Di Bocca buona
Nell’Esp
resso in edicola, Riccardo Bocca, giornalista di spessore e solitamente autore di inchieste importanti, se la prende con l’Università del Molise, affibbiando due pagine di bacchettate al rettore Giovanni Cannata e a buona parte della sua macchina accademica. Sotto accusa la parentopoli che, cognomi alla mano, caratterizzerebbe l’ateneo molisano.
Peccato però che, a documentare l’asserita mediocrità dell’ateneo, ne citi più volte il posizionamento stilato dall’Anvur, Agenzia di valutazione che non è ancora attiva, in quanto il ministro deve sceglierne il direttore in una rosa propostale da un comitato di saggi.
Più lieve l’errore che riguarda il giornalista Mario Prignano, citato come altri esterni di vari settori professionali che sono docenti a contratto a Campobasso e per i quali l’ateneo spende 848mila euro (ma come si può polemizzare se non si sa quanti sono i prof a contratto?). Prignano, ottimo cronista parlamentare di Libero, viene presentato come giornalista Rai.
La sensazione è che Bocca si sia fidato un po’ troppo delle proprie fonti. Insomma, sia stato di Bocca buona.
Si tratta di un capodanno assai particolare, quello che il gruppo di studenti “Cervelli in fuga da Madrid” ha in programma per questa notte davanti al palazzo del Quirinale. Il passaparola naturalmente è nato sulle pagine di 





Approvata la riforma dell’università. La votazione al Senato ha visto 161 voti favorevoli 98 contrari e 6 astenuti. I voti a favore sono arrivati da Pdl, Lega e Fli, quelli contro da Pd e Idv. Astenuti invece Udc, Api, Svp e Union Valdotaine. Ora per il testo di legge l’iter prevede il passaggio dal presidente della Repubblica e quindi la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale prima di entrare effettivamente in vigore.
10mila in corteo a Roma, 5mila a Napoli, 2mila a Palermo, 1.500 a Bologna. Questi alcuni dei numeri della protesta che ha attraversato lo stivale da Cagliari a Torino.
Non è ancora tempo di bilanci, il ddl è ancora al Senato, dove sta avvenendo l’attesissima e altrettanto contestata votazione.
I collettivi avevano annunciato nella città tanto rumore per nulla. Nel senso che il corteo, assolutamente pacifico, doveva essere accompagnato da tamburi, vuvuzelas, pentole, trombette e via discorrendo. Il percorso? In linea con la decisione di Roma: lontano dall’università e dai luoghi caldi.