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Il C16 dello Ied crea Play Giochi di ruolo

di Claudia Cervini

IedPlayPlay Giochi di ruolo, è la mostra – che verrà esposta al Macro, Museo d’arte contemporanea di Roma il 24 febbraio – curata da C16, il collettivo fondato dagli studenti del master in Curatore museale e di eventi performativi dello Ied di Roma.

Una tre giorni di rassegna video e arte itinerante dedicata alla diversità, che invita a mettersi nei panni dell’altro e lo fa attraverso sedici video selezionati dagli studenti del master che mettono a tema il rapporto tra l’io e l’alterità.

Non solo Macro, i video verranno proiettati anche in altre sedi artistiche della capitale: al Museo Pietro Canonica, al Museo delle mura, all’Accademia di Romania, alla Real Academia de España, alla galleria Extraspazio e all’Ambasciata del Brasile.

L’evento conclusivo del master è stato promosso dall’assessorato alle politiche culturali e Centro storico di Roma, in collaborazione con le strutture che ospiteranno l’iniziativa.

Data: 17 febbraio 2011

Concorsi d’arte e under 35 in mostra

di Claudia Cervini

talenti4d42fa547551cNuove ricerche e tendenze d’arte contemporanea: sedici giovani artisti, tra i 25 e i 35 anni, domani in mostra. Accade in occasione di Talenti emergenti 2011, evento organizzato dal Centro di cultura contemporanea strozzina e dalla fondazione Palazzo Strozzi di Firenze, a partire da sabato 19 febbraio.

L’evento ha lo scopo di far incontrare gli artisti e il grande pubblico, aiutandoli a promuovere i loro lavori attraverso questo spazio, che rappresenta per loro una vetrina, non solo verso il pubblico, ma anche verso la critica.

Le durissime selezioni sono state condotte da una giuria d’eccezione composta da esperti e direttori di musei e gallerie: Luca Massimo Barbero, direttore del Macro di Roma, Chiara Bertola, direttore dell’Hangar Bicocca di Milano, Andrea Bruciati, direttore della Galleria civica contemporanea e Giacinto di Pietrantonio, direttore della GameC di Bergamo.

Il vincitore sarà invece proclamato domani in occasione dell’inaugurazione della mostra: il premio sarà il finanziamento di una pubblicazione monografica edita da Silvana editoriale.

Data: 17 febbraio 2011

uGo: l’App vincente del Politecnico

di Claudia Cervini

High tech computer smartphone 01Finalissima ad alta tecnologia per l’Alta scuola Politecnica che sta partecipando in questi giorni all’ultima tappa del University Mobile Challenge, organizzata da Berkeley mobile international collaborative, in occasione del Mobile world congress a Barcellona, l’evento mondiale dedicato a cellulari e applicazioni mobili, che terminerà domani.

A portare gli studenti dell’Alta scuola a Barcellona è stato Track-mi, progetto pensato in occasione dell’Expo 2015 e finalizzato a ridurre le emissioni di Co2 in città. Come funziona? Track-mi è un’applicazione per smartphone chiamata uGo che impiega un sistema di tracking degli utenti per certificare il loro comportamento ecologico in città (per esempio nell’uso dei mezzi pubblici) che permette loro di accumulare punti verdi. I più virtuosi verranno premiati con vantaggi economici: insomma uGo è dalla parte dei cittadini “eco-sostenibili“.

Il progetto può trovare altre applicazioni: per esempio può gestire in tempo reale un gran numero di dati sui flussi di mobilità, utili per migliorare il sistema dei trasporti.

Alla competizione il Politecnico sfiderà prestigiose università internazionali come Stanford, Berkeley e Beijing. Staremo a vedere chi si aggiudicherà il nobel dell’high-tech versione mobile.

Data: 16 febbraio 2011

Lavoro under 30: tra Neet e poorly integrated

di Claudia Cervini

internship-1 Off to a good start? Jobs for youth è l’ultimo rapporto Ocse che riporta i riflettori, in realtà mai spenti, sul problema della disoccupazione giovanile che a dicembre in Italia ha raggiunto il 29 per cento, contro la media europea del 20 per cento. Lo studio, ripreso e ampiamente commentato da lavoce.it,  mostra soprattutto come l’incidenza dei disoccupati under 30 di lungo periodo sia maggiore rispetto a quella dei Paesi dell’Unione europea.

Bisogna distinguere però i giovani in difficoltà in due categorie: da un lato ci sono i Neet (neither in employment nor in education and training) percentuale tra le più alte nei Paesi sviluppati (solo la spagna ci ha superato nel secondo trimestre 2010) e dall’altra i cosiddetti poorly integrated, diplomati e laureati che si barcamenano tra contratti di lavoro autonomo con partita iva svantaggiosissimi (l’Italia ha il tasso più alto di giovani lavoratori autonomi), diversificati contratti a progetto (che non superano i sei mesi), stage sotto o zero pagati e periodi di inattività.

Questa situazione occupazionale può essere combattuta soltanto con una riforma del mercato del lavoro e della formazione come sottolineano sia il rapporto Ocse che l’Annual Growth Survey della Commissione europea e uno strumento efficace potrebbe essere lo stage, naturalmente riformato e impiegato correttamente sia dagli attori del mondo del lavoro pubblico che nel settore privato.

Come sottolinea anche lavoce.it, non si tratta di una provocazione, ma dalla presa di coscienza che in alcuni Paesi, come Francia, Belgio e Inghilterra, dove il tirocinio è regolamentato, retribuito e con una durata assolutamente limitata esso rappresenta un efficace anello di congiunzione tra scuola e lavoro. In Belgio il servizio per l’impiego ha creato un database di offerte di stage (remunerate) e lavori per studenti e il governo riduce le tasse di 400 euro a trimestre per le imprese che forniscono un tutor allo stagista, in modo che l’esperienza sia realmente formativa. In Francia i tirocini che superano i due mesi di durata devono essere retribuiti per almeno 400 euro mensili. In Inghilterra tagliano la testa al toro e prevedono gli stage solo all’interno di un percorso formativo.

Da noi invece quasi si vive di stage tra gli under 30: il rapporto Excelsior-Unioncamere della scorsa estate registrava 321.850 tirocini nel settore privato nel 2009. La convinzione è che gli stage stiano erodendo posti di lavoro e sostituendo forme contrattuali assai più corpose e stabili, anche se statisticamente è ancora presto per dirlo.

L’Italia purtroppo è in buona compagnia, ci sono Paesi come la Grecia, la Spagna, Portogallo e in parte – bisogna riconoscerlo – anche la Francia che hanno un mercato del lavoro segmentato come il nostro e assolutamente diviso tra categorie iper protette e contratti vantaggiosi e lavoratori precari a vita.

Data: 16 febbraio 2011

In 40mila al Festival della Rete

di Claudia Cervini

Social media weekFiumana di 40mila partecipanti alla settimana più social dell’anno ospitata dalla capitale: il  cartellone di eventi con 130 incontri free per 250 relatori in cinque giornate di iniziative, iniziato lunedì 7 febbraio.

“Il successo del Festival della Rete“, è dovuto al fatto di “aver portato internet nelle strade, sui treni, nei musei, nei locali, trovando sempre il modo di coinvolgere attivamente il pubblico”, raccontano Marco Montemagno e Marco Antonio Masieri, co-fondatori di Augmendy e promotori dell’iniziativa.

Un pubblico composto da addetti ai lavori, studenti e neofiti, l’edizione romana della manifestazione ha infatti coinvolto la cittadinanza: “Questa edizione”, continua Montemagno, “ha superato quella milanese per quantità e qualità”; il prossimo appuntamento con il Festival sarà proprio nella capitale del design (dal 19 al 23 settembre), città che aveva già opspitato la prima edizione.

La social media week, di cui Trenitalia è il main partner, ha pensato molto ai giovani con eventi dedicati al Cv optimization 2.0 e Winter school firmate Sapienza. Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ha infatti commentato così il viaggio al centro del web: “Questo evento ha insegnato ai giovani che da internet possono nascere tante opportunità per il proprio futuro e che una generazione con tante difficoltà può trovare nella rete un elemento di forza”.

Emilio Carelli, Monica Fabris, Paolo Gentiloni, Lilli Gruber, Modà, Andrea Pellizzari, Irene Pivetti tra gli ospiti di eccezione che hanno partecipato al Festival e che speriamo di ritrovare nell’edizione milanese che vedrà la luce a settembre.

Data: 15 febbraio 2011

Esse3 di nuovo in panne?

di Claudia Cervini

esse3_bolgIl sistema di gestione della carriera studenti, anche per quanto riguarda tasse, placement e  mobilità internazionale sembra fare ancora i capricci. Sulla bacheca avvisi di Ca’ Foscari si legge:  “i servizi web di Esse3″, in data 15 febbraio “non saranno disponibili per improrogabili attività di manutenzione“.

Ma Esse3 di manutenzione ne ha sempre molto bisogno: recentemente gli studenti dell’Università di Padova si sono sbizzarriti con video e pagine Facebook nel comunicare il loro “disappunto” nei confronti della piattaforma informatica (vedi la pagina creata Questo è Uniweb dove le ultime lamentele risalgono a stamattina!) e i post che studenti infuriati lasciano sul social network per eccellenza, in gruppi come Uccidiamo lentamente Esse3, Esse3 quanto schifo fa ed Esse3 non è al momento raggiungibile, rendono l’idea del problema. Esami non verbalizzati e quindi in apparenza mai sostenuti, impossibilità a iscriversi agli appelli o a modificare il piano di studi o ancora a pagare le tasse, questi i disservizi più comuni creati dal software; tutto questo mentre è pronta una nuova versione del sistema, la Plus, che pochissimi atenei, per esempio la Bocconi e la stessa università patavina hanno in uso.

Come abbiamo documentato nell’inchiesta Esse3 un sistema impazzito?  uscita su Campus nel numero di ottobre e nel numero 12/2010 di CampusPRO del 21 ottobre, gli atenei che hanno adottato la piattaforma Kion-Cineca sono ben 47, e se qualcuno ha risolto (grazie a personalizzazioni, all’integrazione con sistemi informativi interni o a una gestione meticolosa dell’universo informativo d’ateneo) i crash, i blocchi o semplicemente le imperfezioni del software, altri non ne sono ancora usciti. E pensare che entro tre anni i 23 atenei che hanno in dotazione Giss (piattaforma creata da Ibm, vecchiotta, ma stabile) dovranno migrare a Esse3 e la migrazione potrebbe essere fatale per migliaia di carriere, così com’era successo all’Università di Torino e in altre realtà.

Potete trovare tutti gli aggiornamenti sull’universo informativo degli atenei italiani sul quindicinale CampusPRO, dove i responsabili dei sistemi delle università raccontano il loro Esse3, le evrsioni Plus, il sistema Giss e le piattaforme sviluppate internamente  con i problemi riscontrati e i risultati raggiunti.

Data: 14 febbraio 2011

Università: una discussione in meno…

di Claudia Cervini

graduation-dayQuanto vale la discussione della tesi di laurea triennale? Per essere considerata una “vera” laurea anche se breve, il percorso dev’essere regolato dagli stessi criteri con cui si valuta la laurea specialistica, e quindi corredato da discussione e “difesa” dello scritto davanti a una commissione?

L’ateneo cafoscarino crede proprio di no, visto che pochi giorni fa ha abolito la discussione della laurea triennale e la proclamazione del laureando davanti allo stuolo di amici e parenti venuti per assistere e sostenere il candidato.

La domanda è: ma la laurea breve è o meno da considerare una laurea a tutti gli effetti? Perché abolendo la discussione si rischia di svalutare questi titoli, già piuttosto bistrattati. Ma se questa laurea esiste, e il titolo è riconosciuto, perché eliminare una tappa importante del percorso, quella in cui il candidato espone e  difende il proprio lavoro davanti a una commissione esperta? Questo momento rappresenta un’occasione formativa – dove il laureando dimostra di aver compreso, rielaborato e di saper presentare i risultati di un lavoro di ricerca – e abolirlo assume un significato politico, l’impressione è quella di voler ridimensionare un percorso di studi.

Allora perché l’ateneo veneziano ha scelto questa strada (percorribilissima per carità e regolata dal decreto ministeriale 509/99, ma un po’ destrutturante)? Pensando agli studenti, con l’intento di semplificare e velocizzare una tappa, pensando ai professori, che in questo modo avranno quello che viene talvolta considerato un passaggio burocratico in meno, oppure l’operazione denota una lettura politica?

Data: 14 febbraio 2011

Maxi lavoro nel parco dei sogni

di Claudia Cervini

Disneyland-Paris3mila possibilità di lavorare a Disneyland Paris. Il gruppo ha infatti aperto una maxi campagna di recruiting ed è alla ricerca di diverse figure che spaziano dall’assistenza nelle aree marketing e comunicazione a quella giuridica, dalle risorse umane al commerciale. Naturalmente altri profili ricercati sono quelli legati all’accoglienza, alla vendita, al settore ristorazione e animazione.

Ce n’è per tutti i gusti e per tutti i curricula: requisito imprescindibile per lavorare nel parco divertimenti per antonomasia è la conoscenza della lingua inglese e del francese. Gli altri skills variano in base alla mansione da ricoprire e al tipo di contratto proposto che spazia dallo stage al contratto a tempo determinato. Soltanto l’anno scorso 400 contratti a tempo determinato si sono trasformati in contratti a tempo indeterminato.

Per facilitare la selezione e scovare i talenti migliori Disneyland Paris ha aperto selezioni in giro per l’Europa: le prossime giornate di screening nel Belpaese si terranno a Roma il 17 marzo, il 14 aprile e il 12 maggio.

Coloro che verranno selezionati non dovranno preoccuparsi della residenza: tutti i collaboratori verranno infatti alloggiati in strutture adiacenti al parco.

Per informazioni e dettagli cliccate il portale di Disneyland Paris.

Data: 11 febbraio 2011

Università: il libretto come fedina

di Claudia Cervini

librettoUna circolare dell’Università di Genova porta alla ribalta un tema dibattuto in passato senza risultati rilevanti: l’uso del libretto universitario dello studente. I voti riportati nei singoli esami vanno trascritti sul libretto o questa pratica finisce per penalizzare ingiustamente gli studenti che hanno una media bassina e per aiutare quelli con voti stellari, indipendentemente dal valore della prova sostenuta?

Della questione si è occupato anche il blog Anvur.it, il sito dedicato alla valutazione universitaria e solo omonimo della nascente agenzia, che ha dato conto del dibattito in corso nell’articolo Un’esecuzione come da libretto (universitario).

A dar risalto al tema è stata l’emanazione da parte dell’ateneo genovese di una circolare “per il normale uso del libretto” predisposta da Giovanni Battista Varnier, preside della facoltà di Scienze politiche. Il documento stabilisce che i docenti sono tenuti a chiedere e visionare il libretto universitario solo dopo aver comunicato allo studente il voto d’esame.

C’è un precedente: l’Università di Chieti-Pescara tempo fa decise di eliminare la trascrizione dei voti sul libretto, per evitare che i professori fossero condizionati nel valutare la prova d’esame. E fu la Conferenza dei rettori, l’anno scorso a richiamare l’attenzione sulla valutazione delle prove, facendo riferimento a una norma contenuta nello Statuto dei diritti e dei doveri degli studenti universitari che proibisce “alla commissione d’esame di visionare il libretto universitario prima di esprimere la valutazione finale”.

Anche Il Giornale si è recentemente occupato della questione e ha intervistato due docenti che la pensano diversamente: Luigi Mascheroni, giornalista e docente di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico in Università Cattolica e Stefano Zecchi, ordinario di Estetica alla Statale di Milano, il quale ritiene utile sbirciare il libretto in fase pre-voto.

Noi invece intervistiamo gli studenti e chiediamo :

Quanto secondo voi il vostro libretto influisce sulla valutazione delle prove? Sareste d’accordo ad abolire la trascrizione dei voti sulla vostra “fedina universitaria”? Diteci la vostra sul forum creato sulla pagina Facebook di Campus per dibattere il tema e partecipate al nostro sondaggio!

Data: 10 febbraio 2011

Bandi di dottorato in standby

di Claudia Cervini

stopUniversità: tutto fermo. Almeno per quanto riguarda il regolamento e i bandi di dottorato, il ministro Gelmini scrive infatti all’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani (Adi) che “la materia verrà affrontata in un apposito regolamento sui dottorati di imminente emanazione”. Le università, in mancanza di decreti attuativi, di norme transitorie e anche di linee interpretative bloccano i bandi di concorso e  le procedure per l’assegnazione dei finanziamenti alla ricerca, con il risultato che gli assegnisti dovranno rinunciare, almeno per ora, al proprio lavoro e dovranno aspettare mesi prima di ottenere nuove forme di finanziamento – come racconta l’Adi in un comunicato. A farne le spese oltre ai giovani ricercatori anche i progetti di ricerca già finanziati, che subiscono ritardi, revoche e riduzione del personale.

L’Adi lamenta la mancanza di un quadro normativo chiaro e di linee interpretative che chiariscano la portata dell’articolo 19, quello appunto relativo al dottorato di ricerca, in relazione al quale Valentina Maisto, rappresentante dei dottorandi nel Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu) aveva già chiesto specifici chiarimenti al ministro durante l’incontro del 19 gennaio. La risposta della Gelmini è arrivata ora per iscritto, ma  il ministro rimanda tutto a data da destinarsi e per il momento non affronta le questioni sollevate dalla Maisto: con l’articolo 19 verrà eliminato il dottorato senza borsa oppure verrà data agli atenei la possibilità di bandire posti senza borsa senza alcun limite? Con quale tipo di contratto i vincitori dei bandi del Fondo di investimenti per la ricerca di base verranno assunti? E ancora: quale sarà il rapporto numerico tra i ricercatori junior e senior?

Data: 9 febbraio 2011

Quell’odio freddo sugli umanisti

odifreddiPubblichiamo qui l’editoriale che troverete sul nuovo numero di CampusPRO (consultabile a questo indirizzo), a proposito delle varie polemiche sorte sugli e contro gli umanisti e i rispettivi titoli. Polveroni sollevati prima dal ministro Gelmini, che ha evitato di inserire gli studiosi delle scienze umane nell’Agenzia nazionale per la valutazione del sistema dell’Università e della Ricerca, e poi da Odifreddi,  paladino delle scienze pure, che ha lanciato un post infuocato sul blog di Repubblica cavalcando l’onda di questa esclusione.

Gli umanisti sono giustamente in allarme. Non solo il ministro Gelmini ha reiterato i suoi dubbi sull’utilità o l’efficacia stessa di corsi come Scienze della comunicazione (con toni così polemici da suscitare la levata di scudi di cui diamo conto a pagina 6 e 7 del nostro quindicinale CampusPRO) ma ha evitato di inserire studiosi di queste aree disciplinari fra i commissari dell’Anvur.
Un errore di prospettiva piuttosto grave. Se può essere legittimo, da parte di chi governa, indicare delle priorità formative – lo fece la Moratti con le lauree scientifiche e Prodi con l’area ingegneristica – è davvero miope farlo a detrimento di altre discipline. Oltretutto, questa strisciante polemica verso le materie “inutili” ai processi economici e di sviluppo, questo continuo ironizzare sui titoli ultraspecialistici di questo o quel corso, rivela un pensiero culturale di debolezza sconcertante: non c’è storicamente stagione di sviluppo e di ricchezza che non si accompagni alla ricerca del bello nell’arte e nelle lettere in generale. Da sempre, la crescita dei commerci e delle imprese si accompagna a una fioritura del talento umanistico. Per questo, dire che studiare la filologia romanza o i mistici del 1100 italiano non serva è una bestialità bella buona. O che un matematico valga più di un grecista, una stupidaggine. Solo provocatore come Odifreddi, prepensionato dell’Università di Torino cui non spiace essere presentato come docente attivo nei comunicati stampa che lo riguardano, poteva attizzare la polemica scienze pure contro scienze umane (come abbiamo raccontato nel servizio a p. 13). Come ricorda sempre l’astrofisico Nicola Vittorio, coordinatore del Progetto lauree scientifiche, rifiutando questo schematismo, “la cultura è una sola”. E infatti lui ama l’opera e suona il piano. Odifreddi predilige la grancassa.

Data: 8 febbraio 2011

Campus TV: stage, borse e lavoro

Ecco alcune opportunità di lavoro, stage e formazione selezionate per voi dalla redazione di Campus e raccontate in questo spazio che diverrà un appuntamento fisso con le chances del mese e della settimana.

Quattro grandi aziende leader di settore hanno aperto posizioni di stage e lavoro in svariate aree che spaziano dall’amministrazione alla finanza, dal marketing al giornalismo. Si tratta del gruppo Sky, di Redbull, di Danone e Chiesi farmaceutici.

Lo stage del mese proposto da Campus è all’estero: un internship di tre mesi nella redazione londinese dell’Economist. Un modo geniale per trascorerre l’estate in Uk rimborsati, imparando i trucchi del mestiere.

Sei borse di studio, da 3mila euro l’una, sono invece state erogate da Confindustria e dall’Associazione italiana per l’informatica e il calcolo automatico per premiare le tesi migliori sull’Ict.

Troverete queste e altre proposte sia sul nostro portale che sul mensile in edicola. Non perdete tempo e iniziate la vostra selezione!

Testata campusx1 tele

Data: 7 febbraio 2011
Campus
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