“Nel Nord Europa, le università investono il 70% dei loro finanziamenti in cultura, in ricerca. Noi siamo quegli studenti che alla domanda “a cosa serve ancora l’Italia ai Paesi sviluppati?”, vogliamo continuare a rispondere che serve a fare cultura, innovazione, a creare pensiero e a diffonderlo in tutto il mondo. Noi siamo quegli studenti che hanno deciso di partire per tornare. Noi siamo quegli studenti partiti per noi stessi, per metterci alla prova una prima volta, col sogno di essere cittadini del mondo.”
E’ questo solo uno dei segnali di protesta che arrivano dalla rete, in particolar modo dai blog (http://spaghettibcn.com/). Lo strumento ideale, specie per gli studenti in Erasmus, per essere solidali con i colleghi che in queste ore calde stanno facendo sentire la propria voce contro il Ddl Gelmini.
Da Madrid, a Dublino, da Oporto a Trondheim, passando per Parigi, Cardiff, Berlino, Granada, Coimbra, Lisbona e ancora Nottingham e Anversa. Sono queste solo alcune delle città teatro degli eventi di protesta che gli studenti stanno mettendo in atto.
Una delle comunità di studenti italiani più attivi è a Barcellona, ad esempio, dove gli studenti hanno deciso senza esitazioni “di farsi sentire, al fine di lanciare un segnale concreto del sostegno ai coetanei che in questi momenti si stanno battendo in Italia per i diritti di tutti, aderendo all’iniziativa che l’UdU – Unione degli Universitari sta portando avanti anche in altri Atenei europei, “Gli Erasmus si mobilitano: Fermate il DDL e la fuga dei cervelli”. “La nostra idea è quella di incontrarci domenica pomeriggio (28 novembre), indicativamente intorno alle 16.30 al Parc Güell” dicono gli studenti della città catalana.
E naturalmente, il passa parola per cercare di coinvolgere quanti più studenti possibile, anche all’estero, passa dalle bacheche di Facebook. A Madrid (http://www.facebook.com/event.php?eid=148113458569919) sono già quasi un centinaio gli studenti che si ritroveranno alla Puerta del Sol. In attesa di sviluppi, anche dalle principali capitali accademiche europee è in arrivo una valanga di foto. Tutte di protesta.
Data: 26 novembre 2010