizio  Sacconi, come riporta il quotidiano, chiama in causa i genitori, che, ancora una volta, dovrebbere aiutare i figli a riscattare la laurea e a investire in un fondo pensione: “Tanti anni fa i genitori regalavano ai figli un libretto di risparmio bancario, oggi possono regalare loro un risparmio previdenziale“.

Data: 7 giugno 2011

Riforma: il restyling di Venezia

di Claudia Cervini

cattaneo2Una nuova Ca’ Foscari è pronta per affrontare le sfide accademiche 2011/2012. Lo scrive il rettore Carlo Carraro che, dalle colonne del suo blog, comunica il completamento dell’iter della riforma e l’avvenuta riorganizzazione dell’ateneo, che sembra aver ritrovato una maggiore “operosità, efficienza ed efficacia”.

Protagoniste di questo restyling le scuole interdipartimentali: “Dopo l’abolizione delle facoltà, la riorganizzazione dei dipartimenti, si è completato anche l’iter di istituzione delle scuole, e si sono allocati all’interno dei dipartimenti quasi tutti i centri di ricerca attivi in ateneo o condivisi da Ca’ Foscari con altri atenei. Allo stesso tempo si sono chiusi quelli inattivi. É stato anche approvato il regolamento delle scuole interdipartimentali”.

Cinque le scuole interdipartimentali dai nuovi manager per i mercati asiatici alle relazioni internazionali, dai beni culturali alla sostenibilità che andranno “ad arricchire l’offerta formativa dei dipartimenti con corsi multidisciplinari e innovativi”. Più una scuola estiva.

Dunque a partire dall’anno prossimo ricorda il magnifico cafoscarino “tutti i corsi di laurea e laurea magistrale sono allocati negli 8 nuovi dipartimenti e nelle 5 scuole interdipartimentali”. La buona notizia però deve ancora arrivare perché la riorganizzazione dell’ateneo passerà anche attraverso l’incremento dell’organico: saranno infatti banditi concorsi per il  prossimo anno accademico al fine di inserire 21 ricercatori, 15 tecnici amministrativi e 5 collaboratori ed esperti linguistici. E circa altrettante assunzioni saranno previste per i due anni successivi.

Internazionalizzazione significa anche dedicare circa “tre punti organico alla chiamata di colleghi dall’estero o da altre sedi”.

La nuova Ca’ Foscari sembra pronta per partire al meglio, giudicherete voi in corsa durante il rodaggio. Rimane forse aperta la questione dottorato (e più in generale la questione precari della ricerca di cui abbiamo dato notizia qui).

La speranza è quella di leggere sul blog di Carraro qualche buona notizia in questa direzione.

Data: 6 giugno 2011

AlmaLaurea: “Pochi investimenti in università e ricerca”

di Claudia Cervini

finanziamentiI numeri degli investimenti italiani in istruzione universitaria, ricerca e sviluppo non sono proprio da capogiro. Lo dice chiaramente il Consorzio universitario AlmaLaurea che, nel suo ultimo rapporto (clicca qui), dedica un capitoletto intitolato Pochi investimenti in istruzione, ricerca e sviluppo, proprio a questo tema.

Il finanziamento italiano in istruzione universitaria “è più elevato soltanto di quello della Repubblica Slovacca e dell’Ungheria, secondo la documentazione ufficiale più recente” che prende in considerazione gli investimenti dei 28 Paesi Oecd (Organizzazione per la cooperazione, ricerca e sviluppo). L’Italia vi destina lo 0,88 per cento del Pil contro l’1,07 della Germania, l’1,27 del Regno Unito, l‘1,39 della Francia e il 3,11 degli Stati Uniti.

Il quadro non migliora se si considera uno dei settori strategici per la crescita di un Paese: Ricerca e sviluppo. Il Belpaese nel 2008 vi ha destinato l’1,23 per cento del Pil, classificandosi ultimo tra i Paesi europei più avanzati che infatti investono in questo settore almeno il 2 per cento del prodotto interno lordo. La Svezia è in testa a tutti col 3,75 per cento, seguita dalla Germania che destina lo 2,63 per cento, dalla Francia con il 2,02 per cento e dal Regno Unito che investe l’1,88 per cento del Pil.

In questo contesto ancora più importante risulta per il Belpaese l’apporto del privato, del mondo delle imprese che, però, rimane debole. 0,65 la percentuale di Pil destinata dalle aziende italiane alla Ricerca e allo sviluppo, poco più della metà della cifra complessiva. Nei Paesi europei più avanzati è almeno il doppio con picchi in Germania (2,78 per cento) e in Svezia (2,78 per cento).

Data: 3 giugno 2011

Neodott preparati, secondo il 90% delle aziende

di Claudia Cervini

MI150604INT_0001 I neolaureati, una volta abbandonate le aule universitarie, non hanno gli strumenti per affrontare con successo il mercato del lavoro? Sbagliato. La recente indagine di Eurobarometro smentisce la tesi di disallineamento delle competenze dei neodottori del Belpaese. Niente allarme formazione, dunque in Italia dove si trovano “giovani formati ai più alti livelli“.

Non solo, l’89% dei responsabili delle risorse umane (e l’85% degli italiani) intervistati afferma che i laureati assunti nel corso degli ultimi cinque anni possedevano le competenze richieste per svolgere i lavori previsti.

Data: 1 giugno 2011

La foto di AlmaLaurea

di Claudia Cervini

almalaurea_questionario1AlmaLaurea dà i suoi numeri su laureati e mondo del lavoro. Il XIII Rapporto del Consorzio pubblico che rappresenta 62 università e il 77 per cento dei laureati del Belpaese e che ha indagato una popolazione di 191.358 ex studenti usciti dall’università nel 2010 punta i riflettori sul contesto di riferimento: tra neododottori pari soltanto al 20 per cento della popolazione (percentuale ben lontana dalla media dei Paesi Oced che viaggiano sul 35 per cento e lontana anche dalla meta del 40 per cento stabilita dalla Commissione europea entro il 2020), immatricolazioni in calo del 13 per cento negli ultimi sette anni e un’occupazione che, nonostante tutto, non si decide a ripartire.

Alcuni segnali positivi ci sono: crescono gli studenti-lavoratori (dieci laureati su cento hanno lavorato stabilmente durante gli studi) e le esperienze di studio e lavoro all’estero durante il percorso universitario (20 per cento tra gli specioalistici) e si accorciano i tempi del conseguimento del titolo: 39 laureati su 100 concludono il percorso nei tempi previsti.

L’indagine occupazionale di AlmaLaurea, che ha coinvolto invece 400mila laureati, non ha rivelato belle sorprese: la disoccupazione tra i laureati triennali a un anno dal titolo è al 16 per cento (di un punto percentuale superiore all’anno precedente), mentre tra gli specialistici è al 18 per cento, divario dovuto soprattutto alle numerose attività di formazione retribuita (praticantati, tirocioni e dottorati) che coinvolgono soprattutto i laureati +2.

Il settore che paga di più è, neanche a dirlo, quello medico: a tre anni dal titolo il 97,2 per cento dei laureati in Medicina e Professioni sanitarie lavora, all’estremo opposto troviamo invece il gruppo geo-biologico con solo il 47 per cento degli occupati. Altro fanalino di coda il settore chimico-farmaceutico  con il 48,5 per cento degli occupati, mentre bene il gruppo economico-statistico (85,8 per cento) e architettura (85,8 per cento). Ingegneria si trova invece soltanto al quarto posto con l’84,7 per cento.

Data: 1 giugno 2011
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