Se Ruby è ospite in discoteca
Va bene Gieffini, starlette e perfetti sconosciuti, sempre più spesso ospiti in discoteca per cifre da capogiro, ai quali ormai siamo abituati, ma ora la rosa di comparsate in discoteca si amplia fino ad annoverare la nipote di Mubarak: quella vera? Ovviamente no, si tratta di Karima el Mahroug, in arte Ruby.
Tanta attesa per una serata che si è rivelata, se non un vero flop, almeno sotto tono rispetto ai “normali” sabato sera della discoteca “Paradiso” di Rimini che ha ospitato la giovane marocchina e che per l’occasione aveva ospitato anche una schiera di giornalisti di testate nazionali e locali. Più stampa che pubblico? Non proprio ma quasi: poco più di 1.200 le persone in lista contro una media di 2mila clienti a sera.
Nei giorni scorsi si parlava di possibili azioni dimostrative, come il classico lancio di pomodori, invece niente di tutto ciò è avvenuto, soltanto fuori dal locale si è animata una simbolica protesta da parte di alcuni giovani.
Chissà se in futuro essere inquisiti dalla Procura milanese diventerà un requisito per essere invitati come ospiti d’onore nelle discoteche del Belpaese e ricevere lauti compensi, come quello di Ruby che dovrebbe aggirarsi intorno ai 5mila euro.
Ancora manifestazioni studentesche in piazza, ma stavolta le associazioni saranno tutte sotto lo stesso tetto per creare e discutere, grazie all’evento invernale promosso da Almamater e dal Comune di Bologna, previsto per il 15 gennaio, che animerà Piazza Verdi sino a fine febbraio.
Alla Carlo Bo nasce UniurbPost, testata online dell’ateneo che racconta la vita dell’università marchigiana soffermandosi su iniziative e manifestazioni nazionali e internazionali, sulle news riguardanti facoltà, dipartimenti e corsi, sulle decisioni degli organi istituzionali.
Dopo Caligiuri all’Unical, arriva Pietro Grasso alla Federico II di Napoli, il Procuratore nazionale anti-mafia, mostro sacro della lotta alla criminalità organizzata, in ateneo per raccontare le dinamiche e i principi del contrasto alla crminalità nell’ambito della politica giudiziaria e della sicurezza . Una lectio magistralis in occasione dell’apertura del master in Criminologia e diritto penale. Analisi criminale e politiche della sicurezza, grande conquista della Federico II e regalo che l’ateneo fa al territorio.
Not in education, employment or training. L’acronimo Neet, coniato da alcuni enti governativi anglosassoni per definire i giovani che non studiano, non lavorano e non si aggiornano, putroppo è sempre più utilizzato ed efficace. Anche alla luce degli ultimi dati Istat raccolti nel dossier Noi Italia dove emerge che un giovane su cinque non ha un lavoro e non crede di trovarlo, risultato: quasi il 20 per cento dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni non lavora e non studia. Questi dati, drammatici anche per quanto riguarda il lavoro femminile (una donna su due non lavora e nemmeno cerca un impiego), posizionano l’Italia ai piedi della “classifica” UE: il Belpaese – eterno fanalino di coda – si posiziona al penultimo posto, seguito solo da Malta.
Se alla Casa Bianca vantano la presenza di Hu Jintao, in Bicocca si attende l’arrivo del console cinese e di ben cento studenti dell’Impero di mezzo.
È tempo di business game universitari e non. Pochi giorni fa abbiamo dato notizia sul nostro
Qual è l’energia che muoverà la nostra vita tra dieci anni? Saranno gli universitari milanesi di tutti gli atenei, giunti al secondo anno di corso, a rispondere grazie al progetto Twenty for Twenty (T4T) – le idee dei ventenni di oggi per i prossimi vent’anni – della Fondazione EnergyLab.
“Poche residenze, pochissime borse di studio” . Così, in sintesi, giustifica il proprio rapporto la Fondazione Migrantes, presentando la Giornata Mondiale delle Migrazioni in programma a Genova. Ed è un altro primato poco invidiabile, per le università del Belpaese: gli studenti stranieri che hanno frequentato nell’anno accademico 2008-2009 le aule degli atenei italiani sono stati 54.707 su un totale di 1.759.000 studenti. In pratica solo il 3,1% degli iscritti, un dato preoccupante se confrontato con quello dei Paesi Ocse (10%) e lontanissimo dai numeri che riguardano Regno Unito (17,9%), Germania (11,4%) e Francia (11,2%).
Studenti di Scienze della Comunicazione al centro della polemica. Il ministro Gelmini, ospite nella trasmissione di RaiTre “Ballarò” ha detto: “Riteniamo che piuttosto di tanti corsi di laurea inutili in Scienze della comunicazione o in altre amenità, servano profili tecnici competenti che incontrino l’interesse del mercato del lavoro.” Al di là dei modi, forse il concetto serve davvero ad aprire una questione. I laureati in questo settore o comunque quelli che provengono dai corsi di laurea umanistici, hanno fatto una buona scelta? L’interrogativo è apertissimo a molteplici risposte.
“Mio figlio bocciato a quei test iniqui di medicina”, che “non servono a stabilire sei i ragazzi hanno attitudine a diventare bravi dottori”. Parola di Alberto Zangrillo, cardiochirurgo del San Raffaele intervistato da Ok Salute e ripreso ieri dal Giornale.