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Carta cantat: dall’Unicam la risposta alla Riforma

di Claudia Cervini

Conv3Dopo le tante polemiche, i vademecum, i manuali e gli opuscoli anti-riforma creati soprattutto dalle assiciazioni studentesche per impedire che la legge Gelmini prenda forma negli atenei,  dalle università arriva un segnale positivo e costruttivio:  L’università che vorremmo, otto tesi per cambiare.

Parte da Camerino la sfida per un sistema universitario che scelga la strada dell’innovazione: “Chiediamo al Paese un nuovo patto, un patto di fiducia, qualcosa che liberi l’università da troppe infrastrutture, che non giovano alla qualità e allontanano dagli studenti e dagli studi. Speriamo che nell’applicazione della nuova legge, che ha tanti limiti, ma ha anche tante possibilità di innovazione, si scelga quella dell’innovazione, non quella della conservazione”, spiega Luciano Modica, accademico e politico che è stato anche sottosegretario al ministero dell’Università e della Ricerca e che ha chiuso i lavori della due giorni di Camerino (24-25 febbraio).

Un convegno, che ha visto la partecipazione di tanti esperti del settore e che si è chiusa con la sottoscrizione della Carta di Camerino. Un “libero movimento di difesa dell’università italiana”, come si legge nel documento, che affronta e indica una linea su temi criciali quali la questione della governance, la necessità di un’autonomia didattica, il reclutamento dei docenti, le risorse pubbliche e private, la dialettica con l’impresa e il territorio, i diritti e i doveri dello studente.

“L’esercizio responsabile dell’autonomia didattica – hanno sottolineato i professori Andrea Stella e Vincenzo Zara – dovrebbe trovare la sua espressione nella progettazione di un’offerta formativa che, tenendo conto delle specificità della sede, ponga al centro del percorso le competenze che devono essere acquisite dallo studente”, i professori infatti lamentano “la stratificazione dei provvedimenti ministeriali che hanno creato vere e proprie gabbie normative” rendendo impossibile l’applicazione di questa autonomia.

A proposito di Governo, partecipazione e gestione, Fulvio Esposito, rettore dell’Unicam, ha parlato del Caso Camerino.  da marzo 2009 l’università ha infatti adottato un innovativo modello di governance. “Superata la separazione tra dipartimenti e facoltà, la nostra università si è articolata in nuove aggregazioni, le Scuole d’ateneo, responsabili tanto della didattica quanto della ricerca”. All’Unicam si è inoltre insediato il Comitato dei sostenitori che raccoglie i responsabili di realtà produttive tra le più significative del territorio”. Il nuovo organo è presente nel Cda “per dar voce a quel settore privato e delle professioni che da sempre lamenta una distanza eccessiva tra università e territorio”, conclude il magnifico.

Organizzatori e partecipanti si sono detti soddisfatti dell’incontro e del gruppo di lavoro che da un lato si è riunito per “indicare in quale direzione ci si può muovere usando la legge e nello stesso tempo prende le distanze dalle cose che non hanno funzionato. L’intenzione è che questo sia un lavoro permanente, che non finisca con la fine del convegno, ma che possa rappresentare un punto di riferimento da cui partire”.

Data: 28 febbraio 2011

Campania: università tutte… d’accordo

di gcavallaro

gelmini1Al tavolo dei lavori il ministro Mariastella Gelmini ed il presidente della regione Campania Stefano Caldoro. Obiettivo la firma per l’accordo di programma con le sette università campane (Napoli “Federico II”, Seconda Università degli studi di Napoli, “L’Orientale”, Napoli “Parthenope”, università degli studi di Salerno, università degli studi del Sannio, università degli studi Suor Orsola Benincasa) per favorire il coordinamento tra gli atenei della regione, razionalizzare l’offerta formativa e offrire maggiori e più efficienti servizi agli studenti.
Tradotto in soldoni, il piano, che sarà operativo dall’anno accademico 2011/2012 e avrà una durata di cinque anni
prevede il contenimento del numero dei corsi di studio per evitare inutili sovrapposizioni; la promozione di corsi di studio che prevedono l’interazione di più atenei, da attivare presso l’università con maggiore vocazione scientifica e didattica nel settore di riferimento; la riduzione degli ambiti disciplinari in eccesso per favorire una specializzazione dell’offerta formativa di ciascuna sede ed il riordino dei dottorati di ricerca anche attraverso l’unione di più scuole di dottorato e la confluenza dei corsi presso un unico ateneo al fine di realizzare una maggiore competitività dell’offerta anche a livello internazionale. Gli studenti, invece usufruiranno di una tessera regionale dello studente che consentirà l’accesso ai laboratori, alle biblioteche degli atenei, il pagamento del pasto nelle mense universitarie; di un sistema informativo unico dell’offerta formativa regionale secondo criteri di accessibilità e completezza, del coordinamento tra le sedi per l’erogazione di servizi di biblioteca digitale; dell’accesso per tutti gli studenti ai laboratori scientifici ed informatici (5.000 postazioni) del sistema universitario e della riorganizzazione dei servizi di collegamento tra l’università e il mondo del lavoro. Per raggiungere gli obiettivi dell’accordo sarà costituito un comitato, cui sarà chiamato a partecipare anche la Gelmini, composto dai rettori di ciascuna facoltà, dall’assessore all’università e alla ricerca della regione e da un rappresentante degli studenti.

Data: 25 febbraio 2011

All’Unina sportello a prova di studentessa

di Claudia Cervini

sportellodonnaAlla Federico II di Napoli nasce lo sportello per le studentesse. In tempi di bunga bunga, manifestazioni rosa come Se non ora quando, che hanno riportato nella discussione pubblica temi quasi dimenticati come il ruolo della donna nella società anche le aziende  come la Women@Bosch e le università concentrano l’attenzione sulle giovani donne.

Si chiama Una stanza tutta per sé l’iniziativa promossa dal comune di Napoli, Adisu Federico II, l’Università degli Studi di Napoli Federico II, Napoli Sociale, l’Associazione Caracol e l’Associazione Jolie Roug e naturalmente dall’università partenopea che ospiterà lo Sportello donna negli ex locali mensa che oggi prendono il nome di In Campus.

Lo sportello permetterà alle studentesse di accedere gratuitamente ai servizi di orientamento e socio-sanitari della città. “L’iniziativa”, spiegano dall’Università di Napoli, “risponde alla mancanza di informazione, di luoghi di accoglienza e di ascolto e alla carenza di servizi” che purtroppo caratterizza la realtà. “Un luogo gestito da donne per donne per combattere l’isolamento che accompagna la carriera universitaria delle studentesse”.

Lo sportello è attivo il martedì dalle 10 alle 17 e fornirà alle studentesse servizi di prima accoglienza, orientamento ai servizi socio – sanitari, contatto diretto con i centri antiviolenza, sostegno alle studentesse, madri nelle pratiche di accesso agli asili nido una semplificazione dei percorsi burocratici e distribuzione della modulistica, orientamento, rimotivazione al lavoro, bilancio di competenze e tecniche di ricerca del lavoro e consulenza legale.


Data: 25 febbraio 2011

Uk: volano le domande di iscrizione all’università

di cgalleani

OxfordUniversityUn’impennata nelle richieste di immatricolazione all’università. Accade in Uk, dove 600.000 ragazzi (il 5% in più rispetto all’anno scorso) hanno chiesto di essere ammessi a un corso di laurea. Lo segnala il Guardian del 1 febbraio scorso, ricordando che si tratta della cifra più alta dal 1964 (quando l’Ucas ha iniziato a registrare questi dati). Il motivo? I giovani starebbero correndo ai ripari in vista dell’aumento delle tasse: se ora un anno di studio in Gran Bretagna costa in media 3mila sterline, dal prossimo anno accademico la cifra potrà lievitare fino a 9mila sterline.

E pare proprio che i ragazzi ci abbiano visto giusto: è ancora il Guardian, sul numero del 9 febbraio, ad anticipare che atenei come Oxford e Cambridge sarebbero decisi a gonfiare le rette – già dal prossimo autunno – al massimo consentito (le famose 9mila sterline). Certo, per gli studenti meno abbienti le tasse non dovrebbero superare le 6mila sterline (queste le intenzioni di Cambrdge), ma si tratta comunque di cifre molto elevate.

Perché la decisione di reclamare subito il massimo dagli studenti? Secondo Anthony Monaco, assistente del Vice Rettore dell’Università di Oxford, chiedere a ciascun ragazzo meno di 8mila sterline l’anno farebbe perdere troppi soldi all’università, visti i tagli apportati dal governo.

Possibile che le “circostanze eccezionali” che avrebbero spinto gli atenei a richiedere il massimo (queste le “rassicurazioni” del ministro dell’università David Willets un paio di mesi fa) siano già arrivate?

Data: 25 febbraio 2011

Goliardia made in Uk

di gcavallaro

imagesUn’altra goliardata accademica. Questa volta la notizia arriva direttamente dalla terra d’Albione e riguarda un gruppo di universitari londinesi che ha fatto pubblicare una guida, un po’ particolare. Si tratta di un vademecum su come rubare nei negozi, distribuito poi nel corso delle manifestazioni studentesche degli ultimi mesi. Forse stanchi di dover affrontare le ingiustizie legate agli aumenti delle tasse, gli studenti hanno voluto rispondere in maniera simpatica. Con un totale di quasi 9.000 copie del libretto che stanno circolando tra gli studenti delle varie università della capitale britannica. E con ‘The Paper’, giornale popolare tra gli studenti della Queen Mary University, che ne ha addirittura pubblicato una versione abbreviata.
La guida, elencherebbe così i modi migliori per rubare senza essere smascherati ed ha scatenato subito polemiche tra i commercianti. “Tutti in tribunale”, hanno inveito contro gli studenti birichini. “E’ chiaramente un pezzo satirico che non va preso seriamente”, si è schernito l’editore del manuale, Bue Rubner Hansen. La guida è stata intitolata ‘L’arte del furto nei negozi” e suggerisce a studenti con problemi economici di “abbandonare i loro principi morali” per improvvisarsi ladruncoli. Ma mica di professione.

Data: 24 febbraio 2011

Think thank europeo per l’università del futuro

di Claudia Cervini

Europe_Map_UniversitiesLe parole chiave sono networking, open innovation, management, ricerca e divulgazione. Si tratta di University laboratory, think thank europeo di università leader nella ricerca, che riunisce cinque atenei: il nostro Polito, l’Universidad Politecnica di Madrid, la University of Oxford, il Paris Institute of technology e la Technische Universitat munchen.

All’interno di Ulab, progetto finanziato dalla Commissione europea, le cinque università lavoreranno insieme per due anni su quattro temi centrali: primo fra tutti la ricerca per  scambiarsi le best practices su pianificazione delle strategie di ricerca,  gestione delle risorse umane e  strutture di supporto per fundraising in ambito regionale, nazionale ed europeo.

Il secondo tema è la Valorizzazione dei risultati all’insegna di gestione della proprietà intellettuale, valorizzazione dei brevetti e delle tecnologie e loro commercializzazione.

Un occhio va poi all’imprenditorialità, in particolare allo scambio di programmi didattici per studenti e ricercatori, alle best practices nel riconoscimento delle idee migliori e supporto alle start-up.

E infine alla divulgazione dei risultati delle ricerche, di scienza e tecnologia verso il pubblico.

Questo programma è il risultato del kick off meeting che si è tenuto a Madrid il 20 e il 21 gennaio, dove le università hanno indicato nuovi modelli comuni da seguire in relazione a ricerca e innovazione.

Ci sarà un advisory panel che raggrupperà i rappresentanti delle principali associazioni universitarie nazionali ed europee, a controllare il lavoro: assicurare il coinvolgimento del sistema accademico e individuare sinergie e scambi con altre iniziative europee e nazionali nell’ambito del management della ricerca.

Il tutto finalizzato alla stesura del libro bianco How to build the technical research university of tomorrow per realizzare l’università del domani. Alla fine del 2012 a Bruxelles verrà infatti presentata l’università del futuro.

Data: 24 febbraio 2011

“In Chiaro”: l’osservatorio degli studenti

di Claudia Cervini

orionUn team di studenti per gestire un centro di ricerca sociale sui media. Si chiama In Chiaro la grande iniziativa dell’Università Milamo-Bicocca, il neonato centro di studio del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale e la novità del progetto, consiste soprattutto nel ruolo assolutamente attivo che avranno gli studenti all’interno dell’osservatorio.

Il progetto In Chiaro, prevede il monitoraggio dei mezzi di comunicazione; “L’obiettivo”, spiega Elisabetta Ruspini, docente di Sociologia, esperta in rappresentazioni mediatiche delle identità di genere e responsabile del progetto, “è capire se le rappresentazioni offerte dai media , e dalla TV in particolare, rispecchiano adeguatamente i mutamenti in atto nella società spingendo verso il superamento di vecchi modelli di genere, generazione ed etnia”.

Il laboratorio è al momento gestito da un gruppo di lavoro formato da quattro laureande, il cui compito è monitorare nove trasmissioni televisive (Mattina in famiglia, Mezzogiorno in famiglia, La prova del cuoco, Uomini e donne, Grande Fratello, L’Isola dei famosi, TV talk, Tutto benessere e Tatami) e creare un portale che raccolga il materiale più interessante emerso da questa ricerca. In programma ci sono anche un ciclo di seminari per commentare i risultati e la realizzazione di un docu-video.

Al progetto, assolutamente innovativo, poiché va ben oltre i seminari e i laboratori già presenti nei piani di studio degli studenti e supera anche la concezione dell’osservatorio come luogo gestito interamente da esperti e ricercatori, dove gli studenti hanno ruoli  marginali se non inesistenti, collaborano alcune istituzioni: fanno parte del comitato scientifico oltre a Giorgio Grossi, direttore del dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, anche Saveria Capecchi, docente di Sociologia dei processi culturali dell’Università di Bologna e Monia Azzalini dell’Osservatorio di Pavia-Media Research.

Il laboratorio verrà inaugurato  oggi in Bicocca (ore 15.00, aula 24,  edificio u7) dove verrà proiettato il video Habemus tv.

Data: 23 febbraio 2011

Tra scienza e imprenditoria: la riscossa delle donne

di cgalleani

graduation dayUn dato che fa ben sperare: su 30 diplomati al master in Biotecnologie per l’impresa, organizzato dall’Istituto di Ingegneria biomedica del Cnr e da Fondazione Cuoa, 25 sono giovani donne.

Al Graduation Day, che si è svolto lunedì 21 febbraio nella sede di Fondazione Cuoa (Vicenza), le “quote rosa” la facevano dunque da padrone.

Non solo: dei tre migliori allievi del corso (premiati con una borsa di studio per una breve esperienza all’estero), due sono donne. Si tratta di Francesca Dal Pero, una laurea in Scienze biologiche e un dottorato di ricerca in Virologia all’Università di Padova, e di Alessandra Lorenzon, anche lei laureata in Scienze biologiche e con un dottorato in Scienze mediche, cliniche e sperimentali conseguito nell’ateneo patavino. Entrambe sono attualmente impegnate in importanti progetti di ricerca, la prima presso Bmr Genomics (Padova), la seconda presso il dipartimento di Biologia dell’Università di Padova.

Una piccola ma bella “rivincita” per le donne. Speriamo il segnale di un cambiamento di tendenza nel mondo delle scienze e dell’impresa.

Data: 23 febbraio 2011

Il rettore non apre sulle tasse

di gcavallaro

LaForgia1A proposito della protesta studentesca seguita agli aumenti delle tasse universitarie, di cui abbiamo già dato notizia qui, riceviamo e pubblichiamo alcuni stralci di una lettera che gli stessi rappresentanti dell’Udu Lecce hanno voluto inoltrare agli organi di informazione e che circola anche su Facebook.
Al centro dell’attenzione, in base a quanto riferiscono gli studenti pugliesi, la posizione del rettore, il diritto allo studio ed il merito. Si comincia dal Laforgia pensiero.
“Dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi del prorettore Pasimeni che riteneva i tagli necessari ma era pronto al dialogo con gli studenti, oggi invece il Rettore prende una posizione nettamente contraria: l’aumento è necessario, niente passi indietro.”
Quindi gli studenti si soffermano sul problema del diritto allo studio. “Il rettore parla anche di un’ università che non debba occuparsi di diritto allo studio, perché, a suo avviso, ci sono altri organi predisposti a farlo. Ma cosa vuol dire diritto allo studio? Sicuramente è riduttivo parlare di questo diritto semplicemente in termini di borse di studio, alloggi e mense. Il diritto allo studio è molto di più. Vuol dire avere dei sistemi tali da poter consentire a chiunque di poter continuare gli studi e con un sistema di tassazione come questo molti saranno costretti a lasciare il percorso universitario non riuscendo a superare quest’ostacolo economico insormontabile. Se poi si considera come i sistemi di sostegno (borse di studio, alloggi, mense e biglietti a tariffa ridotta per i trasporti) nella nostra regione siano largamente insufficienti, l’ amministrazione dell’ateneo ha la responsabilità e il dovere di mettere gli studenti nelle condizioni più favorevoli possibili per facilitare il loro percorso di formazione. Come fa uno studente che rientra nelle prime due fasce di reddito a dover lavorare e studiare per poter sopperire alle mancanze di un sistema di diritto allo studio carente?”
Ed infine, una valutazione sul merito . “Pesanti sono le accuse anche sul merito. Secondo il rettore infatti molti studenti userebbero l’università come parcheggio. Ma come fa uno studente a laurearsi in tempo con una didattica scadente, una burocrazia lenta e con i grandi problemi tecno-amministrativi caratteristici del nostro ateneo? Prima di pensare a modelli di tassazione analoghi a questo, responsabilmente il rettore dovrebbe pensare a risolvere i problemi. Ad esempio nel nostro ateneo non esiste lo stato amministrativo di studente a tempo parziale (studente lavoratore) che, per necessità, non può concentrare tutte le energie sullo studio, e quindi non può superare i filtri meritocratici imposti dal sistema di tassazione. Vorremmo che l’amministrazione considerasse lo studente il centro dell’università e non solo una risorsa da cui trarre fondi.” Il contraddittorio, comunque, è destinato a continuare.

Data: 22 febbraio 2011

Baci in regalo? Sì, ma per tesi

di cgalleani

red lipsUna domenica pomeriggio decisamente originale. È quella che ha passato – e fatto passare – ieri la ventiquattrenne Nicoletta Crisponi, studentessa di Design dei servizi al Politecnico di Milano.

Appostata in Galleria Vittorio Emanuele, la ragazza è riuscita a baciare sulla guancia ben cinquecento passanti – signore, persone anziane, turisti stranieri… insomma, chiunque la lasciasse fare.

Il motivo? Come racconta Nicoletta su La Stampa di oggi, sta nella sua tesi di laurea. Tutti quei baci – ci ha messo tre ore per donarli – sono il punto di partenza per la sua tesi sui “non luoghi”, quegli spazi senza identità di cui ha parlato per primo l’antropologo Marc Augé. Nicoletta si chiede se luoghi – o meglio non luoghi – come metropolitane, stazioni, piazze e centri commerciali non possano essere vissuti in modo diverso. Di qui l’idea singolare: scegliere uno di questi spazi e regalare baci, per «stupire e mettere la gente di buon umore».

E allora via con tanti baci, e con la loro impronta sulle guance dei fortunati lasciata dal rossetto della studentessa. Che dice a La Stampa: «così queste persone diventano promotrici del mio messaggio e del mio progetto».

Con la sua iniziativa, l’intraprendente Nicoletta (a 24 anni ha già vissuto e lavorato come cameriera e ragazza alla pari a Londra, Parigi e Bruxelles), si è fatta conoscere anche sul web. Ora spera di essere notata anche da Improv Everywhere, un’associazione di NY specializzata nell’improvvisazione urbana. Il sogno della ragazza è quello di fare un tirocinio presso di loro.

E allora che dire a una ragazza così dolce e ottimista… in bocca al lupo, Nicoletta!

Data: 21 febbraio 2011

Roma1 interroga le famiglie

di Claudia Cervini

genitoriLa Sapienza interroga non gli studenti, ma i genitori. L’ateneo romano ha infatti messo online un questionario destinato alle famiglie degli iscritti per valutare l’efficienza e l’efficacia della didattica.

Sul portale d’ateneo infatti si legge:

“Gent.ma Famiglia, in un’ottica di maggior coinvolgimento delle famiglie dei nostri studenti e con l’obiettivo di avvalerci delle loro opinioni per un’incisiva azione di miglioramento, abbiamo preparato un questionario volto a indagare il rapporto delle famiglie con l’Università Sapienza, nonché le loro considerazioni su alcuni aspetti organizzativi. Il questionario è anonimo e compilabile in pochi minuti”.

L’ottica,  come racconta l’introduzione al questionario, è quella di un maggior coinvolgimento delle famiglie, ma come fanno i genitori non presenti in ateneo, a valutare l’efficacia dei servizi e della didattica?

Nel questionario viene chiesta la qualità del “rapporto con l’ateneo”, la valutazione sull’organizzazione dei corsi, sul funzionamento della segreteria studenti, sull’organizzazione degli esami e infine il giudizio complessivo sull’ateneo: le motivazioni che hanno portato la famiglia e lo studente a scegliere quell’università e se la scelta cadrebbe di nuovo sulla stessa realtà.

Insomma, a parte il fatto che chiunque potrebbe compilare online il questionario (vengono infatti richieste soltanto informazioni generali come l’età, il sesso e il grado di parentela), la domanda è: non varrebbe la pena approfondire la valutazione fatta dallo studente, che in ateneo ci vive, o per lo meno ha gli strumenti per valutare didattica, servizi, esami e quant’altro?

È vero che nel Belpaese sempre più matricole vanno in università con papà e mamma e non è raro vedere in coda alle segreterie un accompagnatore, in età un po’ troppo avanzata per essere un compagno di corso, ma addirittura chiedere la valutazione dei servizi d’ateneo, significa coinvolgere un genitore, che a volte non sa di che cosa si stia parlando, in un luogo che dovrebbe essere soltanto degli studenti. Non solo per apprendere, anche per crescere, organizzarsi e autogestirsi.

Data: 21 febbraio 2011

Erasmus fantasma e nuovi incentivi

di Claudia Cervini

erasmus-prima-in-spagna-poi-in-europa-dellest-erasmus-prima-in-spagna-poi-in-europa-dellestBamboccioni con le tasche vuote è il titolo dell’articolo, forse troppo polemico, pubblicato da l’Unionesarda.it a commento del dato sulle partenze Erasmus 2010 all’Università di Cagliari.

Il motivo di questo articolo? Su 1.047 borse erasmus messe a disposizione dall’ateneo ne sono state utilizzate soltanto 480, il che significa che sono partiti meno della metà degli studenti che avrebbero potuto usufruire di questa opportunità.

“Ma avere 500 studenti Erasmus che partono per andare a studiare all’estero è già un buon dato”, spiega Anna Maria  Aloi, responsabile del servizio Erasmus d’ateneo, soprattutto perché alcune di queste borse sono destinate ai dottorandi, le cui partenze non vengono conteggiate in questa somma”.

500 partenze su un totale di circa 32mila studenti, secondo la testata sarda sono invece pochine, soprattutto se messe in relazione al numero di borse disponibili.

Ma la causa di questa “defezione” risiede davvero solo nella pigrizia, come dichiara Unionesarda.it? Le paure e i problemi logistici possono essere diversi: innanzitutto i fondi vengono erogati dalla stragrande maggioranza delle università italiane (e anche da Cagliari) soltanto alla fine del percorso e non tutti gli studenti hanno la possibilità di anticipare il malloppo. Inoltre, è vero che l’Erasmus è uno dei programmi più cheap che esistano, ma non in tutti i Paesi. In Uk, per esempio, con una borsa di 550 euro al mese è difficile sbarcare il lunario.  E poi c’è la questione della congruità dei piani di studio e degli esami: il timore covato da molti è infatti di non riuscire a farsi approvare gli esami e di perdere così almeno un’intera sessione oppure di non passarli, avendo poca dimestichezza con la lingua e non conoscendo affatto il sistema del Paese ospitante. Insomma: l’Erasmus è duro, ma offre una serie di opportunità in termini accademici e professionali, ma anche personali; è un’esperienza ricca, divertente, internazionalizzante e che sprovincializza gli animi oltre a rafforzare la conoscenza linguistica. Quindi vale la pena tentare, farsi meno scrupoli e buttarsi..

“L’Università di Cagliari sta facendo tutto il possibile per incentivare le partenze, in un panorama in cui l’internazionalizzazione è davvero importante”, spiega Anna Maria Aloi, “l’ateneo intanto mette a disposizione una borsa di mobilità che è tra le più altre d’Europa, poche università erogano 550 euro mensili (la media dei finanziamenti è di circa la metà ndr); inoltre ci sono alcune facoltà, per esempio Economia, che mettono a disposizione un premio Erasmus“, continua la responsabile, “grazie al quale non si tiene conto del ritardo nel laurearsi dello studente che ha speso un semestre all’estero e in quell’occasione è rimasto indietro di qualche esame. Lo stesso vale per la facoltà di Lingue che sta attuando lo stesso progetto”.

Quello dell’ateneo sardo sembra un buon piano, grazie al quale una maggior quantità di studenti potrebbe decidere di partire in Erasmus la prossima stagione. Per il 2011/2012 le borse di studio sono addirittura aumentate passando da 1.047 a 1.230. “Per questo effettuamo due selezioni: la prima a febbraio e la seconda a giugno, nella quale riassegneremo le borse di studio rimaste. Speriamo così che un maggior numero di studenti colga questa occasione “, conclude Aloi.

Insomma, non tutti bamboccioni né pantofolai, forse spaventati da difficoltà e ritardi, ma con il piano di Cagliari, anche le partenze diverranno un po’ più semplici. Una serie di incentivi che non stonerebbe anche negli altri atenei.

Data: 18 febbraio 2011
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