Carta cantat: dall’Unicam la risposta alla Riforma
Dopo le tante polemiche, i vademecum, i manuali e gli opuscoli anti-riforma creati soprattutto dalle assiciazioni studentesche per impedire che la legge Gelmini prenda forma negli atenei, dalle università arriva un segnale positivo e costruttivio: L’università che vorremmo, otto tesi per cambiare.
Parte da Camerino la sfida per un sistema universitario che scelga la strada dell’innovazione: “Chiediamo al Paese un nuovo patto, un patto di fiducia, qualcosa che liberi l’università da troppe infrastrutture, che non giovano alla qualità e allontanano dagli studenti e dagli studi. Speriamo che nell’applicazione della nuova legge, che ha tanti limiti, ma ha anche tante possibilità di innovazione, si scelga quella dell’innovazione, non quella della conservazione”, spiega Luciano Modica, accademico e politico che è stato anche sottosegretario al ministero dell’Università e della Ricerca e che ha chiuso i lavori della due giorni di Camerino (24-25 febbraio).
Un convegno, che ha visto la partecipazione di tanti esperti del settore e che si è chiusa con la sottoscrizione della Carta di Camerino. Un “libero movimento di difesa dell’università italiana”, come si legge nel documento, che affronta e indica una linea su temi criciali quali la questione della governance, la necessità di un’autonomia didattica, il reclutamento dei docenti, le risorse pubbliche e private, la dialettica con l’impresa e il territorio, i diritti e i doveri dello studente.
“L’esercizio responsabile dell’autonomia didattica – hanno sottolineato i professori Andrea Stella e Vincenzo Zara – dovrebbe trovare la sua espressione nella progettazione di un’offerta formativa che, tenendo conto delle specificità della sede, ponga al centro del percorso le competenze che devono essere acquisite dallo studente”, i professori infatti lamentano “la stratificazione dei provvedimenti ministeriali che hanno creato vere e proprie gabbie normative” rendendo impossibile l’applicazione di questa autonomia.
A proposito di Governo, partecipazione e gestione, Fulvio Esposito, rettore dell’Unicam, ha parlato del Caso Camerino. da marzo 2009 l’università ha infatti adottato un innovativo modello di governance. “Superata la separazione tra dipartimenti e facoltà, la nostra università si è articolata in nuove aggregazioni, le Scuole d’ateneo, responsabili tanto della didattica quanto della ricerca”. All’Unicam si è inoltre insediato il Comitato dei sostenitori che raccoglie i responsabili di realtà produttive tra le più significative del territorio”. Il nuovo organo è presente nel Cda “per dar voce a quel settore privato e delle professioni che da sempre lamenta una distanza eccessiva tra università e territorio”, conclude il magnifico.
Organizzatori e partecipanti si sono detti soddisfatti dell’incontro e del gruppo di lavoro che da un lato si è riunito per “indicare in quale direzione ci si può muovere usando la legge e nello stesso tempo prende le distanze dalle cose che non hanno funzionato. L’intenzione è che questo sia un lavoro permanente, che non finisca con la fine del convegno, ma che possa rappresentare un punto di riferimento da cui partire”.
Al tavolo dei lavori il ministro Mariastella Gelmini ed il presidente della regione Campania Stefano Caldoro. Obiettivo la firma per l’accordo di programma con le sette università campane (Napoli “Federico II”, Seconda Università degli studi di Napoli, “L’Orientale”, Napoli “Parthenope”, università degli studi di Salerno, università degli studi del Sannio, università degli studi Suor Orsola Benincasa) per favorire il coordinamento tra gli atenei della regione, razionalizzare l’offerta formativa e offrire maggiori e più efficienti servizi agli studenti.
Un’impennata nelle richieste di immatricolazione all’università. Accade in Uk, dove 600.000 ragazzi (il 5% in più rispetto all’anno scorso) hanno chiesto di essere ammessi a un corso di laurea. Lo segnala il Guardian del 1 febbraio scorso, ricordando che si tratta della cifra più alta dal 1964 (quando l’Ucas ha iniziato a registrare questi dati). Il motivo? I giovani starebbero correndo ai ripari in vista dell’aumento delle tasse: se ora un anno di studio in Gran Bretagna costa in media 3mila sterline, dal prossimo anno accademico la cifra potrà lievitare fino a 9mila sterline.
Un’altra goliardata accademica. Questa volta la notizia arriva direttamente dalla terra d’Albione e riguarda un gruppo di universitari londinesi che ha fatto pubblicare una guida, un po’ particolare. Si tratta di un vademecum su come rubare nei negozi, distribuito poi nel corso delle manifestazioni studentesche degli ultimi mesi. Forse stanchi di dover affrontare le ingiustizie legate agli aumenti delle tasse, gli studenti hanno voluto rispondere in maniera simpatica. Con un totale di quasi 9.000 copie del libretto che stanno circolando tra gli studenti delle varie università della capitale britannica. E con ‘
Un team di studenti per gestire un centro di ricerca sociale sui media. Si chiama In Chiaro la grande iniziativa dell’Università Milamo-Bicocca, il neonato centro di studio del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale e la novità del progetto, consiste soprattutto nel ruolo assolutamente attivo che avranno gli studenti all’interno dell’osservatorio.
Un dato che fa ben sperare: su 30 diplomati al master in Biotecnologie per l’impresa, organizzato dall’Istituto di Ingegneria biomedica del Cnr e da Fondazione Cuoa, 25 sono giovani donne.
A proposito della protesta studentesca seguita agli aumenti delle tasse universitarie, di cui abbiamo già dato notizia
Una domenica pomeriggio decisamente originale. È quella che ha passato – e fatto passare – ieri la ventiquattrenne Nicoletta Crisponi, studentessa di Design dei servizi al Politecnico di Milano.
La Sapienza interroga non gli studenti, ma i genitori. L’ateneo romano ha infatti messo online un questionario destinato alle famiglie degli iscritti per valutare l’efficienza e l’efficacia della didattica.
Bamboccioni con le tasche vuote è il titolo dell’articolo, forse troppo polemico, pubblicato da l’Unionesarda.it a commento del dato sulle partenze Erasmus 2010 all’Università di Cagliari.