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Milleuristi sì, bamboccioni no grazie

di Claudia Cervini

bamboccioniSi torna a parlare di bamboccioni, termine come si ricorderà coniato dall’ex-ministro Tommaso Padoa Schioppa, per indicare i giovani non più tanto giovani che vivevano ancora con mamma e papà. Il neologismo, con connotazione negativa era, già allora, ingeneroso nei confronti di tanti under 30 che, già alle prese con stage, tirocini, contrattini e magri rimborsi non riuscivano proprio a uscire dal nido familiare.

Oggi i “bamboccioni” d’Italia sono più di 7 milioni, secondo una stima Cgil-Sunia (sindacato degli inquilini) che indaga le ragioni della condizione, ormai non più transitoria (il 40 per cento ha più di 25 anni e il 50 per cento ha un lavoro, anche se precario) – e scagiona una volta per tutte i giovani del Belpaese impossibilitati ad andare a vivere da soli, a costruirsi una vita e un’indipendenza economica visti i contratti e gli stipendi che percepiscono.

Meno di mille euro al mese il reddito percepito dal 60 per cento dei giovani fino a 35 anni, non sufficiente per pagare un affitto che, sempre secondo il sindacato, supera di poco i mille euro per quanto riguarda i nuovi contratti nelle grandi città.

Interessanti sono le voci del migliaio di giovani intervistati dai sindacati: l’ 83% dichiara che vorrebbe vivere fuori dalla casa dei genitori, per avere “indipendenza economica” (47%), “sposarsi” (18%), “misurarsi da soli con la vita” (15%). Una percentuale altina che sfata lo stereotipo dell’italiano mammone e sfaticato.

Anche l’Università Cattolica di Milano, come ricordato nel rapporto, ha svolto uno studio sulla generazione dei “milleuristi” affermando che “nei prossimi anni ci saranno in Italia 13-15 milioni di famiglie con un reddito mensile intorno ai 1.500 euro al mese” composte da pensionati, ma soprattutto da giovani. Quale generazione mille euro, dunque? Bisognerà forse coniare un nuovo termine rbassato di qualche centinaio di euro…

Data: 30 maggio 2011

“E se domani”… Giovani precari crescono

di Claudia Cervini

studenti1La fotografia arcigna scattata dall’Istat qualche giorno fa (di cui abbiamo dato notizia qui) sulla disoccupazione giovanile, la manifestazione di protesta spagnola degli “Indignados” – giovani che chiedono un futuro “digno” – le parole di Papa Benedetto XVI: “il lavoro intermittente compromette il futuro dei giovani”, pronunciate ieri in Santa Maria Maggiore in occasione del rosario per il 150ario dell’Italia, puntano, finalmente, tanti riflettori sulla questione giovanile nel Belpaese.

Tanto che ieri in prima serata su Rai 2, ad Anno Zero – nonostante il sommario forviante della trasimissione E se domani… Cosa accadrà dopo i ballottaggi – si è parlato (quasi esclusivamente) di occupazione, precariato, flessibilità, sfruttamento, insomma, di questione giovanile. Una fotografia dell’Italia difficilmente contestabile, realizzata anche attraverso collegamenti con le piazze zeppe di giovani precari in protesta, da piazzale Aldo Moro a Roma (sede del Cnr) a Puerta del Sol a Madrid, dove la fiumana radunatasi anche nelle piazze limitrofe parla, per voce di alcuni manifestanti, di “crisi ideologica e non economica del Paese”.

In studio c’è chi parla di “precarietà che rimbalza dal mercato del lavoro al mercato della vita“, come fa Nichi Vendola, chi parla, come fa invece Bruno Tabacci di “rottura dell’ascensore sociale” aggiungendo che “senza crescita si rompe il futuro” e chi come Maurizio Lupi riconosce questa “innegabile” parte consistente dell’Italia, affermandoche però non è l’unica. Lupi afferma inoltre che a fronte della drammaticità dei dati Istat ci sono posti di lavoro inevasi: “le imprese di Confartigianato chiedono manodopera che non arriva; in Italia esiste un problema educativo prima che occupazionale, una mentalità che spinge a rifiutare lavori manuali, considerati umili e quindi rifiutati. La legge non stabilisce il lavoro a tempo indeterminato“, continua Lupi, “è l’incontro tra domanda e offerta, tra imprenditori e lavoratori che determina il lavoro e il contratto”, che però andrebbe tutelato dalla legge, come aggiunge Michele Santoro: “ci sono tanti comparti del sistema economico-sociale del nostro Paese che senza questi precari non funzionerebbero (20mila precari tra i vigili del fuoco, tanto per fare un esempio) e quindi bisogna anche chiamere le cose con il loro nome: sfruttamento“.

In piazzale Aldo Moro infatti ci sono anche medici, vigili del fuoco e non solo quel pezzo d’Italia che viene abitualmente riconosciuta in situazione di precariato, per esempio quella dell’università e della ricerca.

Insomma una fotografia che spazia da Napoli e Genova, con Fincantieri che chiude due stabilimenti, a Roma con Teleperformance, colosso dei call-center che licenzierà nella sede di Fiumicino 300 persone e 1.400 operatori in tutta Italia assunti quattro anni fa a tempo indeterminato, offrendo alle nuove leve un contratto a progetto a tre euro l’ora. Insomma, tra questi non ci sono soltanto giovani, ma ci sono anche loro. E soprattutto sono loro in piazza a Roma, a Puerta del Sol e in altre piazze italiane e mediterranee. Nel bene o nel male, finalmente ora si parla di emergenza giovanile. Se ne è parlato a Siracusa all’Assise nazionale giovani e futuro, organizzato dall’organizzazione non profit Junior Achievement, se ne parla ora in prima serata tv. Forse un primo passo…

Data: 27 maggio 2011

“Chiedi in biblioteca”…

di Claudia Cervini

bibliotecaLe biblioteche d’ateneo non vi soddisfano? Sono poco attente agli studenti, il servizio lascia desiderare? Non è il caso della Biblioteca dell’Università di Firenze che, potenzia il suo servizio di informazione online Chiedi in biblioteca, attivo dal 2009 e svolto dall’ateneo in collaborazione con la Regione Toscana.

Al fine di spiegare tale servizio di informazione online l’ateneo ha lanciato un concorso-video per tutti gli studenti. Si chiama Clip & win… @ SBA la gara che invita gli studenti a realizzare un video di due minuti che verrà pubblicato sul web per promuovere il servizio Chiedi in biblioteca e che premierà i tre video migliori.

Per chi si aggiudica il primo gradino del podio andrà un eBook reader e un buono da 200 euro per l’acquisto di libri in formato elettronico della piattaforma Casalini, Torrossa.it. Per la medaglia d’argento e di bronzo niente eBook, ma è previsto un buono rispettivamente da 100 e da 50 euro per l’acquisto dei libri in formato elettronico.

La deadline per inviare i vostri video cade il 30 settembre. Per info cliccare il portale d’ateneo o scrivere a Chiedi in biblioteca.

Data: 26 maggio 2011

Il peso delle tasse

di gcavallaro

taxIl tasto dolente delle tasse universitarie. Periodicamente ritorna, caldissimo, il tema ed anche questa volta non sono belle notizie. Nel corso del 2009/2010, in media, ogni studente ha dovuto sborsare qualcosa come 68 euro in più dell’anno precedente: più 8%.
A certificarlo è lo stesso Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca con il notiziario sulla “contribuzione studentesca negli atenei italiani“. Per fare frequentare ai propri figli un anno in un ateneo pubblico le famiglie italiane hanno dovuto sborsare oltre mille euro: per la laurea, le tasse universitarie sono schizzate a 939 euro. Cui occorre aggiungere la tassa regionale per il diritto allo studio (in parecchie regioni si aggira attorno ai 100 euro) e l’imposta di bollo, dove previste.
Un aumento notevole, soprattutto se paragonato ai dati dell’anno accademico 2005/2006, quando la spesa media era di 757 euro. Negli ultimi quattro anni, quindi, l’aumento è stato del 24%.
Il focus, mirato regione per regione, dice che gli aumenti cambiano a seconda degli atenei in cui ci si iscrive. Le tasse universitarie risultano più alte nel Nord-Ovest, dove in media uno studente paga 1.350 euro per l’iscrizione, rispetto ai 650 euro degli atenei di Sardegna e Sicilia. Allo stesso tempo, però, in Sicilia nell’ultimo anno c’è stato un aumento del 25% ed in Sardegna, Puglia e Campania del 23%, mentre nel Friuli Venezia Giulia l’aumento è stato del 12%. Ed il dato maggiormente inquietante è che tutto ciò sembra dovuto ad una diminuzione delle immatricolazioni. Il tasso degli studenti che decidono di continuare gli studi e di arrivare alla laurea è in netto ribasso. Secondo le stime, in Europa circa il 32,2% delle persone tra 30 e 34 anni ha conseguito la laurea. Ma in Italia la percentuale è nettamente inferiore: si arriva poco sotto il 20% .

Data: 26 maggio 2011

Under 30: 500mila disoccupati in più

di Claudia Cervini

Disoccupazione-giovanile-in-salitaL’Istat presenta a Montecitorio, per voce del presidente dell’Istituto Enrico Giovannini, il nuovo rapporto annuale e lancia un nuovo allarme disoccupazione. 532mila occupati in meno nel 2009/2010 rispetto al biennio precedente. A fare le spese della crisi sono soprattutto i giovani under 30 tra i quali si registrano 501mila occupati in meno nel biennio citato, mentre tra gli over 50 si è registrato addirittura un incremento occupazionale con 291mila unità in più al lavoro (+ 5 per cento): uno scontro generazionale in piena regola che vede i giovani soccombere. In mezzo ai due estremi ci sono gli over 30 anch’essi vittime della crisi con 322mila unità lavorative in meno.

Anche la scuola fa le spese della crisi, o meglio, le fanno i ragazzi che la abbandonano: saliti al 19 per cento nel 2010 (22 per cento uomini e 15,4 per cento donne). Numeri ben lontani da quelli fissati dal piano per lo sviluppo e l’occupazione dell’Ue che mette una sbarra al 1o per cento. Sono tanti anche i giovani tra i 20  e i 24 anni che hanno abbandonato gli studi senza un diploma si scuola superiore sono il 14,4 per cento, stando alla media europea.

Affrontando gli effetti sociali della crisi appena trascorsa, Giovannini ha commentato: “I giovani e le donne hanno pagato in misura più elevata la crisi, con prospettive sempre più incerte di rientro sul mercato del lavoro, le quali ampliano ulteriormente il divario tra le loro aspirazioni, testimoniate da un più alto livello di istruzione, e le opportunità. Una quota”, continua, “sempre più alta di giovani scivola, non solo nel Mezzogiorno, verso l’inattività prolungata, vissuta il più delle volte nella famiglia di origine, e verso bassi livelli di integrazione sociale, soprattutto per quelli appartenenti alle classi sociali meno agiate”.

Di nuovo un allarme giovani, dunque, in particolare un allarme occupazione che potrebbe essere suonato troppo tardi se l’inattività giovanile si dovesse trasformare in una forma di disoccupazione strutturale.

Data: 24 maggio 2011

Euraxess Italy è online

di Claudia Cervini

EuraxessFinalmente esiste sul web uno spazio europeo della ricerca. Si chiama Euraxess Italy il nuovo portale nazionale per la mobilità dei ricercatori, che verrà presentato oggi al Miur in occasione di una giornata dedicata alle politiche europee per la ricerca e i ricercatori.

Il portale – promosso dalla Fondazione Crui in collaborazione con Area Science Park e con Unicam – è utile sia agli stranieri che intendono venire a studiare in Italia, sia ai nostri italiani che progettano un periodo di attività all’estero; tramite la rete infatti i ricercatori del Belpaese potranno accedere all’intero spazio Euraxess Services centres.

35 siti informativi, più di 5mila organizzazioni di ricerca registrate sul portale per pubblicare le offerte di lavoro e i finanziamenti, accordi con altri portali come Nature jobs per condividere gli annunci, 4mila offerte di lavoro disponibili quotidianamente: questi i numeri del portale. Inoltre è possibile caricare il proprio cv online per avere maggiore visibilità: già 18mila ricercatori lo hanno fatto.

Tutti i servizi offerti sono completamente free: che la ricerca abbia inizio.

Data: 24 maggio 2011

Bruschi: “L’università non è un parcheggio”

di Claudia Cervini

Max Bruschi“L’università non è un parcheggio, per lo più costoso…”, ha affermato Max Bruschi, consigliere del ministro Gelmini, raccontando a Campus la sua idea di istruzione e formazione.

“Bisognerebbe sostanziare il titolo di studio, distinguendo tra chi studia seriamente e chi, diciamo,  sta in università.  Se noi estirpassimo l’anomalia tutta italiana dei fuori corso le università funzionerebbero meglio e ci sarebbero più opportunità di lavoro per i neolaureati.  Naturalmente non mi riferisco agli studenti-lavoratori, ma a chi si iscrive in ateneo quasi per ritardare l’ingresso nel mondo del lavoro. Inoltre il fuori corso è un grosso costo per la comunità“.

Difficile però distinguere tra chi è in ritardo sul piano di studi perché lavora, ha problemi di salute, perché ha difficoltà a superare alcuni esami complessi e chi invece sta sui banchi universitari senza un reale obiettivo. Parole forti, dunque, quelle del consigliere, che tocca un altro nodo del sistema: il mismatch tra la domanda specializzata di lavoro e l’offerta.

“La prepareazione al mondo del lavoro, oggi  più che mai, è fornita dal sistema scuola-fondazioni-università. Manca in toto una formazione professionalizzante; fatto che incrementa la disoccupazione. Stiamo cercando di lavorare in questa direzione”.

Data: 23 maggio 2011

Cervelli universitari in Europa

di Claudia Cervini

cervello2Unifi, Polito, Unipv: atenei che non solo usano il cervello, ma che hanno scelto di riprodurlo artificialmente su computer. É questo il mega progetto europeo Ict fet flagships initiative che coinvolgerà le università citate e altri istituti di ricerca italiani (tra cui il Cnr, quello delle scienze e delle tecnologie della cognizione di Roma, di Biofisica a Palermo e delle ricerche sulla popolazione della capitale).

Un miliardo di euro in dieci anni, da dividere tra due dei sei progetti selezionati dall’Ue  che parteciperanno alla competizione scientifica.

Human Brain Project il nome del progetto made in Italy teso a riproporre il primo modello completo di cervello artificiale in grado di simulare  risposte, reazioni ed emozioni. L’obiettivo? Trovare nuove cure alle principali malattie neurologiche come l’alzheimer, il parkinson, l’epilessie e la schizofrenia.

La presentazione ufficiale avverrà domani a Torino (Castello del Valentino, viale Mattioli 39, ore 11,15). Tra i relatori anche il promotore dell’iniziativa Henry Markram del Brain Mind Institute, École Polytechnique Fédérale di Losanna.

Data: 20 maggio 2011

Università: Censis a tinte fosche

di Claudia Cervini

studenti1La laurea ormai paga poco. I dati Censis sul titolo in Italia confermano le difficoltà dei neodottori a inserirsi nel mercato del lavoro che vengono superati non solo dai colleghi europei, ma anche dai diplomati del Belpaese che hanno un tasso di occupazione pari al 69, 5 per cento contro il più misero 66,9 per cento registrato dai laureati tra i 25 e i 34 anni.

La media europea è invece dell‘84 per cento con alcuni Paesi come Francia, Gran Bretagna e Germania che hanno un’occupazione di quasi quattro punti superiore alla media.

Il dato peggiore è tutto interno e riguarda il decremento del tasso di occupazione passato dal 71,3 per cento del 2007 al 66,9 del 2010.

E di certo non è colpa dei troppi laureati che affollano il Paese, come spesso si sente dire, visto che tra i nostri 25-34enni soltanto il 20,7 per cento è laureato contro una media europea del 33. Il dato di eccellenza è quello francese che sfiora il 43 per cento.

Alcune proposte sono state avanzate da Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, che commentando i dati ha parlato di tempi di formazione troppo lunghi e di una formazione che andrebbe accompagnata a esperienze di lavoro, con un riferimento specifico alla laurea triennale che dovrebbe diventrae un traguardo conclusivo del ciclo di istruzione. Roma ha parlato anche di ringiovanire le leve aziendali e di un piano tasse per andare incontro agli under 29: “Bisognerebbe detassare per un triennio le imprese costituite da almeno un anno da giovani sotto i ventinove anni”.

Se queste misure venissero applicate, saremmo già a cavallo…

Data: 19 maggio 2011

Navetta, per tutti!

di gcavallaro

busL’ottimizzazione del sistema di mobilità cittadina è un punto cardine del tema del welfare studentesco. Lo sarebbe ovunque, ma un’importante sede universitaria sente, particolarmente, di dover dare una svolta in quest’ambito. Si tratta del Politecnico di Bari i cui studenti segnalano “l’assenza di un adeguato collegamento tra la sede centrale del Politecnico di Bari, situato in via Orabona con il DIMEG (Dipartimento Ingegneria Meccanica e Gestionale) situato in viale Japigia”.
Il che costituisce un serio problema per gli studenti iscritti ai corsi di laurea triennale e specialistica di Ingegneria Meccanica, Gestionale ed Elettrica. Sono in particolare gli studenti di 6 corsi di laurea quelli costretti a raggiungere quotidianamente il dipartimento sia per sessioni d’esame che per orari di ricevimento, laboratori sia di tirocinio che di tesi. Come risolvere il problema? Semplice: con una navetta. Per questo con un passaparola che su facebook ha già coinvolto 273 studenti, è partita la richiesta degli universitari del Politecnico pugliese. “Stiamo raccogliendo le firme per chiedere l’attivazione di questo servizio” si legge sulla pagina creata ad hoc per sensibilizzare sull’argomento . “Troppo spesso, sopratutto gli studenti del CUC Industriale, sono costretti a raggiungere il dipartimento di Meccanica e Gestionale situato al quartiere Japigia. Chiediamo quindi l’attivazione di un servizio che porti gli studenti in dipartimento senza le difficoltà attuali”. Insomma un servizio che faciliti l’accesso alle strutture accademiche, nient’altro. Dopo aver mobilitato gli utenti della rete, il prossimo step sarà dunque quello della raccolta firme in ateneo, con l’obiettivo di “dare una svolta significativa ai servizi offerti dal Politecnico”.

Data: 19 maggio 2011

Piano borse 2011: vince il merito

di Claudia Cervini

borse di studio60 + 20 opportunità di studiare. Sono i numeri del diritto allo studio dell’Istituto Toniolo , ente fondatore dell’Università Cattolica, che per questo 2011 mette a disposizione 80 borse di studio per studiare all’Unicatt.

Il piano borse di studio 2011, attivato anche grazie ai fondi raccolti durante la Giornata universitaria, è ai nastri di partenza: per accedere a una delle 80 borse previste bisogna partecipare a un concorso nazionale (che avrà sede in sei città italiane da Bari a Cagliari, da Milano a Palermo, da Roma a Verona) iscrivendosi entro il 20 maggio.

60 borse da 2.500 euro sono destinate alle matricole per frequentare un corso di laurea triennale o magistrale, mentre per i laureati di primo livello, sono previste 20 borse, del valore di 3.500 euro, per proseguire nella specialistica.

Nel caso il vincitore venisse ammesso nel sistema dei Collegi in Campus dell’Università Cattolica, la borsa garantirebbe il rimborso completo delle tasse universitarie e l’opportunità di rinnovo per gli anni successivi.

Il concorso, svolto a livello nazionale, si terrà in ciascuna sede sabato 28 maggio alle ore 14.00. Per tutte le info cliccare il portale o scrivere a borsedistudio@istitutotoniolo.it

È il caso di dirlo: onore al merito.

Data: 18 maggio 2011

Mr. Cepu non farà il sindaco

polidori1Non ce l’ha fatta Mr. Cepu a diventare sindaco di Città di Castello, che l’ha visto nascere 65 anni fa. La municipalità del centro umbro va al centrosinistra, con il 51% dei consensi e oltre 6mila voti.
Francesco Polidori ottiene un modesto 12,23%, le sue liste con molti parenti e collaboratori mettono insieme circa 1.200 voti, con 629 per la sua creatura politica, il Federalismo democratico umbro (in cui candidava il nipote e il direttore marketing del Cepu). Le altre liste polidoriane sono andate maluccio: la eDemocracy capitanata dal figlio Pietro Luigi, grande appassionato di Internet, ha messo insieme 292 voti mentre  Noi donne e Nuova Forza Italia hanno raggranellato rispettivamente 424 e 281 consensi.

Non è andata meglio al parente e collaboratore (dirigente Cepu) Gianluca Polidori, in lizza nella vicina Borgo S.Sepolcro, sede degli affari di Mr. Cepu (dall’hotel il Borgo al quartier generale del Gruppo). Gianluca, pur essendo un straordinario venditore ed espertissimo di Programmazione neurolinguistica, ha convinto solo 363 votanti (3,61%) a votare per lui e per il Federalismo democratico unitario, variante del Fdu umbro perché com’è noto la cittadina è in Toscana.

E’ fallita malamente l’opa politica dei Polidori sui centri più importanti della Val Tiberina, ai cui cittadini aveva promesso di impiantare, anche qui, le facoltà ingegneristiche della propria università a distanza, l’eCampus di Novedrate.

Ma aldilà del dato politico locale, che comunque non era un semplice divertissement, a preoccupare ora Mr. Cepu è l’assetto nazionale: negli ultimi anni, Francesco Polidori ha stretto legami molto forti e pubblicamente rivendicati con Silvio Berlusconi, che esce un po’ ammaccato da questa tornata elettorale.

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PolidorFdu

Data: 17 maggio 2011
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